Il mio personalissimo safari nella Tenuta Ornellaia

Il mio personalissimo safari nella Tenuta Ornellaia

di Jacopo Manni

La mattina mi sveglio coi rumore del vento e del mare del golfo di Baratti.

C’è di peggio nella vita lo so.

Abbiamo una degustazione programmata in una delle fortezze impenetrabili del vino italico. Con gli occhi ancora gonfi di sonno ci godiamo un caffè nel barrino del golfo e mentre stiamo per prendere la macchina le notifiche di whatsapp esplodono di circoletti rossi.
La notizia della morte di Battiato ci arriva come uno schiaffo salmastro e una riga salata mi scende dagli occhi. Qualche amico posta, tra gli infiniti omaggi e citazioni sui social, Prospettiva Nevsky e noi iniziamo a cantare prima sommessi e tristi poi in un crescendo sentimentale e spettinato finiamo a cantare a squarciagola tutta la canzone come liceali in gita sul pullman (ultima fila e cori contro l’autista of course).

Mentre guidiamo luce e vigne di Bolgheri ci accarezzano e le strade dell’est ci portano da Matteo Zanardello manager di Ornellaia, scuola Alma. Matteo ci guida in macchina lungo tutta la tenuta, perché qui parliamo di sterminati ettari di terra contornati da uffici, sale degustazioni, land art, laghi, masseti, vigneti e castagneti, triccheballacche e putipù, palchetti da meditazione, nani, ballerine, sbarre, telecamere e occhi vigili e indiscreti che ti stanno addosso tutto il tempo.

In questo safari tutto è magnifique, noi ci sentiamo molto le freak mentre tutto il resto c’est chic.
Il safari parte da Vigna Bellaria e la sua splendida quercia da meditazione che domina imponente la valle intera, entrata a gamba tesa di Matteo che fa benissimo il suo lavoro e ci fa subito sbavare con questa combo vigna/mare/vento che ci mozza fiato e vista.
Storditi da questo inizio col trucco riprendiamo le macchine e via verso la leggenda.

Arriviamo in Cantina che ha affaccio sulla collina di Masseto, vigna ovviamente coccolata come la collezione dei gioielli della regina Elisabetta. L’edificio sembra un museo di arte contemporanea da archistar della madonna. Qui tutto è fuori scala e misura, tutto studiato per farti sentire sempre inadeguato, timoroso e sottomesso esattamente come le cattedrali del medioevo ma senza tenebre e oscurità, al contrario qui tutto è luce e splendore, praticamente la differenza è che la luce è marketing… o viceversa.

Dobbiamo fare un percorso gimcana tra scale di vetro e di ferro, un dedalo di corridoi e stanze hangar con vasche di fermentazione grandi come i depositi di petrolio degli aeroporti o i silos del Kuwait. Passiamo per una passerella di acciaio sospesa sopra una sala alta 15 metri e grande come la Basilica di San Pietro dove viene etichettato il vino. Tre persone a lavorare in 15000 metri quadrati. Straniante. Sembrava di essere dentro l’acquario di Genova nella vasca dei pesci etichettatori.

Poi la Sala bottiglie d’artista, dei totem Nabuchodonosoriani in una quiete irreale, tipo sala di un rehab per ricchi stronzi e infine la stanza del tesoro, la cave che in realtà è un caveu con i gioielli di famiglia esposti tipo Louvre.
Ancora macchina e altri km, la distanza e le grandezze sono talmente ampie che noi volgari e inadeguati ogni volta ci perdiamo la macchina che ci scorta davanti.
Tra (ancora) Laghi, vigne e sicurezza varia incontriamo diversi camioncini che trasportano lavoratori da una parte all’altra dell’impero come caddies al Golf o frontalieri messicani.

Arriviamo in una zona in costruzione, ci sembrano a occhio i nuovi alloggi dei frontalieri/lavoratori appena sbarcati. Parcheggiamo in uno spiazzo coperto da canne di bambù stile stabilimento di Forte dei Marmi, ma non troviamo nessuno a cui lanciare le chiavi del nostro bolide.
Ci attende una bellissima tettoia apparecchiata sotto un bel prato fiorito dove fare la agognatissima degustazione.

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POGGIO ALLE GAZZE 2014
Vino presente dagli anni 90 in Ornellaia con proprietà Antinori. Si faceva con 100% Sauvignon Blanc in acciaio. Viene poi messo da parte una volta che nel 99 la proprietà passa ai Mondavi insieme ai Frescobaldi, patron Robert from Napa decide di cancellare il bianco da Ornellaia e espiantare le viti per far posto ai vitigni rossi e bordolesi.
Axel Heinz, attuale enologo, scopre però che nella vigna di merlot piantata al suo posto il Sauvignon Blanc, da selvaggio qual’è, è praticamente resuscitato nessuno sa come, e decide quindi di dargli merito e riproporlo. Ripresenta il progetto ai Frescobaldi che comprano le quote dell’azienda dai Mondavi. L’idea di Heinz è di fare un nuovo vino non solo con sauvignon slanc ma con un blend di viogner, vermentino e verdicchio, e un vino vinificato anche in legno e cemento oltre che acciaio, per dargli più corpo e presenza.

La 2014 è la prima annata, quella che da il là al progetto bianchista di Ornellaia. Qui l’evoluzione è molto interessante, la spalla del viogner lo rende più ricco, meno tensione rispetto alla 2019, vista anche l’età del ragazzo. Al naso è salino quasi salmastro, pietra bagnata, citrino di cedro, cera d’api. In bocca è morbidissimo e chiude con una delicata e piccante mineralità di bocca.

POGGIO ALLE GAZZE 2019
Qui sparisce il viogner e il vino vira molto di più sulle note di salvia e rosmarino, frutta esotica matura, mango, passion fruit, lime. In bocca entra con una rotonda morbidezza e poi una acidità che rende il sorso piacevole e invita a riberlo, al naso poi evolve con una piccola nota di vaniglia, è il legno che esce timido, un vino che ha moltissimi anni davanti. Un vino più moderno questa 2019 che strizza l’occhiolino alle durezze. In due parole: dualità tra freschezza e materia.

LE VOLTE DELL’ORNELLAIA 2019
L’entry level della casa, il biglietto da visita dell’azienda, il terzo vino ma quello di punta per entrare nella ristorazione al calice.
Un blend a prevalenza merlot, poi con le altre varietà della tenuta da classico taglio bordolese, cabernet sauvignon, cabernet franc e petit verdot. Fa acciaio e legno di terzo, quarto e anche quinto passaggio. Anche questo è chiaramente un vino fatto con l’idea di essere pronto all’arrivo sul mercato.
Al naso il merlot si fa sentire alla grande, ingresso dolce in bocca, un vino facile e apprezzabile che non necessita di grandissime introduzioni. Colpo sicuro se volete fare bella figura con qualcuno.

LE SERRE NUOVE DELL’ORNELLAIA 2013
Le vigne vengono da Bellaria dove appunto il vento del mare carezza le vigne.
Il secondo vino di Ornellaia che però da brutto anatroccolo fa il sedere a strisce ai grandi.
Ogni singola parcella di vigna viene vinificata separatamente. La 2013 è stata annata fresca, e Le serre, che di solito ha una maggioranza merlot, ha dovuto invece virare su una prevalenza di cabernet sauvignon, e infatti di tutte le annate uscite è quella che più somiglia a Ornellaia.
Da comprare e tenere in cantina.
La sostanza si fa sentire, è terragno, materico, con un tannino più pronunciato, eucalipto, menta, frutto croccante ancora ben presente, note di cacao. È morbidissimo, in bocca sferico, ha il dono dell’equilibrio ed è quindi perfettamente bilanciato. Una freschezza mentolata gli dona un intrigante e lunghissimo finale.

LE SERRE NUOVE DELL’ORNELLAIA 2019
Ultima annata ancora non in commercio, noi l’abbiamo assaggiata in anteprima. Imbottigliato solo tre mesi fa, è un vino ancora non pronto, uscirà in commercio il primo settembre ma probabilmente verrà proposto solo l’anno prossimo.
La 2019 è stata annata fresca e un pò tardiva. Il vino si sente che è molto in anticipo. Ossuto e verticale. Qui torniamo a maggioranza merlot, e si sente al naso.
E’ un vino ancora prima del giovane, lo shock dell’imbottigliamento ancora non lo ha superato.
Lo stiamo forzando, è una finestra questa in cui non dovremmo assaggiarlo, ma va detto che è invece molto divertente e didattico farlo.
Troppo vegetale, bacche di rovo, tabacco crudo, in bocca è stranamente coerente ma deve arrivare, ha bisogno di tempo. È freschissimo, il che lo straproietta al futuro. Ha giustamente un tannino molto astringente e la materia si fa ben sentire ma ha già una bellissima setosità che lo rende facilissimo da bere. Verticale e fresco, molto dinamico e vibrante.

ORNELLAIA 2013
Maggioranza merlot di solito ma qui ha più cabernet sauvignon. Ha tutto quello che ti aspetti da Ornellaia: estrazione, complessità aromatica e concentrazione. Notturno, cupo e meravigliosamente sexy. 2013 annata fresca rispetto alle precedenti, l’azienda pensava fosse meno longevo, ma il vino non è per niente arrivato anzi, normalmente il blend è 50% cab sauvignon e il merlot di solito è al 30%, qui invece siamo al 40%.
Ha un fiato incredibile, potente, una sorso pieno, impegnato, tridimensionale per volume di bocca, un vino profondo. Il mediterraneo lo rende fresco e balsamico. Un vino che ha una lunga vita davanti, aromi e profumi ancora intatti e godibilissimi, molto fresco in bocca. Un cavallo da corsa ancora in gara.

ORNELLAIA 2018
Maggioranza merlot, una cosa che rende questa 2018 unica. Solitamente il padrone della bottiglia in questo vino è invece il cabernet sauvignon. 70% di botti nuove per 15-18 mesi di affinamento, un vino progettato per durare.
La 2018 è molto pronta già da subito rispetto al solito, un vino godibilissimo. Completo, materico, terra e sangue in evidenza. Meno ossuto rispetto alla 2013, stranamente il merlot lo rende più verticale, ha tensione acido sapida pazzesca, un tannino già bene integrato e per nulla sabbioso. Sembra molto più maturo rispetto alla sua età. La 2018 è l’annata corrente in commercio. Questa prontezza di beva è una cosa unica rispetto al solito per Ornellaia, è agile, snello, e rispecchia perfettamente la visione attuale dell’azienda di fare vini già pronti con una acidità più vibrante e energica.

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Jacopo Manni

Nasce a Roma ma si incastella a Frascati dove cresce a porchetta e vino sfuso. L’educazione adolescenziale scorre via in malo modo, unica nota di merito è aver visto dal vivo gli ultimi concerti romani dei Ramones e dei Nirvana. Viaggiatore seriale e campeggiatore folle, scrive un libro di ricette da campeggio e altri libri di cucina che lo portano all’apice della carriera da Licia Colo’. Laureato in storia medievale nel portafoglio ha il santino di Alessandro Barbero. Diploma Ais e Master Alma-Ais, millantando di conoscere il vino riesce ad entrare ad Intravino dalla porta sul retro.

3 Commenti

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Gino barrini

circa 2 mesi fa - Link

Non sapevo che il merlot avesse tutta questa acidità in un clima così luminoso ;forse emerge di più perché stanno alleggerendo un po' le estrazioni?

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Eb2323

circa 2 mesi fa - Link

Caspita mi avete fatto sentire importante. Ho avuto un rigurgito di emozioni. Quando sono andato io 10 anni fa in azienda da " semplice " uomo di ristorazione ho bevuto l'ira di Dio in termini di tipologie ed annate.

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Hamlet

circa 1 mese fa - Link

il migliore vino del mondo nel 2001 non fu Le serre nuove 1998 ma Ornellaia 1998. Urge correzione

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