Io al ristorante ordino sempre gli stessi vini (e faccio bene)

Io al ristorante ordino sempre gli stessi vini (e faccio bene)

di Alessandro Morichetti

L’ultima volta in ordine di tempo è stato venerdì scorso da Gusto Madre ad Alba, dove si mangiano ottime pizze: mi appresto a pescare da una carta di vini e birre ampia un Cerasuolo di Vittoria di fiducia quando Fabio il patròn mi fa: “Ma sempre quello ordini?!”. Vero, verissimo. Se non ho detto che faccio benissimo l’ho comunque pensato ma in effetti è proprio così: al ristorante io ordino sempre gli stessi vini e sono anche saggio, ora vi spiego perché.

Partiamo anzitutto dalle basi: perché si va al ristorante? Anzitutto, vi dico perché ci vado io: per rilassarmi, per godere fisicamente, per titillare il cervello random, ogni tanto, per apprezzare qualcuno che sa cucinare (pizza o tutto il resto dello scibile umano non importa: ammiro chi sa cucinare, io vado a mangiare fuori proprio perché non ho alcuna intenzione di imparare e stimo chi si applica da piccolo master chef de noantri: più che altro gli faccio volentieri da cavia), talvolta per vivere l’esperienza, e poi ovviamente anche per bere. Le cene sotto lo 0,5 di alcol sono anche bellissime tra l’altro, me ne godo un paio l’anno con piena soddisfazione. Però bere “bene” a cena o pranzo è legge. E non sono nemmeno tra quelli che sbroccano malamente se la lista dei vini non si confà al proprio gusto: possibilmente magari evito, nella peggiore delle ipotesi cerco quella bottiglia che salvi la scena, ma se non c’è amen.

Quel che però non faccio mai, o mi arrischio a sperimentare il meno possibile, è ordinare qualcosa che non conosco e su cui non ho la benché minima garanzia di qualche parente o amico. L’idea di veder stappato un vino che ho scelto e dopo un sorso capire che arrivare alla fine sarà un fottuto patibolo mi terrorizza, atterrisce, annienta. Ho capito che la odio, perché la bottiglia rischia di rovinare un tempo della mia vita che non ho da perdere con lei. Le prove dei vini facciamole ai banchetti, in cantina, nelle orizzontali-verticali-trasversali tra amici… ma se c’è un luogo in cui non voglio rovinare il mio tempo con qualcosa di sgradevole è il ristorante e, una volta azzeccata la compagnia, non voglio ingripparmi con una bottiglia che frena il piacere.

Per questo vado sul consolidato o poco oltre, e apro nemmeno la parentesi delle cene in cui si parla al 90% di vino perché sennò mi deprimo e ordino acqua. La diluizione della conversazione sul vino a tavola, limitata a brevi frasi molto puntuali e dialogiche ma poco pavoneggianti, è arte complessa in cui buonissima parte delle mie amicizie enoiche fatica notevolmente. Li capisco e accompagno in un percorso di redenzione con ottimi margini di miglioramento ma non dobbiamo mai perdere il focus: una bottiglia è fluidificante della serata, deve scivolare via serena e non imballare il gioco. Se si pianta a centrotavola o monopolizza la conversazione, ci sono due opportunità: o avete sbagliato compagnia, o avete sbagliato bottiglia.

Detto questo, non disdegno i percorsi di degustazione perché un bicchiere di ciascuno non fa male a nessuno mentre raramente mi arrischio sulla bottiglia intera: sono esigente di mio per passione e lavoro nonché discretamente scettico rispetto a tanti sommelier, che pensano più agli interessi loro che al piacere mio. E alla fine, in pizzeria, ho ordinato un Saumur-Champigny di produttore molto valido che era assai buono, ma non come il mio Cerasuolo di Vittoria.

[Credits foto: Viniamo]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

8 Commenti

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nicola

circa 1 mese fa - Link

Situazione comprensibile e penso che molti di noi hanno dei super eroi che spesso ci hanno salvato la vita. I miei sono Giulio Ferrari, Villa Bucci, Boscarelli, gente che mi e' stata spesso vicina evitandomi grandi errori.

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Angelo D.

circa 1 mese fa - Link

Poi ci lamentiamo dei produttori che bevono sempre e solo i loro di vini a tavola… Scherzi a parte, quando in una carta dei vini manca l'abbrivio necessario forse è giusto e concordo nell'andare sul sicuro, però diamine un po' di rischio no...

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Marco Berardi

circa 1 mese fa - Link

l'inutilità di quest'articolo è disarmante!! pe rfavore ridatemi i 3 minuti buttati a leggerlo.... Possibili che non capite quante cose interessanti ci sono ancora da dire sul mondo del vino ? Scusate ma al vs livello mi aspetto di più ....

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Diego

circa 1 mese fa - Link

Marco come concordo con te! Non solo qui, ma un po' dappertutto sul web noto che è sempre più difficile parlare di vino. Proprio del liquido nel bicchiere intendo. Anche in questo post si evita volutamente di citare i produttori bevuti, come se fosse un'informazione preziosa da nascondere. Si parla di tutto ciò che sta sopra, sotto, intorno al vino, ma mai del liquido odoroso in sé. Ce la possiamo fare, dai!

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Alessandro Morichetti

circa 1 mese fa - Link

Diego, l'ho volutamente evitato perché non necessario ai fini della riflessione del post e perché sono prodotti con cui ho rapporti commerciali quindi non era opportuno, tutto qua. Poi che il post possa interessare o meno è un altro discorso.

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Vanni Dott loda

circa 1 mese fa - Link

nel mio mondo di sommellier non cambiare é solo da Inc's cuanto interessati.. Il vino si evolve sempre come il tempo esso è pwr forza di cose variabile e comprensivo di cultura e completezza.. finalizzato a continué sensazioni diverse e sublimando eccellenza si cresce.. altro che restare fermi come degustanti senza sensibilità diverse... umiliante non credete...

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Angela F.

circa 1 mese fa - Link

Pensa un po' io invece al ristorante ordino cose sempre diverse!!! Forse perché é un'occasione per conoscerle... visto che come produttrice di vino quando sono a fiere o manifestazioni alla fine assaggio solo quelli che mi sono accanto o poco di più.

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Olimpia

circa 1 mese fa - Link

Trovo giusto quello che dice Alessandro, al ristorante voglio stare bene e voglio far star bene gli amici per cui sicurezza sulla bottiglia e niente voli pindarici ( oggi ne fai tanti tra vini biologici macerati e natur) gli esperimenti gli faccio in altro contesto ben felice di conoscere il vino in evoluzione come dice Vanni, ma consapevole anche che non tutti sono ancora pronti a sperimentare. Se si considera poi il ricarico che c’e Sul vino nelle carte dei ristoranti meglio andare sul sicuro di una bottiglia che sai che costerà ma che ti farà godere come ha già fatto altre volte.

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