Il vino ai tempi del “pattume giornalistico”

di Alessandro Morichetti

Una settimana di Intravino e ne ho sentite di tutti i colori. “Tanto rumore per nulla”, dicono alcuni. “È la stampa 2.0, bellezza, e tu non ci puoi far niente, niente”, rispondono altri. Andiamo con ordine. Lunedì scorso abbiamo parlato di un libro sul vino appena uscito – Il vino degli altri di Andrea Scanzi. Tutto procede regolare finché Daniele Cernilli – direttore del Gambero Rosso, non instilla dubbi sulla bontà delle parole di alcune interviste riportate nel testo. La chiosa è indigesta: “Credo che ci saranno straschichi legali”. Prima di proseguire, invito a leggere la rovente pagina incriminata (fiuuuu, salvi per un pelo: è in quella precedente che si parla di noi) e ad ascoltare l’intervista a Scanzi, uno che non le manda a dire.

Ricapitolo. Massimo D’Alessandro, valido produttore di Syrah nel cortonese, esprime il timore che in Toscana il vino si sia sempre fatto “utilizzando vino proveniente da altre regioni” ed esplicita il coinvolgimento in un’inchiesta del noto enologo Carlo Ferrini e dell’azienda Brancaia, cui sarebbero state sequestrate – e poi dissequestrate – 75.000 bottiglie. Apriti cielo:  “Scanzi travisa – no, non è vero – mi ha chiamato Tizio per dire che…-  no, non è vero – ho sentito Caio e mi ha confermato che è vero  – no, non è vero…”. Vallo a capire chi dice la verità in centinaia di commenti incrociati. Nella mischia troviamo anche Eleonora “Lady Wine” Guerini, colonna portante del Gambero Rosso e neoblogger, con un titolino niente male: “Vino taroccato? Certo pure il giornalismo…“. Il tenore delle frasi grossomodo è:

“Stando ai fatti Massimo D’Alessandro avrebbe sparato giudizi molto forti, assoluti, tra la presunzione più cieca e l’arroganza più nefasta sul mondo del vino. Molti lo staranno osannando per questo. Che coraggio! Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno! Invece quello che è accaduto tra Scanzi e D’Alessandro è, dal mio modesto punto di vista, pattume giornalistico.”

Pattume. Giornalistico. Parole come pietre. Ma che ha combinato il gggiovane giornalista? Secondo me, due le questioni centrali:
1) Chi ha detto cosa? I fatti, anzitutto. Pagina 131 riporta quei rumors off-the-record (a microfoni spenti) che messi su carta fanno impallidire. Posso capire ma non giustificare produttori che rimangono stupefatti e un pò sconvolti quando leggono le LORO parole (estratti, s’intende): screditare chi le scrive è scorretto, rimangiarsele a mezza bocca peggio. Molto italiano, ma scorretto. Quello di Scanzi è sensazionalismo, giornalismo pattumiera o giornalismo d’inchiesta fatto bene? Cernilli ricorda suoi editoriali di 10 anni fa su Cisternopoli, e io mi chiedo: sono scomparse le cisterne o solo quegli editoriali? Se il direttore è “d’accordo che esista un problema”, oggi chi ne parla? L’interrogativo porta al secondo punto.
2) Chi ha il permesso di parlare pubblicamente di vino in Italia? Fino a ieri senza quarti di nobiltà vinosa eri out, nell’oblio. No giornalista, no degustatore affermato, no guidarolo, no relatore Ais, no nome noto del settore? Ahi ahi ahi ahi. I tempi cambiano e i mezzi pure. Le notizie mainstream sbugiardate non si contano più, come non si contano gli scoop dal basso. Il diritto di cronaca è qualcosa di troppo prezioso per essere prerogativa dei giornalisti iscritti all’Albo e la tessera amaranto oggi garantisce un pc al Vinitaly o poco più. Ma il discorso è culturale, non legale. Il vino in Italia resta tema sacro e capita che alcuni “tromboni” (cit.) badino più alle credenziali che agli articoli. Il problema di Scanzi è l’essere giornalista fuori dagli schieramenti, battitore libero senza peli sulla lingua e poco incline ad indietreggiare senza motivo. L’atteggiamento di Daniele Cernilli ed Eleonora Guerini mira a ristabilire la verità (dicono loro), difendere lo status quo (dice Scanzi) o entrambe le cose in parti diverse?

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

3 Commenti

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

post maliziosetto in cui si mettono assieme due cose diverse: solleticare il più possibile gli animi più sensibili sulla querelle Scanzi, chiedere diritto di cronaca paritario. Per la prima questione ritengo Scanzi attendibilissimo. Per il diritto di cronaca concordo. Altra cosa è il mio giudizio sulla professionalità e sulla conoscenza squisitamente "tecnica" del vino. Giornalista, Degustatore, Guidarolo, Relatore Ais etc. non lo si diventa per "investitura celeste": la conoscenza specifica conta. In altre parole, della frase riportata da Scanzi mi interessa ben poco: nella mia attività i vini li ho scelti sempre in prima persona e, guarda caso, nessuno di quelli presenti nella mia "carta" ha nemmeno l'ombra di un sospetto di taroccamento. Questa si chiama professionalità, capacità di giudizio in sè di un prodotto. Il resto, le chiacchiere da cortile, possono infiammare una discussione tra i cultori della materia, spesso e volentieri turisti (sempre gli stessi) di degustazioni che trovi dovunque come il prezzemolo finchè si beve o mangia a gratis. Gente che fugge come appestata se c'è da pagare e poi pontifica su un Sassicaia perchè ne ha bevuto mezzo dito in una sala in mezzo a 500 persone sudaticce e profumate. Questo è proprio il cosiddetto "disservizio" al vino, forse se ne potrebbe fare a meno...

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Luca Cravanzola

circa 11 anni fa - Link

attendo con ansia la videointervista a Cernilli... Diritto di cronaca... forza intravino!

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Giovanni Romito

circa 11 anni fa - Link

Sono profondamente annoiato da questa vicenda, comincio a scansare i feed di intravino sul mio google reader. basta vi prego

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