La Borgogna (economicamente) possibile in 4 vini

La Borgogna (economicamente) possibile in 4 vini

di Daniel Barbagallo

Da poco più di una decina di anni la Borgogna è diventata l’Eldorado del vino, diventando il sogno spesso proibito degli enofili. Chi come me, fin dalla notte dei tempi, nutre un amore smisurato per i vini della Côte d’Or, ha assistito ad una lievitazione dei prezzi mai vista prima, con molte etichette che hanno visto aumentare le loro quotazioni anche di cinque volte. Nel caso dei nomi più blasonati gli aumenti sono stati pure maggiori, trasformandoli di fatto in vini “virtuali”, solo da sognare, a meno di avere qualche bottiglia in cantina di vecchi millesimi, o un conto corrente con tanti zeri.

Evito il discorso trito e ritrito sui mercati stranieri con una smisurata propensione alla spesa, che rientrano tra i principali motivi dell’ aumento dei prezzi, vista la scarsa reperibilità e le produzioni spesso confidenziali dei grandi vigneron, ma tant’è, la situazione è questa. Dobbiamo farcene una ragione e fare una scelta: o abbandonare definitivamente la patria del Pinot nero e dello Chardonnay o cominciare a fare ricerca cercando di intercettare nuove realtà che non abbiano ancora un blasone tale da arrivare sullo scaffale a prezzi improponibili.

Vi confesso che questa attività mi diverte parecchio, d’altronde credo che l’unico punto di arrivo per un bevitore seriale, se mai ce ne sia uno – essendo convinto che non si smette mai di imparare e sperimentare – è proprio questo: trovare un grande vino ad una cifra accettabile, perché bere bene con centinaia euro è il minimo sindacale che si possa chiedere. Aggiungo che, a certe cifre, se un vino non è un qualcosa di trascendentale che ci ricorderemo per il resto della nostra vita, avrà mancato il suo scopo, e noi con lui.

Oggi racconto i miei ultimi assaggi, relativi all’annata 2018, molti dei quali ottimi, alcuni discreti. Perché, attenzione, non è che tutto quello che proviene dalla Bourgogne abbia di diritto il patentino di grande vino. Tutt’altro: dallo stesso cru o dallo stesso village possono uscire vini memorabili e ciofeche colossali. Qui, forse come in nessun altra regione, la delusione è sempre in agguato. Parlerò di quattro etichette “rosse” che a mio avviso sono meritevoli e diverse tra loro tra quelle che ho assaggiato, e possono essere un buon inizio per approcciarvi a questo mondo e tastare il terreno se siete neofiti, ma sono ottime alternative anche per chi già conosce la zona e vuole bere bene con un occhio al portafoglio.

Ultima premessa: questi quattro vini oscillano all’incirca tra i 35 e i 45 euro online e non fanno parte dei classici vini di entrata dei domaine più famosi, ma sono vini che hanno una identità ben precisa, frutto di un lavoro paricolarmente curato visto e considerato che questi vigneron non hanno a disposizione cru importanti, sono comunque reperibili sul mercato. Peraltro mi sembrava inutile citare un produttore per il quale occorre avere la tessera della P2 per accaparrarsi una bottiglia.

Marc Soyard- Domaine de la la Cras, Monopole Cras 2018 – Coteaux De Dijon
Marc è un ragazzo i cui vini stanno facendo molto parlare di loro, si è formato con una lunga esperienza presso Jean Yves Bizot, iconico produttore di Vosne dal quale sono stato due volte, i cui vini sono tra i più ricercati del pianeta e dal quale ha appreso la precisione maniacale dei dettagli dove nulla è lasciato al caso.

Tutto questo si riflette nei suoi vini, brillanti e luminosi, di precisione chirurgica,dove il Pinot nero si esprime in tutta la sua eleganza, non tralasciando la gourmandise. Parte nascosto, vuol farsi attendere, ma dopo una mezz’oretta una bellissima e nitida amarena solletica le narici, i toni sono estremamente dolci e femminili con una spiccata componente floreale, soprattutto viola e spezie ed un tocco balsamico fresco. Sorso con una bellissima progressione al palato, il più teso della batteria, con un tannino dolcissimo e vibrante. Chiude pulito e invoglia alla beva. Difficile chiedere di più. Credo che questo ragazzo sia destinato a prendere un posto di prima grandezza nei prossimi anni.

Bourgogne De Sousa 2018, Petit-Roy
Seichi Sato
è un ragazzo giapponese che nel duemilacinque arriva in Borgogna e fa esperienze in alcuni domaine di prima grandezza. Rousseau su tutti. E nel 2016 fa uscire la sua prima vendemmia con risultati molto buoni. Rispetto al precedente c’è meno definizione delle sfumature, il vino è più massiccio ed espressivo. Marasca rosa appassita, busta del the e note piccanti. In bocca è coerente cedendo un filo in struttura rispetto al naso così esplosivo. Vino più di gola che di testa, ricordando che stiamo parlando di appellation regional. Davvero buono.

Emphase 2018, Antonie Lienhardt
Altro giovane che raccoglie le redini del domaine nel 2011, attua la conversione al biologico certificato ed ora alla biodinamica. Vini ricchi di fascino e di un’aria nuova dove la cura della vigna raggiunge livelli assoluti  e il limitato intervento in cantina, con un uso leggero dei legni, ci regala vini autentici e da scoprire. Decisamente il più fuori dal coro della batteria, più terroso meno ammiccante, seducente. Un vino mascolino dove il frutto è in secondo piano rispetto alle note di radici e di bosco. Una parte vegetale nobile e una piacevole nota carbone completano un quadro olfattivo intrigante. L’attacco al palato fa uscire il tamarindo che non avevo percepito al naso. Molto equilibrato e con una piacevolissima nota amaricante sul finale che sostiene la beva.

Mysotis Arvensis 2018, Claire Naudin
L’unica eccezione del gruppo perché già molto conosciuta. Partenza scura e un filo di riduzione che sparisce alla svelta, più polpa rispetto agli altri. Nota fumè e ciliegia matura seguita da mirtilli e sensazioni ematiche. Claire non è certo una novità nel panorama della Borgogna: sono anni che i suoi vini deliziano i palati degli appassionati, ed è l’unica di questo gruppo che possiede anche terreni di pregio a Nuits Saint Georges ed nel Cru Echezeaux, ma secondo me è con questi vini che lei è sempre in grado di fare la differenza. Bevuta piena e classica. Sicuramente il più da attendere ma in grado di regalare grandi soddisfazioni in tre quattro anni.

Una Borgogna da affiancare ai grandi nomi non solo è possibile ma anche auspicabile ne gioveranno il nostro spirito e il nostro bancomat

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Daniel Barbagallo

Classe 1972, di Modena imprenditore nel tessile. Padre siciliano, madre modenese, sono nato in Svizzera. Adoro la Borgogna, venero Bordeaux e il mio cane si chiama Barolo. Non potrei mai vivere senza Lambrusco. Prima di dire cosa penso di un vino, mi chiedo cosa pensi lui di me Ho sempre sete di bellezza

12 Commenti

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andrea celant

circa 5 mesi fa - Link

grazie per questo articolo dedicato a chi come me desidera bere bene senza per questo dover accendere un mutuo😃

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Stefano

circa 5 mesi fa - Link

Avresti qualche consiglio su AOC poco blasonate, rimaste a prezzi umani? Ormai neppure Fixin è accessibile. Ho trovato Hautes cotes de Nuits, Macon-Lugny e simili. Ma poi quando le assaggi ti accorgi perché sono meno blasonate!

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Daniel Barbagallo

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Stefano, a Macon ad esempio ci sono i vini di Alexandre jouveaux (purtroppo difficili da reperire) oppure quello di Domaine Valette che personalmente adoro. Puoi provare anche i Roully di Jaquesson.

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Lanegano

circa 5 mesi fa - Link

Grazie delle dritte. 'La tessera della P2' è una battuta di alto rango.... :)

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Vocativo

circa 5 mesi fa - Link

Claude Nouveau tra Maranges e Santenay?

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Rino

circa 5 mesi fa - Link

Finalmente un articolo per noi comuni mortali.... dritte davvero interessanti, se ne hai altre saranno sicuramente ben accette magari anche i siti online su cui ordinarle...

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Luca

circa 5 mesi fa - Link

Premetto che non sono un grande conoscitore della Borgogna, ma consiglio a tutti di prendere la macchinina (quando si potrà) e di farsi una tre giorni ad uno dei numerosi salons des vignerons independants (io sono andato qualche volta a Lione - quello di primavera - e a Strasburgo in autunno) dove c'è la possibilità di assaggiare non meno di 50 produttori della cote d'or. Tutti con posizionamenti prezzi corretti e anche qualche nome di media importanza (Nudant, Tortochot, Magnien, Buisson, Huguenot...). Ai borgognoni si aggiungono altri circa 500 produttori da tutte le zone della Francia, uno spasso!!!

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Daniel PC

circa 5 mesi fa - Link

Qualche negozio online dove acquistarli?

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kingo

circa 5 mesi fa - Link

arnaud lopez , jerome galleyrand, francoise de nicolay ,domaine de la roserai .......dandelion ...... e tanti altri della new wave antoine lienhardt e petit roi da me in negozio i piu venduti........ sig . barbagallo sara 'mica amico di un certo andrea .?

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Daniel Barbagallo

circa 5 mesi fa - Link

Buongiorno Kingo, si siamo amici, ma Roy, Soyard e Naudin li prendo da un amico in Francia da tempo. Emphase me lo ha fatto conoscere lui. Buonissimo

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Paolo

circa 5 mesi fa - Link

Ok, magari però per il prossimo post mi concentrerei sulla Borgogna a prezzi umani e facilmente reperibile (o almeno senza dover ricorrere a canali massonici per averla...)

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hakluyt

circa 5 mesi fa - Link

Immagino l'invidia di Gori per il descrittore "busta del the"...

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