La promozione del vino marchigiano senza Giancarlo Rossi è una vergogna

di Alessandro Morichetti

Giancarlo Rossi ha dedicato gli ultimi 18 anni della sua vita a promuovere il vino marchigiano. Lavorava all’Assivip, struttura liquidata a maggio 2010 per una legge europea. Giancarlo Rossi è l’uomo che vorresti in qualsiasi regione. Uno che si sbatte, organizza, carica e scarica cartoni, contatta giornalisti, produttori e anime sante di ogni natura sempre con pazienza e sorriso sulle labbra. Di professionisti simili ne trovi uno ogni mille, se va bene. Basti chiedere ai vari Carlo Macchi (che lodevolmente ha dato visibilità a questa storia vergognosa su Wine Surf), Giampaolo Gravina (L’Espresso), Alessandro Masnaghetti (Enogea) e compagnia. Dunque, muore l’Assivip e gli subentra l’IMT (Istituto Marchigiano di Tutela Vini), nato nel 1999 con mansioni di controllo qualità prima di riciclarsi abilmente nella promozione, passata intanto a Valore Italia per volontà del Ministro Luca Zaia.

A questo punto introduco un pezzo da 90 del vino marchigiano, Alberto Mazzoni. Il curriculum del Mazzoni impressiona per qualità e raggio d’azione: spazia dalla promozione (è direttore dell’IMT) al controllo qualità (è una figura centrale di Valore Italia in Abruzzo) alle analisi, visto che l’Imavi da lui fondato (Istituto Marchigiano Analisi Vini) è un laboratorio autorizzato praticamente senza competitor in regione. Capita la storia? Le cariche attualmente e simultaneamente ricoperte dal Mazzoni ne fanno una specie di Berlusconi del vino marchigiano ma torniamo al nostro Giancarlo Rossi.

Ricapitolo: l’Assivip chiude e l’Imt ne raccoglie il testimone. Alcuni responsabili regionali delle guide ai vini hanno lamentato l’assenza di una comune sede di assaggio e difficoltà nel reperimento dei campioni. L’enoteca regionale, chiusa temporaneamente a gennaio per favorire il passaggio Assivip-Imt, non è più stata riaperta se non in sordina due giorni fa, in concomitanza con l’ultimo giorno di lavoro del Rossi. Visto che funzionava a pieno regime, vedremo come andrà ora. Mi rendo conto che l’Italia non sia esattamente il paese migliore per sollevare questioni di burocrazia fallimentare o conflitto di interessi ma la domanda rimane: perché Giancarlo Rossi è senza lavoro? Il vino marchigiano può privarsi di una professionalità come la sua gettando alle ortiche un patrimonio di conoscenza, contatti e dedizione unico nella zona? Invito ad intervenire chiunque sia informato sui fatti. Non voglio immaginare che in altre zone d’Italia accadano cose simili e diffido chi ne sia a conoscenza dal rivelarcele rovinando inesorabilmente la giornata a un bel pò di lettori.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

7 Commenti

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

ottimo intervento Alessandro: in verità lunedì il bell'intervento di Carlo Macchi lo abbiamo pubblicato come edizione straordinaria della nostra rubrica collettiva Garantito IGP anche Luciano Pignataro e io: http://vinoalvino.org/blog/2010/11/giancarlo-rossi-quando-l%e2%80%99esperienza-e-la-bravura-non-servono-piu.html

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francesco quercetti

circa 10 anni fa - Link

Caro Alessandro, analizzi una questione alquanto complessa in cui non credo di avere argomenti ed elementi utili per dire la mia. Tengo invece a ringraziare Giancarlo per la logistica e l'organizzazione che fino allo scorso hanno ci hanno permesso di degustare per le precedenti edizioni di Vini d'Italia e Vino Quotidiano, oltre che naturalmente per la sua amicizia e la perenne disponibilità ma in qualità di responsabile Marche di Slow Wine, (visto che citi lamentele da parte dei curatori delle guide) non posso far altro che evidenziare che per quanto ci riguarda la location messa a disposizione da IMT nello scorso mese di giugno è stata ampia e soddisfacente e non abbiamo avuto alcuna difficoltà nel reperire e stoccare i campioni. Tanto mi preme per dovere di precisione.

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www.playwine.blogspot.com

circa 10 anni fa - Link

Bè che l'Italia è un paese meritrocratico si sapeva, questa è un altra riprova.

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Fabio Giavedoni

circa 10 anni fa - Link

Caro Alessandro pur non avendo nulla da eccepire sull'ottimo trattamento riservatoci quest'anno dall'IMT in occasione delle degustazioni della nostra guida - come ha già avuto modo di commentare Francesco Quercetti - devo dire che la "perdita" di Giancarlo Rossi è grave per tutto il mondo vitivinicolo marchigiano. Non mi sembra qui il caso di tessere le lodi - lo hai già fatto per bene tu - di una persona che, negli anni che ho avuto il piacere di frequentare, non solo si è dimostrato un serio e valido professionista ma è diventato anche un amico. Mi resta da dire che purtroppo questi sono tempi dove tutti si reputano molto bravi a tagliare (lo fanno egregiamente anche quei poveri ragazzi/e cinesi rinchiusi nel capannone della ditta tessile vicino a casa mia) mentre l'arte di tagliare, imbastire, cucire e fare tesoro di ogni singola pezza di tessuto è rimasta patrimonio di pochi grandi sarti. Un saluto Fabio Giavedoni Slow Food

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Francesco Annibali

circa 10 anni fa - Link

Gincarlo è un persona meravigliosa e un lavoratore eccezionale, sia dal punto di vista della qualità che della quantità. Però c'è un però. Non è un ruffiano. Senza ricordare il nostro posizionamento sulla qualità della burocrazia (superati ultimamente dal Ruanda e non sto scherzando) e sul rapporto tra merito e riconoscimento professionale (da un pezzo ci precedono Albania e Bulgaria, se non sbaglio), la verità è che negli ambienti dove vigono un conformismo e/o rapporti ruffian-familistici, i personaggi come Giancarlo sono molto temuti, dunque malvisti. Meglio, molto meglio gli yes man, le mezze figure e gli arrabattati.

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Sergio Cipollini

circa 10 anni fa - Link

Ha preso in pieno il problema: non è un ruffiano. Oggi essere con la schiena dritta è un problema. Specie nelle marche dove la politica mette le mani pesantemente nel mondo del vino e del cibo con assoluta incompetenza ma guidati solo da mere logiche campanilistiche. La scelta e il disciplinare di certe Doc sfiora il ridicolo. Fortunatamente la regione e ben dotata di buoni vignaioli e storici produttori di provata serietà.

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Ruggero Romani

circa 10 anni fa - Link

quoto.tutta l'operazione del passaggio da assivip a imt è stata condotta con un'opacità degna del kgb. poi vergognosa è stata soprattutto la chiusura dell' enoteca di jesi e la sua riapertura semiclandestina.

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