La prima, epica champagnata post-lockdown (Selosse, Cristal, Dom Perignon e altre bombe)

La prima, epica champagnata post-lockdown (Selosse, Cristal, Dom Perignon e altre bombe)

di Vincenzo Le Voci

Sono passati circa tre mesi dall’ultima degustazione a cui ho partecipato, il rischio che le mie papille gustative si seccassero è stato alto, la pandemia aveva bloccato tutto. Ma, per fortuna, il lockdown è finito, tutti gli amici del gruppo adesso stanno bene, il caldo è arrivato, i casi di Coronavirus sono in diminuzione, gli spostamenti tra regioni sono possibili, quindi possiamo ripartire.

Che vino scegliere per brindare all’incontro con nuovi e vecchi amici di bevute? Semplice, il più versalite, gobibile e adatto al periodo: Sciampagn! come dicono gli Italiani.

Si parte con un trittico di Champagne vintage della tanto osannata 2008, tre grandi maison con vini tra i più sputtanati del globo, ma che nelle annate importanti hanno sempre avuto il loro fascino: Dom Perignon, Cristal, Bollinger La Grande Année.

Dom Perignon 2008
Dal lato olfattivo è sicuramente il più espressivo dei tre 2008, note iodate e tostature da caffè non mancano, ciò che manca sono slancio e profondità, da seguire negli anni.

Cristal 2008
Reticente nei profumi, carico di sapidità all’assaggio. Bollicina calibrata e sorso vivace, ne berresti una bottiglia e chiederesti un altro bicchiere. Quando si farà anche a livello olfattivo prenderà il volo, e a quel punto staccherà gli altri 2008, se dovessi scommettere punterei su di lui.

Bollinger La Grande Année
Frutto maturo, legno, è il più dolce e deboluccio dei tre, poco mobile e troppo poco divertente, now it’s not my cup of tea, vedremo tra qualche anno.

Si passa ad un approfondimento sui mitici Champagne di Anselme Selosse, accompagnati da alcuni dei suoi più fedeli seguaci.

Michel Fallon Ozanne
Le similitudini con Selosse qui partono già dal packaging, praticamente identico a quello del mito. Ozanne è l’antico nome di Avize, grand cru di notevole importanza  in Cote des Blancs. Struttura e tono sono il suo biglietto da visita, rispetto ad altre bottiglie bevute in passato ha dimensioni meno ingombranti, un BDB di  potenza e progressione, rifinito dai classici aromi da chardonnay che “vedono” legno.

Jerome Prevost La Closerie les Beguines
Uno dei migliori champagne 100% pinot meunier in assoluto. Allievo di Selosse, da cui pare sia stato spronato a iniziare la carriera da viticoltore è biodinamico non dichiarato, fa poche bottiglie e tutte di altissima qualità. Una garanzia, nella sua fascia di prezzo è probabilmente il miglior Champagne in circolazione, è espressivo e dinamico, non stanca e non appesantisce, ha equilibrio e sapore. Etichetta del cuore.

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Passiamo ora agli champagne di Selosse, il web è stracolmo di informazioni per cui mi limiterò a descrivere gli champagne in degustazione:

Initial brut Grand Cru sboccatura 17
È lo Champagne di ingresso al mondo Selosse, ampio nei profumi, floreale e lievemente boisé. Meno materico rispetto a tutti altri champagne di Selosse ma più strutturato dei precedenti. In bocca il bilanciamento tra le parti è armonioso, forse manca il guizzo del bomber, ma sono sfumature, si inizia a salire di livello.

Selosse VO (sb17)
Bollicina da schianto, è energico e sfarzoso, ha maggiore durezza e personalità rispetto all’Initial. Un passo avanti in tutto e su tutti, il dosaggio più basso lo rende più scontroso e fuori controllo ma estremamente efficace da un punto di visto edonistico. Grande Champagne.

Egly Ouriet Les Crayeres BDN
Egly Ouriet non è di certo un allievo di Anselme Selosse, ma Les Crayères è un vigneto situato ad Ambonnay quindi paragonarlo al Bout du Clos di Selosse è d’obbligo. Champagne favoloso, la quintessenza del pinot nero, frutto nitido e intenso, ineccepibile e infallibile al naso. In bocca seppure di elevata fattura e caratura soffre il paragone con il Bout du Clos. Ma ad averne di bottiglie così, rimpiango i vecchi Egly Ouriet, quelli di adesso non hanno lo stesso fascino, sono troppo spostati sull’ossidazione per i miei gusti.

Selosse Bout du Clos (sb 18)
Aromaticamente ampio e articolato, note di buccia di agrume e affumicatura spiccano su tutte, è polposo, intenso, elettrico. Nonostante la sboccatura recente è già di inusitata bontà e di ineguagliabile persistenza. Vino da podio.

Selosse Les Carelles (sb 16)
Ho notato un cambio di passo e un netto miglioramento sugli Champagne di Selosse a partire da sboccature come 2017/18. Questo è un 2016 e infatti ha uno stile più largo e materico. Impattante, meno sfinato e aggraziato, gioca tutto sulla potenza e potrebbe stancare visto la mole. Preferisco meno muscoli e più charme.

Selosse millesime 2007 sb aprile 2019 Vs Selosse millesime 2007 sb dicembre 2019
Primo anno in cui vengono utilizzate le uve migliori di tutti i lieux dits, in passato era un bdb prodotto dai due vigneti Grand Cru di Avize, Les Maladries du Midi e Les Chantereines. Solo pochi mesi di distanza e già si notano le differenze. Lo Champagne con più vetro è più aperto, salino, armonico e leggibile. L’altro più scontroso e confuso, entrambi sono caratterizzati da una fibra più tonica ma meno ipertrofica rispetto ai lieux dits precedenti. Abbiamo commesso un infanticidio, ma ne è valsa la pena, vedremo come cambierà negli anni.

Che dire? Buona la prima, epica champagnata post-lockdown.

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Vincenzo Le Voci

Farmacista con un passato da bevietichette spinto in via di redenzione, beve tanto e di tutto dal naturismo estremo alle bombe certificate passando per il vinoverismo che non dissangua e convince. Non è tipo che si perde in chiacchiere e va dritto al punto

16 Commenti

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Lanegano

circa 1 mese fa - Link

Ho sentito raccontare di giornate più tristi.....Che bevuta clamorosa.....sanissima invidia !

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Lanegano

circa 1 mese fa - Link

Ho un Cristal 2008 che dorme in cantina, mi pare di capire dal tuo articolo che sia bene attendere almeno quattro o cinque anni almeno per gustarlo appieno (in realtà forse dieci o quindici ma non so se resisterò così tanto dato che è già lì da un paio di anni).

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Vincenzo

circa 1 mese fa - Link

Ciao, se lo stappi adesso non è che bevi male, ma sicuramente negli anni migliorerà. Quindi se riesci conservalo ancora un po’.

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Lanegano

circa 1 mese fa - Link

Grazie

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

comprane altri due e beviti questi! secondo me è già bellissimo adesso...dal 2008 sono passati comunque 12 anni...

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Lanegano

circa 1 mese fa - Link

E grazie anche al GuruGori, sempre squisito e solerte ! :)

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Ezio

circa 1 mese fa - Link

Interessante questa concezione del tempo. Ora vado giù al fiume, con un po’ di argilla millenaria ci faccio un vaso Ming.

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Beonerosso

circa 1 mese fa - Link

Sempre e solo i soliti noti, anche perché visti i prezzi non c'è pericolo che qualcuno ripeta la bevuta, così il grande degustatore non verrà smentito e continuerà a sedersi sul suo scranno di grande intenditore.prosit

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Maurizio

circa 1 mese fa - Link

Non hai tutti i torti. Il post in sé è piuttosto vacuo come talaltri dello stesso autore, data la sommarietà delle note di degustazione. Il senso sembra più "Guardate che bevo", che altro. Sarebbe meglio che di cose simili scrivesse qualcuno tipo Gori che ci mette anche la competenza analitica, vice versa post come questi sembrano più roba da instagram per fare vedere delle etichette appariscenti che non per dare contenuti interessanti.

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vincenzo

circa 1 mese fa - Link

Ciao Maurizio, solo come precisazione. Successivamente alla degustazione di cui parlo su, svoltasi circa un mese fa, ho partecipato ad altre due giornate di livello decisamente più elevato e con bottiglie molto più rare, ma non ho scritto nulla e non lo farò. Se avessi voluto esibire etichette appariscenti avrei sfruttato l’occasione. Sicuramente peró, tempo permettendo, vi racconterò della prossima degustazione a cui parteciperò che riguarda alcuni vini bianchi di varie zone vinicole Italiane e Francesi , dove ci saranno sì vini meno costosi ma di certo non meno interessanti.

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Maurizio

circa 1 mese fa - Link

A me non da fastidio affatto che si parli di vini costosi, anzi mi fa piacere leggere i pareri di altri a riguardo. Quello che intendevo è che non capisco il senso del post nel complesso. Cosa si dovrebbe evincere? Cosa accomuna la scelte delle etichette selezionate? Mi è sembrata più una passerella che non una un ragionamento. In che modo si legano i 2008 dell'inizio con i vari Selosse? Ci sono solo l'elenco di note dei singoli vini senza un discorso di insieme. Mi sembra il resoconto di una delle serate che faccio anche io con gli amici, per divertirsi e bere bene, fatto appunto con nessuno scopo se non quello di godere delle bottiglie convivialmente.

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vincenzo

circa 1 mese fa - Link

Rispetto la tua idea, ma non condivido alcuni punti: Le scelte delle etichette non sono a caso, ho deciso di fare un confronto di alcuni champagne 2008 a distanza di un anno circa dall’ultima volta in cui li avevo bevuti con gli stessi partecipanti. Siamo passati poi ad un approfondimento su alcuni vini di Selosse, accompagnati da altri champagne di produttori da lui ispirati, quindi come puoi vedere c’è un senso. Sul modo di descrivere il vino ognuno ha un suo stile e capisco che il mio puó non piacere a tutti. In risposta alla tua prima critica( competenza analitica...) Dom Perignon 2008 ad esempio, potrei descrivertelo così: Lo champagne perfetto, si esprime con un turbillon di profumi, mango, ananas, papaya, durian, frutto della passione, i miei neuroni fanno a gara per cercarne di comunicarmi i descrittori più “fighi di questo pianeta” ma le cellule olfattive odorose che trasmettono gli impulsi sono sature da tale quantità immensa di aromi, incredibile. Il tempo passa e il vino cresce, quindi iodio, spezie orientali, menta, timo, anice, sandalo, note di pasticceria a go go, pane caldo, meraviglioso. All’assaggio tutti i commensali si ammutoliscono, siamo di fronte ad un cento centesimi, bollicina da manuale, cremosa, danza sul palato, ritornano le sensazioni di tropicale ma in una chiave meno matura, più avvolgente. Sforzandomi avverto anche il frutto rosso del pinot nero, che dà carattere e tensione, il tutto ad un ritmo che lascia senza fiato. Quel grande genio di Richard Geoffroy… non poteva lasciarci in eredità un capolavoro migliore. Chapeau. Ed ho tralasciato, sapidità, mineralitá, pietre focaie e sinfonie. Non è difficile scrivere così, come vedi, ma non tutti i vini meritano lo stesso trattamento, inoltre questo non è il mio stile. Sai cosa sarebbe interessante scrivere ? Che i 2008 di Dom, come del resto tutti gli champagne della maison nelle ultime 3/4 annate, sono di un’incostanza incredibile, si passa da vini di buona qualità ad altri che deludono ampiamente le aspettative, non so il motivo, so solo che tutti lo sanno e nessuno me parla.

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Maurizio

circa 1 mese fa - Link

Ecco Vincenzo, capisco siano gusti, ma visto che si trattava di un articolo una descrizione come quella che hai appena fatto, che è molto bella, sarebbe stata più appropriata. Forse anche da come hai scritto poteva esserci materiale per due post: uno sui 2008 e uno su Selosse et similia. Che non uno unico più sintetico. Visto che si tratta di grande bottiglie è un peccato non parlarne con la dovizia che meritano. Però appunto sono gusti, immagino ci sia che preferisce note più stringate. Prendilo come un consiglio, non una critica.

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Paolo A.

circa 1 mese fa - Link

Non potrei trovarmi più in disaccordo. Le note sono precise e chiare. Certo non ci sono i 18 descrittori a vino di Gori, ma al mondo ci sono basi normali e poi c'è il suo che fa concorrenza ai bloodhound :)

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thomas pennazzi

circa 1 mese fa - Link

Chi beve barbera, e chi beve champagne. Così è la vita, caro beone rosso!

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

è "champagnata" che non si può sentire!

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