James Suckling è il produttore di vino di cui non sentivamo il bisogno

di Antonio Tomacelli

Solo una notizia poteva oscurare il ritorno sulle scene di Franco Ziliani e, cavoli! quella notizia è arrivata: James Suckling è diventato produttore di vino. La vertiginosa news, apparsa sulle pagine di Decanter, apre una serie di inquietanti scenari in mondo che è secondo per pallosità solo ai manga giapponesi. Ma andiamo con ordine: James, che di recente ha lasciato la poltrona di critico della rivista Wine Spectator (micacotiche), ha presentato ieri il suo nuovo progetto dall’ambizioso nome One wine One World: due bottiglie di vino, un bianco e un rosso, che sono la quintessenza della globalizzazione e lo sputtanamento del terroir. Il rosso, per dire, è un insieme di vitigni da horror: grenache, mourvedre e cinsault dalla Francia, zinfandel, grenache e petite sirah dal Messico e cabernet franc della California. Riprendete fiato prima di leggere la composizione del vino bianco: ribolla gialla della Slovenia, friulano e pinot grigio dall’Italia, chardonnay e sauvignon blanc dall’Ungheria.

Come dite? Sembra il parto di una mente governata dal Caos? Mannò, è solo un’idea che gli è venuta mentre provava cuvée su cuvée o, se preferite, giocava con la scatola del piccolo chimico. Miscelando il vino della California e quello del Messico, James “ha visto la luce” e felice ha esclamato: “ehi!, questa è politica, sia pace tra i popoli, one wine one world”. Da lì in poi è tutta globalizzazione che cola, per cui ora ci tocca sorbire insieme ai tannini anche una bella dose di retorica.

Il primo che assaggerà i vini di Suckling, per dire, è Papa Benedetto XVI, il primo capo della cristianità che poggia la sacra pantofola in Inghiterra dai tempi di Enrico VIII. Il vino verrà servito durante una delle cene ufficiali, ma non è chiaro ancora se Ratzinger assegnerà il punteggio in calici o cupole. L’unica consolazione è che di vino James ne ha fatto pochino, la miseria di 500 casse di rosso e 200 di bianco, ma ormai il dado è tratto e la strada è spianata: quale altro critico si cimenterà nella produzione di vino? So cosa state pensando, ma vi avviso: io il Brunello delle Cantine Cernilli non lo berrò mai, chiaro?

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

28 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

OUT OF THIS WORLD mi sembrerebbe più appropriato, l'intervista é succosissima e sembra estratta dlla migliore produzione dei mitici Monty Python, bisogna guardarla e ascoltarla più volte per carpirne l'intera essenza, eccezionale quando lui parla della sua esperienza come produttore... ma come ha fatto, mi domando come ha fatto (cfr. Ornella Vanoni anni '70)! PS una precisazione, Benedetto XVI é il primo papa a visitare il Regno Unito dopo quasi trent'anni, l'ultimo fu Papa Giovanni Paolo II nel 1982.

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Giovanni Paolo ci andò in forma privata, questa è la prima visita del Papa come capo di Stato.

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Grazie, non avevo afferrato la differenza

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Franco Ziliani

circa 11 anni fa - Link

A Milano dicono: "Offelè fa el tò mestée" e la sola idea che un wine writer, seppure un po' discutibile come il mio "amico" Giacomino Suckling, possa passare dall'altra parte della barricata e mettersi a produrre vino, mi fa piegare in due dal ridere. Ad ognuno il suo, per favore... Quanto alla "notizia" di quello che Antonio, molto gentilmente, definisce un "ritorno sulle scene", non é una "notizia", perché le notizie, anche nel provincialissimo mondo del vino italiano, sono ben altre. Si tratta semplicemente di prove tecniche di ripresa, per convincere, innanzitutto me stesso, che valga ancora la pena dedicare tempo ed energie ad un wine blog...

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Paola Riccio

circa 11 anni fa - Link

Ho letto con gusto l'articolo e l'ho trovato sagace e molto molto divertente. Al di là dell'ovvia retorica della fratellanza nel mondo e dell'ispirazione di fede cristina con cui viene motivato il progetto di questo vino vorrei chiedere al Signor Tommacelli cosa lo infastidisce di più: 1) il "conflitto d'interessi" tanto per usare un vocabolo molto alla moda, di chi dopo aver speso una vita a fare il degustatore, critico e narratore di vini improvvisamente passa dall'altra parte della barricata e si mette a fare il produttore (per meglio capire cosa si prova dice lui). 2) il fatto che per promozionare questa iniziativa commerciale si sia fatto ricorso a tutti i mezzi facendo scendere in campo addirittura il Papa per la presentazione ufficiale....... 3) l'aspetto squisitamente tecnico dell'assemblaggio più o meno ardito di così tanti vitigni e così diversa provenienza, proprio in un'epoca in cui non si fa altro che parlare di tipicità. Personalmente trovo che la combinazione di questi tre elementi ha dato vita ad un monstrum, che come tale va rispettato.

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Cosa mi infastidisce di più? Non lo so, a questo punto spero solo che quel monastero buddista sull'Himalaya si sbrighi ad accettare la mia iscrizione.

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Marilena Barbera

circa 11 anni fa - Link

Caro Antonio, permettimi solo una piccolissima osservazione sul titolo che hai scelto: JS NON è un produttore, e questa, in un'epoca in cui (come giustamente Lui stesso ha affermato) l'immagine è tutto, è una solo una fantastica operazione di marketing. ... un po' come quella del vino leopardato di Cavalli, non mi pare ci sia una grande differenza - e anche questo packaging, per rimanere nella similitudine, lascia un po' a desiderare...

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 11 anni fa - Link

basta!non ne posso più, che ognuno faccia il suo lavoro per carità. non basta la concorrenza e l'inacapacità di alcuni danarosi improvvisatisi produttori perchè fa trendy, adesso anche "questo qui". lasciateci fare il nostro lavoro, lasciateci zappare e coltivare la nostra terra! non capisco perchè la gente pensi che l'agricoltura sia un qualcosa che tutti posso fare bene, eccovi uno scoop:non è così! ci vogliono competenza e passione, ci vuole esperienza, ci vuole sacrificio, non serve il papa ma se andiamo avanti così sarà necessario affidarsi direttamente a Dio.

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Luciano Ciolfi

circa 11 anni fa - Link

Bravo Enrico, grande commento e grandi verità

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Franco Ziliani

circa 11 anni fa - Link

Bravo Enrico, quoto in toto il suo commento! Basta con questi improvvisatori e furbetti, fare vino é una cosa seria, che merita rispetto!

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Renato

circa 11 anni fa - Link

Se non si era gia' sputtanato abbastanza come giornalista... Ecco fatto!

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

Suckling può fare ciò che vuole, semplicemente non comprerò il suo vino. Come non ho comprato WS finora. E' un'operazione di marketing creativo, una trovata d'ingegno, direi quasi "un'americanata"! In breve, un modo per passare il tempo e rimanere sulla scena mediatica, in qualche modo. Ma certo, con il vino prodotto della fatica e del lavoro quotidiano non c'entra una mazza, lo sa Suckling per primo.

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Marilena Barbera

circa 11 anni fa - Link

Lo sa talmente bene che ha dovuto pensarci per ricordarsi quali vini ha usato per il suo blend del rosso...

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francesca ciancio

circa 11 anni fa - Link

scusate domanda stupida forse. visto i blend che si è inventato non è primario sapere CHI LO FA, però io avrei voluto saperlo comunque, o meglio quali sono le cantine coivolte in quest'operazione seconda cosa che mi sta molto più a cuore: anche io non credo che lo comprerò mai - anche perchè costerà un botto - ma perchè un giornalista che si occupa di vino non può fare il vino? ci sono imprenditori che si improvvisano molto di più solo per il esiderio di concedersi una chance bucolica. almeno uno del settore - e non parlo di JS nella fattispecie - sa davvero cosa vuole dal SUO di vino

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

@francesca ciancio hai ragione, un giornalista che si occupa di vino può fare il vino eccome, vedi Andreas Marz (Merum), che però ha un'azienda sua e ce l'ha da prima di diventare giornalista. Invece James Suckling ha solo manovrato un'operazione di marketing assurda, tra l'altro mi chiedo ma per imbottigliare il blend in Messico ha dovuto organizzare il viaggio di tutti gli altri vini sul Jet privato del suo amico filantropo? Mi sempbra rassicurante il capire che JS non vuole vendere questo vino, solo utilizzarlo per beneficenza e poi tornare, modesto Cincinnato al suo campicello web per illuminare le giovani generazioni stufe della semplice parola scritta.

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riccardo passoni

circa 11 anni fa - Link

Io però almeno lo proverei

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Leonardo Romanelli

circa 11 anni fa - Link

E' un gioco? Si fa beneficenza? JS non aspira a diventare il più grande commerciante di vino del mondo(non dico produttore ovviamente)e allora che male fa?Già il fatto che un critico si esponda al pubblico giudizio non mi sembra sia cosa da poco: Se poi è divertente mettersi a fare i talebani, visto che va di moda, avanti Savoia, ma non perdiamo di vista la levità di questo mondo

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

levita'? ma sei pazzo? E' tutto molto serio qua.

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

Io vedo due scenari interessanti e che possono anche incrociarsi: 1) il vino lo compriamo e gli diamo i voti, in 100mi, noi produttori, utilizzando piu' o meno le stesse note di JS da un qualunque numero di WS. 2) chissa che ridere se al posto del cabernet gli hanno dato il sangiovese, sarebbe un vino taroccato :)

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Davide Bonucci

circa 11 anni fa - Link

eheh, questa è forte... :D Comunque, stroncare senza pietà un vino prodotto da un critico enologico non ha prezzo ;)

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Davide B.

circa 11 anni fa - Link

QUESTO NON FA ALTRO CHE CONFERMARE CHE L'ANONIMATO COMPLETO DI UN VINO E' PIù INTERESSANTE DI UN VINO VERO. E QUI CI COLLEGHIAMO ALLE FRASI DI MR. ROLLAND... http://bordeauxwinenews.blogs.sudouest.fr/archive/2010/09/16/coca-cola-style-wine.html PAZZESCO PAZZESCO

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carolina

circa 11 anni fa - Link

io ci credo quando vedrò le sue mani uguali alle mie oggi: calli, tannini che le segnano, unghie perennemente sporche. il resto, è fuffa.

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Anastasia

circa 11 anni fa - Link

Comunque, Wine Spectator, dagli americani che sanno bere, non e' poi cosi' rispettato. Anzi, e' considerato un po' come la Bibbia di quelli che vorrebbero, ma proprio non riescono e vanno a comprare il vino con le istruzioni. Per dire, Total Wine, ti mette sotto l'etichetta del vino la posizione su Wine Spectator, ma poi se conosci qualcuno nel negozio, non e' difficile che ti dica: " lascia perdere, ce ne sono almeno 4-5 migliori e a meno, ma sai com'e' la gente con Wine Spectator. Ma tu sei italiana, te ne puoi fregare". Comunque il vino di Suckling sucks!

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La linea dell'inutile (Mauro)

circa 11 anni fa - Link

Non amo il concetto "che ognuno faccia il suo", almeno non applicato a questo caso. Permango curioso, da totale ignorante e parvenu del vino. - E se qualcuno pensa di essere immune dalle logiche del marketing ... be' prego fare esame di coscienza la prossima volta al supermercato.

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maurizio gily

circa 11 anni fa - Link

Mi viene in mente un Manfredi vigile urbano in un vecchio film, che di fronte a un automobilista che diceva "in città non si può più girare" gli rispondeva "allora vai in campagna, c'è tanta tera da zappà..."

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Athos CavoloVerde

circa 11 anni fa - Link

Del resto un cognome così "Suck...ling" se non ricordo male in inglese sta' a significa' ... Ma come si fa a dargli retta? Questo è il fred krueger del vino. La spara talmente grossa che spera lo prendano sul serio. Maremma...

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Fabio Cagnetti

circa 11 anni fa - Link

E intanto Suckling riesce a inimicarsi l'intero mondo della birra in meno di 140 caratteri: http://twitter.com/JamesSuckling/statuses/25151924176

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

Se é vero quello che scrive lui beve birra a carrettate...

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