Il vino da centomila euro: la rettifica di Bolaffi al nostro articolo

Il vino da centomila euro: la rettifica di Bolaffi al nostro articolo

di Antonio Tomacelli

Abbiamo ricevuto una richiesta di rettifica al nostro recente articolo (lo trovate qui) da parte di Bolaffi. Ve ne lasciamo la lettura riservandoci successive conclusioni.

Aste Bolaffi S.p.A., in considerazione anche della sua storia di grande tradizione e consolidato prestigio – il cui Articolo intende evidentemente ledere – non ha alcuna difficoltà a replicare punto per punto alle infamanti affermazioni oggetto dell’Articolo; ed in particolare:

  • – quanto al numero di serie cancellato, è notorio nel settore dei vini di prestigio che il numero di serie fa ricondurre il domaine al “primo proprietario” delle bottiglie, pertanto chiunque sia il primo possessore di bottiglie di questo tipo, ove intenda, poi, rivenderle nel breve periodo ottenendo una marginalità dalle stesse, al contempo, può avere un particolare interesse a non far sapere al domaine l’intento speculativo sottostante, anche al fine di non pregiudicare future assegnazioni da parte del domaine stesso; al di là di questo verosimile scenario  è, comunque, del tutto evidente che insinuare una condotta scorretta da parte di Aste Bolaffi S.p.A. mediante l’utilizzo di domande retoriche tendenziose, implicanti chissà quali sinistri scenari incluso quello che sia la stessa Aste Bolaffi S.p.A. ad aver abraso l’etichetta – così come fatto nell’Articolo – senza fornire, per contro, un apporto costruttivo è sintomatico di per sé di un atteggiamento volutamente demolitorio e gravemente lesivo della reputazione di Aste Bolaffi S.p.A.;
  • – quanto alla “capsula rotta”, al di là del fatto che la bottiglia non ha alcuna “capsula” bensì ceralacca, vale appena il caso di osservare che la ceralacca non è un elemento “industriale”, pertanto standard, delle bottiglie ed il colore rosso, ovverosia proprio quello della tonalità di  colore delle ceralacche di tutte le altre bottiglie della medesima tipologia, la cui tonalità può differenziarsi da quella di altre fotografie sia a causa della qualità delle foto, sia per l’evoluzione della ceralacca nel corso degli anni. Aste Bolaffi S.p.A. sfida ad esprimere con certezza “chi ha potuto vedere le bottiglie in altre foto” a dimostrare il contrario riguardo l’esatta tonalità del colore della ceralacca di una medesima bottiglia della medesima annata del medesimo formato. In particolare ogni commento sulla tonalità del colore può essere fondata solo paragonando quello della bottiglia artatamente incriminata, con quello di un’identica bottiglia per tipologia, formato ed anno e solamente da chi ha visto dal vivo, oppure dispone di foto in alta risoluzione, di entrambe le bottiglie; la scelta di non inviare la bottiglia al produttore per la sostituzione della ceralacca rovinata è una legittima decisione presa dal proprietario della bottiglia stessa, ricordando che Aste Bolaffi S.p.A. non è il proprietario delle bottiglie che pone in vendita, bensì il suo mandante alla vendita, (verosimilmente anche in ragione della difficoltà che detta sostituzione avrebbe comportato in termini di rapporti con una casa produttrice che, stante la sua assoluta rinomanza e prestigio, praticamente non intrattiene rapporti con il pubblico), sulla quale Aste Bolaffi S.p.A. non ha avuto alcun influenza; ancora una volta parrebbe, quindi, assistersi ad un preciso tentativo di voler screditare la Aste Bolaffi S.p.A.;
  • – quanto all’orario dell’asta pare persino superfluo dover spiegare che un’asta all’interno della quale vengono aggiudicati quasi un migliaio di lotti non possa – per definizione – piegarsi alle esigenze temporali di alcun specifico mercato, neppure quello dei ricchi mercati asiatici” (che, per il vero, hanno partecipato mediante offerte inviate in precedenza oppure mediante collegamento diretto), quando anche una scelta di orario diverso potrebbe comunque essere stata oggetto di critica –  nuovamente in modo completamente astratto – per l’assenza del ricco mercato americano; da un lato, sindacare le politiche gestionali ed operative poste in essere da una casa d’aste, parte di un gruppo (Bolaffi) che vanta un’esperienza centenaria, con l’evidente scopo d’ingenerare un qualsivoglia sospetto sull’operato della stessa, si delinea alla stregua di un vuoto esercizio accademico, dall’altro lato, però si conferma come ulteriore – strenuo – indice d’intento lesivo della reputazione di Aste Bolaffi S.p.A. (non si comprende, infatti, financo da un punto di vista astratto, quale interesse ulteriore possa sussistere per un sito il cui scopo dovrebbe essere quello d’informare sul mondo del vino e sulla qualità dei suoi prodotti, nel criticare una scelta gestionale che dal punto di vista d’informazione sulla qualità o meno del bene compravenduto non ha alcuna incidenza);
  • – quanto, infine, riguardo al “cosiddetto record” non si può che evidenziare – ancora una volta – il fatto che il messaggio denigratorio venga “intorbidato” da un frasario ambiguo quale “chi partecipa a queste aste parla”; non è necessario essere un esperto per comprendere il fatto che una bottiglia perfettamente “intonsa” avrebbe verosimilmente generato un’aggiudicazione per un importo maggiore, tuttavia, Aste Bolaffi S.p.A. è riuscita a stabilire un “record” italiano per una bottiglia, nonostante presentasse  le  caratteristiche trasparentemente presentate a catalogo che non la rendevano “intonsa”, ma comunque degna del prezzo che ha realizzato, e ciò proprio in virtù della sua capacità ed intraprendenza dal punto di vista imprenditoriale, che viene – neppure troppo velatamente – messa in dubbio nell’Articolo.

In ragione di quanto precede, è dunque necessario evidenziare come l’intero Articolo, del quale Lei è l’autore responsabile, si configuri come un affastellarsi di informazioni erronee e decettive, intrise di malizia e dal tenore complessivamente denigratorio, che esorbitano e travalicano il diritto di critica, ed è quindi passibile di creare ad Aste Bolaffi S.p.A. un grave pregiudizio in termini di immagine e reputazione professionale, aggravato dall’utilizzo di un mezzo pubblicitario, nonché dal fatto che, in qualità di blogger “editore”, nonostante la piena valenza diffamatoria dei contenuti dell’Articolo fosse stata segnalata anche da qualche utente più attento ed avveduto – che non si è fatto ingannare dalle sirene dello stesso – non si é immediatamente ed efficacemente attivato per rimuoverlo.

Allo stato, Aste Bolaffi S.p.A. intende avvalersi del diritto di rettifica chiedendo la pubblicazione della presente missiva in forma integrale

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

34 Commenti

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Maurizio

circa 11 mesi fa - Link

Hanno fatto benissimo, del resto tutte queste considerazioni erano già state segnalate a più riprese da vari utenti in diversi commenti all'articolo.

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Orion

circa 11 mesi fa - Link

A questo giro la controparte vi ha blastato in maniera irreprensibile. L’articolo in questione era equiparabile ad un pettegolezzo spifferato da una vecchia querula che necessita di creare zizzania per darsi uno scopo esistenziale.

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luis

circa 11 mesi fa - Link

Quando la si fa fuori dal vaso, queste sono le conseguenze. Intravino questa volta hai toppato alla grande.

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marcow

circa 11 mesi fa - Link

Hanno scritto biblioteche sul diritto di espressione del pensiero contemplato nella Costituzione. Correlati sono il diritto di Stampa e il diritto di Critica. Ora questi diritti sono PROTETTI dalla Costituzione. Vanno INTERPRETATI e, certamente, hanno dei LIMITI. Nel caso specifico Intravino ha superato i LIMITI del diritto di stampa? Secondo me no. Altra questione è se condividiamo o non condividiamo le opinioni di Intravino. __ Penso che i LIMITI al diritto di espressione del pensiero vengano violati, invece, ogni giorno, ogni ora, in tutto il mondo, sui SOCIAL, dove si arriva ai peggiori insulti. Eppure... I Social... non hanno chiuso e... continuano a macinare miliardi... e a pubblicare insulti. __ Seguendo la logica di chi ha redatto la replica ...Trump potrebbe chiedere risarcimenti alla stampa.... di mezzo mondo.... che ha pubblicato articoli contro l'ex presidente ... così forti.... che l'articolo di Intravino sembra una carezza. __ Signori, questo è il diritto più importante affinché la DEMOCRAZIA.... non resti una parola vuota. È fondamentale. È, per me, il più bello, il più importante, il più grande diritto... in cui si esplica LA LIBERTÀ. Io amo la LIBERTÀ. La libertà non è una merce. Viene prima di altri diritti e questo è sancito dalla Costituzione. __ Signori, quante volte, NOI COMMENTATORI, nell'ESPRIMERE UN'OPINIONE, in questo blog, abbiamo violato i LIMITI del diritto di espressione? Quante volte offendiamo e insultiamo i redattori di Intravino? Quante volte facciamo allusioni pesanti? Quante volte facciamo basse insinuazioni? ...... che potrebbero benissimo essere CENSURATE da Intravino? E che sono censurate in altri blog. __ Spero che INTRAVINO non si faccia INTIMORIRE da chi è biettivamente più forte... da molti punti di vista. Spero che INTRAVINO non vada "a cuccia" come tanti FOOOD E WINE BLOG ITALIANI (volete conoscerli?) __ W la libertà di parola. W la LIBERTÀ.

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Maurizio

circa 11 mesi fa - Link

C'è una bella differenza tra libertà e licenza, tanto più se quest'ultima si avvicina ai limiti della diffamazione. Tutti, per fortuna, posso affermare quello che pensano, ma se si fanno accuse velate, che potrebbero anche avere conseguenze sul piano civile e penale, a qualcuno, queste vanno come minimo motivate e l'articolo in questione non motivava nulla. Quanto alla tua domanda se l'articolo abbia superato certi limiti penso la risposta sia la pubblicazione proprio di questa rettifica. Sbagliare capita a tutti, e qui Intravino ha sbagliato clamorosamente e quasi tutti i lettori lo hanno fatto notare.

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Lanegano

circa 11 mesi fa - Link

Chissà come è andata, chissà chi ha ragione. Detto ciò, voi avreste comprato una bottiglia di quel rango con il numero di serie abraso ? Posto che non avrò mai quella cifra e, nel caso, non la spenderei per una bottiglia di grande o piccolo formato ma se mi fosse ipoteticamente successo avrei preteso la assoluta e certa tracciabilità e trasparenza . Poi ognuno con i suoi soldi fa' ciò che vuole.....Però mi pare che Bolaffi abbia lavorato un tanto al chilo in questa vicenda. Una casa d'aste di cotanto blasone DEVE garantire la perfetta ed esaustiva autenticità e provenienza dei suoi articoli, sempre e comunque. Punto. Anche perchè le contraffazioni di altissimo livello non sono fantascienza: guardatevi 'Sour Grapes' se vi è sfuggito.....

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marcow

circa 11 mesi fa - Link

Maurizio, ci vorrebbero dei legali o dei giuristi per discutere se... in questo caso... siano stati superati i limiti.... del Diritto Costituzionale... all'Espressione del Pensiero Ma anche esperti(legali, giuristi) potrebbero avere opinioni diverse e motivarle. Poi è il giudice che decide...e anche lui... in base a una sua INTERPRETAZIONE degli articoli della Costituzione applicati al caso concreto. __ Da semplici cittadini(non esperti) esprimiamo delle Opinioni. In questo caso le nostre opinioni non coincidono come in molte altre volte. Intatta rimane la mia simpatia nei tuoi confronti. Tu hai motivato. Ma anch'io l'ho fatto. __ Il fatto che Intravino abbia pubblicato la rettifica... non significa affatto che abbia torto. Lo abbiamo visto anche in altre vicende (azienda pugliese vino naturale) che arrivano puntuali le RETTIFICHE..... con le velate minacce.... che se non si rettifica..... si va in tribunale. È intuitivo che il Golia della situazione non rischia quasi nulla.... mentre Intravino, anche se ha forti ragioni da far valere, si. Non ci vuole una laurea per capirlo. __ PS(non rivolto a Maurizio, che saluto cordialmente) La LIBERTÀ non è una MERCE. Non si COMPRA. E, per me, la libertà è...... innanzitutto..... L-I-B-E-R-T-À di PENSIERO e di PAROLA. _____ L-i-m-i-t-a-r-l-a, in vario modo, è grave e pericoloso.____ Per il singolo individuo. Per la DEMOCRAZIA di una società. ______ Sul LOCKDOWN sono stati scritti moltissi articoli e libri in tutto il mondo: e si è parlato dei risvolti negativi per la libertà personale e la democrazia. _ TAPPARE LA BOCCA a un WINE BLOG, forse il più ciraggioso al momento, sembra una piccola vicenda.... rispetto ai temi che ho sollevato... ma non lo è.

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hakluyt

circa 11 mesi fa - Link

Strano che non ti venga in mente la classica frase "la libertà di qualcuno finisce quando si lede la libertà di qualcun altro". Cosa ne diresti se io qui scrivessi (senza avere delle prove) "marcow è un ladro". Ho come l'impressione che anche tu te la prenderesti un po', proprio come se la sono presa alla Bolaffi...

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marcow

circa 11 mesi fa - Link

Hakluyt, se Intravino avesse scritto che Bolaffi è un ladro....... avresti RA-GG-IONE :-) E, stai tranquillo, che..... la squadra di legali della Bolaffi.... avrebbe già querelato il Direttore di Intravino. Attenzione, anche se difendo con forza la LIBERTÀ DI ESPRESSIONE(non fatemi rrlipetere i motivi) ho più volte parlato di LIMITI. E, lo r-i-p-e-t-o, l'interpretazione della Costituzione è qualcosa di concreto. Per voi i limiti sono stati superati. Per me no. __ Vorrei invitarti a leggere le argomentazione semplici e chiare di Lanegano del suo ultimo commento. __ Hakluyt, anche con te condivido molte opinioni su questo blog. Ma qualche volta possiamo stare anche su sponde diverse. Saluti PS Poiché ho detto - già- molto e dovrei ripetermi... chiudo qui il mio contributo a questo dibattito e vi leggo soltanto.

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Lanegano

circa 11 mesi fa - Link

Peraltro, giornalisticamente parlando, è doveroso pubblicare le dichiarazioni della controparte anche se vanno nella direzione opposta della linea editoriale. E, sempre giornalisticamente, chi fa informazione in modo corretto e senza interessi di parte è giusto che informi su di una vicenda che presenta oggettivamente aspetti controversi. Poi ognuno è libero di sposare la tesi che preferisce. Io, da semplice lettore, non ho un'idea chiara su provenienza e autenticità della bottiglia incriminata ma trovo giusto che qualcuno abbia fatto notare alcune zone di ambiguità della faccenda.

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Simone Fagioli

circa 11 mesi fa - Link

Gli avete rotto il giocattolo... Per questo se la sono presa. Ben fatto!

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Antonio Tomacelli

circa 11 mesi fa - Link

Domanda: qualcuno di voi conosce altri casi di vendita di Romanée Conti col seriale volutamente cancellato?

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Maurizio

circa 11 mesi fa - Link

Io non mi sono informato a riguardo, né ho interessa a farlo perché coi fatti che sono sul tavolo non ho motivo di interessarmene. Visto che la questione l'ha sollevata lei, una cosa che ad esempio avrebbe potuto fare prima di scrivere l'articolo sarebbe stata sfogliarsi alcuni cataloghi delle aste degli ultimi anni e vedere in quanti casi le condizioni delle bottiglie battute erano analoghe a quella in oggetto. Il punto è proprio che il suo articolo era povero di qualsivoglia informazione che non fosse già nota. Quindi dovrebbe rispondere lei a questa domanda dopo un'analisi approfondita. Se sarà in grado di documentare qualcosa di anomalo sarò il primo ad apprezzare la cosa.

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Armando Castagno

circa 11 mesi fa - Link

Il buon senso non basta? A me sì. Avanza anche. Avallare la vendita - anzi, vendere direttamente - un oggetto col numero di serie abraso a bella posta è un comportamento a mio parere altamente discutibile; non quanto abraderlo, ma discutibile. Soprattutto quando l'azienda italiana che distribuisce il vino (una delle più rispettabili e rispettate in assoluto in Europa, cui non vedo solidarietà espressa: ha la mia) è costretta dalla abnorme sproporzione tra offerta e domanda ad applicare il criterio della serietà per le assegnazioni, facendo FIRMARE ai fortunatissimi e invidiatissimi assegnatari - anche questo è notorio, nell'ambiente - un impegno a NON rivendere le bottiglie, ma a usarle per ciò per cui le implorano, cioè la SOMMINISTRAZIONE. E' pacifico che se costoro rivendono, contravvengono all'impegno preso. Ecco perché abradono le bottiglie: così l'anno successivo l'importatore gliele ridà. E qui tocca leggere come difesa che sia "notorio nel settore" come i furbacchioni che applicano tale pratica lo facciano per conservare un'assegnazione cui non avrebbero più diritto per violazione contrattuale. Cioè, in una parola in voga a Cambridge, FREGANDO il distributore italiano. E' una cosa plaudibile che la casa d'aste più gloriosa del paese dia a costoro una mano? Ognuno si tenga la sua opinione, io mi tengo la mia.

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Lanegano

circa 11 mesi fa - Link

Commento impeccabile. Che arriva da una delle figure più autorevoli, competenti e serie in circolazione. Fate vobis.

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Maurizio

circa 11 mesi fa - Link

Dott. Castagno, ciò che dice è tutto pienamente condivisibile, ma non mi sembra centrare del tutto il punto. Che sia una pratica scorretta sono d'accordo anche io, ma qui tutto il discorso riguardava eventuali anomalie di una transazione. Ora quello che è dirimente capire, come per altro chiesto poco sopra da Tomacelli stesso, è: quella appena descritta è un'anomalia o no?? Perché se non lo è, ovvero se capita spesso che i rivenditori si comportino così (e non è bello), stiamo parlando del nulla. Se invece questa è una cosa eccezionale ed è questo il motivo per cui ho auspicato che chi ha sollevato la questione si informi in modo più approfondito è altra storia.

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Daniel PC

circa 11 mesi fa - Link

Normale che questi difendono il loro operato. Io non comprerei una macchina con il numero di serie cancellato. L'unica cosa che vorrei capire è: come fa l'acquirente ad avere la certezza che la bottiglia è legittima e in buone condizioni? Chiedo da ignorante sul tema.

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Lanegano

circa 11 mesi fa - Link

Non può saperlo. Ma forse l'acquirente aveva già un altro compratore (molto fiducioso nel prossimo o piuttosto avventato non si sa'...).

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Tommaso

circa 11 mesi fa - Link

Direi che la replica ci sta. E fa ulteriore chiarezza. La questione dell'abrasione dei numeri, confesso, non la sapevo, ma è molto interessante. Se Antonio non avesse scritto quel pezzo e Bolaffi replicato, credo non l'avrei mai saputa. Mi fa un po' ridere chi commenta al grido di "bene, ve lo siete meritato". La vedo come marcow. Ma in fondo ci può star tutto.

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Tommaso

circa 11 mesi fa - Link

... ah e "molto interessante" doveva andare tra virgolette. Perché la spiegazione data, parer mio, contrasta un po' con l'autorevolezza rivendicata.

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Sancho P

circa 11 mesi fa - Link

Dopo le magie del Dr. Conti, che ha rifilato bottiglie fasulle(soprattutto della cantina in oggetto) a collezionisti a stelle e strisce col conto in banca a sette zeri, ci sta che vengano puntati i riflettori su situazioni che possano suscitare dubbi o perplessità. Non c'è sensazionalismo. La lettera scritta dal legale(il tono è quello) con la minaccia di querela implicita, l ho trovata sgradevole

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Stefano

circa 11 mesi fa - Link

Ciao Tommaso , visto che continuate a scriverne senz'altro conoscete bene l'impianto giuridico che sta alla base delle aste, in questo caso di una on line (mi pare che ci siano comunque dei vuoti normativi, ma io non sono un esperto). Provo però a tradurre con un esempio diverso, dimmi se sei d'accordo. Poniamo che di mestiere io faccia il consulente finanziario: mostro ad un cliente una serie di prodotti relativi ad un ambito a cui si è dimostrato interessato e lui ne sceglie uno; lo avviso con molta chiarezza, come da norma, che si tratta di un prodotto assai pericoloso, con titoli perfino "tossici", che è poco liquido e farà fatica a rivenderlo in caso di necessità, che la classe di rischio è 7 su 7... Lui lo compra lo stesso: può permetterselo, gli piace il rischio, si attende ampi ritorni dalla scommessa, ha le spalle coperte. Io incasso la mia percentuale dalla transazione, perché è il mio lavoro , quello con cui "campo la famiglia". Ho sbagliato qualcosa? ho fatto male? sono stato eticamente scorretto? Come ho già scritto nel commento all'altro post, l'esempio forse non è così lontano dal caso in oggetto, per il quale continuo a pensare che il vino c'entri poco. Capitolo azienda importatrice: ha anche tutta la mia solidarietà, se in qualche modo viene lesa da episodi del genere. Ma viene lesa la sua immagine? la sua serietà? tutt'altro direi . Viva Sagna, dunque (e mi pare doveroso fare il nome)! Da consumatore poi ho io stesso l'interesse a che bottiglie pregiate vengano somministrate e non divengano prodotti di investimento. Hai ragione, il dibattito è molto interessante e istruttivo, purché però si rinunci alle insinuazioni.

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MARCO

circa 11 mesi fa - Link

Sono solo io che leggendo l'articolo di Antonio Tomacelli non ci vede nulla di male? "aste da Record, Tutti i dubbi su una bottiglia da 100.000 €". Non mi pare che fosse scritto:" aste da record e le Sole di Aste Bolaffi S.p.A". Intendo..Il Sig. Tomacelli...ha espresso dei dubbi e non sentenze.

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Vinogodi

circa 11 mesi fa - Link

...semplicemente è essere complici di una scorrettezza. Quindi " si fa spesso" ma è sbagliato. Fossi una casa d' aste non mi presterei al gioco. Non è illegale? Ok , però immorale si. Abradere un numero di serie di una bottiglia è come abradere il numero di telaio della macchina. Nell' agroalimentare è come cancellare la codifica del prodotto con il lotto di produzione : in questo caso la Rintracciabilità è obbligo di legge per cui sarebbe reato. Non è così per il vino? Rimane una pratica scorretta anche commercialmente. E se provenisse da un furto? Come si fa a risalire la filiera per accertarsene? Sia la casa madre che il distributore dovrebbero mandare loro la letterina alla casa d' aste, non quest' ultima la mandi ad intravino. Concordo appieno con l' amico Armando Castagno, che saluto...

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hakluyt

circa 11 mesi fa - Link

Vinogodi scrive; "Abradere un numero di serie di una bottiglia è come abradere il numero di telaio della macchina". Non proprio: un'automobile è un bene iscritto ad un Pubblico Registro con il suo numero di telaio. Alterarlo è un reato...

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Vinogodi

circa 11 mesi fa - Link

...mi sembra chiaro: la similitudine è riferita al fine medesimo, truffare qualcuno eludendo la tracciabilità. In questo caso produttore e distributore, per non perdere l' assegnazione...

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Armando Castagno

circa 11 mesi fa - Link

Ciao Marco, ricambio il saluto con affetto.

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MARCO

circa 11 mesi fa - Link

Capsula: Definizione. capsula /cà·psu·la/ sostantivo femminile 1. Elemento cavo di forma tondeggiante o cilindrica, con funzione di recipiente, d'involucro, di rivestimento, di protezione, copertura o chiusura.

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Antonio Tomacelli

circa 11 mesi fa - Link

In questo preciso momento Baghera Wines sta battendo all'asta alcune bottiglie di Romanée Conti provenienti dall'Enoteca Pinchiorri. Nel link sottostante c'è il catalogo. A pagina 40/41 c'è uno scambio epistolare piuttosto interessante che riguarda la sostituzione delle capsule. https://issuu.com/bagherawines/docs/bagherawines_20catalogue_20and_20offprint_20kingdo?fr=sODNmODczNzc5Mg

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Rolando

circa 11 mesi fa - Link

È anche interessante il punto 11 sulle garanzie (pagina 356) dove è scritto che Baghera/wines non è responsabile per i difetti delle bottiglie e che non garantisce riguardo l'accuratezza delle informazioni sui lotti stessi e che è solo un intermediario fra venditore e compratore. Credo che sia davvero un mondo strano, quello del collezionismo

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thomas pennazzi

circa 11 mesi fa - Link

Non c'entra nulla con il collezionismo. Così fan tutte (le Case d'asta). Ogni rischio è a carico dell'offerente (invitato a prendere visione dei lotti). Il prezzo che si forma in asta in genere incorpora questo rischio, qualche volta no.

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Daniel PC

circa 10 mesi fa - Link

Se paghi 100k una bottiglia e dentro c'è il Tavernello non te la prendi con la casa d'asta?

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Rolando

circa 10 mesi fa - Link

A quanto leggo in giro io, la casa d'aste è semplicemente un intermediario fra venditore e compratore. Fanno dei controlli di massima, come il livello del vino nella bottiglia in base all'annata, la presenza di residui, il colore, ma lì si fermano. Se il compratore vuole delle garanzie ulteriori se le deve pagare. Oppure è il venditore che, per aumentare l'autorevolezza delle proprie bottiglie, presenta un certificato di autenticità. Altrimenti niente, te le prendi così come sono. Nella vecchia vicenda di Kurniawan, dove dentro alle bottiglie non c'era il vino dichiarato in etichetta, la colpa fu data esclusivamente a lui, non alle casa d'aste.

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Giacomo

circa 10 mesi fa - Link

Il milieu della filiera vinicola è sorprendente. Naturalmente qui ci discleraimizziamo, che Bolaffi è casa d'aste serissima e la vendita in oggetto al di sopra di ogni sospetto. Non mi posso permettere una causa ne da Bolaffi ne da nessuno, quindi esclusi i presenti come si dice . Vi sono bottiglie, mica solo, anzi micca solo robe da migliaia di euro, pure roba da prezzi molto più contenuti, che sono come gli amori di Venditti, fanno dei giri immensi e poi (non sempre) ritornano. Ricordo un dolcetto di diano venduto sui bancali dai cinesi, a prezzo poco superiore all'ammoniaca, fatto che con provocò grande scuorno di alcuni produttori . Millemila ipotesi su quel prezzo vergognosamente basso (che i fustigatori il dolcetto lo vendevano, o almeno tentavano, a qualcosa come sedici euri -a bottiglia non a cartone-). Finchè non intervenne al dibattito direttamente il produttore di quel bistrattato dolcetto, con poche ma chiarificatrici parole: fatevi i crotali vostri! P.S. i mille magheggi delle filiere del vino, e i loro attori, dal produttore al rappresentante, al ristoratore, all'"acquisto bottiglie vecchie pagamento in contanti" quelli si che meriterebbero un articolo, intravini.

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