Lafòa è anche pinot nero. E Colterenzio va a cena con Enrico Bartolini

Lafòa è anche pinot nero. E Colterenzio va a cena con Enrico Bartolini

di Andrea Gori

Si Hortum cum Bibliotheca Habes Nihil Deherit sta scritto nella Biblioteca Storica della Casa del Podestà della Fondazione Ugo da Como.

Facile dirlo quando sei nella Rocca di Lonato del Garda e davanti a te hai uno scrittoio imbandito di bicchieri Josephine Hutte (la nuova azienda del fondatore di Zalto, defenestrato dai soci dalla casa madre che porta il suo nome) pronti ad accogliere il nuovo arrivato nella gamma Lafòa di Colterenzio, la cantina sociale di Schreckbichl guidata da Max Niedermayr e con Martin Lemayr vicino alla trentesima vendemmia come enologo capo di un discreto colosso altoatesino, tra i primi a imboccare la strada dei “super” altoadige, vini senza compromessi votati alla qualità con piccole selezioni di vigna e cantina.

Il primo è stato il cabernet con l’annata 1989 (Lafòa era proprio il nome del vigneto) seguito poi nel 1993 dal sauvignon poi da chardonnay e gewurztraminer. Forse è il sauvignon finora ad essere quello più celebrato e premiato nonostante la costanza qualitativa e la longevità complessiva della gamma sia ben diffusa su tutte le varietà.

L’approdo al pinot nero era scontato visto che rappresenta l’uva rossa in maggior percentuale sulle colline di riferimento dei conferitori della cantina (12%) che è in genere per il resto fortemente orientata ai bianchi (70% del totale). Scontato come ulteriore aggiunta alla linea ma non certo scontato per eleganza e freschezza nonchè per carattere territoriale che negli ultimi anni in Alto Adige il pinot nero pare aver perso lo slancio delle prove migliori e che quantomeno debba iniziare a ripensarsi in seguito al cambiamento climatico.

Si scelgono (già dieci anni fa) i migliori vigneti dei conferitori arrivando a sei in totale tre Ora  e Cornaiano e tutti con età importante dai 15 ai 33 anni. Terreno morenico per lo più (con la rilevante eccezione di Kiechenlberg con suolo ghiaioso con argilla e calcare) e secondo Martin questo implica che la maturazione sia portata molto avanti per avere un bell’equilibrio di componenti, più vari accorgimenti come una prima parte di fermentazione a bassissima temperatura e il giusto uso di vinaccioli.

L’etichetta ricalca le atmosfere klimtiane e art nouveau degli altri vini della linea, aggiungendo uno sfondo violaceo al disegno totemico originario ideato della scultura di bronzo realizzata dal pittore e scultore Guido Anton Muss (1941-2003 – Val Gardena), professore nelle scuole d’Arte a Venezia e Firenze, numerose mostre in Italia e all’Estero).

Lo assaggiamo utilizzando i nuovi sorprendenti bicchieri Josephine Hutte disegnati da Kurt Zalto in persona che si rivelano eccezionali nell’esaltarlo con una feeling di leggerezza meno estremo rispetto all’azienda precedente ma anche solidità e importanza notevoli.

Pinot Nero Lafoa Colterenzio-Schreckbichl Alto Adige 2018
Da servire ben fresco, offre un gorgo di evoluzione di frutta di bosco, ginepro e spezia verde, lato terroso e sottobosco, iodio, cedro bergamotto anice e menta, caramello mou salato, pepe nero e dolce, liquirizia, vaniglia. In bocca ha piccantezza e ricchezza tannica, definizione sontuosa e raffinata con il territorio che spunta fuori da ogni goccia grazie anche alla brillante acidità.

La struttura non è banale ma alla fine a vincere è sempre una rimarchevole eleganza, grazie alla levità complessiva ottenuta con la piena maturità delle uve senza eccessi. La dinamica nel bicchiere è splendida, progressiva e, da una iniziale uscita su note verdi (servito a 10-12 gradi), cresce via via in dolcezza fino ad un finale ferroso, appena amaricante ma pienamente ricompreso nell’alveo della pienezza di struttura. 94

Nel corso della serata, a tratti magniloquente ma sempre raffinata con tanto di concerto lirico splendido, abbiamo avuto modo di provare tutti le ultime uscite Lafòa su una serie di piatti fenomenali di Enrico Bartolini che dimostra che la sua cucina non ha paura di muoversi visto che l’esperienza, di sala e di gusto, è decisamente di pari livello a quello che si può godere al MUDEC di Milano.

Schermata 2021-07-13 alle 10.49.22

Gewurztraminer Lafoa Schreckbichl-Colterenzio 2018 Alto Adige DOC
Frutto della passione, albicocca e mele candite, pepe bianco resine e spezia, lytchees, talco, erbe appena tagliate, sorso di slancio e acidità ben dosata. È secco e sontuoso, sapido e succulento nel finale che pare durare minuti tra mandarini, arance amare e tabacco biondo 93

su Alice, ostrica e caviale, umami su umami splendido di rimandi ferrosi e dolci in un felice duetto.

Sauvignon Lafoa Schreckbichl-Colterenzio Alto Adige Doc 2019
Erbe aromatiche, anice e menta, ricchezza ed eleganza tropicale, mela verde e rafano, vino indicato tra sottigliezza e ampiezza, al sorso scatta di acidità, note citrine, zenzero e pepe nero, movenza sensuale nel bicchiere che si risolve a ondate di gusto successivo. Emerge alla distanza definendo un frutto carnoso eppure sempre sfuggente. 96

Vino maiuscolo da abbinamento a 360 gradi, nel nostro caso perfetto su Manzo in aspic contemporaneo, dove arte e gusto estetico si fondono al piacere del palato che comprende carni, fiori, verdure e frutto della passione.

Chardonnay Lafoa Schreckbichl-Colterenzio ALto Adige Doc 2019
Arancio candito, pepe, zenzero, tropicale e grintoso, mentolato, sorso sapido, naso tranquillo e pacifico ma in bocca ha il passo della longevità e tante sfumature di grinta generosa. 92

Ottimo se servito su un piatto come i Bottoni di olio e lime in salsa cacciucco e polpo perchè sfodera bene il suo doppio valore di vino di beva dolce e freschezza sapida.

Schermata 2021-07-13 alle 10.46.41

Cabernet Sauvignon Lafòa Schreckbichl-Colterenzio Alto Adige Doc 2017
Il capostipite ha sempre il suo fascino con note bordolesi nordiche e ombrose, sottobosco e menta, pepe, senape e peperoni abbrustoliti, frutta di bosco rossa e nera, zenzero e miele di eucalipto. Sorso di abbondanza, energia e sostanza, energia e nota alcolica importante dovuta all’annata che si fa sentire in chiusura. 93

Un vino che da altre connotazioni (ancora!) al piatto firma di Enrico Bartolini ovvero il Risotto alle rape rosse e salsa di Gorgonzola Evoluzione che usa anche le amarene per intensificare i rimandi dolci e salati sia del piatto che nel vino.

Torna in tavola il Pinot Nero a questo punto perchè va festeggiato a modino unendolo al Piccione arrosto, una serie di rimandi di consistenze e sapori che lo esaltano e si esaltano con il pinot nero appena presentato .

La cena prosegue con Zabaione tradizionale, pistacchio di Bronte e albero di arance e con una piccola pasticceria finale talmente buona che meriterebbe un post a parte.

Ma la dolcezza della serata non è solo nel suo bel finale ma nel fatto che ormai è chiaro che la strada del pinot nero in Alto Adige è quella del territorio, anni luce lontana dagli eccessi di legno calore e struttura di qualche anno fa, da ora in avanti ci si divertirà sul serio.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

3 Commenti

avatar

Nicola Micheletti

circa 1 settimana fa - Link

La linea Lafòa è eccezionale, a mio parere il meglio delle cooperative dell’ Alto Adige. Sauvignon e Chardonnay buonissimi (preferisco il secondo personalmente). Non lo specifici ma dalle tue note di degustazione mi pare di capire che il Pinot Nero Lafòa sia vinificato in maniera elegante e poco muscolare, e quindi un po’ diverso da quello delle altre grandi cantine della zona. Confermi?

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 1 settimana fa - Link

esatto Nicola, la cantina e l'enologo hanno ben presente la tendenza di oggi per vini meno muscolari e soprattutto vogliono che si senta bene la differenza tra il loro vino di una zona ben diversa da Mazzon e simili dove i muscoli e la sostanza spesso sono più presenti.

Rispondi
avatar

Marco

circa 6 giorni fa - Link

Io devo anc ora provare questa linea! Sono molto propenso! Ti dirò non appena avrò deliziato il mio palato!

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.