La ricetta del vino perfetto (qui ed ora)

La ricetta del vino perfetto (qui ed ora)

di Nicola Cereda

Il concetto di perfezione assoluta è relativo. Vale anche per il vino. Dal gusto dominante al de gustibus, dalla moda passeggera al contesto storico, dalla critica al pubblico, dalle verità scolpite nel plutonio al volubile percorso evolutivo personale. E allora relativizziamo!

Qual è per me, oggi, il prototipo di vino perfetto?
In primo luogo un vino dal prezzo accessibile che mi consenta acquisti ripetuti e compulsivi. Un vino che mi rechi conforto come una coccola e non solo per la presenza dell’alcol. Nessuna verticalità estrema perchè soffro di vertigini gustolfattive e temo per lo smalto dei miei denti. Niente mollezze che costringano all’abbandono per ko tecnico papillare al primo bicchiere. Colore rosa carico o rosso scarico, a piacere, comunque limpido e luminoso. Versatile: buono con ogni cibo e in ogni stagione. Che sia al contempo forma e sostanza e che si confermi affidabile anno dopo anno. Apro una parentesi. La peculiarità di una specifica annata è troppo spesso utilizzata come giustificazione da chi ha imbottigliato un vino difettoso.

All’opposto, la piatta omologazione delle caratteristiche organolettiche, al netto di millesimi molto diversi, è dolo da parte di chi pianifica pasticci in cantina in nome di una millantata costanza qualitativa. Chiusa parentesi. Che provenga da agricoltura davvero rispettosa dell’ambiente, non solo sulla brochure aziendale. Che sia prodotto con uve di varietà autoctone in grado di leggere il territorio anche quando elaborate in maniera originale e innovativa. Imbottigliato in vetro leggero e trasparente in nome della sostenibilità, certo, ma anche per rallegrare la tavola. Che abbia un nome programmatico e un’etichetta dall’estetica accattivante perché anche l’occhio vuole la sua parte.

Mi è tutto chiaro mentre trangugio di gusto (lo so, è immorale) una delle ultime bottiglie di Lezèr 2020, Teroldego da viti giovani dell’azienda Foradori di Mezzolombardo (Trento) al centro della Piana Rotaliana. Un vino che soddisfa pienamente i miei requisiti e la mia sete golosa. Delicatamente floreale e fruttato al naso su sfondo vinoso, molto dinamico e vitale al palato. Agile, radioso, sincero, fragrante, ricco come solo le cose semplici e veraci possono essere.

Nutro grande rispetto per il lavoro di Elisabetta Foradori, autentico faro della viticoltura trentina e protagonista assoluta della rinascita e riqualificazione di varietà locali come Teroldego e Nosiola. Allo stesso tempo le sue pluripremiate bottiglie non mi hanno mai entusiasmato. Per paradosso la scintilla è scoccata col più semplice ed economico tra i vini presenti nel listino aziendale. Non sarà il massimo della gratificazione per chi sta dedicando la vita ad inseguire l’eccellenza qualitativa attraverso le selezioni, ma è così che a volte vanno le cose.

Scrive Wolf alla famiglia, sullo sfondo della devastazione della Germania postbellica, nel documentario Heimat è uno spazio nel tempo per la regia di Thomas Heise: “ho imparato a conoscere il gusto come capacità di piacere disinteressato e la bellezza come ciò che piace, in generale, senza un concetto”.

Che sia tutta qui la chiave della felicità?

Il Lezèr, Vigneti delle Dolomiti IGT Rosso, ha una storia davvero particolare così descritta nel sito aziendale: “L’idea di vinificare un Teroldego leggero, celebrativo dei mesi estivi ci intrigava da anni. Solo la grandine di Agosto 2017, che distrusse il 40% del raccolto, ci ha dato l’occasione di buttarci senza remore. Dalle piccole quantità delle vigne danneggiate abbiamo generato un mosaico di decine di prove di vinificazione con breve macerazione che costituisce Lezèr; vari tentativi in anfora, legno, cemento e acciaio, in lotti separati e mai con più di 24 ore di permanenza sulle bucce. Questo vino nasce con lo spirito della sperimentazione e continua su questa strada. Seguendo gli sviluppi dell’annata ogni anno giochiamo con l’aggiunta di grappoli interi, cambiamo i contenitori oltre che le tecniche e tempistiche delle brevi macerazioni. Le uve provengono dai vigneti sabbiosi di Teroldego, secondo l’annata possono esserci aggiunte di altre varietà fino al 10%”.

Tre indizi (le annate che ho bevuto) farebbero una prova, ma quattro vendemmie in tutto non bastano a certificare la grandezza di un vino che deve necessariamente confermarsi per un lasso di tempo ben più lungo. Per il momento piace parecchio e non soltanto a me dal momento che si trova al terzo posto nella classifica dei vini “Triple A” più venduti degli ultimi due anni. La versione 2020 (25.000 bottiglie) è esaurita da tempo. Elisabetta, non ci deludere con le prossime uscite!

Ecco, il Lezèr è il mio vino perfetto, almeno fino a domani (Circo Fantasma docet). Il mondo è grande e chissà quanti altri piccoli capolavori colpevolmente ignoro. Lascio spazio ai suggerimenti mentre faccio spazio in cantina…

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Nicola Cereda

Brianzolo. Cantante e chitarrista dei Circo Fantasma col blues nell'anima, il jazz nel cervello, il rock'n'roll nel cuore, il folk nella memoria e il punk nelle mani. Co-fondatore di Ex-New Centro di arte contemporanea. Project Manager presso una multinazionale di telecomunicazioni. Runner per non morire. Bevo vino con la passione dell’autodidatta e senza un preciso scopo. Ne scrivo per non dimenticare e per liberarmi dai fantasmi delle bottiglie vuote.

18 Commenti

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Nic Marsél

circa 3 settimane fa - Link

Addendum: caro Lezèr "ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse un tentativo"?

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MarcoMariaRiva

circa 3 settimane fa - Link

Il paradigma del "che mi permetta acquisti ripetuti" si scontra con la disponibilità (oltre che col prezzo). Trovare una bottiglia di lezér è bel difficilotto per cui lo spazio in cantina mi sa che sarà a vantaggio di altro. Attendiamo fiduciosi il 2021 (o una dritta su qualch sito online...).

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Nic Marsél

circa 3 settimane fa - Link

Suvvia, non è certo un vino di fascia di prezzo elevata. On line l'ho trovato a meno di 13 euro, soldi che ho speso molto volentieri. Mi dicono che l'annata 2021 sarà disponibile a partire da marzo.

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MarcoMariaRiva

circa 2 settimane fa - Link

Trovato ora anche io online. Appena arriva assaggio e farò sapere.

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Mattia Grazioli

circa 3 settimane fa - Link

Posto che Lezer è un gran vino che mi tracanno sempre con grande piacere, mi viene da esprimere un però: c’è la sicurezza che sia la massima espressione possibile di quelle vigne in tutti gli anni? Il Foradori mi sa meno di depotenziato; Morei e Sgarzon ancora meno Io ci sto ragionando e provando da un po’ a pensare ad un vino un po’ più beverino, ma per avere una maturità fenolica buona, ho gradazioni comunque troppo elevate.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 settimane fa - Link

Il vino perfetto è "il" tema intrigante, per definizione. Con affetto per Elisabetta, persona squisita oltre che produttrice di ottimi vini, mi terrei a quello. Giusti ambedue i tuoi presupposti, il qui e ora e il quel che piace a me. Ne aggiungerei un terzo: il vino utile, quello che soddisfa una mia necessità. E le necessità sono infinite, dal piacere di una bella ragazza con cui sto cenando al dono prestigioso che il medico che mi cura potrà riconoscere come tale. Con questi tre presupposti, e con le loro combinazioni, ogni bottiglia ha la nicchia in cui può imbucarsi. Poi occorre trovarla, ma questo è un'altro discorso.

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erique

circa 3 settimane fa - Link

Poco c’azzecca col post, ma al pranzo di Capodanno abbiamo stappato un Brunello della Fattoria dei Barbi, scelto, assieme ad altri, dopo aver “bombardato” di domande l’enotecario, gentile e disponibile (per mia fortuna), della fortezza a Montalcino dopo una fugace visita di fine anno. Da quella bottiglia, finita in pochi minuti in quattro commensali, mi sono convinto che il 2022 non potrà che essere un anno all’insegna di una maggior leggerezza, in tutti i sensi positivi possibili che questo termine riesce ad avere (e senza scomodare Calvino che si diventa pedanti…).

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vinogodi

circa 3 settimane fa - Link

...dal racconto di Nicola , mi sovviene un altro vino con caratteristiche simili e tentativo similare di ritornare alle origini di una tipologia oggi un pò superata commercialmente da "ripassi" sconsiderati o concentrazioni anomale : la Valpolicella Reverie di Celestino ( Zymé ) . Partendo, però , da presupposti personali diversi , dove la piacevolezza di beva , mai negletta , viene completamente sommersa dall'emozione sensoriale che non alberga necessariamente in vini semplici , reperibili e dal basso costo , in un processo consolatorio di autoconvincimento del sostenibile secondo me ... poco sostenibile concettualmente ( se costa poco , è reperibile ed anche buono , tanto meglio , però....) ...

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Nic Marsél

circa 3 settimane fa - Link

Da una seduta psicanalitica potrebbe anche emergere che sono vittima di un processo consolatorio di autoconvincimento :-) ma ti assicuro, Vinogodi, che di questo vino godo. Dipenderà anche dall'aspettativa rispetto a una determinata bottiglia. I grandi nomi spesso mettono a disagio (lo so, non è il tuo caso :-) ) e la delusione è sempre in agguato. Non è mai il momento giusto per il grande vino, soprattutto se atteso anni in cantina. Tornerà il tempo per gli ottomila, oggi trovo conforto, reale e non dissimulato, su questa dolce collina dalla quale si gode un gran bel tramonto.

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Nicola Micheletti

circa 3 settimane fa - Link

Reverie davvero buono! Per inciso lo trovo meglio riuscito di altri prodotto ben più importanti della cantina. Sottolinea meglio riuscito, non più buono (sennò alcune persone la prendono a male). Tuttavia in Valpolicella secondo me il campione di bevuta in leggerezza ma con enorme ventaglio olfattivo e di piacere è il Saseti di Monte dall’ Ora.

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Lanegano

circa 3 settimane fa - Link

Saseti Monte Dall'Ora semplicemente delizioso.

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domenico

circa 3 settimane fa - Link

Occhio a consigliare il vino perfetto! Tutte le volte che ne trovo uno, dopo poco, e non certo per merito dei miei consigli, il prezzo sale e le bottiglie esauriscono velocemente. Ad esempio: Il Saseti è esaurito su quasi tutti i siti di e-commerce. Un altro vino perfetto è il Pago de los Capellanes Roble: qualche anno fa costava 9 euro, ora intorno ai 13, consiglio vivamente. Ultimamente, mi sono appassionato al Carpentiere Nero di Troia Pietra dei Lupi. La verità è che "il mondo è grande".

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Lanegano

circa 3 settimane fa - Link

Haut Marin n.6 Cotes de Gascoigne, a proposito di 'vini perfetti' in una fascia di prezzo veramente risibile. Aggiungo Comitis e Sinespina Cascina Melognis e Cuvèe de l'Oncle Paul Moissenet Bonnard. Salendo un po' di prezzo Carema Riserva Produttori di Carema (2013 e 2015 stupendi).

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marcow

circa 3 settimane fa - Link

L'articolo contiene molti spunti interessanti. Contiene anche delle granate, pronte ad esplodere se non si legge distrattamente e superficialmente. __ La granata più appariscente è quella che un vino di 13 euro può avvicinarsi al concetto di PERFEZIONE RELATIVA (non esiste quella ASSOLUTA) e può dare piacere, molto piacere, il massimo del PIACERE "PERSONALE" ottenibile da un bicchiere di vino. __ Chi segue da lettore i discorsi, le narrazioni sul vino, sui vari media, degli ultimi decenni, non può non rilevare la deflagrazione di questa opinione. In un mondo, quello del vino, dominato dagli interessi del marketing e la cui narrazione ha, principalmente, lo scopo di servirlo.

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Nic Marsél

circa 3 settimane fa - Link

Marco, ti ringrazio per il commento e la considerazione. Tuttavia la mia rimane una pura opinione che è valida solo con le premesse indicate nella premesa. Negli anni ho potuto confrontarmi con parecchi vini dal costo superiore anche di dieci volte rispetto al Lezèr ma non ho e non pretendo nemmeno di avere una competenza che è tale solo di chi è del settore e lavora con passione e dedizione. Sono certo che molti degli stessi editor di intravino (come anche di lettori quali Vinogodi) non saranno d'accordo con la mia posizione :-) Degustare e bere sono attività differenti. Io sono un bevitore che per eccezione degusta (anche cento campioni in un giorno, se necessario) ma bevitore rimango. Quando assaggio è solo perchè sono alla ricerca di ciò che poi andrò a cercare per la mia variopinta scorta annuale. Gli addetti ai lavori al contrario di norma degustano e raramente bevono. A casa cerco di tenermi delle bottiglie da consumare con approccio "cerebrale" se intendo scriverne, ma questo mi allontana matematicamente dal piacere di assaporare questa bevanda con totale distacco e relax. Ed ecco che in certe situazioni può dare più godimento un vino senza pretese rispetto a una blasonata bottiglia che pretende un occhio di bue costantemente puntato.

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Nicola Micheletti

circa 2 settimane fa - Link

Secondo me stiamo parlando di vini al contempo facili da bere ma contemporaneamente non banali e comunque dotati di eleganza nella loro semplicità . La versatilità è un grande pregio ma nel valutare un vino non viene prima della complessità , salvo quando ovviamente non sia ricercata come priorità.

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Vinologista

circa 2 settimane fa - Link

Come se fosse antani la supercazzola del processo consolatorio di autoconvincimento del sostenibile avendoi un approcio celebrale e matematicamente secondo l'articolo 12 abbia pazienza sennò posterdati per due io amo particolarmente la Malvasia Chioma Integrale di Vignai da Duline , un vino sempre "brillante" e multicolore ..,..buone bevute a tutti tarapia tapioco....

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littlecat🍼

circa 2 settimane fa - Link

Sono un lettore silente di intravino Ma dopo questo articolo voglio scrivere due parole te vojo bene.

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