Il vino vero e il vino falso

Il vino vero e il vino falso

di Nicola Cereda

Prendendo in prestito l’idea che il critico d’arte Francesco Bonami ha sviluppato nel tanto provocatorio quanto irriverente “Si crede Picasso”, mi piace formulare l’ipotesi (del tutto aleatoria) secondo la quale il mondo dei produttori di vino (come quello degli artisti) si dividerebbe in due categorie: quella dei produttori VERI e quella dei produttori FALSI.

E’ solo un gioco, provate a seguirmi.

Il produttore VERO è colui che “non ha mai paura di rischiare anche se ha sempre paura di sbagliare”. Un bravo produttore VERO non si cura delle mode, del gusto dominante e delle tendenze di mercato, ha piuttosto urgenza di dire qualcosa attraverso il suo vino. “Urgenza che non sempre ha esiti chiari e convincenti, ma perlomeno produce risultati sinceri”.

Il produttore FALSO, sia chiaro, non fa nulla di male e soprattutto non produce vino falso. Epperò il risultato dei suoi sforzi, comunque lo si guardi, risulterà in qualche modo sterile e asettico, perfettino piuttosto che perfettibile e scarsamente vitale.

In uno scenario tanto stravagante non mancheremmo di incontrare FALSI produttori che sembrano VERI, pessimi VERI produttori e FALSI produttori dannatamente bravi tanto che, una volta tracciati i confini e comprese le differenze, nessuno ci potrà mai impedire di preferire gli uni piuttosto che gli altri. In realtà il punto nevralgico per gli appassionati, il quid che rende la caccia avvincente, stimolante, intrigante, è proprio la difficoltà nel districarsi in questa giungla di apparenze.

Insomma ciò che affascina è la ricerca dei fatidici 21 grammi che non si riferiscono all’estratto secco quanto piuttosto, come nel film di Alejandro González Iñárritu, all’ANIMA della stessa sostanza idroalcolica. Proseguendo col parallelo all’assunto del Bonami, il vino di un produttore VERO è quello in grado di suscitare in noi un’emozione che non dipende dalla sua piacevolezza quanto piuttosto dal fatto che esso, fin dal primo sorso, “ci appare in qualche modo inevitabile e indimenticabile”, imprimendosi indelebilmente nella nostra memoria.

Fine del gioco.

Orbene, limitandomi a considerare i miei assaggi italiani degli ultimi due lustri, è proprio così che ricordo (in ordine sparso e omettendo le annate) il Kupra di Eleonora Rossi e Marco Casolanetti, il Merlot di Stanko Radikon, il Barolo Chinato di Augusto Cappellano, il Sine Felle Riserva di Roberto Moretti e Lucia Mori, il Bonavita Rosato di Giovanni Scarfone, il Pinot Nero di Elisabetta Dalzocchio, il Nur di Corrado Dottori, il Barolo di Teresa Mascarello, Gli Scarsi di Pino Ratto, il Cuna di Federico Staderini, la Riserva A’Vita di Francesco De Franco, il Passito di Salvatore Ferrandes, il Barrosu di Giovanni Montisci, il Mio Malvasia di Camillo Donati, il Giallo di Tocai di Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini, la Sorpresa di Stefano Borsa e Giovanna Tiezzi, il Templare di Elisabetta Fagiuoli, il T.N.76 Weissburgunder di Thomas Niedermayr, il CruCimonaci di Rosario Pappalardo e Alice Bonaccorsi.

Bevo vino con cognizione di causa, curiosità, passione, senza preconcetti né scopo di lucro dagli anni novanta e non ambisco di certo a diventare il Bonami del vino, ruolo già occupato da bravi professionisti di settore con ben altro livello di autorevolezza e competenza. Tuttavia a più di vent’anni di distanza dalla prima scintilla, l’istinto continua a condurmi per strade poco battute, la ragione seguita ad impormi un approccio laico, il cuore insiste a battere a sinistra dalle parti del naturale dove ancora esistono e resistono i produttori VERI con i loro vini “inevitabili e indimenticabili” fin dal primo sorso.

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Nicola Cereda

Brianzolo. Cantante e chitarrista dei Circo Fantasma col blues nell'anima, il jazz nel cervello, il rock'n'roll nel cuore, il folk nella memoria e il punk nelle mani. Co-fondatore di Ex-New Centro di arte contemporanea. Project Manager presso una multinazionale di telecomunicazioni. Runner per non morire. Bevo vino con la passione dell’autodidatta e senza un preciso scopo. Ne scrivo per non dimenticare e per liberarmi dai fantasmi delle bottiglie vuote.

34 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 mesi fa - Link

Mah, nel vino vedo tanto trionfo dell'ego spacciato per vero e tanto "famolo strano". Anche nella tua lista. Secondo me se si vuole davvero parlare di vini veri si devono evitare queste cose, e anche i nomi di fantasia. Se un vino è davvero grande e vero non ne ha bisogno.

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vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

...concordo appieno con il dottor Cinelli Colombini , con poco da aggiungere . Se non appellandomi al sacrosanto concetto del "degustibus" , dove mi allineo compiacendomi della sapienza enologica di alcuni nomi di produttori citati , altri molto meno ... stimolando costoro ad una visione tecnica più omogenea , perché il vino oltre ad essere un trattato di filosofia o il manifesto palese della weltanschaaung del produttore , deve anche essere bevuto con soddisfazione in ogni suo esemplare commercializzato , dal primo all'ultimo , in quanto , noi edonisti, destinatari e ricercatori di piacere e non coprofagi...

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Aurora N

circa 3 mesi fa - Link

A mio avviso, stessa annata dello stesso produttore,se il vino è giovane non puó essere diverso da bottiglia a bottiglia, nè si puó stare col fiato sospeso ogni volta nel timore di avere un vino difettato nel bicchiere.Non lo trovo corretto. Visti anche i prezzi. Quante "sole" ho preso e quante cene rovinate...ai voglia a dire "eh ma non è lui"

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Simone

circa 3 mesi fa - Link

Appunto. A mio avviso andrebbero distinti semplicemente i grandi vini da quelli che oggettivamente non lo sono. Non sono grandi vini quelli che in nome di una "naturalitá " cercata ad ogni costo, a prescindere dal clima, dal vitigno e dall'annata finiscono per smarrire ogni carattere distintivo per omologarsi tra loro nel difetto enologico(assaggiateli alla cieca); probabilmente non lo erano neanche i vinoni iperconcentrati, cioccolatosi e vanigliati osannati fino a qualche anno fa. Un vino è grande quando è terroir liquido e sa trasmettere unicità. Il goudron di un vigna rionda invecchiato, il salmastro anoressico di alcuni monprivato, "il Brunate che sente il mare" di marcarini, la femminilità floreale dei rocche di castiglione, il tartufo inconfondibile che tira fuori un montestefano invecchiato, le note ferrose e austere dell'osso San grato quando è giovane di antoniolo, per citare i primi piemontesi che mi vengono in mente. Anche per me Montisci fa un cannonau straordinario ma perchè ha delle vigne ed un terroir unico. Da quelle parti berritta col panzale vinificato in purezza sta tirando fuori qualcosa di ugualmente unico in Sardegna. E via dicendo. La conoscenza enologica ai più alti livelli è strumento che aiuta il produttore ad esprimere il terroir ed a veicolarlo nel bicchiere. Volatili alte, puzzette e altri difetti possono ricordare i vini che facevano i nostri nonni ma di unico non hanno niente.

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

Stefano, potrei anche condividere le tue ragioni giungendo tuttavia a conclusioni di segno opposto. Dove qualcuno vede il "famolo strano" qualcun altro ci vede l'avanguardia e la sperimentazione. Secondo me l'ego, quando supportato da solide basi, in una certa misura, va assecondato.

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Nelle Nuvole

circa 3 mesi fa - Link

Mi piace questa tua risposta Nicola. Mi piace molto meno l'utilizzo delle parole "Vero" e "Falso" come base per giocare ad un finto gioco che in realtà vuole esprimere seriamente la tua percezione personale della materia vino. Se proprio vuoi essere all'avanguardia allora cambia in "Vivo" e "Morto". "Vivi" per te sono i vini nemmeno tanto piacevoli ma portatori di scintilla vitale seppure polifemica e "Morti" tutti gli altri. Per quanto mi riguarda, gran parte dei vini da te citati sono piacevolissimi, puliti, equilibrati e per niente avanguardisti, anzi, quasi dei classici. Si tratta di una diversa chiave di lettura.

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

Grazie NN ma non voglio farmi più nemici di quanti non ne abbia già :-) E poi anche sulle avanguardie bisogna intendersi. Francesco De Franco una volta mi disse ridendo: "in Calabria eravamo talmente arretrati che col vino naturale ci siamo ritrovati all'avanguardia" ;-)

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

Sempre per NN. I "FALSI produttori dannatamente bravi" per me, sono bravi veramente, non certo dei furbetti o millantatori. Vi consiglio una lettura del libro in oggetto che tanto è più leggero di questo post :-) Evidentemente l'opera degli artisti può essere stroncata senza rischio di querela, cosa che nel mondo del vino invece ...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 mesi fa - Link

Caro Nicola, famolo strano è quando tutto ciò che c'è di originale è lo storytelling o banalità fritte e rifritte ma molto di tendenza. Innovativo è una innovazione di processo o di prodotto. Non sono confondibili, sono due cose opposte.

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

Certo Stefano, però l'innovazione di processo o quella di prodotto vengono dopo. A valle di un'invenzione, di una scoperta o del risultato di un esperienza originale ottenuta in maniera magari "casuale" o comunque non necessariamente canonica. E in tal senso non potrebbero essere conseguenti anche ad un "famolo strano"?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 mesi fa - Link

Il caso esiste, ma nella realtà è un fenomeno rarissimo. Poi si raccontano mille storie, e sarebbe saggio giornalismo non fidarsi. Quanto al "non necessariamente canonico", ma che vuol dire? In cinque millenni di enologia si è sperimentato e documentato di tutto, poi c'è sempre chi inventa l'acqua fresca e la vorrebbe anche brevettare ma.....

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

Scusa se sono banale e massimalista ma non sono proprio l'estremizzazione di ricerca, prototipazione, industrializzazione, produzione massiva standardizzata, ad essersi portati via l'anima del vino? Lo so, la discussione da bar è dietro l'angolo, lo stesso angolo dietro il quale si nascondono le fregature dello storytelling furbetto.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 mesi fa - Link

Ormai lo sa anche il gatto che quasi tutti i "salvatori dell'anima del vino" sono solo degli storytellari spudorati! Farsi prendere in giro può anche andare bene, ma magari sarebbe carino che usassero una fregatura un filo più nuova.

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Aurora N

circa 3 mesi fa - Link

È una fetta di mercato significativa che si è aperta, specie all'estero e che attira parvenu a tutto spiano, con non pochi cialtroni. L'ideologia serve da supporto, serve ad ammantare di nobili scopi l'interesse di chi il vino lo deve vendere e vuole inserirsi in un mercato in ascesa. Ovviamente questo va a discapito dei pionieri del genere e dei "produttori "naturali" che credono in quello che fanno. Peró bisognerebbe entrare nel dettaglio, confrontare un naturale con un omologo "convenzionale" o che magari ha sempre fatto agricoltura sana senza avere il bisogno commerciale di una certificazione. Partendo dalle eccellenze, Barolo, Barbaresco, Brunello, taurasi, non c'è storia. Poi si puó fare tutta la letteratura che si vuole ma si parlerebbe di altro.

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

Riguardo a nomi ed ego mi sono tornate alla mente queste parole che ci sarebbero state bene in chiusura del post, senza bisogno di aspergere a pioggia inutile acqua santa : "per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore di umanità di verità per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli con improbabili nomi di cantanti di tango in un vasto programma di eternità ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti come una svista come un'anomalia come una distrazione come un dovere"

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Antonio B

circa 3 mesi fa - Link

Concordo pienamente con Stefano,. Conoscendo molti dei vini e soprattutto dei produttori nella lista, posso dire che c'è molto più fumo che arrosto. Molti tra questi "personaggi" sono più bravi a comunicare quello che tanti vogliono sentire, piuttosto che a essere coerenti con i principi che predicano. Tanto di cappello invece a quei piccoli produttori seri che lavorano seriamente in vigna piuttosto che sui blog e giornali amici.

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Anulu

circa 3 mesi fa - Link

Secondo me il problema di fondo è che a fianco ad alcuni grandi produttori della categoria "vero-naturale-biodinamico-o quantomeno biologico-artigiano", sono fioriti contadini e imprenditoretti al cui prodotto improvvisato abboccano fior di giornalisti, blogger, opinion leader. E di conseguenza, solo inizialmente, anche buyer e importatori che poi si stanno accorgendo che il prodotto senza forte territorio (e terroir) dietro non gira. Non basta il solo produttore simpatico con la sua stramba idea di winemaking legata al proprio personaggio. Alla lunga i nodi vengono al pettine, e solo la qualità vera paga. Non il famolo strano. Chi è anche figo e poeta, aggiunge un plus. Ma la sostanza viene prima. E se non c'è, se fai vini sbagliati, i mercati te li respingono. Tra addetti ai lavori, ne ho sapute di storie di vini tornati indietro... Quindi i "FALSI produttori che sembrano VERI", e i "pessimi VERI produttori" sono il nocciolo del problema.

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Andrea

circa 3 mesi fa - Link

All' apparir del vero tu misera cadesti

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Alessandra

circa 3 mesi fa - Link

scritto così (prendila come una boutade non come una provocazione) potrebbe sembrare che il produttore vero è quello che, mosso dalla passione, non ha bisogno di vendere il suo vino?

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

Ti rispondo citando Jeff Goins : "L'artista squattrinato disprezza il bisogno di denaro. L'artista prospero fa soldi per fare arte" ;-)

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Enzo micotti

circa 3 mesi fa - Link

Il Vino è mio Padre. C’è troppo “rumore” intorno al vino. Io non sono un intenditore, lo bevo volentieri e mi sembra di riconoscere un vino buono, dal livello del vino in bottiglia. Quando non scende, c’è qualche cosa che non va. Quando la bottiglia è vuota, la tristezza ti spezza il cuore. È finita.... era buona speriamo ce ne sia un’altra così.

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Stefano

circa 3 mesi fa - Link

Gentile Nicola. Mi permetto di dire anche la mia in merito al suo articolo. Sono un piccolo produttore di vino nella zona del SOAVE. Mi è piaciuto leggere le sue parole su questa diatriba. Noi produttori di vino, dimentichiamo spesso le nostre radici ovvero, siamo prima di tutto dei contadini (ma quanto bella è questa parola?). Ci improvvisano narratori di una nostra STORIA, sottovalutando la volontà di fare una bottiglia di vino "VERO". Io dico ai miei colleghi di rimanere con i piedi per terra e di non volare con l'ipocrisia. Siamo più contadini e rispettosi del nostro lavoro e dell nostra vita quotidiana prima di raccontare ciò che non siamo. Buona giornata.

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

Grazie del commento Stefano. Provengo da una famiglia operaia e contadina e so bene cosa significhi avere i piedi ben piantati per terra. Ma è solo così che si può davvero apprezzare il senso del volo.

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Giovanni

circa 3 mesi fa - Link

Come contributo utile al confronto vorrei portare uno scritto a me tanto caro apparso su un'altra importante rivista online :"... vorrei portare Per quelli naturali di buona volontà, che pure esistono, che puntano tutto sul movimento, non avere buon senso storico può portare a percorrere nuovamente “.. le strade che non portano mai a niente..” e i rivoluzionari sogni giovanili no-global e la sete di giustizia, se non fanno i conti umilmente, per vederci chiaro, con la propria limitatezza e responsabilità personale, si rischia di essere ancora una volta “….oh generazione sfortunata, e tu obbedisti disobbedendo!” Il vero o il falso oggi va ripulito dal marketing del produttore.

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Aurora N

circa 3 mesi fa - Link

Da internazionalista, tutto cio' che è rinchiudersi nel proprio orticello per me è reazionario. Il "piccolo è bello" ha ha rappresentato l'ideologia con cui una piccola borghesia cialtrona ha fatto i suoi interessi sulle spalle della collettivita'(operai in primis). Il punto è che il vino è il prodotto consapevole dell'attività dell'uomo e parlare di vino vero e vino falso non ha soliditá scientifica. Il monfortino è fatto senza controllare le temperature o senza solfiti aggiunti? O L'asili di Giacosa? O forse il Brunello di biondi santi? O forse il villero di vietti? O il sassicaia? O il poggio al vento? O i bianchi di Terlano? O i friulani di zegla? Ecc ecc eppure per qualche associazione che raccoglie produttori di "Vini naturali", questi non sarebbero vini veri. La sostenibilita' ambientale è irrinunciabile ed è auspicata; nessun grande produttore può farne a meno, ma rifiutare degli strumenti dell'enologia moderna è un passo indietro. Quando bevo un vino che è un manuale di difetti e mi si dice che peró è naturale, io mi incazzo. Sta fiorendo tanta letteratura sull'argomento, racconti di storie personali, piccoli produttori eroici ecc ecc . Tanto di cappello, belle storie, bei racconti. Il grande vino peró è altro.

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NicDom

circa 3 mesi fa - Link

Complimenti signora (o signore) Aurora N, un vero spasso per me osservarla e analizzarla. Palese che lei esista nella realtà con altro nome in altro luogo e che qui si diletti quanto un Epicarmo qualunque a sbirciare sul pubblico posticcio. Palese la sua riluttanza e ripugnanza al mondo del vino naturale ma rispetto a chi l'ha preceduta qui su Intravino, lei assieme allo scaltro Simone ha una cultura superiore (forse siete le stesse persone? Forse il suo Sancho P.?). Posso provare anche a fantasticare, non se ne duole, dovrebbe avere circa cinquant'anni o forse più, arroccata sulle sue conoscenze (vaste) del vino anni '90. Guardi potrei pensare ad un Daniele Cernilli se non fosse che esso ci metta sempre la faccia. Mi dia retta, so quel che scrivo, deve esplicitare meglio l'esposizione dei fatti se vuole rimanere all'interno del diritto di opinione. Per non inciampare nell'articolo 595 c.p. italiano occorre che i fatti narrati siano veri e di interesse per l'opinione pubblica. Pertanto è necessaria la correttezza e la verità dell'esposizione di tali fatti. Criticare tutto un comparto, un movimento senza citare per bene i fatti e quindi tutti gli attori in argomento quali i produttori, le etichette (annata e lotto), e circostanze di stappature e cene rovinate, non la fa paladina del diritto di opinione, No, per niente, anzi rientra appieno nei requisiti del reato di diffamazione, a mezzo stampa addirittura. Soprattutto celata dietro l'anonimato. Ho osservato che lei "nasce" come commentatrice di intavino solo due settimane fa. Ma anche qui dimostra la sua esperienza: sa che i produttori non hanno gli strumenti ne il tempo per perseguire comportamenti come i suoi. Chapeau. Cene rovinate, soldi persi, molto teatrale. Quando capita a me la bottiglia la riporto in enoteca. Al ristorante anche meglio, la rimando indietro e ne prendo un'altra a spese del ristoratore che poi se la vedrà col produttore. NikDom Riemenschneiderweg 48, 12157 Berlin Appassionato vini naturali (Barraco top) grazia a Marco di Sant'Ambreus-Berlino E lei signora Aurora N, ha un indirizzo fisico conoscibile? ;-)

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Aurora N

circa 3 mesi fa - Link

Che lei abbia fantasticato sulla mia persona, abbia analizzato la cronologia dei miei post su intravino e vuole pure sapere il mio indirizzo, dopo avermi velatamente messa in guardia, un pochino mi inquieta. Io non critico un comporto, ma la presa di posizione aprioristica. Il mio era un invito ad entrare nel dettaglio, a giudicare caso per caso. Per quanto possibile con un post, ho provato ad entrare nel merito sollevando delle questioni e ho citato delle mie esperienze come corollario. Senza insultare e diffamare nessuno. Perchè non è mio costume. Se vuole farmi un processo, allora le porteró i testimoni . Continui a bere i vini che più le piacciono, io faró altrettanto, e se mi verrá voglia, lei permettendo, scriveró un commento su intravino. P.S. se amima la tipologia le consiglio, vallereale. Fini ed allegati Montepulciano di montagna e trebbiani stepitosi che da popoli ti portano alla mineralitá dei grandi francesi. È tutto. Saluti Aurora

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Franco

circa 3 mesi fa - Link

Boh, ma cos'ha scritto di male? Leggo tutte cose giuste... soprattutto è bene ripetere: La sostenibilita' ambientale è irrinunciabile ed è auspicata; nessun grande produttore può farne a meno, ma rifiutare degli strumenti dell'enologia moderna è un passo indietro. Quando bevo un vino che è un manuale di difetti e mi si dice che peró è naturale, io mi incazzo. Sta fiorendo tanta letteratura sull'argomento, racconti di storie personali, piccoli produttori eroici ecc ecc . Tanto di cappello, belle storie, bei racconti. Il grande vino peró è altro.

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Sancho P. (giá Simone)

circa 3 mesi fa - Link

Grazie per lo scaltro ma soprattutto per il Sancho Panza, personaggio letterario che amo, anche perchè è l'elemento razionale della grande coppia. il vino è uno dei prodotti più alti fatti dall'attivitá dell'uomo. Che significa vino naturale? Niente. Chiedetelo ad un noto enotecario romano, persona esperta e squisita, che è stato pesantemente sanzionato per aver posto il cartello" vini naturali" sullo scaffale. Caro Nic, Qui non è in discussione una agricoltura finalmente libera dalla chimica o dai concimi. Portare in cantina Uva sana e arricchita dal lavoro fatto dalle radici, è condizione imprescindibile per ottenere un grande vino. Lo ricordava Franco anche. il casus belli è il dopo, cioè demonizzare delle pratiche enologiche consolidate , mettendo a rischio tutto lo sforzo fatto in vigna. Il punto è far arrivare in bottiglia un prodotto che non abbia difetti enologici, che non sappia di spunto per esempio, e che sia uguale in ogni esemplare commercializzato. Sarebbe utile ascoltare il parere degli enologici, oltre che quello dei produttori "naturali" su questo punto. Dopodochè io abito a Terracina, 100 km da Roma, se da Berlin dovessi capitare da queste parti, pronto ad aprirti qualche classicone, un Brunate di marcarini, o un vecchio Vorberg per esempio. C'è un mondo, perchè arroccarsi dietro una tipilogia. Ovviamente Aurora è invitata.

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C.A.

circa 3 mesi fa - Link

Piú noioso di un vino che sa di spunto, c'è solo la birra spillata male.

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NicDom

circa 3 mesi fa - Link

Sta diventando un dibattimento :-) bene, mi fate lavorare anche di domenica gratuitamente per giunta. Cara signora Aurora N "a pensar male quasi sempre ci si azzecca" (cit.) :-) e continuo a pensar male, perché con abile tecnica lei si divincola abilmente dalla mia "morsa". Solo per questo, che poco non è, molto sicuramente è donna, per la sopraffina e raffinata intelligenza. Complimenti. Lei è un amabile fake ;-) Io la penso come lei e come Franco, ordunque come Sancho P. (già fu Simone) :-) sulla questione della: "presa di posizione aprioristica" e le "storielle". Ma dobbiamo fare attenzione, ci sono storielle e storielle. Scrivere:<>. Questa espressione cara signora Aurora N non è diffamatoria perché espone una preoccupazione da consumare anche se è la tipica frase introduttiva agli attacchi successivi. Ci esprime la sua ansia, lei vorrebbe bere bene ma non è colpa sua, ma dei produttori naturali. Con questo metodo (perché lei sa usare il metodo) lei conquista la fiducia dei lettori. Per poi affondare la lama (si fa per dire) citando un solo produttore e famoso, affermando che dopo tanta fatica per acquistarle (rimarcando la rarità delle bottiglie e quindi la preziosità ed il prezzo) per trovarne una buona bisogna stapparne tre e le altre due invece devono essere lavandinate. Questa è diffamazione a mezzo stampa. E' sempre una tecnica dell'unico metodo usato da lei citare solo un produttore. Perché lei non ha prove probatorie e quindi citare più produttori significa dare maggiori dettagli e significa vanificare l'intento. La frase sulle tre bottiglie lavandinate è diffamazione a mezzo stampa. Io apro i procedimenti basando la falsitä non sulle affermazioni ma sul fatto che è falso chi ha fatto le affermazioni, cioè un fake, un trol. Qui sta la differenza importante. Durante il procedimento civile o penale spetterebbe a lei difendersi e dimostrare che quanto "vissuto" da lei corrisponde al vero. Dovrebbe nello specifico portare dei testimoni che l'hanno sentita lamentarsi del vino, l'abbiano vista lavandinare il vino. Ci vorrebbero delle foto, oltre alle persone, perché oggi facciamo foto su tutto. Pensi che io indagherei i suoi profili social per verificare le foto sulla cena da lei indicata. Senza dimenticare la prova madre, lo scontrino di acquisto del vino stesso per verificarne la provenienza. E provare che il vino sia stato tenuto come indicato dal produttore. Se poi lei fosse in grado di dimostrare tutto questo, se avesse contro uno come me, chiederei una perizia sulle sue capacità di giudizio sui vini in questione perché lei ha diffamato su un sito "tecnico" come intravino. Oltre a chiederle se ha provato a farsi rimborsare le bottiglie dal negoziante che gliele ha vendute o direttamente al produttore. Questo ultimo aspetto è centrale. Lamentarsi pubblicamente senza averlo fatto privatamente con i diretti interessati è un'aggravante alla diffamazione, almeno qui. Questi atteggiamenti hanno vita facile in Italia. Qui è tutto diverso, in sei mesi il procedimento terminerebbe. Ho vinto due cause di clienti che recensivano negativamente ristoranti su tripadvisor senza esserci mai stati. Crollavano davanti alla prova dello scontrino, sempre. Mi scusi signora Aurora M, ma chiami i produttori e gli insulti se ha buttato via dei soldi. Si faccia risarcire ed anche bene se le hanno rovinato la cena. Per rispondere a Sancho P. (già Simone), concordo che un vino naturale non debba sapere di spunto. Ma continuate a generalizzare, fate i nomi e cognomi ben circoscrivendo i fatti per favore. Stappo tante bottiglie di vino naturale, nomi storici e blasonati e rarissimamente non sono buone.

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Franco

circa 3 mesi fa - Link

@NicDo; ma davvero occupi sale di giustizia, magistrati e giudici, impegni avvocati, per cagate risolvibili con una chiaccherata? Ecco perchè il paese è allo sfascio

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NicDom

circa 3 mesi fa - Link

Questa la sua frase tagliata: ne si può stare col fiato sospeso ogni volta nel timore di avere un vino difettato nel bicchiere. Non lo trovo corretto. Visti anche i prezzi. Quante "sole" ho preso e quante cene rovinate...hai voglia a dire "eh ma non è lui".

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Sancho P (giá Simone)

circa 3 mesi fa - Link

Caro NicDom, Cominciamo con il dire che chi utilizza l'aggettivo "naturale" commette un errore e se mi permetti un illecito perchè tale qualifica non ha avuto alcun riconoscimento da parte del legislatore. Aggiungo che perfino la vigna non è un prodotto naturale: la natura genera le viti che sono dei rampicanti che se lasciati crescere spontaneamente producono frutti e fiori. Come ha scritto D. Cipriani, con i portainnesti l'uomo ha adattato la vite al suolo, con la potatura ha regolato la produzione, con la forma di allevamento ha adattato la vite al clima e al territorio. Questo per dirti che quando ti definisci appassionato di vini naturali, dovresti specificare meglio. Veniamo al casus belli.Hai ragione quando sostieni che non si può sparare alla cieca ed infangare una categoria. Dopodichè, converrai che fino ad una decina di anni fa, comunque oggi meno di ieri, trovare volatili fuori controllo, note ossidate, puzzette, vini squilibrati e disarmonici, non era affatto infrequente quando si stappava una bottiglia dei vini di cui sei appassionato. Oggi è più raro perché molti hanno imparato dai propri errori. Converrai che la solforosa, se usata preventivamente consente alla fermentazione di svilupparsi senza che i batteri la possano contaminare; se poi il processo si interrompe ed evapora quell'intercapedine tra mosto ed ossigeno che è la carbonica, cominciano i processi ossidativi. Aggiungo che se si espone il vino alle malattie, l'attivitá di microrganismi indesiderati puó portare alla produzione di ammine biogene e micotossine. Del produttore oggetto di querelle, ricordo uno straordinario vino del 2003, come non dimentico la sua totale disponibilitá, manifestata più volte a sostituire sue bottiglie difettose o rifermentate(moscadeddu). Per quanto concerne gli Orange wine, ci hai preso; nel senso che proprio non mi piacciono. Massacrano il vitigno ed il terroir sull'altare di una tecnica di vinificazione che standardizza i vini. Ma è solo il mio gusto e la mia opinione. Ti rinnovo l'invito, magari per Enotica 2020 a Roma, ma nel frattempo ti invito a toglierti l'abito da Torquemada e provare ad essere più oggettivo. Il confronto è sempre una risorsa e se una donna scrive di vino su un blog l'aggressivitá meglio metterla da parte. Con i migliori saluti dal treno diretto a Roma, Sancho P.

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