Nicola Chiaromonte e l’essenza stordente del primitivo

Nicola Chiaromonte e l’essenza stordente del primitivo

di Andrea Gori

Assaggiare i Primitivo di Gioia del Colle è un’esperienza spesso conturbante e stordente, un mix di sensualità, passione, lussuria e al contempo brividi da alture e venti del nord, come raccogliere una brezza lieve e fresca in un temporale umido di frutto esotico e roboante.

Il territorio di Gioia del Colle di per sé regala emozioni e sottigliezze impensabili spesso in un sud enoico dove le meraviglie sono spesso raccontate più che effettivamente vissute. L’impronta di Nicola Chiaromonte però è unica, rocciosa, salda e, senza paura di esagerare, coglie e doma questo vitigno possente usando le armi delle vecchie viti e lavorando in maniera incredibilmente certosina ogni alberello.

La poesia che esce dai suoi vini è spesso inascoltata ma nessuno, neanche i più profondi detrattori del primitivo, può restare scettico di fronte al bombardamento aromatico e al tellurico sorso dei suoi vini più rappresentativi. Chiaromonte Riserva unisce il frutto di vigne ad alberello dagli 80 ai 100 anni di età mentre il Muro Sant’Angelo si ferma un ventennio prima (ovvero alberelli leggermente più giovani) e il passaggio in legno è più lungo ovviamente per il primo ma il modo con cui approcciano il tema dell’eleganza del vitigno è simile.

Ci si innamora subito della Riserva perchè nelle annate migliori travalica e trascende i confini italici per proiettarsi in un panorama internazionale più ampio ma il Muro lascia intravedere squarci di godibilità impensabili per la latitudine e la gradazione alcolica spesso vicina ai 18 gradi.

Tenuta Chiaromonte Chiaromonte Riserva Gioia del Colle doc 2007
Amarena, mallo di noce, carrube, fieno selvatico, ginepro, menta, lentisco e alloro, senape e salsa di soya per strani e intriganti echi umami che accarezzano il palato esaltando un frutto misteriosamente fresco e pulsante, come se fosse ancora sulla pianta. Tono da bordolese di classe eppure mediterraneo nel midollo, finale di lunghezza speziata orientale e cangiante, lunghissimo e ancora in sé e pronto al futuro. 96

Tenuta Chiaromonte Chiaromonte Riserva Gioia del Colle 2011
Anice, tabacco fumè e olive tostate, spezie e menta, olive e tanto frutto candito, bergamotto, noci, cannella, senape e mirtillo in una congiunzione particolare. Al sorso è roccioso, sapido e affusolato in maniera sorprendente, pepe nero e rosso, ginger, arancio rosso. Finale di bella lunghezza in questo momento un poco teso e sospeso nella sua evoluzione. 90

Tenuta Chiaromonte Chiaromonte Riserva Gioia del Colle 2013
Colore ancora nettamente sostenuto, profumo lineare e severo, di prugna e fiori secchi, a seguire garrigue, tamarindo e incenso a comporre un coacervo intrigante. In bocca ha un che di selvatico ma il frutto è limpido, scolpito nel marmo e nel legno di ciliegio. Entra importante e deciso con acidità vivissima e la balsamicità a comporre un quadro di tabacco dominicano, fumè e lamponi freschi. L’uscita mescola frutto e sapidità, con un corpo da scaricatore di porto ma una grazia da sirenetta mediterranea. 92

Tenuta Chiaromonte Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto Gioia del Colle 2009
Cupo e netto con pochi cedimenti all’ossidazione, ciliegie marasche, pepe e rosmarino, olive garrigue e nocciole, sorso con grip e soddisfazione, rotondo e polposo ancora vitale ma con una schiena tannica che tiene su il vino in maniera intrigante. Finale di lunghezza pepata e dinoccolata, sale e ginepro sulla chiusura mista a note gessose e di petricore mescolate a ritorni balsamici che intrigano e sfidano il tempo e le comuni convenzioni su bevibilità e longevità. 93

Tenuta Chiaromonte Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto Gioia del Colle 2011
Intensità di ciliegia, maraschino, pepe nero, dolcezza di frutta di bosco, pepe nero, tapenade e ginepro, sorso che integra bene il dolce e il tannino vivace, mentre una conturbante moncherì si allarga nella bocca. Effluvi di tabacco toscano e resina lo completano quindi il finale di giovinezza fruttata e sensazioni di sottobosco fitte e marcanti con l’alcol che fa capolino prendendosi un poco di scena. 88

Tenuta Chiaromonte Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto Gioia del Colle 2013
Note di confettura di prugna e ciliegie, lamponi in confettura misti a fragolina di bosco fresca, fichi secchi, carrube, noce moscata, zenzero, pepe nero, rafano e menta, il sorso è caldo e ricco, con bel tannino adeguato e corrazzato ad esaltare lo sviluppo gustativo. L’ultimo sorso  si adagia in un finale lungo e persistente che lascia presagire meraviglie in qualche anno come se il suo percorso avesse solo iniziato a compiersi. 95

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

9 Commenti

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Lanegano

circa 5 mesi fa - Link

Diciotto gradi è una follia. Avrà tutte le carte in regola per essere buonissimo, non discuto, ma per me un vino con quella gradazione è completamente fuori dai miei parametri di acquisto. Ho da poco assaggiato un fantastico Montepulciano di Abruzzo 2015 da 12,5 con grande soddisfazione. Il mio gusto si dirige verso questo tipo di vini ma ovviamente chi si vuole bere un mattone del genere può scegliere in letizia di farlo. Rimarranno più bottiglie di vini 'umani' per gli altri....

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Vignadelmar

circa 5 mesi fa - Link

Sappi che Nicola Chiaromonte produce un Primitivo di Gioia del Colle ancora più estremo.....non farti confondere dalla gradazione: quello che conta è l'equilibrio e l'eleganza. In questi vini non mancano di certo. Ciao

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Lanegano

circa 5 mesi fa - Link

Guarda, ti credo sulla parola anche perchè mi pare che il buon Gori non sia uno che prende lucciole per lanterne. Sarei curioso di assaggiarlo giusto per capire se mi sbaglio clamorosamente. Nonostante ciò la gradazione resta un filo altina per un vino non fortificato.... Saluti.

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Vignadelmar

circa 5 mesi fa - Link

In Puglia, sia a Manduria che a Gioia del Colle, queste gradazioni sono tradizionali. Non c'è bisogno di fortificare, casomai il contrario 😉 Certo che poi bisogna saperle gestire per non produrre vini caricaturali e/o marmellatosi. Nicola Chiaromonte in questo è un Maestro. Maestria che gli permette anche di affrontare il mercato non sottoprezzando le proprie bottiglie, anzi di creare quel movimento che permette ed ha permesso ai suoi Produttori conterranei di spuntare via via prezzi più alti.

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Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

Ti capisco benissimo Lanegano! prima di assaggiarli ero molto prevenuto anche io...spesso si dice che la gradazione è alta ma l'equilibrio ottimo per via di acidità e tannino e non sempre corrisponde a realtà. IN questo caso invece è molto paradigmatico di questo paradosso. Concordo però che sono parametri che bloccano alla partenza tanti assaggiatori, me compreso.

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Stefano

circa 5 mesi fa - Link

Rimane il problema della collocazione durante un pasto: solo alla fine, coi formaggi, e poi puoi passare solo alla Vodka! o magari con certi cioccolati può andare. Niente niente i formaggi che vi hanno mandato erano de La Casara?

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Stefano

circa 5 mesi fa - Link

(sbagliato post: volevo scrivere in quello degli Amaroni: mi ha confuso la gradazione, solo a leggerne, pensa a berli!)

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VINOLOGISMO

circa 5 mesi fa - Link

residuo zuccherino???

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Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

Non ne hanno per niente o comunque sarà bassissimo. E' proprio per questo che hanno gradazioni così alte

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