Intravino Cup: vota il Chianti classico nei quarti di finale

Intravino Cup: vota il Chianti classico nei quarti di finale

di Tommaso Ino Ciuffoletti

Ci aspettano dei Quarti di finale da paura e vado subito ad introdurli:

Monteraponi – Castell’in Villa.
Fino ad ora entrambe le aziende hanno passato i turni precedenti senza alcuna difficoltà, ma ora le cose saranno diverse.
Da un lato l’azienda di Michele Braganti, che ha fatto tanta di quella strada e tanto velocemente da permettersi di presentare il proprio vino in un’anteprima esclusiva – a latere della Chianti Classico Collection – insieme a Montevertine. Un riconoscimento per aver contribuito a definire il nuovo ruolo di Radda ed interpretarlo in chiave di forza espressiva. Monteraponi è – che lo si voglia o meno riconoscere – una delle aziende che ha avviato e segnato uno dei rinnovamenti stilistici nel Chianti Classico più profondi degli ultimi anni.

Dall’altro Castell’in Villa. Tradizione ed una cifra stilistica che ha costruito il concetto stesso di classicità, quando si parla di Chianti Classico (e più in generale di Sangiovese). Non è un gioco di parole, è riconoscere all’azienda di Castelnuovo Berardenga, di aver saputo definire in tempi lontani e diversi da quelli di oggi, una linea di identità così essenziale, così fedele al vitigno, così rigorosa, da non aver mai dovuto cambiarla. Pochi possono vantare una simile coerenza, capace di farsi trovare sempre attuale.

Isole e Olena – San Giusto a Rentennano.
Barberino Val d’Elsa e Gaiole, così lontani, così vicini!
Isole e Olena è per me l’idea stessa di come il Chianti Classico possa essere una zona che racconta tante storie senza perdere la propria identità. La libertà espressiva che non si trova in altri territori e che è la cifra di un luogo che è in realtà tanti luoghi. Isole e Olena è un’azienda doppia anche nel nome e per quanto mi riguarda non si può prescindere da questa azienda quando si racconta il Chianti Classico. Il Sangiovese eccezionale di Cepparello e tutto il resto che la fantasia di De Marchi ha tirato fuori nel tempo.
San Giusto a Rentennano anche qui … come fai.

Io sono uno di quelli che aspettava di sentirsi in pace con la coscienza per andare a comprarsi Percarlo senza riuscire ad aspettare per berlo che poche settimane, al netto dell’intenzione iniziale di aspettare anni! Quella zona, col suo fondo d’argilla e l’affiorare di tufo, mi ha sempre reso più cari i vini di San Giusto, perché mi ricordavano certe note dei vini di casa mia, dove il tufo la fa da padrone. Una cifra distintiva che conserva il carattere di un’azienda capace di farsi riconoscere da sempre.

Val delle Corti – Riecine – Radda contro Gaiole.
L’azienda di culto e quella di status. Così vicini, così lontani! Il filare dritti contro il saper mettere insieme.
Val delle Corti ha vinto le sfide più sorprendenti e combattute di questa competizione. Ha spedito a casa – anche se sempre sul filo di lana – due aziende del livello di Querciabella e Castello di Ama, roba che da pronostico difficilmente avrei osato azzardare. Io qua son pronto ad accogliere qualunque risultato, ma quel che è certo è che su Intravino c’è un pubblico adatto a premiare un’azienda che si muove con la schiettezza giusta per poter sorprendere.

Riecine è la nemesi, volendo, di Val delle Corti. Interpreta Gaiole da lungo tempo ed oggi lo fa in chiave di Ferrini (stiamo parlando di Carlo Ferrini, uno dei grandi consulenti enologi della generazione post Tachis). Declina un territorio con respiro internazionale, tiene insieme status e nuovi spunti, canone e variazione su tema. Il punk e la regina. A me piace per la capacità di coniugare gli estremi e di sapersi rinnovare.

Tenuta di Carleone – Castello di Monsanto – Radda e Barberino. Il nuovo corso e l’antico lignaggio. Qua non c’è possibilità di mediazione: o tutto, o niente.
Carleone è la creatura di Sean O’Callaghan le sue intuizioni, le sue decisioni, le sue brillanti astuzie, le sue invenzioni. Il suo stile in fondo. Capace di leggere il presente ed allargare lo sguardo. L’esperienza maturata a Riecine e in giro per il mondo. La disinvoltura e la libertà espressiva. La malizia e la bellezza. Carleone è arrivato ieri alla ribalta, ma la ribalta se l’è già presa. Ha una batteria di vini che si è allargata parecchio negli ultimi tempi, ma quando vira sul Sangiovese lo fa con l’assoluta classe della nuova Radda. Ti dice son qua, amarmi è ciò che può elevarti.

Monsanto è un’etichetta da romanzo gotico. Non è Otranto, è Barberino. Ma c’è tutto quello che il Chianti Classico è nato per essere. Ci sono i toni caldi di un Sangiovese che si sfina nel tempo. Ci sono quelle annate che non diresti e invece son proprio quelle in cui Monsanto se la gioca con qualunque Sangiovese. C’è una storia senza mai la ricerca del clamore. C’è guardarsi allo specchio e trovarsi sempre bello e mai giovane. Monsanto sarà il passato anche domani. Anche quando altri non ci saranno più. Monsanto sarà lì. Bello, senza tempo.

Insomma signori, qua c’è da votare. Fatelo con coscienza. Ci vediamo martedì prossimo per i risultati. E stavolta sarà dura e durissima.

Qui i risultatin degli ottavi

Qua per votare i quarti di finale

 

tastogallo

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Tommaso Ino Ciuffoletti

Ha fatto la sua prima vendemmia a 8 anni nella vigna di famiglia, ha scritto di mercato agricolo per un quotidiano economico nazionale, fatto l'editorialista per la spalla toscana del Corriere della Sera, curato per anni la comunicazione di un importante gruppo vinicolo, superato il terzo livello del Wset e scritto qualcos'altro qua e là. Oggi è content manager di una società che pianta alberi in giro per il mondo, scrive storie alcoliche per una rivista fiorentina, vende libri, ma soprattutto produce vino clandestinamente per salvare se stesso e un intero paese.

42 Commenti

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Fabrizio

circa 2 settimane fa - Link

Riecine

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PAOLO

circa 2 settimane fa - Link

Riecine

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Federico Dallari Bondanini

circa 2 settimane fa - Link

Isole e Olena Carleone

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Nelle Nuvole

circa 2 settimane fa - Link

Cosa vuol dire "... ed oggi lo fa in chiave di Ferrini... " nella presentazione di Riecine? Ma il suo enologo non è Alessandro Campatelli, insignito recentemente del Premio Giulio Gambelli? Tale premio è destinato a enoici interpreti del Sangiovese al di sotto dei quarant'anni, percorrenti il cammino iniziato da GG e quindi - mi scuso, ma lo devo scrivere - assai lontani come impostazione da quella pluridecennale di Carlo Ferrini "...uno dei grandi consulenti enologi della generazione post Tachis..". PS Ho come il presentimento che il vincitore sarà di Radda.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 2 settimane fa - Link

Sulle semplificazioni di schieramento Tachis vs Gambelli (per dire della più nota da queste parti) tendo a fidarmi solo come espediente narrativo. E spero che su questo si sia tutti d'accordo. Giusta la notazione sul direttore generale ed enologo di Riecine, che è Alessandro Campatelli. Carlo Ferrini è il consulente. Ha una fama costruita in una carriera la cui durata conta più qualche lustro. Credo che menzionarlo possa difficilmente essere intesa come mancanza di rispetto verso qualcun altro. Ma sì, indubbiamente il direttore generale ed enologo è Alessandro Campatelli.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 2 settimane fa - Link

.... sul vincitore dici Radda? Sicur* sicur*? Mi viene da pensare ad altro ... ma forse mi sbaglio ...

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Maria Chiara

circa 2 settimane fa - Link

Isole e Olena

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Danilo

circa 2 settimane fa - Link

Monsanto

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blasutta rita

circa 2 settimane fa - Link

Isole e olena

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Elisa

circa 2 settimane fa - Link

Isole e Olena

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Candido Henry

circa 2 settimane fa - Link

Isole e Olena

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Giorla Ugo

circa 2 settimane fa - Link

Isole e Olena

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Marta

circa 2 settimane fa - Link

Monsanto

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Martina

circa 2 settimane fa - Link

Isole e Olena

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Corrado Vecchi

circa 2 settimane fa - Link

Isole e Olena

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Vincenzo

circa 2 settimane fa - Link

Isola e olena E Riecine

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Stefano

circa 2 settimane fa - Link

Isole e Olena

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Alex De Luca

circa 2 settimane fa - Link

Isole e olena

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Tommaso Ciuffoletti

circa 2 settimane fa - Link

Ragazzi non dovete votare nei commenti!! Dovete cliccare il link!

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vinogodi

circa 2 settimane fa - Link

... Conterno ...

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Giusppe Calofero

circa 2 settimane fa - Link

Riecine

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Batacchi Leonardo

circa 2 settimane fa - Link

Riecine

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Luca mafucci

circa 2 settimane fa - Link

Riecine

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Jack77

circa 2 settimane fa - Link

Il mio cuore è per Val delle Corti, ma con un colosso come Riecine era ovvia la sconfitta. Peccato, Bianchi si meritva la finale secondo me. In ogni caso grande lotta... solo 14 voti di differenza ad oggi.

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Michele Battistini

circa 2 settimane fa - Link

Monsanto

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Giuliano

circa 2 settimane fa - Link

Monsanto

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Mario

circa 2 settimane fa - Link

Tenuta carleone

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Roberto1976

circa 2 settimane fa - Link

Mi sembra che ci sia ormai una gara parallela/ufficiosa sui commenti, quindi aggiungo anche la mia preferenza: Castell'in Villa

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FULVIO SENATORE

circa 2 settimane fa - Link

Conobbi fin dall'inizio, per la stima che avevo di Paolo De Marchi le sue fatiche, i patemi iniziali con la paura di non farcela, il coraggio di cambiare radicalmente il modo di coltivare la vite e di fare il vino rispetto alle discutibili tradizioni chiantigiane, lui, pienontese amante di vini più strutturati, più consistenti, rotondi e profumati, corposi ma gradevoli-. Pian piano, contro le diffidenze di molti locali e non solo, con fede incorruttibile e operosità senza pari ristruttura i terreni e tutte le vigne, rifà la cantina che ora è una magnifica cattedrale, segue e migliora continuamente i lavori in vigna e le operazione di vinificazione e affinamento. Insomma un uomo che ha saputo sognare senza mai considerarsi abbastanza appagato, che non smette di incantarci con i suoi vini. Fulvio Senatore

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Renato

circa 2 settimane fa - Link

“Le discutibili tradizioni chiantigiane”??? Sta scherzando spero!

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Fulvio Senatore

circa 2 settimane fa - Link

Non scherzo, si vede che sei giovane. Faccio due esempi. Devi sapere che la tradizione prevedeva di mescolare almeno tre uve bianche e tre uve nere. Come saprai certe uve maturano prima e altre dopo, sicchè un uva tardiva come il cannaiolo veniva spremuta insieme ad uve mature, oppure uve già troppo mature e magari sciupate finivano con uve a maturazione più tardiva. Non per niente si introdusse la pratica del rigoverno, cioè ributtare tutto insieme a rifermentare. Quando ero ragazzo il chianti ovunque era un vino mediocre, quando non imbevibile. Un ' altra pratica spaventosa era di lavare le botti con l'aceto !

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Renato

circa 2 settimane fa - Link

Si legga Alla Ricerca del Vino Perfetto del Ciuffoletti (credo parente dell’ideatore di questa competizione) e capirà quanto la sua definizione di “discutibile tradizione” sia una castroneria assoluta. Il Chianti ha attratto investitori ed enologi da decenni e la ricerca ha portato dove è oggi, crescendo di pari passo con le conoscenze enologiche e contribuendo a sua volta a far innalzare di prestigio il buon nome della Toscana in tutto il mondo.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 2 settimane fa - Link

Bello sentir citare Zeffiro che, sì, in effetti è mio padre! Io credo che se ci pensate non state dicendo cose tra loro in contraddizione. Fulvio compie un paragone tra i vini medi del Chianti di metà anni '60 e quelli moderni. Sulla base di questo paragone dà il suo giudizio. Renato riporta la cosa ad una vicenda storica in cui, coi propri tempi, la produzione di vino in Chianti è andata cercando la propria via alla modernità (e ad un mercato che fosse più ampio di quello prettamente locale) da tempi ben precedenti a quelli De Marchi.

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AG

circa 1 settimana fa - Link

Canaiolo uva tardiva?

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Tommaso Ciuffoletti

circa 1 settimana fa - Link

Canaiolo. Maturazione dell'uva: ultima decade di Settembre, prima decade di Ottobre.

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AG

circa 1 settimana fa - Link

Nella pratica direi che il Canaiolo matura un decina di giorni prima del Sangiovese, apportando grande quantità di zucchero e basse acidità e alti ph che con le estati brevi di 40 anni fa erano i difetti del Sangiovese di allora (poco zucchero ,tannini verdi,tanta acidità, ph mordaci). In assoluto cmq, non definerei il Canaiolo tardivo.

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AG

circa 1 settimana fa - Link

Visto che si parla dei 'bei vecchi tempi', mio nonno e mio zio, vinificatori 'ad occhio', non hanno mai lavato botti con l'aceto ma con acqua e bisolfito 'a occhio' , appunto.

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FULVIO SENATORE

circa 1 settimana fa - Link

Sono lieto di sapere che già "da tempi ben precedenti De Marchi" in Toscana si cercasse di fare del vino buono. Forse Antinori, che io sappia, ma probabilmente pochi altri. Anzi, Tommaso, se ci dai informazioni più precise saranno ben gradite. E' indubbio, in ogni caso, il fondamentale ruolo di De Marchi, il quale, non per niente veniva invitato a parlare in tutti i più importanti convegni internazionali in materia enologica, e non so quanti altri come lui dalla regione del Chianti. E non negherai che per far buon vino , gli innovatori (immagino anche quelli che conosci tu) abbandonarono la miscela di 5,6,7 uve limitandosi a due, massimo tre, il che conferma la mia espressione "discutibile tradizione". E sicuramente non lavarono mai più le botti con l'aceto. Per non parlare di quanti grappoli lasciavano in passato su ogni singola pianta, rispetto alle migliori tecniche di coltivazione.

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Renato

circa 1 settimana fa - Link

Che De Marchi abbia avuto un ruolo fondamentale nella recente storia del Chianti Classico è indubbio. Che De Marchi abbia salvato la denominazione dalla rovina e dalle “dubbie tradizioni” mi pare invece un’affermazione forte. De Marchi ha iniziato la sua attività nel ‘76, la tenuta era già di proprietà, ma è quello l’inizio vitivinicolo (moderno) di Isole e Olena, in quegli anni erano attivi, prolifici e già lavoravano su uvaggi 100% rossi, i già citati (da lei) Antinori, San Felice, Monsanto, Castell’in Villa, Montevertine, Riecine solo per citare i primi che mi vengono in mente. Di cosa stiamo parlando allora? Ripeto De Marchi grande grandissimo produttore, ma riportiamo i fatti.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 1 settimana fa - Link

La storia del Chianti come territorio in cui si è lavorato per cercare una via commerciale al vino, con le inevitabile conseguenze sul lato produttivo risale almeno ai bandi di Cosimo III. I bandi, al plurale, perché si trattava di 2 bandi. Il primo, quello del 18 luglio 1716 era proprio "sopra il commercio del vino" ed il secondo, del 24 settembre, individuava 4 zone (Chianti, Pomino, Carmignano e Val d'Arno di Sopra" come le uniche zone autorizzate a commerciare vino con "l'estero" (che va inteso come estero rispetto al Granducato, ovviamente). Ci furono tuttavia una serie di limiti tecnologici - in particolare quello legato a fiaschi e damigiane (ragion per cui si dice "fare fiasco" e al riguardo potete leggere qui https://accademiadeglialterati.com/2019/09/12/tutto-dun-fiasco/ e guardare qui https://www.youtube.com/watch?v=hvvg8fd4kcw) che impedirono un reale sviluppo della strategia commerciale immaginata. Tagliando con l'accetta si può fare un salto di circa un secolo e andare alla vicenda di Bettino Ricasoli e la sua ricerca - per dirla con Zeffiro - del vino perfetto (https://www.olschki.it/libro/9788822259097). Ho segnalato le due tappe centrali di un percorso che poi trova una nuova via in anni più recenti, ma sì, Fulvio, direi che Renato ha buoni argomenti per dire che con tutti i meriti che pure è giusto riconoscere a De Marchi, la storia del Chianti inizia un po' prima di lui ...

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FULVIO SENATORE

circa 1 settimana fa - Link

Come vedi stai dandomi ragione. Quei bravi innovatori hanno rotto con la discutibile tradizione. Mi confermi appunto che prima di loro il chianti era un vino di scarsa qualità. Non sostenevo altro che questo. E tu me ne hai fornito elementi di conferma. Tutto qui. Evviva il buon chianti che oggi possiamo bere. Cin cin!

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FULVIO SENATORE

circa 1 settimana fa - Link

Non ho mai detto che paolo De Marchi sia stato l'unico a creare una nuova cultura sulla produziuone del Chianti. Egli stesso mi parlò dei colleghi che in alcune tenute della vasta area chiantiguiana cercavano di correggere ancestarli abitudini non opportune a produrre buon vino. Egli nel suo ambito , quando assunse la conduzione della proprietà e della cantina, agì con rispetto di chi era sul posto, ma con la determinazione di produrre con modi e tecniche innovatrici. Puntò sul ridurre il numero dei grappoli per pianta e un'accurata selezione delle uve e delle cultivar, sull'evitare pratiche chimiche in campo e in cantina che non fossero biologiche, sull'igiene accurata in cantina , sulla giusta tempistica di vendemmia , di fermentazione, di invecchiamento, ecc. Tutte cose oggi straconosciute, ma che allora in pochi si impegnavano a fare. E non fu mai arrogante, sempre pronto ad accogliere critiche, suggerimenti, magari dubbi . Salute a tutti . Fulvio Senatore

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