Ma quanto mi costi, caro il mio Salone del Gusto?

di Antonio Tomacelli

Che un po’ di soldini facciano bene anche alle tasche di Slow Food ci può stare, ma se spendo qualche centinaio di euro al Salone del Gusto, cosa mi offrite in cambio? La domanda, pertinente eccome, se la pone Mike Tommasi su Facebook e a noi piace rilanciarla per amor di dibattito. Al mio tre scatenate quello che vi pare.

Una email di Slow Food France mi informa che al prossimo Salone del Gusto posso spendere 70 € per degustare (che parola orrenda, anche in francese) i vini supertuscan di Sassicaia, o 15 € per bere caffè industriale della Lavazza, o 30 € per sentire Scabin parlare (non degustare!) della cucina molecolare del futuro. Calcolo che, per due, il weekend mi avrebbe alleggerito la Carte Bleue di deux mille euro. Tutto questo in un contesto ridicolo di immagini folk di indigeni in costume da parata e logo di grandi marche.

Slow Food, dov’è la lotta per il buono, pulito e giusto? Parlate di vino naturale, di agricoltori locali e prodotti di stagione, ma tutta l’azione è agroindustria ed eventi costosissimi. Purtroppo era già così 8 anni fa, quando decisi di mettere fine ad anni di intenso coinvolgimento militante e chiudere con Slow Food.

Ho incontrato tante persone brillanti tramite Slow Food (alcune ancora attive), ma ormai son troppi a tenere il timone: come si fa ad essere così irrazionalmente anti-scientifici al punto di essere luddisti, e nostalgici di un immaginario passato rurale incontaminato che in realtà fu crudele e incivile, mentre si va a letto con l’agroindustria e quel che conta di più è il soldo?

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

19 Commenti

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sergio

circa 5 anni fa - Link

"Al mio tre scatenate quello che vi pare"------------------- Penso che ancora non si veda all'orizzonte un personaggio autorevole che abbia la voglia di raccontare agli italiani cos'è diventata slow food. Anche se sono numerose le critiche accumulate negli anni, altra cosa è criticare in maniera profonda e argomentata in un libro d'inchiesta. Ma quello che occorre ancor di più è il coraggio di sfidare un'istituzione come slow food. Quanti sono oggi in Italia i giornalisti e gli intellettuali con le p....? . Nel frattempo, mi sento di apprezzare le parole di Mike Tommasi. Ed Intravino che le ha rilanciate.

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Filippo Ronco

circa 5 anni fa - Link

Il post approfondito di Mike sta arrivando. Sarà online nei prossimi giorni su Vinix.

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Antonio Tomacelli

circa 5 anni fa - Link

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Francesco

circa 5 anni fa - Link

Tommasi ha centrato appieno il bersaglio. Slow Food aveva un senso, ora sinceramente fa pandan con la coldiretti quanto a essere irrazionali, antiscientifici e portatori di un immaginario agricolo che condannerebbe il mondo alla fame

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Paolo

circa 5 anni fa - Link

Onestamente non sono comparabili Francesco: quando vado ad un banchetto con logo Coldiretti nel piccolo mercato del sabato, ho davvero davanti i produttori, gente che quelle cose produce e mi racconta per bene. Compresa la fatica del produrla. L'altra realtà è una pregiata azienda di consulenza e marketing, il cui fatturato si fonda sul concionare delle fatiche altrui. Fatiche praticate nello stesso modo in cui Salgari praticava la jungla indiana, ma comunque ben raccontate, come si conviene ad un'azienda di successo. Fatiche narrate ad una nicchia di affluenti per indurli alla generosa esfiltrazione di euri dal portafoglio. Il racconto di Terra Madre ha la medesima scansione e la medesima cifra narrativa della famiglia del Mulino Bianco. Per questo si trovano così bene a braccetto, e diversamente non potrebbe essere. Davvero, la piccola realtà di Coldiretti non mi sembra comparabile con una multinazionale della consulenza aziendale.

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Fancesco

circa 5 anni fa - Link

Paolo, come Coldiretti vioglio dire l'istituzione. credimi, è molto meno romantica di quanto possa apparire

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Gabriele Rosso

circa 5 anni fa - Link

Sono partigiano, ma parte di ciò che leggo mi sembra come la corazzata Potemkin per Fantozzi.

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Sì Gabriele, propenderei anche io per un eccesso di partigianeria. Più che altro, vista da fuori sembra che, a volte, le critiche mosse a Slow Food - magari da gente che ci ha speso dentro tempo e con convinzione (a qualsiasi titolo) - meriterebbero ben più attenzione e rispetto di quanto non avvenga. Io, che un po' conosco e apprezzo SF, non ho memoria di UNA critica su cui qualcuno degli interni si sia preso la briga di dire: "oh, è vero". Non ti dico che è un buon segno perché non lo penso.

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Gabriele Rosso

circa 5 anni fa - Link

Guarda Ale, parli con uno che si sente parte di Slow Food ma spesso, quando ci vuole, sa essere apertamente critico con Slow Food stessa. Quindi eccomi qua. Solo che le critiche devono essere fondate, e siccome Slow Food ogni tanto fatica a comunicare correttamente se stessa (critica), in giro trovo quasi sempre solo luoghi comuni e cliché. Nel merito davvero poco. In questo caso e molto velocemente (che tengo da fare) trovo le polemiche sui prezzi per nulla fondate, quelle su Lavazza fuori contesto (e da facile slogan), le dichiarazioni sul luddismo una cagata pazzesca.

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Franco

circa 5 anni fa - Link

Dio, ma veramente continuate a credere che esista la coerenza in tutto questo? Cosa potrebbe mai fregargliene a Slow Food di avere così tanto consenso, se poi quel consenso non porta guadagno? Diamo un nome alle cose, per cui posto che quello che predica Slow Food è socialismo agricolo, la vera domanda è: c'è ancora gente che crede al socialismo nel 2016? Davvero? Detto questo basta fare la guerra contro le grandi bandiere per partito preso, combattiamo semplicemente quelle che truffano il consumatore.

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sergio

circa 5 anni fa - Link

Seguendo il commento di A Morichetti, è auspicabile che chi lavora in slow food o simpatizza per sf intervenisse argomentando e confutando le critiche. La scelta di non replicare può essere anche una tattica: è meglio non alimentare il fuoco della polemica con la speranza che tutto si acqueti. Le contraddizioni in cui si trova sf sono grandissime: molti(?) sono quelli che, pur vedendole, tacciono.Perché fa comodo o per conformismo(come nella favola) Ma, prima o poi, apparirà un bambino capace di dire: "il re è nudo"

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Una cosa che però parimenti non mi piace è che si passi da "tutto è perfetto" a "il re è nudo". Senza vie di mezzo, in cui invece serenamente mi posiziono: ecco, questa contrapposizione non mi sembra fruttuosa da nessun punto di vista. Ci sono cose che funzionano, altre che funzionicchiano, altre magari controproducenti e sballate: un'analisi fatta bene dovrebbe collocarle nel giusto cassetto.

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Paolo

circa 5 anni fa - Link

La mancanza di vie di mezzo, gentile Alessandro, ha una spiegazione: se ti poni su un piedistallo, alzando ditino, e gridando al mondo "IO sono la Verità, la Via, la Luce. Penitenziagite, oh voi stronzyh!", vi sono poche alternative. Segui la Via, la Verità, la Luce. Agganci un cavo al quel ditino indice, molli la frizione del paranco, e tiri giù la statua Vie di mezzo per ragionare con quelle statue, dal ditino ammonitore alzato, oimé non ve ne sono.

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Acino Aspro

circa 5 anni fa - Link

encomiabile l'esercizio di par condicio del blogger Alessandro. l'equilibrio che annulla le argomentazioni Quindi le argomentazioni sarebbero qualcosa che spara a zero, o con me o contro di me. Oh sì, certo. Chi invece usa a sproposito espressioni che dimostra di masticare poco ("par condicio" maddeché?!) è invece utilissimo. [a]

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sergio

circa 5 anni fa - Link

"Senza vie di mezzo, in cui invece serenamente mi posiziono".Anche Umberto Eco nelle tante interviste sul suo celebre "Apocalittici e Integrati" esprimeva la stessa posizione. Anche sul WEB il dibattito odierno a livello mondiale è bollente e vede le 3 posizioni in scena.Poi penso che, cambiando tema, un integrato possa diventare un apocalittico e viceversa.Ed anche chi sta al centro può, in altri ambiti, trovarsi agli estremi.L'importante è essere se stessi, cioè maturare delle opinioni senza farsi condizionare dalla comunicazione di massa.Compito meno facile di quel che sembra........................................... PS Leggo ora il commento di Paolo.Condivido i suoi 2 commenti. Penso che il primo commento racchiuda una delle critiche più radicali ed importanti a slow food.

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Paolo Cianferoni

circa 5 anni fa - Link

È un mondo fatto di marketing. Nessuno ne è immune. Purtroppo.

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spanna

circa 5 anni fa - Link

"Fatiche narrate ad una nicchia di affluenti per indurli alla generosa esfiltrazione di euri dal portafoglio." All'ultimo Salone del Gusto mi ero iscritto, per la prima volta, a dei workshop a tema vinoso. Ne ho un bellissimo ricordo: tra i pochi "eventi" di valore, non solo didattico ma anche emozionale grazie all'incontro con i produttori, a cui ho partecipato. A questo salone mi sono iscritto agli incontri con Valentini e Roagna. Mi auguro che siano di pari livello di quelli di due anni fa. Ditemi: faccio parte di una nicchia ( di abbienti stupidotti ) che si sottopongono ad una esfiltrazione (?) di euri sedotto dal Mulino Bianco?

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Sergio

circa 5 anni fa - Link

chi bazzica Torino e conosce bene la storia di Slow Food, partendo da quella personale del suo fondatore, non si stupisce certamente dell'attuale deriva, che forse era in nuce anche qualche decennio fa. Non butterei però il bambino con l'acqua sporca: i contributi che SF continua a dare al dibattito rimangono preziosi

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Dan

circa 5 anni fa - Link

Anche il mondo del vino si sta grillinizzando Peccato che non ci siano dei !!!1!11!!!111 al post del signor Tommasi Quante pippe signora mia

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