Il mistero in bottiglia: “8 filari California” di Nino Bronda

Il mistero in bottiglia: “8 filari California” di Nino Bronda

di Angela Mion

Il 14 settembre dello scorso anno una rubrica dedicata alla foto del giorno sul Corriere della sera mostrava l’immagine di una lettera battuta a macchina da scrivere spedita da un signore al Corriere con una richiesta curiosa e recitava:

“Asti, 04/08/2019

Egr. Sig. DIRETTORE,

non ho mai scritto ad un giornale, ci provo avrei un desiderio; è possibile pubblicare questo indirizzo, è di un piccolo vignaiolo di 86 anni mai andato in ferie, la vigna va curata anche nei mesi estivi. Gli ho promesso cartoline da tutti i festaioli in giro per il mondo, almeno che veda il mondo in fotografia: con 600 euro di pensione non può né comprare il giornale né fare il turista. Basta scrivere a Nino Bronda, strada Tessitora 26, 14049, Nizza Monferrato (At). ”

La cosa curiosa è che il Nino Bronda vignaiolo d’altri tempi, ben conosciuto da molti vinofili e sconosciuto ai dipiù, produceva un vino che nello slot delle cose da fare almeno una volta nella vita io ci metto dentro: bere una bottiglia di 8 filari California.

8 filari California è un suo vino, trovo che il nome sia eccezionale e l’ultima produzione in vendita è il 2016. 8 filari California era un piccolo vigneto di barbera e altre vecchie vigne quasi centenarie che mi dicono sia stato venduto ed aimè espiantato per far posto ad un nuovo impianto.

Ma in realtà quello che voglio farvi leggere non è la mia sterile recensione di una bottiglia che non potete più trovare o quasi in quanto l’anziano vignaiolo sig. Bronda non lo fa più. No, non ha poi gran senso scrivere di cose non accessibili a tutti.

Vi voglio raccontare che cosa mi capita di trovare, sempre con più difficoltà ed in maniera del tutto imprevedibile, in alcuni vini. Non è uno strumento indispensabile ma se si trova la chiave apre tante porte.

Mi capita di trovarci il mistero.

Il mistero direte voi, che cavolo dici? Fuffa. Si, un po’ forse, ma è così.

Che cavolo dico? Chiudete gli occhi e pensate a quanta poca razionalità ci sia nell’emozione che ci brucia dentro quando beviamo un grande vino. Grande per noi, non per gli altri. Quelli che ti chiedi e ti rispondi: come fa ad essere così? Il mistero è l’inarrivabile, è quello che non puoi studiare a tavolino, è quello che il naso appoggiato al calice non ti sa dare, è quello che l’occhio non vede, è quello che non si racconta con un frutto o una spezia o un archetto perfetto.

Il mistero del vino è quel portoncino che si apre dentro all’anima e porta all’essenza della bottiglia. È quella soglia che divide il normale, il fatto bene, lo scolastico dallo straordinario. È un abito unico ed originale, non sempre perfetto o studiato: quasi di sicuro perfetto connubio tra terra, luce, anima e mani di chi lo crea.

E questa barbera 8 filari California in un mio momento di aridità di sentimenti verso il vino mi ha ricordato che ho ancora un cuore che batte. Non era perfetta e neanche di immediata simpatia e mi ci sono ritrovata dentro. Ruvida e sensuale, genuina e profonda, singolare e selvaggia, empatica.

Ecco quella frivola gravità che neppure l’essere umano in certi giorni mi sa dare.

Penso al sig. Nino Bronda e al suo 8 filari California, penso che mi piacerebbe tanto spedirgli una cartolina proprio dalla California e a quante volte si sarà chiesto chissà com’è quella California, mentre coltivava il suo vigneto in strada Tessitora 26, a Nizza Monferrato.

Io credo gli spedirò presto una cartolina, magari da Venezia. Me lo immagino, come faccio io, a guardare ogni giorno la buchetta delle lettere sperando di ricevere qualcosa di inaspettato.

A proposito di cartoline, se mi fermo sento ancora il gusto della colla dei francobolli sulla lingua come credo sentirò a lungo il mistero della sua barbera.

8 filari California e altri vini bevuti e da bere, noti o meno, solo una raccomandazione: metteteci meno testa e più cuore. Il vostro cuore. Il vino è un sentimento, un’appartenenza, un rapporto conflittuale e scostante, ama il confronto ma necessita spesso di silenzio.

Buon viaggio Intravinici.

 

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Angela Mion

Veneta, classe 1981, studi giuridici e azienda di famiglia. La svolta cubista arriva quando ormai maggiorenne incontra il vino: Sommelier, Master Alma-Ais ed altre cose in pentola. “Vin, avec toi on fait le tour du monde sans bouger de la table”. Bucolica e un po' fuori schema con la passione per la penna, il vino, il mondo e la corsa. L’attimo migliore? Quello sospeso fra la sobrietà e l’ebbrezza.

1 Commento

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BT

circa 3 mesi fa - Link

bello. amo queste microstorie. nel particulare c'è l'universale.

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