Il vino degli indiani d’America per festeggiare il nuovo presidente USA

Il vino degli indiani d’America per festeggiare il nuovo presidente USA

di Salvatore Agusta

Vi ho mai raccontato di quando ho assaggiato dei vini fatti artigianalmente da una piccola popolazione indigena americana usando solo le vigne presenti nella loro riserva? Lo so, sembra la trama di un film ed in effetti sarebbe proprio azzeccata: sedetevi comodi che si parte.

Circa un mesetto fa, mi sono recato presso uno dei mie amici enotecari qui a New York; a lui avevo chiesto in precedenza di “intercedere” per me e procurarmi una bottiglia di Taurasi (Cantine Lonardo).
Non so spiegarvi per quale ragione, ma Taurasi DOCG è, senza dubbio, tra le denominazioni italiane più prestigiose, la meno celebrata a New York.

Ma torniamo a noi.
Recatomi presso questa enoteca di nicchia a Harlem (in un prossimo articolo vi illustrerò il quadro completo delle varie forme di wine store in America), trovo un cordiale sommelier che porta con sé i vini di una piccola cantina californiana per un assaggio di presentazione. Lì per lì, non mi sono nemmeno posto il problema, anzi mi stavo quasi allontanando dalla sala di degustazione per non disturbare, ma fortunatamente tutti hanno insistito affinché io rimanessi ad assaggiare con loro.

Dopo aver ringraziato per il cordiale invito, ho chiesto cosa avremmo degustato: “KITA’ Wines from Santa Ynez Valley, California” risponde Bashir, il sommelier.

Faccio assolutamente finta di essere entusiasta della cosa, ma ovviamente, a quel punto, non so cosa sia KITA’ e per quel che ricordo Santa Ynez non è nulla di speciale. Dopo tutto siamo veramente a due ore di macchina da Los Angeles e tanto, tanto lontani da Napa o Mendocino.

KITA’, che in lingua indigena significa “la nostra valle di quercia”, è una piccola cantina fondata nel 2001 all’interno di una riserva indigena americana, nella quale vive ancora oggi la tribù dei Samala. La riserva si trova nella Santa Barbara AVA e la cantina è totalmente di proprietà della popolazione indigena citata.

Le operazioni di creazione dei vini (a questo punto mi sembra improprio parlare di produzione, fanno solo 2000 casse in tutto) sono dirette da Tara Gomez, winemaker facente parte della World of Native American LGBTQ Woman Winemakers Association.
Si tratta di una associazione di enologhe indigene americane che appartengono alla minoranza LGBTQ. Non chiedetemi quante siano al mondo, ma di certo per loro vale il motto “l’unione fa la forza”.

Tara ha ricevuto la sua laurea in enologia presso l’università dello Stato della California in Fresno, e ha visitato molto spesso e per lunghi tratti l’Europa del vino, studiando anche in Spagna, Francia e Germania.

La cantina si definisce eco and social sustainable (equa retribuzione per tutti i lavoratori e minimo impatto ambientale), artigianale, e dedicata ad una micro produzione.
Tutte le operazioni in vigna vengono svolte senza l’ausilio di macchinari, non vengono usati pesticidi o fertilizzanti chimici e l’intervento umano viene ridotto all’osso secondo la logica del “less is more”. Le premesse sono davvero importanti, ma andiamo al sodo e parliamo dei principali vini assaggiati.

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KITA’ Chardonnay 2015  CA – Santa Barbara County – Sta. Rita Hills
Ma che bello chardonnay! Longilineo, leggermente fruttato con tenui sfumature di frutta bianca e una acidità che spacca. Elegante, sinuoso con quel tocco di salinità marina proveniente dalla costante brezza oceanica. Il vino viene ottenuto dai  cloni 76 e 96 Dijon.
C’è un periodo di contatto con le bucce e subito dopo una permanenza in legno neutro di medie dimensioni ma non vi è spazio per la malolattica. Impressiona che il livello di alcol sia solo di 12.80%, di solito da quelle parti fanno frullati di uva che toccano anche i 14% gradi. Voto 8.

KITA’ Pinot Noir 2015  CA – Santa Barbara County – Sta. Rita Hills
Praticamente, ho deciso di dedicare un articolo a questa cantina dopo aver assaggiato questo pinot noir. Ad occhio e croce, si tratta del miglior pinot noir che io abbia assaggiato fuori Borgogna e se devo dirla tutta, in un blind tasting avrei toppato in pieno, perché per me questo vino suona assolutamente come i migliori Côte-de-Nuits Villages.

Complesso con tre anime ben definite: frutti rossi tra cui mirtillo e fragoline di bosco non mature, earthiness, ossia quelle note di sottobosco, foglie secche, terriccio misto a legno e infine spezie e note floreali come pepe bianco, petali di rosa e papavero.
Anche in questo caso, le fredde influenze oceaniche hanno portato alla creazione di un vino setoso, dalla freschezza esuberante e dal forte potenziale di invecchiamento.
La cornice di vaniglia dettata dalla maturazione in legno è veramente tenue e non arreca alcuna forzatura. Io non so quanti di voi avranno l’occasione di assaggiare questo vino, ma se per caso vi capitasse, vi consiglio di non farla scappare! E ovviamente se passate da NYC non esitate a contattarmi vi aiuterò io a trovarlo. Voto 10.

KITA’ Spe’y 2016 CA – Santa Barbara County – Santa Ynez Valley
In lingua Samala Spe’y significa fiore e infatti si rifà ad una pianta tipica di quella zona, la cui foglia poi rappresenta il logo della cantina. Spe’y è un blend di grenache, carignan e syrah che esprime con pienezza aromi di more, tea all’ibisco, chiodi di garofano e cannella.
Complesso quanto vivace, al palato si arma di un discreto equilibrio e sprigiona  sentori di spezie, pepe nero e petali di rosa. L’acidità del vino mette in risalto i tannini rotondi e vellutati. Anche questo è proprio un bel vino.
Voto 8

Nel complesso, se dovessi fare una critica direi che i vini sono chiaramente ispirati alle più blasonate produzioni francesi ma, a dirla tutta, negli States se ci si discosta dallo stile californiano non rimane altro che guardare alla Francia.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

20 Commenti

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Francesco Fabbretti

circa 9 mesi fa - Link

"Associazione Femminile Winemakers LGBTQ"...in quante sono? Comunque mi hai fatto venir sete del loro Pinot Nero...in Italia non ne arriva i presume P.S. i prezzi?

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SALVATORE AGUSTA

circa 9 mesi fa - Link

France' e mettici pure che devono essere indigene del posto tanto quanto i lieviti che usano ahahahah. Il pinot noir sta intorno ai 50$ tasse incluse. Credimi, lo dico raramente, è un vino che vale provare. Per quanto riguarda l'Italia sono in cerca di un partner per la creazione di un portale dove acquisire questi vini non presenti e di limitata produzione perché se avessi altre 60 persone come te potrei pensare ad organizzare una spedizione per l'Italia. Un progetto in premier tipo wine club.

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PAolo

circa 9 mesi fa - Link

Io ci sarei!!!!

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Lanegano

circa 9 mesi fa - Link

Sarei curioso di provarlo !

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Leone Zot

circa 9 mesi fa - Link

Articolo interessante! Grazie. Mi hai molto incuriosito Ti ricordi mica il tempo di macerazione per lo Chardonnay?

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SALVATORE AGUSTA

circa 9 mesi fa - Link

Ciao, Grazie per il tuo commento. Per quanto riguarda il tempo di macerazione non lo specifica, e di solito quando è così significa che vanno molto ad intuito variando anno dopo anno in base alla performance della stagione .

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Leone Zot

circa 9 mesi fa - Link

Grazie

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Eb2323

circa 9 mesi fa - Link

Sarei incredibilmente curioso di assaggiare questi vini. Sarei altrettanto curioso di sapere se biden non fosse stato eletto e quindi Trump ( Grazie a Dio) non sarebbe mai stato presidente degli stati uniti....se si fosse mai parlato di questi vini per la loro reale qualità.

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Eb2323

circa 9 mesi fa - Link

Non fosse. Scusate

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Eb2323

circa 9 mesi fa - Link

Sono un nativo Cheyenne... non mastico bene l'itagliano.....

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SALVATORE AGUSTA

circa 9 mesi fa - Link

Ciao EB2323, dunque io ho scritto l'articolo con riferimento esclusivo ai loro vini e poi ho pensato al fatto che una cantina totalmente di proprietà di una tribù indigena potesse essere interessante. Infatti, l'articolo, di per sé, non ha alcun valore o scopo politico. I vini sono veramente molto buoni.

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Eb2323

circa 9 mesi fa - Link

Confermo la mia curiosità è spero di poterla soddisfare. Saluti.

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Nicolò

circa 9 mesi fa - Link

Mi aggiungo anche io alla lista degli interessati se si riuscisse a farlo arrivare in Italia.

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Nico Naso

circa 9 mesi fa - Link

Buonasera,se dovesse andare in porto la spedizione per l'Italia,io ci sono

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SALVATORE AGUSTA

circa 9 mesi fa - Link

Salve, ripeto, bisognerebbe convincere qualche e-commerce italiana ad entrare nella cosa, invece di vendere l'ennesimo vino toscano o piemontese... La spedizione costa troppo per singola bottiglia; si pagherebbe quasi due volte il prezzo del vino.

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Nico Naso

circa 9 mesi fa - Link

Buonasera Salvatore, perche' secondo lei bisognerebbe convincere una e-commerce italiana per far arrivare queste bottiglie? Non si potrebbe fare una semplice spedizione? Oltretutto si tratta, da quel che ho capito, di almeno una sessantina di bottiglie.

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SALVATORE AGUSTA

circa 9 mesi fa - Link

Ciao Nico, come prima cosa ti invito a leggere questo articolo su chi e come può spedire alcol dagli Stati Uniti: https://wineclubreviews.net/guides/cost_of_shipping_wine Dunque, al netto delle norme americane, ragioniamo per assurdo sul come poter far pervenire queste bottiglie in Italia. Prima ipotesi: Da NYC, vi metto in contatto con ogni singolo wine store e ve la sbrigate voi. Io non posso legalmente spedirvi nulla, gli unici che possono sono i retailers. Lo faranno tramite Fedex che è il vettore più accreditato ma anche il più caro. Immagino che potrebbe costare tra 50$ e 200$ a btg dipende che tipo di spedizione scegliete e se fate assicurazioni. (PS le bottiglie americane pesano in genere un po’ di più di quelle italiane e la spedizione va calcolata in base al peso). Ovviamente si paga in anticipo. Seconda Ipotesi Acquistate le bottiglie nel sito della cantina. Il costo sarebbe uguale a quello di un retail ma il costo finale sarebbe maggiorato dall’extra tratto di spedizione California-New York. Anche in questo caso si paga in anticipo e la spedizione è a carico vostro, sempre che accettino. Terza Ipotesi: Un Importatore o e-commerce mi da incarico di sviluppare una singola trattativa per l’acquisto di un certo quantitativo di bottiglie, troviamo la forma di spedizione industriale più efficiente tipo MSC o Gori, facciamo pervenire il lotto all’e-commerce che poi farà le spedizioni interne ad ogni singolo cliente. Costo della bottiglia per consumatore finale: ipotizzo intorno ai 65 euro senza dover prepagare nulla, invece di 120-160 euro pagate in anticipo. Quarta ipotesi: Un importatore/distributore/e-commerce nazionale decide di assumermi come portfolio manager e selezionatore, si crea un portfolio di cantine interessanti (e credimi ci sono), mi danno incarico di sviluppare un rapporto di importazione a titolo esclusivo, si fa uno shipment completo con un container creando una grande economia di scala sia nell’acquisto che nella spedizione, si fanno pervenire i vini in Italia e si inseriscono nel mercato ad un prezzo quasi identico a quello americano. Ovviamente questa sarebbe l’ideale per presentarsi con una offerta seria, lungimirante e soprattutto ad un prezzo ragionevole per tutti. Per darti un’idea. Ultimamente Andrea Gori ha scritto un articolo su Cascina Pace, Roero Riserva (2015), vino che voglio provare; gli ho chiesto a titolo di curiosità quanto costasse sullo scaffale di un'enoteca in Italia. Mi ha risposto 28 euro. Io ho calcolato che qui a NY potrebbe costare 29-32$ tasse incluse, sullo scaffale di un'enoteca; il mio calcolo si basa sulla mia conoscenza del prezzo che il distributore pratica nel mercato di NY per tutte le license interessate al vino. Se possono farlo loro, non vedo perché non dovremmo poterlo fare anche noi?

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Vitigni Irpini

circa 8 mesi fa - Link

Salve, come potrei contattarla? Grazie In attesa di riscontri, Saluti Michele Bello, ideatore del progetto Vitigni Irpini

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Nico Naso

circa 9 mesi fa - Link

Grazie mille Salvatore per la risposta altamente esaustiva. A questo punto credo sia diventato un tantino difficile riuscire nell'intento di portare questi vini in Italia. Io cmq la ringrazio per la dedizione , per la celerita' nelle risposte e soprattutto per avermi fatto conoscere e sapere dell'esistenza di questi vini.

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SALVATORE AGUSTA

circa 9 mesi fa - Link

Grazie a Lei per aver letto il mio contributo. Prima o poi riuscirò nell'intento.

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