La questione della luce per lo Champagne Henriot

La questione della luce per lo Champagne Henriot

di Andrea Gori

Joseph Henriot è stato uno dei grandi personaggi della storia recente della Champagne e il fatto che la maison fondata nel 1808 dall’avo Apolline torni in Italia con una distribuzione in grande stile è un bel segnale di considerazione del nostro mercato e di speranza per i prossimi mesi , decisivi per molte aziende della ristorazione.

Una maison con trascorsi di proprietà che ne hanno intaccato le grandiose proprietà in fatto di chardonnay, il vitigno che caratterizza maggiormente lo stile delle cuvèe, ma che oggi ha riguadagnato tra acquisizioni e contratti una qualità di materia prima di indiscusso valore. Il tutto in mano all’ultima generazione di Henriot, Thomas, e la chef de cave Alice Tètienne, una grande promessa arrivata da Krug dove era responsabile di rapporti con conferitori.

Suo il duro compito di non far rimpiangere i predecessori, a partire dal premiatissimo Laurent Fresnet e, soprattutto, di portare avanti l’idea di eleganza, freschezza e luminosità che contraddistingue la maison fin dagli esordi.

Era stato Fresnet a introdurre nella gamma la nuova cuvèe de prestige Hemera in sostituzione della veterana Cuvée des Enchanteleurs con la vendemmia 2005 e ha anche raffinato e portato avanti il particolare lavoro sui vin de reserve che per tutte le cuvèe Henriot consiste in una solera di chardonnay chiamata “cuveé 38” , alimentata fin dal 1990 con il miglior chardonnay grand cru che passa per la cantina. L’idea di questa réserve perpétuelle da Avize, Choully, Oger e Le-Mesnil fu proprio di Joesph Henriot ed è la garanzia che, di generazione in generazione, non si perdarà lo stile e il rigore.

Champagne Henriot Brut Souverain
8gr/lt dosaggio base di partenza 2015 Deg. Nov 2019 poi 30% di vin de reserve di cui lo chardonnay in perpetua da tre grand cru. Il nome Souverain deriva dal fatto che Henriot era fornitore della corte d’Olanda e poi dell’impero austroungarico. Echi dell’impero di sentono nei colori e nella intensità, tono dorato e ricco, sapido, salino, agrumato, felice, allegro e senapato. Ancora zenzero e curry, opulento, ricco ma grande acidità e capacità di incalzare il palato, lunghezza e personalità fitta e pepata, incalzante la bollicina. 88

Champagne Henriot Blanc de Blancs
Per una maison vocata allo chardonnay, un vino fondamentale, biglietto da visita importante. Degorgement Aprile 2018, base 2014, poi 4 anni sui lieviti. Note di zagara e agrumi, mandarino e arancio, fine e dolce di canditi, zucchero filato, bollicine finissime cremose raffinate e delicate, caffè e tostature delicate e sensuali, finale di bellissima lunghezza. 92

Champagne Henriot Brut Rosè
Visciola e ribes rosso, lamponi, agrumi, pepe e cardamomo, 10% di meunier, confetto e zenzero, rosmarino, dolce e fine, sensualità e spezia, raffinato e armonico con lunghezza gastronomica, da aperitivo ma non solo. 90

Champagne Henriot Brut Milllesimèe 2008 100% grand cru e premiere cru, minimo 8 anni sui lieviti, dosaggio sotto i 6 gr/lt 50% pn 50 ch%. Dorato ricco e splendente, dattero, fico, noci, agrumi, canditi, zenzero e lieve fumè, miele e limone candito, pompelmo e albicocca, slancio di beva, intensità e gusto, lunghezza e stile compatto e luminoso. 92

Champagne Henriot Cuvée Hemera 2006
Uve chardonnay da Chouilly, Avize e  Mesnil-sur-Oger, pinot nero dal versante nord della Montagne de Reims ovvero Mailly, Verzy e  Verzenay. Rispetto alla Cuvée des Enchanteleurs  non cambia l’origine dei vigneti ma è stata spostata di molto in avanti l’epoca di raccolta per avere meno opulenza ma più intensa freschezza. L’annata però ci mette del suo e l’abbondanza e ricchezza governa le sensazioni, comunque affascinanti e radiose. Note di miele, canditi, frutto rosso e ricco , ribes, materico e pulsante, rotondo e roccioso granitico ma anche luminoso come da stile maison. Al sorso rivela untuosità e ricchezza senza cedimenti in freschezza , spinge disseta, allarga e seduce, opulento e ricco nel finale di erbe aromatiche e anice.  94

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

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Vinogodi

circa 4 settimane fa - Link

...sentita la Cuvee 38?

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Andrea Gori

circa 4 settimane fa - Link

magari! ho protestato perchè non c'era...ma dato il costo e la rarità in Italia ne avranno assegnate pochissime

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vinogodi

circa 4 settimane fa - Link

...si , mica facile averne . Bevuta domenica , la bolla dell'anno...

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Mostogodi

circa 4 settimane fa - Link

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