Intelligenza artificiale. Il robot assaggiatore fa ridere ma gli manca il lato B

Intelligenza artificiale. Il robot assaggiatore fa ridere ma gli manca il lato B

di Pietro Stara

Partiamo da qui: Tim Atkin MW: Can artificial intelligence replace human judgment in the world of wine?
Nel titolo dimora un po’ il senso dell’articolo: Tim Atkin ci informa che il generatore random di note degustative sul vino, un certo dottor robot Vicious Tasting, sarebbe in grado di decifrare, per una serie di vini ampiamente standardizzati e con lo stesso senso del ridicolo di alcuni degustatori più rinomati, le caratteristiche salienti e i descrittori più appropriati. Dal momento che si tratta di una macchina insensibile ai richiami di Gisele Bündchen, il dottor Vicious mostrerebbe tutti i limiti di una capacità predittiva che, seppur costruita su database di una certa rilevanza, manca completamente del lato B, cioè quello umano, fatto di memoria storica, creatività, discernimento, sensibilità e talvolta di impresentabili sbornie.

Emanuele Giannone mi ha fatto notare che non ha senso chiedersi, in ottica meramente funzionalistica, se facciamo meglio di un’accozzaglia di dadi e bulloni, ma se facciamo “diversamente”. A tale quesito non saprei dare una risposta univoca: mi pare, a naso, che una parte del genere degli umani degustatori si sia già instradato in un sorso robotico. Ma, d’altra parte, anche molti vini hanno preso la medesima direzione.
Lo strano fatto: sembra di essere di fronte ad un prequel narrativo in cui la scienza costituirebbe l’antefatto di un evento fantascientifico. E non sarebbe la prima volta.

Nel 1956 esce un piccolo capolavoro cinematografico di fantascienza, “il Pianeta Proibito”. La storia, in sintesi, è questa: nell’ultimo decennio del XXI secolo uomini e donne, a bordo di astronavi, scendono sulla Luna. Nel 2200 raggiungono altri pianeti del Sistema Solare. Quasi simultaneamente scoprono la Superenergia, per mezzo della quale in un primo tempo viene raggiunta e poi superata la velocità della luce. Così, finalmente, l’umanità inizia la colonizzazione dei mondi dello spazio. Tra un dialogo surreale e l’altro, imparagonabili comunque ad una tavola rotonda politica dei giorni nostri, la chiacchierata si sposta sul cibo artificiale:
« Adams, Jerry e il dottor Ostrow (Warren Stevens, 1919 – 2012) salgono sullo strano mezzo guidato da Robby e, in breve tempo, arrivano alla modernissima casa di Morbius. L’uomo (Walter Pidgeon, 1897 – 1984) è ritto sulla soglia ad aspettarli.. “Io sono Morbius”, dichiara, sottintendendo quasi, “e sono il padrone qui.; li fa entrare e li invita a pranzo. Al termine dello stesso comincia a illustrare le meraviglie del suo mondo.
Jerry: ”Non so che cibo fosse, ma certo era delizioso.”
Morbius: “Manicaretti sintetici di Robby.”
Adams: “E’ anche cuoco?”
Morbius: “Sì, e produce da sé la materia prima. Vieni qui Robby. Adesso vedrete come funziona. Ecco, vedete, basta introdurre un campione di cibo qualsiasi in questa apertura. Sotto è installato un laboratorio chimico in cui egli lo analizza; dopo di che può riprodurre le stesse molecole in qualsiasi forma e quantità.”
Adams: “L’ideale per le mogli.”
Robby: “E ciò con cieca ed assoluta obbedienza… Attiva il polverizzatore”.»

Genova non è soltanto trenette al pesto e pansoti al sugo di noci.
« I ricercatori dell’IIT-Istituto Italiano di Tecnologia hanno identificato un metodo che potrebbe portare a ‘crackare’ il codice del cervello alla base dell’utilizzo dei cinque sensi per interagire con il mondo. Sono riusciti, cioè, a sviluppare gli strumenti per capire come individuare il codice che trasforma gli stimoli sensoriali in quel linguaggio che le cellule neuronali si scambiano per definire le nostre azioni. »

Detto in parole povere i ricercatori sono riusciti ad identificare i codici elettrici utilizzati dalle cellule del cervello per rappresentare gli stimoli sensoriali. Non contenti, dopo aver gozzovigliato come matti, hanno capito come creare una vera impronta olografica dell’attivazione sensoriale che, se proiettata sui circuiti cerebrali a riposo, potrà “scrivere” l’attività neurale e portare il soggetto a percepire sensazioni. Tra optogenetica e bianchetta genovese, insomma, sono riusciti a fare qualcosa che ha dell’incredibile.

Le ipotesi futuribili nell’ambito della sommellerie.
L’attenzione delle maggiori combriccole di degustatori nei riguardi delle evoluzioni scientifiche è cosa nota e risaputa. Ognuna di esse ha già in mano il proprio spin-off aziendale: A.I.S.A. (Associazione Italiana Sommelier Automatizzati); F.I.S.A. (Fondazione Italiana Sommelier Automatizzati); O.N.A.V.A (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino Automatizzati); F.I.S.A.R.A. (Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori Automatizzati) e A.S.P.I.A. (Associazione della Sommellerie Professionale Italiana Automatizzata).

È necessario tenere a mente, per evitare guai e soprattutto la possibilità che un robot positronico ci rovesci addosso un Barolo Monfortino Magnum del 2000, che le “Tre leggi della robotica” scritte da Isaac Asimov reggono l’impalcatura dei futuri sommelier automatizzati:
1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

1 Commento

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Stefano Cinelli Colombini

circa 4 anni fa - Link

Il robot degustatore mi ricorda un professore dell'Università di Torino (di cui purtroppo non riesco a ricordare il nome) che quarant'anni fa mi disse di aver sintetizzato un liquido con le esatte caratteristiche analitiche di un Barolo. Dal petrolio. Quando gli chiesi quale fosse il sapore mi guardo come se fossi un marziano, secondo lui l'unica cosa che contava erano le caratteristiche nutritive e quelle tornavano. Non vorrei sembrare troppo naïf, ma il vino è anche altro.

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