Qui Merano | Che il wine-festival cominci

di Andrea Gori

Merano
La foto basti per la meraviglia del posto. Poi c’è la bellezza di ritrovare amici, nemici, e polemisti tutti insieme attorno agli stessi bicchieri, con le querele che si sciolgono come la neve che vedete al sole. Giorno zero per Merano e anche il MWF (tra le prime fiere a lanciare l’idea) cavalca l’onda del biodinamico a tutti i costi. Il risultato sono un paio di sale gremite e calde con la solita invasione di vini toscani (la metà del totale, a occhio).
Bellissime sorprese dal Marzemino che sarebbe piaciuto a Mozart,  quello di Eugenio Rosi, e davanti bello il Montepulciano di Mura, dolce fino al punto giusto, ed un filo selvatico; vorremmo sempre berlo così. Sul syrah: ci convinciamo sempre di più che quello di Stefano Amerighi da Cortona sia il più buono d’Italia.  Ma pure il nuovo Syrah di Luca d’Attoma ci piace parecchio, certo più ciccia ma ben dosata. Angolo pirotecnico per Movia, alle solite. Stavolta anche i rossi ci convincono e non c’è nessuno in sala che non si metta in coda per il Puro Ribolla Gialla metodo classico sboccatura a mano; ci accodiamo pure noi.

Etichette a Merano
Caiarossa da Riparbella propone i suoi quasi-bolgheresi e ogni volta che li assaggiamo scopriamo cosa significa Bolghereaux, e pure il dolce dorato da Petit Manseng è sempre una piccola meraviglia.
Sassotondo e il suo ciliegiolo confermano la grandezza di un vigneto ormai ottantenne e portano un “orange” da greco e malvasia, particolare e terragno. In un angolo i Roche aux Moines, dirimpettai di Nicolas Joly e biodinamici “per forza” portano un Sancerre da brividi, un incredibile 1994. Davanti a loro San Vito dai colli Bolognesi conferma la piacevolezza del loro Cabernet Sauvignon e ci provacano con una barbera beverina e succosa e un convincente pignoletto.
Da San Gimignano la Castellaccia già nota per la Vernaccia ci porta una selezione di vigneto Sangiovese “Corsiero” ancora in affinamento ma già particolare e intrigante, così come il Murice, vernaccia da terreno ricco di conchiglie come quella portata sulla spiaggia del banchino qui a Merano.
Sempre Montalcino sugli scudi con Cupano (ci piace sempre di più il loro 2004 Brunello e il Rosso 2005 è in forma smagliante) e Pian dell’Orino.
Per gli appassionati dei bianchi altoatesini, non mancate Obermairihof e il suo moselliano riesling, da cultori così come i vini di Hartmann Donà, non l’ho assaggiato – ma il suo Pinot Nero ha colpito molti.
Che dire? Molti buoni assaggi, qualche perla ma soprattutto la sensazione definitiva che praticamente il mondo biodinamico ormai se la gioca alla pari con il resto del mondo e che presto non si noterà la differenza e qui plaudiamo a molte aziende (come Caiarossa e anche la grande Frascole dalla Rufina) che vendono i loro vini senza ricorso alla moda biodinamica. La moda passerà ma i vini per fortuna resteranno diversi e più personali rispetto al recente passato.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

8 Commenti

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VignereiMaNonPosso

circa 12 anni fa - Link

oh mi saluti il mio promesso sposo?

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RAMPAVIA

circa 12 anni fa - Link

Quanti nomi nuovi. Debbo proprio ritornare a Merano, almeno per Bio&Dinamica. Intanto mi accontento, Andrea, del tuo resocondo, con una descrizione dei vini che definirei tranchant ma che mi piace. Una sola cosa: il pinot nero di Donà ho avuto occasione di berlo l'anno scorso (non ricordo con precisione quale annata ma probabilmente era una riserva del 2003) e chi me lo ha venduto ne decantava le qualità. Sinceramente non mi ha particolarmente impressionato. Inoltre, non so se la "conversione" di Donà sia recente, ma certamente la bottiglia che ho bevuto non portava nessuna menzione di appartenenza al mondo bio.

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Davide Cocco

circa 12 anni fa - Link

Immenso Eugenio Rosi. Grandi i suoi vini fatti in una cantina in affitto, da vigne in affitto. Grandi anche le etichette fatte da Tamara, sua moglie. Difficile non innamorarsi di un'azienda così. Ciao.davide

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patrizia

circa 12 anni fa - Link

Frascole? Enrico è bravo da anni. Solo che non era di moda. Per fortuna che ci sono enotecari coglioni che scelgono i vini e investono tempo e cuore per spiegarlo a chi sa solo leggere una guida.

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Giorgio

circa 12 anni fa - Link

Mi pare che siano ben 2 edizioni che la Guida al vino Quotidiano lo premia con l'Etichetta.

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patrizia

circa 12 anni fa - Link

Che caso. E se sulla guida non ci fosse stato, all'enotecario bravo chi avrebbe datro credito?

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Sergio Venturetti

circa 12 anni fa - Link

come mi piacerebbe esserci. salutami Lucia de "il Mosnel" ciao

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