Il nome Bordò è diventato un tema (contiene degustazione)

Il nome Bordò è diventato un tema (contiene degustazione)

di Jacopo Cossater

Nel panorama dei vini rossi della costa adriatica poche altre degustazioni mi vedono partecipe come quelle dei Bordò, testimonianza di un piccolo e vivace distretto produttivo nelle Marche.

Ripasso (forse) necessario: qui un post su uno dei più noti, il Cinabro, con il racconto della storia della tipologia secondo Giovanni Vagnoni de Le Caniette, la cantina che lo produce. Qui una degustazione di esattamente 2 anni fa, sorella di quella riportata in questo post.

Un post, questo, che nasce anche per raccontare una diatriba piuttosto recente a proposito proprio del nome. “Bordò”, dicevano probabilmente una volta i contadini della zona indicando quella varietà a loro sconosciuta, sicuramente non marchigiana e quindi per forza straniera. E se si trattava di uva esotica non poteva che venire dalla Francia, luogo del vino per eccellenza, no? Chissà, che poi fosse o meno originaria della zona di Bordeaux era dettaglio del tutto accessorio: “Bordò”, così è se vi pare. Vitigno poi risultato essere sinonimo di grenache e quindi facente parte di quell’ampia famiglia che vede al suo interno anche il cannonau sardo (insieme, almeno in Italia, al tai rosso, al gamay perugino, alla granaccia ligure, all’alicante toscano).

Sono quasi 15 anni che è possibile parlare in modo ufficiale di Bordò: la prima annata commercializzata del Kupra di Oasi degli Angeli, il vino che ha fatto da apripista a questa fortunata esperienza produttiva, è quella del 2005, seppur circolata in pochissime bottiglie. A distanza di così tanto tempo il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali si è da poco accorto che però no, non va bene indicare in etichetta o su qualsivoglia materiale promozionale il nome di una varietà il cui nome non è stato definitivamente approvato dall’agenzia regionale incaricata.

L’ASSAM, l’Agenzia per i Servizi nel Settore Agroalimentare della regione Marche, dice infatti che “la varietà di uva volgarmente e impropriamente chiamata Bordò è stata oggetto di genotiping ed è risultata essere corrispondente alla varietà già iscritta sul RNVV (registro nazionale varietà di uve da vino) del Mipaaf come grenache/alicante/cannonau” e che la stessa “non ha avviato alcun processo di selezione clonale riguardante la varietà in oggetto“. In altre parole, non è mai stata effettuata alcuna sperimentazione ampelografica tale da differenziare “cloni” o “biotipi” di alicante/grenache, e quindi bordò è nome improprio, che non è possibile usare con quei riferimenti.

Una briga che è finita sulle scrivanie di tutti i (pochi) produttori della tipologia e che li ha temporaneamente obbligati a rimuovere ogni riferimento alla varietà non solo dalle etichette ma anche dalle brochure, dai siti, dai social, etc. Fateci caso, se volete: adesso nelle schede dei vini c’è scritto genericamente grenache o alicante, non più bordò.

Una piccola sconfitta per chi qui più che altrove ha dimostrato di esprimere vini di strepitosa qualità, tra i più interessanti rossi non solo dell’Italia Centrale. Vedremo quello che succederà nei prossimi mesi (ehm, anni?), in attesa che la Regione approvi definitivamente l’uso di un nome che caratterizza in modo univoco un distretto produttivo definito.

Grenache-201

Nel frattempo riporto qui gli appunti presi in occasione degli assaggi durante la serata finale di Grenaches du Monde (concorso dedicato ai vini prodotti proprio a partire da grenache), lo scorso settembre a Montpellier. Una degustazione memorabile, come sempre in questi casi. Sono in ordine di annata, dalla più alla meno recente.

2018 Red, Irene Cameli
Rubino acceso, ciliegia e in generale distillato di frutti rossi. Snello, piacevolissimo, dal tannino setoso. Vino sottile e definito, squillante, caratterizzato da un finale di grande coerenza. Che sorpresa! 88+

2016 Bordò Michelangelo, Dianetti
Bellissimo colore, naso più stretto del precedente su note di terra e di muschio, di agrumi, anche di rovere. Assaggio un po’ largo che paga l’assenza di una certa trama tannica a supportarne il sorso. Fresco, saporito. 87

2016 Kupra, Oasi degli Angeli
Colore fantastico e naso di stupefacente integrità su agrumi e su piccoli frutti rossi di grande finezza. Tesissimo, addirittura ancora contratto da un tannino serrato e severo, che fa da contralto a una freschezza di sorprendente luminosità. In chiusura una nota alcolica appena fuori scala ma quanta energia, quanta classe, che vino pazzesco. 94

2016 Bordò, Poderi San Lazzaro
Più scuro, anche con riflessi granato. Frutti di bosco, yougurt di ciliegie, terra e humus per un assaggio ricco, cremoso, piacevolissimo, la cui struttura non è certo esile ma quanta stoffa, quanti dettagli. 92

2016 La Ribalta, Pantaleone
Il più buon Ribalta di sempre? Accenno granato, attacco fruttoso e soprattutto selvatico addomesticato da una raffinata nota di rovere. Una meraviglia che si traduce in un assaggio ricco e teso al tempo stesso, lineare, incisivo in un continuo rilascio di tonalità rosse. Stupendo. 94

2016 Arsi, Maria Letizia Allevi
Naso di affascinate classicità su toni ben bilanciati di frutti rossi e di agrumi. Appena spigoloso nel tannino, sensazione che si allarga un po’ e che chiude su toni di ribes e di ciliegia. 86

2016 Rossobordò, Valter Mattoni
Appena più scuro, colore meno acceso. Attacco animale bello che poi lascia spazio a una ciliegia squillante. Bocca saporitissima, rustica nella distensione ma invitante, gastronomica, croccante prima di un finale molto bello sull’agrume. Una sicurezza. 90

2015 Rossobordò, Valter Mattoni
Colore come sopra, forse una sfumatura più scuro. Rugginoso prima che fruttato, in generale caratterizzato da una terziarizzazione dei profumi che ne delinea il tratto. Metallico, fresco, sorprende per ariosità – sono vini quelli di Valter Mattoni che volano sempre altissimi, che non hanno peso, che si bevono con una facilità sconcertante. 89

2015 Cinabro, Le Caniette
Bellissimo colore in particolare nella riflessione della luce. Naso di una classicitá rassicurante tra note appena di vaniglia che aprono ad arancia e carrube. Una nota boisé introduce un assaggio quadrato, caratterizzato da una nota di rovere molto ben integrata e da un finale sull’agrume. Un’altra sicurezza. 90+

2015 Bordò Michelangelo, Dianetti
Richiama il 2016: ancora terroso (muschio e humus), agrumato, in generale caratterizzato da un tannino piu levigato e da una bella nota di muschio sul finale. 87-

2014 Bordò, Poderi San Lazzaro
Un altro vino rispetto al gran 2016. Bocca piu esile, meno energica nonostante sia assaggio decisamente elegante nel suo essere sottile. Molto sottobosco, bei richiami di distillati di frutta, chiusura pulitissima. 87+

2013 Ruggine, Clara Marcelli
Granato chiaro, bello. Genziana e distillato di ciliegia, oltre a una nota boisé a impreziosirne il tratto. Bocca convincente, dritta, aerea, c’è un’idea di evoluzione che coccola e convince. Uno di quei vini amichevoli, da sorseggiare davanti al caminetto. 92

[immagini: Jacopo Cossater, Adrien Loubat]

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

8 Commenti

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Nic Marsél

circa 9 mesi fa - Link

Bell'aggiornamento. Un vino che sarebbe tra i miei preferiti se non fosse per il prezzo folle :-(

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Rinaldo

circa 9 mesi fa - Link

Pare che sia in corso il processo di selezione clonale richiesto. Mi pare che Giovanni Vagnoni (Le Caniette) abbia fornito le uve per le microvinificazioni agli organi preposti e i tempi potrebbero aggirarsi intorno a 2/3 anni. Pare che gli organi di controllo siano intervenuti d'ufficio, a seguito d'individuazione non in etichetta ma su scheda tecnica, del nome Bordo', diffidandone quindi l'uso per i motivi esposti nel post.

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Anulu

circa 9 mesi fa - Link

Bordò. Gamay del Trasimeno. Cannonau. Alicante, Tai Rosso... che casino che facevamo in Italia. E' Garnacha. Altro discorso è: ma questi vini impostati con un patto d'onore fra produttori su un range piuttosto alto, non solo per le economiche Marche ma anche per il resto della produzione italiana, terranno botta? Dato il Re Kupra, i sudditi saranno in grado di sopravvivere o scompariranno in battaglia? Commercialmente finché ne fanno 4 bottiglie non si pone il problema. Se alzano il tiro vediamo... Perché poi ci vogliono brand, investimenti in giro per il mondo e costanza nel tempo.

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Giacomo Caciolli

circa 9 mesi fa - Link

Grazie Jacopo per la degustazione virtuale.Amo la Ribalta di Pantaleone

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hakluyt

circa 9 mesi fa - Link

Leggo sempre con curiosità e divertimento le note di degustazione. Il Maestro insuperabile è sicuramente Gori, ma anche Cossater (con i suoi "attacco animale", "bocca gastronomica" e "idea di evoluzione che coccola") si difende bene...

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MP

circa 9 mesi fa - Link

Per me il migliore, inarrivabile è Valter Mattoni... il vino? boh forse, ma certamente lui. Roccia I love you

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Shutaro Mendo

circa 9 mesi fa - Link

Vini interessanti (Kupra di gran lunga meglio delle ultime annate da dialisi di Kurni), ma definirli sovraprezzati è un eufemismo. Sinceramente poi non capisco la volontà di usare un termine come "Bordò" che, oltre a suonare molto dialettale e un po' grezzo, non è di certo un aiuto in fatto di vendite. A parte qualche conoscitore nella penisola, il resto d'Italia o anche delle Marche, non ha idea di cosa sia. Se poi allarghiamo all'estero sarebbe molto più intelligente scriverci in retro Grenache. Ma visti i prezzi dubito che abbiano mercato estero. Fa quasi ridere il fatto che combattano sta causa quando, nella stessa regione, nella DOC Rosso Conero, non si può più scrivere Montepulciano nel vitigno utilizzato perchè il consorzio del Montepulciano d'Abruzzo si è arringato unilateralmente il diritto di poter utilizzare il termine in maniera esclusiva. 20 anni fa ne avremmo riso e l'avremmo presa come una battuta, ma purtroppo è l'assurda realtà. Se non erro anche il Nobile non potrà più scriverlo, tanto per far capire il potere che i cantinoni abruzzesi hanno sviluppato in dieci anni.

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Ale

circa 8 mesi fa - Link

Ma che lo chiamino tutti Grenache e ci risolviamo parecchi problemi

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