Il Wall Street Journal suona la campana. Indovinate per chi?

di Antonio Tomacelli

criticiLa mia fede nella critica di professione da un po’ di tempo vacilla. I miei dubbi di ateo hanno una data di nascita precisa, il 4 settembre 2009. A quel giorno risale la pubblicazione di un post di Intravino dal titolo “La patacca dei concorsi enologici”, in cui si dava notizia di una ricerca scientifica commissionata dall’American Association of Wine Economist. I risultati dimostravano una volta per tutte l’inaffidabilità di premi e medaglie assegnate dalle giurie dei critici. Passata sotto silenzio in Italia, la ricerca sta avendo effetti dirompenti in America, complice il marketing vinicolo sempre all’erta quando si tratta di vendere una bottiglia in più. L’avviso che qualcosa inizi a finire è partito dalle pagine del Wall Street Journal, che, proprio in questi giorni, si occupa di un fenomeno che cambierà per sempre il senso stesso della parola “esperto”. Prima di entrare nello specifico, però, partiamo da alcuni dati di fatto rilevati dalla ricerca dell’American Association of Wine Economist:

1) Durante le degustazioni i critici sono spesso in disaccordo tra loro sullo stesso vino
2) Il critico valuta in maniera differente lo stesso vino in concorsi o situazioni diverse
3) Durante i concorsi e le degustazioni per le guide, i critici di professione si influenzano tra di loro
4) Il critico tende a dare un punteggio basso al vitigno che non gradisce particolarmente
5) Il punto che ha avuto maggior effetto sul marketing: i consumatori hanno gusti diversi da chi degusta per professione e quindi il parere del critico è ininfluente o addirittura dannoso.

Da queste considerazioni che, lo ripeto, hanno una solida base scientifica, gli organizzatori di concorsi e guide hanno tratto la conclusione che le giurie vadano cambiate e alla svelta. La prima a debuttare sulla scena, sperimentando nuove tecniche e modalità di degustazione, è quella composta da 80 giurati non professionisti del Consumer Wine Awards di Lodi, in California. Durante le sessioni i partecipanti al panel assaggeranno solo vini che a loro piacciono e che conoscono profondamente. Sono vietati appunti e note scritte ed i punteggi andranno comunicati immediamente per evitare influenze esterne. Tim Hanni, uno dei fondatori del concorso che Intravino ha intervistato qualche mese fa, dice “Faranno quello che un consumatore normale fa. Assaggeranno il loro stile di vino preferito e diranno subito se è di loro gradimento oppure no”. Il voto è ristretto ad un semplice “mi piace, non mi piace”.

Il Wine Consumer Awards di Lodi non è il solo a cambiare l’approccio alle degustazioni. Nel prossimo giugno si terrà in America il Next Generation Wine Competition con una giuria formata da professionisti del settore quali chef e sommelier, tutti però rigorosamente tra i 21 e i 35 anni di età. Il panel fornirà preziose informazioni sui gusti e le tendenze di uno specifico target di consumatori, i giovani compresi in quel range di età, appunto. E se volessimo sapere che vino piace alle donne? Basterà attendere i risultati del National Women’s Wine Competition che si svolge da quattro anni in California per saperlo. Qui, manco a dirlo, la giuria è composta da sole donne che, contrariamente a quello che i maschietti pensano, preferiscono i vini rossi di media gradazione a quelli bianchi o, peggio, ai dolci. L’organizzatrice del premio, la signora Pierce, garantisce risultati in linea con le preferenze delle consumatrici e, precisa, rinfresca la giuria ogni anno, cambiando almeno un paio di “giurate”.

Insomma, la rivoluzione è in marcia e gli effetti sono già visibili. I nuovi concorsi non vogliono più stabilire quale sia il vino migliore per gli esperti, ma qual è il vino gradito ad un determinato profilo di consumatore. “Le discussioni sui sentori di frutti rossi o cioccolato distraggono e non ci interessano” dice Tim Hanni “noi vogliamo solo sapere se un vino è buono o no”. Campane a morto per la critica enologica di professione? Forse si, visto che a suonarle è il Wall Street Journal che, lo ricordiamo, ha recentemento licenziato le sue penne di punta, la coppia formata da Dorothy Gaiter e John Brecher. Senza una riga di giustificazione ai lettori e senza sostituirli.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

20 Commenti

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Franco Ziliani

circa 12 anni fa - Link

Come Antonio sa, quando degustiamo in Puglia per Radici, il festival dei vitigni autoctoni, per scegliere i migliori vini pugliesi nelle diverse categorie, i giudizi della giuria tecnica, formata da giornalisti e degustatori italiani e stranieri, sono corredati e completati dai giudizi, altrettanto validi, di ristoratori, enotecari, sommelier, che compongono un'altra giuria. Comunque, io aspetterei un attimo prima di cantare il de profundis per i degustatori e critici di professione... Comunque grazie per avermi inserito nei dieci degustatori ritratti, proprio accanto ad una delle wine writer che più ammiro, Jancis Robinson...

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Ivano Antonini-EnoCentrico

circa 12 anni fa - Link

... e sopra a Luca Maroni.

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Franco Ziliani

circa 12 anni fa - Link

chi é Ivano, non conosco quella persona? :)

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Maurizio

circa 12 anni fa - Link

Se voglio imparare a conoscere la storia mi affido ad un professore, ad uno storico. Poi con la mia testa decido su Giulio Cesare, Rinascimento, Rivoluzione francese. Se voglio conoscere il vino mi affido ad un degustatore, ad un giornalista specializzato. Poi con la mia testa decido su supertuscan, riesling e borgogna. E forse a ragione veduta, da semplice appassionato potrò dire mi piace, non mi piace.

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Francesco Fabbretti

circa 12 anni fa - Link

Mi sembra ingiusto tagliare la testa (figurativamente s'intende)a critici ed esperti degustatori. Spesso non concordo con i vini "premiati" ma credo rientri in una logica dialettica che è, in fondo, il sale della democrazia. Senza l'AIS ad esempio non avrei conosciuto tante splendide realtà enologiche presentate con alto rigore e competenza sia nel corso di base che durante il master in analisi sensoriale. Magari oggi alcuni vini non li apprezzo come in passato, preferendo strade gustative diverse ma, ciononostante, ritengo fondamentale l'apporto di guide come primo "tassello" di un percorso iniziatico che necessariamente deve partire dall'ABC, come in tutte le cose. Di certo non stimo altrettanto le guide internazionali quando parlano dell'Italia, visto che approcciano i nostri vini con un'impostazione di base spesso erronea, andando a cercare nelle loro degustazioni aspetti affatto tipici dei vitigni. Detto questo non solo non mi accodo al de profundis, ma mi auguro che continuino a lavorare, libero io di dissentire dalle indicazioni fornite.

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Simone e Zeta

circa 12 anni fa - Link

Il problema sta nel fatto che con l'AIS, non nè hai conosciuta un'altra larga fetta! ;-)

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fabrizio scarpato

circa 12 anni fa - Link

Affermare che è sufficiente sapere e dire se "un vino è buono o no", equivale alla fatidica frase "ma vuoi mettere un piatto di spaghetti" rispetto alla cucina contemporanea. Allo stesso modo rifiuto la ormai obsoleta e decrepita ricerca e soprattutto declamazione del cardamomo o sentori vari. Buono o no, inoltre mi sembra un parametro non oggettivo, ma soggettivo. Per cercare di capire un vino, per comprenderne qualità, finezza ed equilibrio, non si può prescindere dalla conoscenza di base, dall'esercizio e dal parere, dalla guida, di quelli bravi. Poi su chi siano i bravi, ognuno di noi ha i suoi riferimenti, ovviamente, dai quali partire per valutazioni personali: solo a quel punto un vino potrà esser buono o no.

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Renzo

circa 12 anni fa - Link

I giudizi sono sempre e comunque espressi da esseri umani in cui una componente soggettiva esiste sempre e comunque. L' importante è leggere e prendere nota senza pensare che tutto quanto viene scritto sia dogmatico per poi formare una propria opinione e gusto. Poi chi è il migliore...è decisamente soggettivo.

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Antonio Tomacelli

circa 12 anni fa - Link

Attenti. Vi state concentrando troppo sul ruolo del critico. Ponete anche la vostra attenzione sulla presenza sempre più invadente del marketing nei concorsi. Che è anche più preoccupante come aspetto.

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Franco Ziliani

circa 12 anni fa - Link

Anto', io partecipo ogni tanto a qualche Concorso enologico internazionale (lo scorso fine agosto ero in Germania per Mundus Vini, in marzo sarò a Madrid per Bacchus)e ti assicuro che tutto questo peso del "marketing dei concorsi", come lo chiami tu, non lo vedo. A questi Concorsi partecipano in larga parte vini di media qualità, soprattutto proposti da grandi aziende e cooperative, ed i risultati di questi concorsi non hanno, salvo il caso dei Decanter World Wine Awards e di qualche altro concorso, nessun peso e scarsa influenza sulle scelte degli appassionati e dei consumatori. Bisognerebbe poi spendere una parola sulla nomenklatura, fatta da enologi, consulenti, funzionari, qualche giornalista, che compone le commissioni di degustazione dei concorsi, persone che, spesso, giudicano il vino non certo nell'ottica del consumatore...

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Simone e Zeta

circa 12 anni fa - Link

Per quel poco che posso vedere, non è solo il Marketing e le sue affascinanti teorie che terranno in auge i vari Degustatori, il prossimo futuro sarà scandito da due parole: Vendita e Consumo. Stare fuori da questo cerchio vuol dire essere lontano dalle aziende ovvero dall'ossigeno!

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Carlo Macchi

circa 12 anni fa - Link

Sono veramente offeso perchè le mie orecchie non stanno tra le foto dei grandi, anzi grandissimi, anzi immensi, degustatori di vino. Questo può voler dire solo due cose. 1. Non sono abbastanza grande per Antonio. 2. sono il primo della lista dopo che le tricotes avranno visto cadere le teste degli altri. Se vale la seconda sono in una botte di ferro, speriamo non con gli spunzoni, tipo Attilio Regolo. Se vale la prima, per le mie lacrime da amor proprio ferito non basteranno tutti i fazzoletti di carta del mondo.

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Pasquale Porcelli

circa 12 anni fa - Link

Sarebbe stato brutto pubblicare una foto di solo orecchie. E' per questo che non hanno pubblicato la tua foto, c'è un limite a tutto!

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Franco Ziliani

circa 12 anni fa - Link

Carlo, non prendertela per la tua assenza: é una selezione un po' spuria, discutibile come tutte le selezioni. Ce sta' pure l'amico mio Franco Ricci, che editerà pure una guida, ma come critico e come degustatore c'entra come li cavoli a merenda... cari saluti e sempre forza Inter!

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Tim Hanni MW

circa 12 anni fa - Link

Hi all, Hi Alessandro, Thanks so much - I think! :-) The Consumer Wine Awards at Lodi is causing quite a stir here in the US. We met earlier this week with our sensory team working on the tasting protocol and issues regarding how many wines, how they are tasted, rating methodology, 'recovery time' (time between wines) and the use of a very mild saline/acidic rinsing solution that will be balanced to every judges individual sensitivity. My work is centered around fostering a greater understanding of CONSUMERS and offering alternative means to embrace and cultivate them as wine consumers if they choose. It is imperative to understand that I support all means of professional judging, rating systems and that many consumers want to have a high level interaction with experts. I am working on the other end and looking at a HUGE market opportunity for peer-to-peer and consumer-to-consumer recommendations and communication. The Consumer Wine Awards at Lodi is also open to submission from Italy and all around the world! Our close date is February 26 so get your wines in if anyone has interest: www.consumerwineawards.com. THANKS and look forward to sharing results from the Consumer Wine Awards at lodi down the road.

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gianpaolo

circa 12 anni fa - Link

consumer ratings, peer-to-peer, it's all very good and also very "internet". I've used the same approach on my website where for every wine there is a space for consumers' comments. I've even chosen to send wines to people I don't (necessarily) know and have their comments, not all of them positive, on the my website/blog. It's an interesting experiment, I'll follow it.

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Nico

circa 12 anni fa - Link

mi sembra un rimedio peggiore del male

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Nico

circa 12 anni fa - Link

verrebbe fuori una guida come la Zagat dei ristoranti totalmente inaffidabile o una specie di tripadvisor.com dei vini

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NEX-C3

circa 10 anni fa - Link

vale la pena leggere. L'ho trovato molto istruttivo, come ho fatto ricerche molto ultimamente sulle questioni pratiche, come si parla di ...

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