Montalcino prima del Brunello

Montalcino prima del Brunello

di Andrea Troiani

In inglese si direbbe “thick as thieves”. Oppure “buddy-buddy”. O, se preferite, “hand in glove”, e qui già ci avviciniamo di più, per una parte del corpo e per un indumento, a quella locuzione italiana che è meno elegante e che, dunque, vi risparmio, ma che indica la vicinanza inestricabile fra Toscana e vino.

Praticamente una vocazione.

Dai fiaschi del Chianti fino ai modernissimi e carissimi vini sullo stile bordolese di Bolgheri, i famosi Supertuscan, attraversano l’intera storia del vino italiano, con i suoi alti e i suoi bassi.
Difficile negare che, su tutti, Montalcino sia il cuore del grande movimento vitivinicolo toscano. Un perno che sembra fermo e immobile e intorno al quale ruotano le vicende della toscana enoica.
A raccontare la lunga e avvincente storia di Montalcino, in una calda serata di questo strano autunno 2018 organizzata dalla FISAR Roma e Castelli romani, è il proprietario della Fattoria dei BarbiStefano Cinelli Colombini, erede di una storica famiglia montalcinese, titanico produttore di Brunello e, non da ultimo, pregiata penna di Intravino. Qui il suo ultimo pezzo scritto al ritorno dall’annuale kermesse veronese.

La narrazione di Stefano è affascinante, almeno quanto la storia stessa di Montalcino. Il borgo toscano è stato per secoli al centro della via Francigena, punto di passaggio e ristoro per commercianti, nobili e pellegrini diretti da tutta Europa verso la Città santa. Viaggiatori a cui i montalcinesi hanno venduto vino per centinaia di anni.

Poi, all’improvviso, l’A1.

Nel 1964 viene inaugurata la grande arteria veloce del paese e la via Francigena diventa velocemente inutile, deserta, inerbita come le moderne vigne toscane. In 10 anni il borgo perde oltre il 70% dei suoi abitanti. È in questo momento che il montalcinese, testardo e fiero, decide che se Maometto non va più alla montagna, sarà la montagna (in questo caso la collina) ad andare da Maometto. E invece di aspettare il passante, inizia a promuovere il suo Brunello e a spedirlo in tutto il mondo.
È il boom internazionale del Brunello di Montalcino, che diventa punto di riferimento del vino Italiano nel mondo (insieme ad altri, come dicevamo qualche anno fa.

Montalcino è storia ed è soprattutto vino, allora passiamo ad assaggiare i prodotti della Fattoria de Barbi. Cinque i vini in questo bel round di rossi.

Toscana Rosso IGT “Brusco” 2016
Brusco è un vino fatto al gusto di Montalcino, racconta Stefano, una lunga macerazione sulle bucce per garantire quel gusto pieno e quei sentori di legno a cui gli abitanti del borgo toscano sono abituati. Un vino giovane che offre il naso ed il palato di un vino più maturo, un falso anziano, insomma. Brusco è un bel vino, piacevole e in grado di dare belle soddisfazioni a un costo accessibile.

Rosso di Montalcino doc 2017
Il rosso è il vino che consente alle cantine di fare mercato velocemente e di poter investire nelle riserve e nei più classici Brunello. Vivo, scalpitante, fresco e vibrante, è un vino da abbinare con qualche piatto tra grassezza e untuosità per poterne trarre il meglio.

Brunello di Montalcino docg 2013.
Qui si entra nel mondo del Brunello dalla porta principale con un rosso di grande struttura ma decisamente giovane. Un ragazzo che si farà.

Brunello di Montalcino docg “Vigna del Fiore” 2013
Eccolo, il cru. Altissimo livello da un terreno sassoso con vigne che regalano un sangiovese elegante con uno spettro olfattivo ampio e di intensità. Probabilmente un vino che tra qualche anno saprà regalare sensazione uniche. Una perla a Montalcino.

Brunello di Montalcino Riserva docg 2006
Il Brunello fatto, maturato e pronto a offrirsi. Qui è chiaro il motivo del successo di questa antica denominazione. Sarà l’età, sarà il formato, una Jeroboam (3 lt.) in grado di esaltare anche la fase di maturazione in bottiglia, sarà il grande sangiovese che cresce a Montalcino. Sarà quel che sarà, quello che è certo è che nel bicchiere si respira un grande vino e una grande storia.

La degustazione finisce qui, non finisce invece la storia di Montalcino, dei suoi abitanti e dei loro splendidi vini perché, come diceva Filippo Tommaso Marinetti, padre del movimento futurista, “Il Brunello è benzina!”

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Andrea Troiani

Nasce a Roma dove lavora a mangia grazie al marketing digitale e all'e-commerce (sia perché gli garantiscono bonifici periodici, sia perché fa la spesa online). Curioso da sempre, eno-curioso da un po', aspirante sommelier da meno.

2 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 1 anno fa - Link

Per vedere che efffetto che fa ho voluto parlare per più di un’ora del Brunello, del territorio e della sua storia e solo in fondo, giusto per spiegarli, dei miei vini. Direi che è stato un successo. Secondo me noi produttori parliamo troppo di noi e troppo poco di territorio, e questo è noioso. La leggenda è il vino, non il nostro ego.

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Andrea Troiani

circa 1 anno fa - Link

Ciao Stefano, le storie del vino sono, a mio parere, la vera forza differenziante. E a Montalcino di storie e di storia ne avete da vendere.

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