Le Vide, il Trento Doc che arriva da lontano

Le Vide, il Trento Doc che arriva da lontano

di Denis Mazzucato

Avete presente quando alle superiori studiando storia bisognava imparare a memoria sfilze di nomi di papi, duchi, conti, marchesi e nobiltà varia, con i cognomi che non erano mai meno di 2 e i nomi che si rinnovavano di nonno in nipote aumentando la confusione? Ecco.
Ora che le scuole le ho finite da lustri ripercorrere la storia di una famiglia per puro sfizio, per capire come mai possieda cantine storiche in tre diverse regioni (anzi quattro) è divertente e rilassante.

La storia inizia qualche secolo fa tra Veneto, Marche e Toscana, e coinvolge tre famiglie: i Riccati, gli Azzoni Avogadro e i Carradori.

Jacopo Riccati era un matematico veneziano, famoso per una particolare tipologia di equazioni differenziali, a cui è stato addirittura dedicato un asteroide (l’14074 Riccati). L’ultima discendente, Augusta, quando nel 1800 sposò il Conte Roberto degli Azzoni Avogadro portò in dote i possedimenti che la famiglia aveva in Veneto.
Gli Azzoni Avogadro sono una antica casata nobile di Treviso sebbene di origine tedesca. Il nome deriva infatti da Azzo di Lotaringia, detto anche Erenfredo, figlio di Ermanno I di Lotaringia.

Nel 1389 il vescovo di Treviso concesse dietro raccomandazione del Doge a Rizzolino degli Azzoni l’investitura dell’Avogarìa del Vescovado (cioè dell’amministrazione dei beni ecclesiastici) per sé e per i suoi discendenti maschi legittimi in perpetuo. Da qui arrivarono Avogadro e la nobiltà.

All’inizio del secolo scorso Aldobrandino degli Azzoni Avogadro (discendente di Augusta), amante della campagna toscana, lasciò il Veneto per trasferirsi a La Rotta, piccolo villaggio tra Firenze e Pisa dove iniziò a occuparsi di agricoltura destinando i terreni collinari alla vite.

Infine i Carradori, famiglia marchigiana il cui nome deriva da “carratori”, costruttori e riparatori di carri e carrozze, che nel corso dei decenni accumulò circa 2000 ettari di terreni tra Potenza Picena e Osimo.

I figli di Filippo Carradori, Telesforo, Carlo ed Edvige, decisero che alla loro morte i beni dovessero passare ai fratelli.

Edvige, l’ultima superstite, ereditò quindi tutto e sposò il Marchese Lotario Rangoni Machiavelli di Modena da cui ebbe tre figli, Giuseppe, Isabella e Filippo.

Per volere del padre Isabella venne esclusa dall’eredità, ma il fratello Filippo, senza discendenza, alla sua morte lasciò tutto a lei (tiè!).

Isabella Rangoni Machiavelli sposò nel 1906 il Conte Aldobrandino degli Azzoni Avogadro riunendo (finalmente!) sotto un’unica famiglia i possedimenti in Veneto, Toscana e Marche.

Il loro figlio Roberto, per volere della madre aggiunse al proprio cognome Carradori (tepossino!) a ricordo delle origini Marchigiane di quel ramo della famiglia.

Ci siamo! Roberto ebbe tre figli, Aldobrando, Filippo e Valperto degli Azzoni Avogadro Carradori, il protagonista di oggi, che un po’ per compensare, un po’ per burla, da qui in poi chiamerò V.

Dopo “Conte Aldobrando” (Toscana), “Conti degli Azzoni” (Marche) e “Conti Riccati” (Veneto) è nato quindi da poco un nuovo progetto della Azzoni Wines: Le Vide (le viti in dialetto noneso).

Siamo a Predaia, una trentina di kilometri a nord di Trento, nel cuore della Val di Non e della denominazione del Trento DOC.

Paola Zadra che gestisce la cantina e l’enologo trentino Massimo Azzolini, che vanta esperienze in Franciacorta, sui Colli Piacentini e anche dai miei vicini di casa del Gavi, sono gli altri personaggi della storia.

La linea di Trento DOC che abbiamo assaggiato si chiama AltiliA, nome che vuole richiamare le alte cime dei luoghi nei quali nasce questo spumante, con buona pace degli amici calabresi del comune di Altilia (Cosenza), che senza far nulla potranno dire di avere un vino che si chiama come loro.

Le altitudini dei vigneti variano da 200 a 500 metri e una menzione particolare va al vigneto San Valentino, ad Ala, che prende il nome dal vicino Santuario. Terreno scosceso perlopiù argilloso che produce uve dall’alto grado di acidità.

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Trento DOC Brut Millesimato 2015: 100% chardonnay, prodotto esclusivamente in acciaio, vendemmia 2015, la presa di spuma è iniziata nell’aprile 2016 e si è conclusa nel 2019.
Colori giovani, perlage fine e profumi semplici ed eleganti di agrumi e leggera pasticceria ravvivati da punte di mineralità sassosa. In bocca risulta piacevolmente avvolgente, piuttosto largo, di buona morbidezza, sorretto soprattutto da mineralità e sapidità. Sconsigliato a chi beve bollicine affilate come rasoi, può essere un ottimo compagno a tutto pasto, dall’aperitivo al dolce (escluso!). Passepartout.

Trento DOC Extra Brut Millesimato 2015: stessa vinificazione del Brut, ma con una selezione della cuvée che predilige le vigne più vecchie e residuo zuccherino chiaramente più basso. Il naso si allarga a note floreali di gelsomino, l’agrume passa dal limone al cedro, resta la sensazione minerale e la pasta sfogliata sempre sullo sfondo, senza appesantire. Molto elegante.
In bocca si conferma abbastanza largo ma più in equilibrio rispetto alla versione Brut. Beneficia del residuo zuccherino più basso migliorando l’equilibrio generale, sale la freschezza, sale la sapidità, e al retronasale si sentono bene i canditi (non solo agrumi ma anche l’albicocca). Centro.

Trento DOC Brut Rosè: 70% Chardonnay e 30% di Pinot Nero con metodo saignée. La quota di PN è ben percepibile sia al naso che in bocca, dove i piccoli frutti rossi (fragolina di bosco soprattutto) sono il primo sentore che si percepisce al naso e l’ultimo ad andarsene sul finale in bocca.
Di struttura chiaramente più importante, è quello che patisce di più la tendenza alla morbidezza di tutti i vini, salvato però da una bella sapidità.
Se gli altri (in particolare l’extra brut) sono godibili anche bevuti da soli o con piccoli amuse bouche, questo si apprezzerà soprattutto come accompagnamento ad un buon pasto.

Le Vide produce tre vini eleganti con bollicine sempre fini e piacevoli, ma la firma enologica degli spumanti AltiliA è rappresentata senza dubbio dall’ampiezza della struttura e da una tendenza alla morbidezza che si percepiscono chiaramente in tutte e tre le bottiglie fin dal primo assaggio (comunque nell’ambito di un metodo classico, nessuno si aspetti un Merlot…).

Se questa tendenza da un lato li rende facilmente apprezzabili e adatti ad accompagnare un pasto completo, dall’altra va tenuta sotto controllo per non rischiare di penalizzarne la scorrevolezza, in particolare per quanto riguarda il Rosé e il Brut, buoni ma un po’ vicini al bordo da questo punto di vista. L’Extra Brut invece è ottimo così. Bravo V.

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Denis Mazzucato

Monferrino DOC, informatico da troppo tempo, sommelier da troppo poco, musicista per sempre. Passato da Mina, Battisti e Pink Floyd a Fiano, Grignolino e Chablis, cerco un modo per far convivere le due cose. Mi piacciono le canzoni che mi fanno piangere e i vini che mi fanno ridere.

2 Commenti

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hakluyt

circa 2 mesi fa - Link

Ma l'attrice Nicoletta Rangoni Machiavelli faceva parte anche lei della genealogia ???

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Denis Mazzucato

circa 2 mesi fa - Link

Non lo so ma non lo escludo, e cerco di capirlo (o magari V legge e ci risponde lui!). Grazie per la lettura.

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