Lezioni di vino: gli studenti di Pollenzo alla prova di “descrizione”

Lezioni di vino: gli studenti di Pollenzo alla prova di “descrizione”

di Emanuele Giannone

Oggi saremo antologici. Per ovvie ragioni di fedeltà al testo, verrà mantenuta la lingua originale, che era quella didattica del corso. Ci scusiamo coi lettori glosso-sovranisti. Ma neanche tanto.

I protagonisti sono scrittori contemporanei di un gruppo che conta una ventina di iscritti. Avrebbero meritato tutti ugualmente la pubblicazione ma, ahimé, synthèse oblige. Contemporanei o, ancor meglio, futuri. Da quattro anni gioco a portare la questione del vino e delle sue lingue in un luogo dove tutto va bene perché vi si intrecciano educazione e gioco, eno-paideia ed eno-paidia. L’enopedia di quest’anno, giocata con i nuovi studenti del Master in Wine Culture and Communication dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha avuto l’esito impensato di produrre un pugno di ottime headline (ma anche body-copy e payoff), ritradurre lo Stevenson del wine is bottled poetry e reinventare al contempo il còttabo.

Tutto questo, in un’esercitazione di scrittura dal titolo Fiction and Fudge – più o meno Finzione e Fuffa – nella quale, dopo una prima sessione dedicata all’analisi sensoriale, gli studenti si sono espressi sul vino più gradito e su quello meno nelle loro corde, liricizzando il primo e facendo promozione per il secondo. Ne sono derivate espressioni fantasiose e fantastiche, convincenti e sorprendenti, nel complesso una conferma dell’idea che ogni linguaggio è un progetto, che diversi propositi generano modi diversi di apprezzare e descrivere un vino, che i linguaggi del vino sono molteplici e articolati, una poliglossia (1).

Da quattro anni ripercorriamo le fasi della lingua del vino, andando dai primordi fino all’odierna mutazione permanente che ha nei geni più la detonazione che la denotazione. Un aspetto, quest’ultimo, spiegato bene da Remington Norman:

Language must evolve to reflect the prevailing circumstances. However, change is only positive to the extent that it enhances the power of expression. Many recent trends have been changes in style and usage rather than in productive evolution, more designed to accommodate the requirements of instant communication than for expressive versatility.”

E ancora:

Increased choice and demands on leisure time have eroded attention span to the point at which people are unwilling to listen to or read lengthy or complex argument. They are impatient for the dividend – the pay-off: that is, the proposition that the argument is designed to support. This means that the message is determined by the conclusion and is not – as it only can be – validated by the steps by which it has been reached.

Tecniche e stili di comunicazione, ovvero il potenziale creativo e informativo del linguaggio, sono quindi applicati – così ancora Norman – for impact rather than for information. Loro, i nostri futuri, sanno far bene anche questo, quando serve; ma sanno ancor meglio che serve andare oltre. Sanno farlo.

Ho chiesto agli studenti e al Direttore del Master, prof. Michele Antonio Fino, il permesso di condividere pubblicamente i risultati. Lo hanno concesso e gliene sono veramente grato. Se le esigenze editoriali hanno imposto l’iniqua e drastica selezione, vorrei qui ringraziare singolarmente tutti quelli che hanno preso parte al gioco: Alexander Carlsson, Ana Cristina Castellanos Belisario, Maria Cicero Benitez, Viviana Costa, Sandra Azucena Gil Alvarado, Martina Greco, Nathaniel Henderson, Riccardo Pempori, Aldo Rabotti, Maria José Rivero Morros, Barbara Schapke, Yi-Hsuan Shih, Andrea Sozzi, Veronika Tarasidis, Scott Thomas, Andrea Torrisi, Jacopo Vigorita e Francesca Zanardi.

Abbia inizio il gioco. Se la descrizione a seguire del Ghemme DOCG Collis Breclemae 2004 Antichi Vigneti di Cantalupo non vi convince, avete evidentemente qualche problema serio:

Ruby. My eyes are fixed on her.
Rose. She draws no closer.
Cherry. Her lips.
Vanilla. We are dancing.
Persistence. The night is young.
(Nathaniel Henderson)

Magari anche questa, dello stesso vino ma più atmosferica, vi muove a nulla o tutt’al più, in un accesso d’angina, allo scaffale dove conservate guide, manuali, ruote degli aromi e di pavone, schede e diagrammi, tutti pronti all’uso come defribillatori. Peccato:

I am reminded of walking through the doors of the smoke-filled lounge where I previously worked. The light is dark and dim, live music bright and overjoyed. The aromas are thick and unavoidable. The sweet smell of tobacco permeates the air and luxurious red and brown leather sofas line the walls. The dark mahogany wood screams of elegance, but also of masculinity. I think of Ernest Hemingway when I taste this wine. Knowing his habits of enjoying a cigar whilst among friends.
(Scott Thomas)

Proseguendo, chissà che cosa penserete di questa variazione stevensoniana:

I see you with your endless cigarette.
Lonely dark eyes
Running away in the wood
Trying to find your right mood.
Yes, you told me once, time flies.
(Martina Greco)

O ancora di questa williamsiana:

They brought me rubies from the vines
That were held in the sun.
I said, they are precious treasures
With Eden’s garden measures.
The drops of wine were done.
And we confirm the quality by our own
More precious than the finest stone.
(Sandra Azucena Gil Alvarado)

O, per finire, di un’elegia:

Moments tasted but never done.
Shadowless, unclouded red glares, dark meaningful stares. Together
evolving in complexity. Growing. Expanding.
Crimson-suited, blushing like lovers hiding in the shadows.
Intoxicating, undisguised. Showing the best
And dividing it from the next.
(Veronika Tarasidis)

Non che siano mancate alternative al Ghemme. Questa, ad esempio, era la Terra Alta D.O. La Foradada 2017 Celler Frisach (garnacha blanca):

(An animation with a girl walking in the countryside at twilight. The girl is seen by the back, she has a long, light, white dress and she walks through a garden full of flowers and butterflies. There is a breeze moving her dress and hair, shaking the flowers and spreading the sense of “perfume everywhere”. 

The garden is full of the aromatic herbes and flowers that are in the sensorial profile of the wine. They evoke a Mediterranean garden, giving the idea of where the wine is created. The animation is done in a watercolour-like style).

Yellow broom

Full of bloom.

Gold and round

Summer sound.

Non abbiatevene a male. Per serio problema intendo soprattutto problema di serietà (gravità, pesantezza). Loro sono scrittori contemporanei, voi no. Il problema che vi affligge è lo stesso che indisponeva due mostri sacri, Lev Tolstoj e Benedetto Croce, quando leggevano Mallarmé; e non sapendo ritrovarvi alcun significato, lo stroncavano. Oppure è il medesimo degli accademici cui Barthes diagnosticava le malattie croniche dell’asimbolia e dell’obiettività (oltre al pretesto della chiarezza, che è l’auto-approvazione del proprio linguaggio da parte di una classe). Siete quindi in illustrissima compagnia, eppure malati cronici. Avvinti come l’edera a Cicerone e Quintiliano perché la lirica moderna, il simbolismo e persino le favole vi mandano in blocco batteria e disco rigido. Tradizionalisti del senso comune. Religiosi della letteralità. Pii passatisti aspiranti all’Arcadia organolettica.

Se siete arrivati fin qui, magari i più moderni tra voi seri – quindi i medievisti – apprezzeranno canti goliardici, Carmina Burana e altro materiale da clerici vagantes. Bene. Forse qui potrò sviarvi dal vostro indefettibile sdegno con merito non mio, ma proprio di un conterraneo di Carl Orff e Walther von der Vogelweide. Ecco il suo Ghemme come carme conviviale:

Sense, perceive and apprehend
This magic liquid of perfect blend,
And smell, feel and taste:
This enchanted drink you shall not waste.
For it is Nebbiolo you’ll appreciate,
because it’s so marvellous and just so great.
– Why? – You ask me without wit and knowledge:
I will tell you and make you acknowledge.
It is bold and strong
Yet so elegant and long,
It is smooth and fine
Yet so powerful and divine.
It comes as ruby and goes as garnet,
brings berries and spices and lots of tannins.
So let’s continue and get finally started!
(Alexander Carlsson)

(1) Citazione (in corsivo) e adattamenti (in tondo) da N. Perullo, Epistenologia. Il Vino e la Creatività del Tatto

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

34 Commenti

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Giulia

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Emanuele, secondo la mia modestissima opinione (che tu riterrai tradizionalista, pesante, problematica) lo snobismo che trasuda dalle tue parole è il male primario del vino italiano e, di riflesso, della sua comunicazione. Cosa vogliamo fare, letteratura o comunicazione? Vogliamo (ulteriormente) allontanare il vino dalle persone o provare ad avvicinarlo a queste? Vogliamo essere capiti o glorificare il nostro ego? Sono d'accordo con te su una cosa: questi ragazzi hanno dato prova di poter essere scrittori contemporanei (e molto bravi, tra le altre cose), ma ciò di cui il vino ha bisogno, in questo momento storico, è una comunicazione semplice, efficace, possibilmente multi-lingua. Ultimissimo punto, poi smetto di tediarti: preferire un tipo di comunicazione più "snello", o trovarsi in disaccordo con i testi proposti nel tuo articolo, non implica necessariamente che non siamo in grado di apprezzare la letteratura - o la presunta tale.

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Giulia, Non trovo la tua opinione problematica, né pesante, fatta forse eccezione per il cleuasmo iniziale: un espediente retorico bleso e obeso. Modestia a parte, quindi omesso il cleuasmo, il dato più saliente del tuo intervento è anzi, per quanto mi riguarda, proprio l'assenza di problematicità e pesantezza. Per me la questione che tu sollevi è infatti risolta da tempo e in un banale cambio di congiunzioni: la copulativa al posto della disgiuntiva. Cosa vogliamo fare? Letteratura e comunicazione. Oppure: né l'una, né l'altra. Ecco: se una controcritica posso muoverti, essa risiede nel significato del tuo aut-aut, ovvero nel tuo presumere un comportamento sequenziale intenzionato; una presunzione, questa sì, che per me equivale a perspicuo snobismo.

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Gherardo Fabretti

circa 5 mesi fa - Link

Giulia dice "ciò di cui il vino ha bisogno, in questo momento storico, è una comunicazione semplice, efficace, possibilmente multi-lingua". A me sembra che i componimenti citati da Emanuele Giannone ne siano proprio un buon esempio. Perché tacciarlo di snobismo? Emanuele (che - per intenderci - non conosco) possiede una invidiabile capacità di scrittura, un vocabolario ricco e un denso repertorio di riferimenti messi a disposizione di chiunque voglia rimpolpare il proprio carniere. Personalmente potrei "accusarlo" di un certo, compiaciuto gusto, per i bisticci letterari, ma di paronomasia non è mai morto nessuno (credo). In ogni caso non mi sembra che usi la lingua come una clava, a danno di presunti minus habentes; la sua scrittura mi sembra, invece, una manna per chi vuol cimentarsi con qualcosa di diverso, o magari di poco frequentato. In fondo non si fatica alla stessa maniera con una bottiglia di vino sconosciuta? Stretti come siamo in mezzo al ciarpame di monosillabi ruttati in rete, farsi dare del crociano non mi sembra poi così male.

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Gherardo,

Avresti anche potuto scrivere, che so, che il bisticcio ti provoca lo stesso effetto di un lassativo a tripla azione; ti avrei nondimeno eletto al mini-Pantheon intravinico personale per quella bellissima parola che significa una figura retorica. Paronomasia. Lovely. Grazie.

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Gherardo Fabretti

circa 5 mesi fa - Link

Colpa di mia madre: da piccolo, al posto di Andersen e Perrault, mi leggeva il Mortara Garavelli!

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

Love unlimited.

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Pietro Stara

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Giulia, vorrei dirti due cose a proposito di ciò che puntelli nel tuo commento: “lo snobismo che trasuda dalle tue parole è il male primario del vino italiano e, di riflesso, della sua comunicazione” – così scrivi. Se lo snobismo trasudante di qualche scritto fosse il problema primario del vino italiano, saremmo a cavallo di un cavallo e coleremmo di una gioia inusitata. “Cosa vogliamo fare? letteratura o comunicazione?” Vogliamo fare, dico io, un po’ quello che ci va di fare. Mettiamola in altro modo: il tuo atteggiamento puzza lontano alcune miglia non tanto di censura, che già sarebbe grave, ma di istigazione all'autocensura, che è pure peggio. “Vogliamo (ulteriormente) allontanare il vino dalle persone o provare ad avvicinarlo a queste? Vogliamo essere capiti o glorificare il nostro ego?” – così scrivi ancora. Di quale ego stai parlando? Perché, se davvero pensi che tale scritto abbia quel potere (in potenza naturalmente), significa che hai davvero una scarsa cognizione della comunicazione in generale e della sua efficacia in particolare. Forse su una cosa hai ragione: la letteratura non ha nulla da comunicare. “La parola porta sempre con sé una dilatazione di enigma nella vocazione letteraria e questa restituzione dell'enigma questa restituzione della smentita alla comunicazione, quel non voler dire è la durezza della parola, è la sua consistenza più profonda e sistematica” (Giorgio Manganelli) “Ma ciò di cui il vino ha bisogno, in questo momento storico, è una comunicazione semplice, efficace, possibilmente multi-lingua” - aggiungi infine. Ma certo! Lascia almeno che i Giannoni di turno si crogiolino nelle loro recondite nicchie di lettori e scrittori non comunicanti. Per tutto il resto c’è mastercard

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Riccardo

circa 5 mesi fa - Link

Io penso invece che Giulia abbia proprio centrato il problema. Se da un lato la comunicazione nel vino soffre di una banalità disarmante, d'altro canto qui mi sembra si stia andando nel senso opposto, prendendo una strada vertiginosamente autoreferenziale. Per capirci, i testi di cui sopra, ancorché ben scritti e godibili, personalmente li trovo espressivi delle emozioni suscitate dal vino in generale e non tanto dal vino a cui dovrebbero essere legati. Mi dicono più dell'autore che del vino. Alla fine è la solita solfa di frutti rossi, tabacco, cuoio, ecc., declinata con una sintassi ed un lessico più forbito. Il risultato per me è però il medesimo, ovvero un forte senso di incapacità descrittiva del vino. Certo, se devo leggermi poi i soliti appunti di degustazione insipidi o questi preferisco questi perché sono esteticamente più gradevoli, ma certo non perché sono più aderenti all'oggetto di discussione.

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

L'oggetto di discussione non è un qualche vino trascendentale: lo determinate tu e chi eventualmente ne discute con te.

Commento volentieri le tue osservazioni con un aneddoto: in un passato neanche troppo recente, mi imbattei in un tizio che aveva parecchio da insegnare. Da lui imparai questa cosa: "Certo, è un problema gravissimo per uno scrittore quello dei limiti dell'accoglienza da parte del pubblico; ma almeno questi limiti li sceglie lui stesso, e se gli accade di accettare che siano stretti, è precisamente perché scrivere non è stabilire un rapporto facile con una media di tutti i lettori possibili, è impegnarsi in un rapporto difficile col nostro stesso linguaggio: lo scrittore ha obblighi maggiori verso una parola che è la sua verità, che verso il critico."

Inoltre, estendendo alla comunicazione e alle sue critiche contro la letterarietà (e a favore della presunta letteralità) quello che il tizio diceva della critica, la comunicazione militante vorrebbe assegnare a ogni suo tema o disciplina un piccolo territorio di linguaggio, e la sua pretesa di non cambiare nulla nella separazione e nella distribuzione dei lessici è un partito preso conservatore.

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Riccardo

circa 5 mesi fa - Link

Più che commentare le mie osservazioni mi pare che abbia colto lo spunto per una considerazione molto più generica. Magari ho capito male io o forse si è spiegato male lei. Non si offenda, davvero, ma non usi per partito preso (conservatore?) una prosa così farraginosa e traballante; la complicazione ove non necessaria, come in questo caso, risulta più risibile per il suo essere fuori luogo, che efficace per la sua ricercatezza, un po' come uno che si presenta in ghette e tuba a un concerto dei Metallica.

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

Mi piacciono, i Metallica.

È quindi chiaro che ha capito male lei, poiché la risibile farragine che crede di ravvisare, e che io, beninteso, vorrei imparare non essendone all'altezza, è farina integrale del sacco di Roland Barthes. Una citazione da Critica e Verità. E ora non si offenda, davvero, ma per avere lei liquidato Barthes così pauschal, penna blu qui e penna rossa là, ma ancor più per avere confuso la sua prosa con la mia, la saluto e passo ad altro.

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Riccardo

circa 5 mesi fa - Link

Passi pure ad altro, perché o è troppo ottuso per comprendere il mio pensiero, di gran lunga più immediato e banale di quello di Barthes (quale sarebbe la colpa poi su un forum di vino di non coglierne una citazione poi, oppure è troppo succube delle proprie contorsioni e paradigmi mentali per interagire con altre persone al di fuori di un contesto puramente accademico.

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Franco

circa 5 mesi fa - Link

preparo i pop-corn :)

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Ulisse

circa 5 mesi fa - Link

Giannone li evito come la morte. Noia infinita

(la stessa che provo io a dover editare questo commento, tranquillo. il prossimo dello stesso tenore direttamente nel cestino - jacopo)

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Vincenzo Busiello

circa 5 mesi fa - Link

Noia. Mortale.

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Francesco Romanazzi

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Vincenzo, già che ci sei mi suggerisci qualche post non noioso o semplicemente meno noioso dal tuo punto di vista? Grazie mille PS: faccio ad Ulisse la stessa richiesta chiaramente

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Francesco! Dove ti trovo? Dall'ultimo incrocio è passato molto tempo.

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Andrea

circa 5 mesi fa - Link

Qualche post fa si osservava come fosse calato il numero degli interventi a risposta degli articoli del blog. Uso Occam e il suo rasoio per dire che forse i nuovi articolisti non riescono ad appassionare come quelli vecchi. Verus amicus tamquam alter idem. Credo che Emanuele non abbia il desiderio né l' aspirazione di farsi aprezzare da tutti, eppure credo che su Intravino siano ancora in molti a trarre piacere da quel che scrive.

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

Buongiorno Andrea,

Forse te lo chiesi già in passato e, ahimé, non lo ricordo: in quale città vivi? Mi offri, come già in passato, motivazione e spunti per chiacchiere da tertulia.

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Andrea

circa 5 mesi fa - Link

Trieste

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Andrea

circa 5 mesi fa - Link

Ultima considerazione: se mi parlano di gente snob la mia prima associazione va ad Oscar Wilde. Ecco, intendo, che Giannone sia uno snob non ci piove, la vera tristezza è la massa di persone che pretendono di fare gli snob senza poterlo essere.

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MoiraC

circa 5 mesi fa - Link

Cioè, essere snob è scrivere astrusamente e ampollosamente? Leggo quotidianamente articoli accademici sul vino e prodotti agricoli in genere e il redattore come primo obiettivo ha quello di farsi capire da tutti, anche dal contadino che ha appena finito di rivoltare le zolle sulla fila.

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

Giovanni Pascoli

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Enofobo

circa 5 mesi fa - Link

Ma piché que a-ié niun ch'al parla me ch'al mange?
La ca l'è na "risibile farragine"? E chi ca l'è Occam?
D'in Cristu!...

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

Gioco, partita, incontro.

Hai ragione ma a metà: qui forse non c'è pane (o lingua) per i tuoi denti e beninteso il limite, se è questo, è mio e non tuo. Però su Intravino si parlano tante lingue (o pani) differenti. Una più musicale o masticabile la trovi di certo. Prova, ad esempio, con le donne. Buon weekend. Torna più spesso.

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GiovanniP

circa 5 mesi fa - Link

Scusi Emanuele, ma ha compreso quanto scritto da Enofobo?

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

Sì, against all odds.

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Nelle Nuvole

circa 5 mesi fa - Link

Per me Nathaniel Henderson vince a mani bassa. Non solo perché è il primo testo che ho letto, ma soprattutto per la concisione, profondità, musicalità ed attinenza con il vino a cui fa riferimento. L'iniziativa è ottima, peccato che si debba svolgere in inglese, anzi MEGLIO che si svolga utilizzando la lingua inglese. Se si fosse trattato dell'utilizzo italiano ci sarebbe stato da farsi venire la sudarella leggendo. Salto di proposito tutti i commento pro o contro lo stile di Emanuele. Il quale Emanuele è tutto meno che Snob, caso mai Cnob, cioè selettivo .

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Alera

circa 5 mesi fa - Link

Non Vi fermerete, fino a quando vedrete la Madonna. Salutatemi Altopassero. A.

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marco

circa 5 mesi fa - Link

Mi trovo d'accordo su molti punti con Giulia e Riccardo. Giannone e Stara sanno scrivere ma non mi piace il loro stile. C'è sfoggio accademico che appesantisce il discorso.

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

Porti pazienza ancora un poco, stiamo prendendo ripetizioni da Moccia.

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Riccardo

circa 5 mesi fa - Link

Non faccia ironia quando è evidente dai commenti che il suo modo di scrivere è inadeguato a questo contesto. Lei cita Barthes ma sembra non avere chiaro un concetto basilare della comunicazione, ovvero a chi lei si rivolge. Prenda ripetizioni piuttosto da Eco quando dice che i grandi scienziati o i grandi critici sono sempre chiarissimi e non hanno vergogna di spiegare bene le cose. Un testo dove le cose sono spiegate in modo che tutti le capiscano, non richiede meno abilità di una comunicazione specializzata che magari si esprime tutta per formule comprensibili a pochi privilegiati. Lei non è Proust, né nessun grande autore, quindi non si atteggi goffamente a tale e abbia l'umiltà di accogliere se non con benevolenza quantomeno con serietà le critiche che i lettori di questo blog le muovono.

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Emanuele

circa 5 mesi fa - Link

Io non scrivo per te. Trovo poche cose altrettanto divertenti quanto i rosiconi estivi. Ma non ho tempo. Piuttosto accetto l'invito e riattacco l'Opera Aperta. Tu rosica pure fino a fine stagione e anche oltre, magari trovando degni compagni di gioco, pieni di prosopopea e pretese di esaustività. Ne trovi a ogni crocicchio, come i cocomerari.

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Riccardo

circa 5 mesi fa - Link

Lei non scrive per me (a proposito, non so che educazione abbia ricevuto ma la confidenza di dare del "tu" la si richiede, non ce la si arroga), ma per tutti i lettori di questo blog, tra i quali sfortunatamente anche me. Apprezzo comunque la risposta chiara, anche se non non ho ben capito per cosa dovrei rosicare. Comunque sappia che se non la ritenessi una persona molto intelligente e che potrebbe dare maggiori contributi qui con le evidenti capacità e risorse di cui dispone non avrei nemmeno perso tempo a risponderle in primis. Buona lettura e buona estate.

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