Le Rive del Conegliano Valdobbiadene sono il futuro del Prosecco?

Le Rive del Conegliano Valdobbiadene sono il futuro del Prosecco?

di Andrea Gori

Due milioni e mezzo di bottiglie o poco più in mezzo al mare magnum di Prosecco, una frazione esigua del contingente di 90 milioni di bottiglie di Conegliano Valdobbiadene che, sparse per il mondo, rappresentano la punta di diamante degli spumanti veneti insieme al ben più raro Asolo DOCG. Queste le dimensioni delle “Rive”, una DOCG che sta cominciando a farsi notare per eccellenza e capacità di leggere e restituire un territorio attraverso il Metodo Martinotti, in una ricerca costante di definizione di originalità. Sono 43 bottiglie in totale e rappresentano i vini prodotti sui pendii più scoscesi, dove la meccanizzazione è impossibile e la fatica e l’impegno artigiano dei contadini veneti diventa fondamentale, benchè raramente molto remunerativo. Rispetto al fazzoletto di 108 ettari del Cartizze, i 250 delle Rive sono più sparsi sui 15 comuni della DOCG e il numero di bottiglie  lo rende più accessibile e facile da trovare. Quindi la possibilità di degustarle fianco a fianco e percepirne le differenze è decisamente scarsa e allora ben vengano le occasioni come quella dello scorso Vinitaly, in cui si è potuto confrontarli in un tasting “cuffiato” intrigante e ben organizzato. A titolo di completezza abbiamo inserito alcuni assaggi dei Rive di Andreola che ci sono stati inviati in redazione.

Dal punto di vista geologico non è facile districarsi in questi ettari anche se si può fare almeno una distinzione tra i suoli in area Conegliano con terreni argillosi di origine alluvionale e morenica (con vini più fruttati) e quelli in area Valdobbiadene con origine più antica, composti da morene e arenari che generalmente danno vini più fini e floreali (è la sottozona geologica in cui troviamo anche Cartizze). La tipologia più vinificata è l’extra dry anche se i brut sono sempre di più e, in percentuale, la ripartizione pende sempre più verso i brut a sottolinearne la trasparenza di fronte ai vari terroir.

Frassinelli Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Rive di San Pietro di Feletto 2018 Brut (4gr/lt)
sapido e gessoso con quel particolare caratteristico dei Rive più estremi, acidità molto elevata, pulizia e asciuttezza appena puntellato da note floreali di tiglio, zenzero, acacia e biancospino, allunga e seduce richiamando il bicchiere successivo in maniera ipnotica.  90

Montesel Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Rive di Colfosco 2018 Extra Dry Vigna del Paradiso (19 gr/lt) Lo zucchero in più spinge su frutto di mela verde, pera e susina in confettura, richiami di capperi e salsedine con arricchimento di vaniglia e nocciolina tostata dal lungo affinamento sui lieviti. La bocca ricca e polposa pur sempre nel registro della finezza. 92

Le Volpere Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Rive di Farra di Soligo 2018 Brut Col Volpere (8gr/t)
Note di erbe aromatiche, tiglio, cerfoglio e maggiorana. Sale che torna al palato a più riprese inframezzandosi a note dolci più presenti. Lunghezza bella e sapidità confettata che con la sua vaniglia e la mandorla miste a pesca e torta di mele rendono la beva accattivante e bilanciata. 92

Bortolotti Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Rive di Santo Stefano 2017 Brut Montagnole (4,5 gr/lt) Purezza di terroir senza rinunciare alla piacevolezza, struttura anche aromatica importante, rosa, pesca e mela verde acerba. Gusto acceso e ritmato, una bella scossa elettrica che appassiona gli amanti della freschezza e lasciano un poco più freddi gli altri.   88

Resera Alberto Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Rive di Rolle 2018 Brut (11 gr/lt)
La presenza del calcare nel sottosuolo richiama note di incenso e gesso. Note floreali molto ricche e un ricordo di anice. Si fanno sentire le note di pane appena sfornato che in molti dicono tipiche di Rolle. Poi, note sfuggenti di menta glaciale, freschezza notevole e molto dinamica al palato con dosaggio che lo allunga non poco.   91

Val d’Oca Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Rive di Colbertaldo 2018 Extra Dry
La rotondità del dosaggio (16 gr/lt) ne esalta le note dolci di mandarino e arancio, torta di mela con cannella e maracuja. Il sorso che piace e soddisfa in una lunghezza molto soddisfacente e una sensazione di ariosità tropicale che rilassa e lo distingue molto da altri Rive con ritorni di pesca, fiori di glicine, corbezzolo e d’acacia. 92

Andreola Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Dry Mas de Fer Rive di Soligo 14g/l
Pesca e vaniglia, arioso e distinto, fine e sapido, tocchi di albicocca e susina matura, ritorni mielati al palato dove ha una profondità sorprendente, piccantezza e stile fermo, ricco di dettagli. La beva risulta incredibilmente facile e accattivante.  91

Andreola Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut Col de Forno Rive di Refrontolo 11gr/lt
Marsiglia, anice, robinia, burro di Karitè. La bocca salata e aggressiva che gioca sul filone della sapidità estrema che piacerà molto agli amanti dell’acidità che immaginiamo fuori scala se non intervenisse il dosaggio in apparenza generoso.  89

Andreola Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Dry Vigne dei Piai Rive di Rolle 24g/l
Mela verde che sovrasta all’inizio, ma poi note dolci di vaniglia e crema, lievito e pane con uvetta e frutti di bosco. Gesso e anice, mandarini tardivi, senape e amarene suggerite dal dosaggio forse, ma che operano un contrasto incredibile con la bellissima sapidità tambureggiante di fondo.  93

Col Sandago “Undici” Conegliano Valdobbiadene DOCG Rive di Susegana Dry 20 g/l
Naso piccante pepato, note dolci di susina, confettura di mandarino, mela cotogna, diospero, fichi verdi e ginger. Bocca con rotondità e piccantezze ben inframezzate, incede sicuro e netto anche se il dosaggio lo rallenta nello scorrere agile. Finale di erbe aromatiche, pepe e rosa gialla. 88

Si arriva in fondo a questi assaggi con molte più domande che certezze anche perchè non sono vini affatto facili da degustare nè da decifrare perchè il dosaggio spesso altera non poco la gamma aromatica e la riuscita complessiva. Ma è indubbio che alcune Rive (Rolle e Colbertaldo forse più di tutte) mostrino alcune caratteristiche ricorrenti che vale la pena cercare di evidenziare sempre di più. Il sogno di una completa mappatura aromatica e stilistica delle 43 rive è destinato a rimanere un sogno ma intanto si può cominciare a costruirla assaggio dopo assaggio, magari integrando con visite in queste meravigliose colline che da sole valgono il viaggio.

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Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

22 Commenti

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Sisto

circa 2 mesi fa - Link

Bravo Gori. Gli odori/aromi floreali (nelle varie declinazioni specifiche) sono la caratteristica distintiva dei migliori Valdobbiadene, rive in particolare. Altro che "la glera sa solo di pera matura". Forse se qualche "intenditore" cominciasse ad assaggiarli invece che a parlarne solo male (senza peraltro conoscerli) non ci si stupirebbe più perché alla massa piacciano di più rispetto a spremute di limone, amarognole con odore di lievito incorporato, a prezzi folli (sto parlando di blasonate denominazioni di metodo classico).

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

Come mai non sono state identificate e classificate "Rive" anche all'interno della DOCG Asolo?

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

Credo dipenda dal fatto che quasi tutto il territorio è "Rive" ovvero molto collinare e scosceso. Stiamo inoltre parlando di 11 milioni di bottiglie (da 2mila ettari) quindi una DOCG già di per sè molto piccola. Asolo è in ogni caso l'unica a prevedere la tipologia Extra Brut o Nature nel disciplinare

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

No Andrea. E' che non e' mai stata fatta un minimo di zonazione. Ora sui tuoi assaggi... Ma certi dosaggi di zucchero...ma ci sono o ci fanno??? Se pensi che gia' il nome prosecco chiama a vini secchi! Se pensi al rive di colbertaldo di Frozza o allo zero (zero zuccheri!) Di Silvano Follador.... Quelli sì mi fanno salivare e sentire il terroir! Ma quelle pop drink?? Bah!!!

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Michele

circa 1 mese fa - Link

Da qui si capisce che non sei esperto di prosecco. Ma il dolcetto lo bevi con i dolci? Il Valdobbiadene ha molte anime Mel suo cuore, espandi la tua mente è scoprirai nuove colline.

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Littlewood

circa 1 mese fa - Link

Tranquillo... Quelle colline come altre le conosco per bene...no il dolcetto nn lo bevo col dolce stai sereno.

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 1 mese fa - Link

Se pensiamo che ad un evento in Toscana cui ho partecipato pochi giorni fa, all’aperitivo della manifestazione, mi han chiesto se volevo un “calice di prosecco” e alla mia richiesta di quale fosse - fra le bottiglie di “bolle” che avevano a disposizione - quello più secco, il sommelier (ripeto) il SOMMELIER, mi ha risposto “ehhh si chiama prosecco, è secco“ 🤦🏻‍♂️ Ho guardato in giro se ci fosse una telecamera di “scherzi a parte”. Seriamente...ma a che servono i corsi da sommelier?

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

E' grande come la zona del Barolo allora nemmeno li avrebbe senso fare i cru??? E dai.....

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Massimo

circa 2 mesi fa - Link

Le rive nel dialetto trevigiano indicano dei pendii particolarmente scoscesi e difficili e sono tipiche del territorio del Conegliano-Valdobbiadene, anzi per essere piu precisi piu di Valdobbiadene che di Conegliano. Le colline di Asolo invece sono più dolci e ondulate quindi prive di vere e proprie "rive" da classificare. Inoltre come già ricordato essendo una DOCG molto piccola ha poco senso suddividerla ulteriormente.

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Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

E si troppo piccola.....la romanee 0.4 ha .....

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Rialtoinalto

circa 1 mese fa - Link

A parte i 200 quintali per ettaro, 20/30 trattamenti , giusto quei due grammi di zucchero e un sacchettino di solforosa.....vedo un bel futuro.....

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Sisto

circa 1 mese fa - Link

1) 520 milioni di bottiglie (le 3 DOP insieme), previste 600 nei prossimi 2 anni. 2) Prosecco, come ben documentato nelle ultime settimane sul web, è la denominazione italiana realmente conosciuta all'estero, nei grandi numeri ovviamente (quelli che contano) insieme a Toscana, Chianti e Sicilia, ma non c'è né Barolo né Brunello. https://www.doctorwine.it/firmato-doctorwine/firmato-dw/il-vino-italiano-questo-sconosciuto Contano i numeri non le chiacchiere.

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Vinoltre70

circa 1 mese fa - Link

"Realmente"????chiedi ad.un americano dov'e' valdobbiadene.....dai su altro che territorio..cru e menate varie....

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Sisto

circa 1 mese fa - Link

Io ho scritto "prosecco" non valdobbiadene come riportato da autorevole fonte.

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

L'articolo vorrebbe suggerire la via della qualità (quale salvacondotto per il futuro) attraverso la zonazione e la valorizzazione delle "rive". Seguendo il tuo ragionamento meglio spianarle del tutto così arriveremo più velocemente al miliardo di bottiglie (di qualità men che mediocre). A me non interessa più di tanto ma credo che i risultati della miope strategia dell'uovo oggi non tarderanno a palesarsi.

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Sisto

circa 1 mese fa - Link

Non lo so, quello che so che il suo commento è centrato su una sua percezione (il gusto personale), con tanto di giudizio soggettivo. Che quindi vale come un altro. Invece, io ho riportato fatti e fonti, ciò che conta quando si parla di vendite, mercato, consumatori

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

No, non ho espresso nessun "gusto personale". Sto cercando di seguire il filo del discorso imbastito nel post. E capire cosa c'azzecca il tuo di commento, secondo il quale basta fare i numeri, oggi.

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Sisto

circa 1 mese fa - Link

"di qualità men che mediocre" è un giudizio soggettivo cioè personale, non lo trovo espresso in nessun regolamento, norma o simile. Non ho scritto che "basta fare i numeri", ho risposto (con numeri e fonti) a chi osservava ironicamente che intravedeva un bel futuro. Come al solito (parlo in generale): se il post fosse stato su una delle solite denominazioni (italiane, francesi o altro) gradite agli "esperti", spesso sopravvalutate, allora i soliti commenti entusiasti. Uno sulla vera denominazione italiana di successo planetario, i soliti commenti dei puristi, peccato che alla gente piaccia e se lo compri.

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 1 mese fa - Link

Giusto, Sisto, ed è bene che sia così. Siamo quasi 8 miliardi nel mondo e se alla maggioranza piacciono prosecco, lambrusco (e qualunque altra bevanda fatta col Martinotti), spritzqualcosa e vini in tetrapack è la cosa migliore che ci possa essere, perché se all’improvviso dovessero convertirsi tutti agli Champagne, ai Metodo Classico, a vini francesi e italiani di qualità, saremmo nella m.... Va bene così. W il prosecco, W il lambrusco, W lo spritz!!!

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Sisto

circa 1 mese fa - Link

Esatto, come del resto tutti utilizzano Windows (che è un sistema operativo, secondo le dotte prolusione di esperti nella materia, ciofega e per poveri dementi e analfabeti), e non, ad esempio, Fedora o Solaris osannati dai guru della materia (il 2 % della popolazione che usa un sistema operativo). Cambiano i prodotti ma la dicotomia "prodotto molto venduto ma snobbato dai raffinati accademici" e "prodotto mitico ma sconosciuto alla massa" rimane. PS Daniele Cernilli parla (in un mirabile post) del fenomeno degli "enofighetti": sottoscrivo. https://www.doctorwine.it/firmato-doctorwine/firmato-dw/gli-enofighetti

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

Il problema è che qui mancano le basi meno dottore e più merum http://www.trentinowine.info/wp-content/uploads/2014/01/135-L-Merum-ITA-PROSECCO4.pdf

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Nic Marsél

circa 1 mese fa - Link

Smettiamola con sta cosa che tutti ce l'hanno col prosecco. E non stiamo nemmeno a raccontarci la favoletta del prosecco che salva l'Italia dall'oblio. Il successo che ha portato all'allargamento della DOC a due intere regioni è verosimilmente dovuto alle meravigliose colline di un'area piuttosto limitata che dovrebbe essere maggiormente tutelata. Non bastano le DOCG così come sono oggi. A maggior ragione estendere la qualità su una DOC con determinati numeri, in prospettiva, è semplicemente utopico. La parola d'ordine dei più è calvalcare l'onda finchè dura. E' una buona strategia? Non è un problema mio.

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