Noi e il vino: cronache da un anno introverso

Noi e il vino: cronache da un anno introverso

di Graziano Nani

Se il 2020 mi ha insegnato qualcosa, è che il vino è ancora più grande di quanto pensassi. Con i ristoranti chiusi, le uscite proibite, gli amici distanziati, ci siamo ingegnati per strappare alla quotidianità scampoli di gratificazione mentre fuori infuriava la tempesta con il suo vuoto. In questo il vino è stato unico. Anche il cibo, certo, la cucina. Anche Netflix, Fortnite, i libri. Ma il vino di più. Quante volte abbiamo sentito qualcuno scherzare: “oh, io nel dubbio qualche cassa di vino l’ho presa, se scatta il lockdown sono a posto per un po’”. Certo, la battuta gioca con il tema dell’ebbrezza, ci beviamo un bicchiere così i nervi si distendono e diamo un’altra piega alla giornata. Nessuno poi discute il fatto che il vino sappia innescare l’energia della convivialità, e proprio quest’anno ovviamente è successo anche questo: nelle relazioni più strette tra le pareti di casa, le uniche consentite per mesi, ha disteso tensioni e amalgamato gli animi. Però ancora, non è soltanto questo, perché il vino non avvicina solo agli altri, ma anche a noi stessi. Se il 2020 mi ha insegnato qualcosa, è che il vino è il più grande strumento di introversione che esista al mondo.

Rinchiusi tra quattro mura il rischio di frequentare solo la nostra sfera cognitiva è enorme. Tra social e libri lavora sempre e solo quella parte di noi che codifica linguaggio, parole, immagini, mentre la sfera sensoriale è fortemente penalizzata. Manca la sensazione di camminare e sentire la terra sotto i piedi, manca la percezione dell’aria fresca e l’effetto che fa quando entra nei polmoni, manca guardare il cielo, i palazzi, qualsiasi cosa che non sia uno schermo o un testo, mancano i rumori del mondo e la luce che cambia e rende tutto diverso. Con pochi sostegni tangibili a cui poggiarsi, ciascuno ha dovuto trovare il proprio appiglio sensoriale. Per qualcuno l’allenamento, molti sono usciti dal primo lockdown con tanti chili in meno. Per altri la cucina, con il molto tempo a disposizione trasformato in crostate e pane artigianale. Per me, il vino. Con il vino sposto le sinapsi dal flusso continuo di informazioni e riflessioni a qualcosa di corporeo. Sento, e porto la mia mente a concentrarsi su quello, piuttosto che su un pensiero o su un messaggio esterno. Quando il cervello registra quello che avvertono i sensi, per un attimo smette di elucubrare e siamo nel qui e ora. È il principio della meditazione, per questo in molte scuole di mindfulness si fa pratica masticando chicchi d’uva passa. Con il vino è lo stesso, solo che è più divertente. Almeno per me.

Quando assaggiamo con attenzione, ci concediamo una passeggiata fuori dai circuiti dei soliti concetti e dalle tonnellate di immagini e parole che assorbiamo ogni giorno. Gustiamo e siamo lì, insieme al vino. Lo siamo soprattutto quando riusciamo a non attivare ragionamenti sulla provenienza di quel bianco, sulla doc, sul terreno vulcanico, sul sentore sulfureo che in teoria dovremmo sentire, ma semplicemente stiamo fermi in compagnia dei sensi. La parola magica è stare. Stare con il nostro presente, senza proiettarci in avanti, o indietro. Così il vino si trasforma, da complesso ambito di studio a semplice strumento che ci porta alla scoperta di una materia ancora più ricca, noi stessi. Con il cibo posso fare lo stesso, se focalizzo l’attenzione sulla noce che sto masticando compio lo stesso percorso, ma con il vino di più. Sembra nato per questo, con le sue nuance e le mille sfumature al caleidoscopio. Posso farlo con la birra, o con il tè, ma con il vino mi viene meglio. Non esistono vini da meditazione perché tutti i vini sono da meditazione. Se il 2020 mi ha insegnato qualcosa, è proprio questo.

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

3 Commenti

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vinogodi

circa 11 mesi fa - Link

... molto bello ...diciamo che ...più il vino è buono, più si "medita" volentieri . Mi è capitato, proprio nei periodi di carcere forzato del lockdown , di selezionare meglio le bottiglie , proprio per creare un attimo di introversione profonda...

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Simone Di Vito

circa 11 mesi fa - Link

Graziano è sempre Graziano, sempre un piacere leggerti 🤟

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marcow

circa 11 mesi fa - Link

Ho estratto alcuni passaggi dell'articolo (compresa la bella conclusione finale) che ho apprezzato. ____ 1 "Almeno per me" Il tono, a volte apologetico e assolutistico, viene stemperato da questa piccola frase che riequilibria efficacemente tutto il discorso sul ruolo del vino... nell'epoca triste del lockdown. 2 "Anche Netflix, Fortnite, i libri" Un buon film. E poi tanta buona musica: il blues mi fa compagnia da anni. Importanti sono, anche per me, i libri e la buona lettura. Con l'avvento del Web, evitando le montagne di spazzatura che s'incontrano durante la navigazione, c'è solo l'imbarazzo della SCELTA... di COSA LEGGERE. E qui ritorna il mitico concetto di Gusto Personale: ognuno sceglie secondo i propri interessi culturali ...il NUTRIMENTO... per la nostra mente. 3 "Così il vino si trasforma, da complesso ambito di studio a semplice strumento che ci porta alla SCOPERTA di una materia ancora più ricca, NOI STESSI"____ Beh, non dovremmo aspettare un lockdown ma, certamente, può aiutare molto. Però, attenzione: chi non è abituato all'introspezione potrebbe, in certi casi, vivere un incubo se quello che intravede... nel buio della propria anima... è inquietante. __ 4 (conclusione dell'articolo) "Sembra nato per questo, con le sue nuance e le mille sfumature al caleidoscopio. Posso farlo con la birra, o con il tè, ma con il VINO mi viene meglio......Non esistono vini da meditazione perché TUTTI I VINI SONO DA MEDITAZIONE ....... Se il 2020 mi ha insegnato qualcosa, è proprio questo" Anche per me il vino è una bevanda capace di stimolare positivamente. Insieme al caffè, molto importante nelle mie giornate. __ Una perla di questo articolo è contenuta proprio in questa frase finale: "Non esistono vini da meditazione perché tutti i vini sono da meditazione" È una frase potente che può prestarsi a diverse "Interpretazioni". ____ Mentre sorseggio un buon vino... medito. ____ PS "La meditazione non è uno spazio in cui fuggire, al contrario è il luogo dove essere completamente onesti con noi stessi". – Kathleen McDonald --

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