Il Lugana a Milano per “Armonie senza tempo 2021”

Il Lugana a Milano per “Armonie senza tempo 2021”

di Davide Bassani

Lassa pur ch’el mond el disa, ma Milan l’è on gran Milan. Tra poco finirà che con il vino la città di Gaber e Jannacci si comporterà esattamente come già fa con il pesce – o come si dice che faccia – visto che nel capoluogo lombardo si mangia il migliore d’Italia. Ma forse è già così, vedi enoteche e manifestazioni varie: sfido tanti e tante città a presentare un evento come “Armonie Senza Tempo” in una cornice meravigliosa come il colonnato del Museo della Scienza e della Tecnica; metteteci poi che la serata è stata splendida, per la compagnia, il clima ed alcuni assaggi più che degni ed avete capito l’antifona: mi son divertito ed ho goduto della delegazione di produttori bresciani e veronesi per tramite del loro labaro di bianco vestito: il Lugana.

Occasioni come questa abbisognerebbero di più tempo; purtroppo non ho potuto approfondire (mi scuso con tutti voi e con i produttori presenti) né assaggiare abbastanza, ma – posso confermarlo senza troppi giri di parole – la denominazione si presenta forte e determinata, unita come un sol uomo in una specie di falange romana – dritta verso la meta.

Una curiosità: l’emergere, da parte di un sempre maggior numero di produttori, dell’adozione del tappo a vite (Stelvin) a fronte di un mercato (va detto, principalmente italiano) non ancora del tutto pronto a recepire un cambio sostanziale di visione del collo della bottiglia (anche sui rossi): avremo modo di parlarne.

I vini: assunta l’indole del trebbiano di Lugana (Turbiana) è emerso il carattere del terroir argilloso del basso Garda; con le dovute eccezioni tutti i vini hanno dato prova di cospicua salinità, agilità di beva e piacevolezza (chi più, chi meno) – il legno su alcuni dei prodotti presentati ha poi smussato ed ingentilito questi caratteri immergendo il Turbiana in una specie di macchina del tempo, rendendolo più pronto e serbevole, non sempre my cup of tea ma tant’è. Credo ci sia un mercato che ancora chiede vini morbidi in luogo alla freschezza ed alla sapidità – troppo accentuate in alcuni casi, vuoi per la giovinezza dei vini vuoi per una scelta specifica; rimane un assunto da considerare e che noi tutti, astanti, ristoratori, appassionati, dobbiamo cominciare a tenere in considerazione: anche i vini bianchi hanno bisogno di tempo ed il Lugana – sventurato chi pensa il contrario – ha bisogno della sua brava attesa.

Famiglia Olivini:

  • Lugana DOC (2020): sapido, salino, fresco, dritto che più dritto vuoi ed hai. Bello già ora ma in precario equilibrio – ha bisogno di tempo, abbiamo già detto, ma le premesse son buone. Poco alcolico, 12.5°, ed è un bel punto di forza. Nota a margine: bellissima bottiglia dal punto di vista estetico. Lo aspettiamo fiduciosi, per ora è un 84.
  • Lugana DOC Demesse Vecchie (2019): da un CRU di 50 anni e 2,5 ettari di estensione esce questo liquido paglierino carico (sarà la barrique?) che sbuffa frutta esotica e matura. Interessante e bello anche se già ora mi manca la sapidità estrema del primo. Nel dubbio me li porto a tavola entrambi e non sbaglio: 85.

Cascina Maddalena:

  • Lugana DOC Capotesta (2020): come ammesso dal produttore è “limonata” dato che “il Lugana si beve negli anni”: apprezzo e condivido. Tappo a vite (come su tutti i vini di Cascina Maddalena), citrino e drittissimo. Fareste mai guidare un bambino in autostrada? Ecco, il Capotesta 2020 è un pupo e per ora oltre 83 non si spinge.
  • Lugana DOC Capotesta (2019): ecco, lui in autostrada ancora non ci va ma il foglio rosa glielo hanno dato per meriti acquisiti sul campo: salato, fresco, fruttato e piacevolissimo: schietto. Dategli ancora un paio d’anni e ne godrete come se non ci fosse un domani. 85.
  • Lugana DOC Capotesta (2018 – da bottiglia magnum): questo è il capo della scuola guida e manda a spasso tutti. Volete anche le considerazioni di assaggio? Fruttato, barlumi tostati di mandorla e mielosi, parecchio persistente. Peccato non averlo a tavola stasera, ho del pesce di fiume pescato qua dietro. 89. Il Capotesta è vino da attesa.
  • Lugana DOC Clay (2019): diamo all’argilla ciò che è e dall’argilla arriva: sapidità, eleganza, frutto ed una certa morbidezza (anche se a Luca Maroni non piacerebbe) di albicocca, pesca e zagara. Da surmaturazione in pianta e selezione delle uve. 87 e forse son stato di manica stretta…

Azienda Agricola Bosco:

  • Lugana DOC (2020): presentato come il più semplice dei vini – darei una svecchiata all’etichetta, ma è un consiglio non richiesto – mi acchiappa subito per un aspetto: è buonissimo. Frutta, elevata acidità e gran nerbo sapido: bellissimo anche nel colore, nell’umiltà e nella gentilezza di chi lo presenta: bravi. 87.
  • Lugana DOC (2019): sempre umile e semplice ma non banale: cresce con l’anno in più sulle spalle e guadagna i galloni del merito tra i migliori 2019 di serata. 88. Vedi considerazioni sul 2020 e smorzane le durezze. Voglio il bis.
  • Lugana DOC (2018): in atarassia sulfureggia e richiama l’abbinamento con un succulento spiedo bresciano – chi l’ha detto che con il bianco solo pesce? Frutta matura e mielosa, attacca con dolcezza il palato e non lo molla più: il migliore di serata? Ottimo produttore che non conoscevo – mea maxima culpa. 89. Residuo zuccherino di 0,4 g/l su tutti i vini.

Zeni 1870:

  • Lugana DOC Vigne Alte (2020): vino dal respiro internazionale, morbido, fruttato, ma con acidità e freschezza ai posti giusti anche se in secondo piano. Arrivando dagli assaggi precedenti avrei preferito più carattere e mordente. Poca personalità o forse son io che non l’ho capito. 83.
  • Lugana DOC Marogne (2020): medesime considerazioni anche per il Marogne se non per il fatto che quest’ultimo è prodotto con frequenti battonage ed un affinamento di 6-8 mesi sulle proprie fecce. La lavorazione lo rende ancor più morbido (?) e – complice la serata che mi ha spinto e convinto su altri lati del Turbiana – il voto è lo stesso: 83.

Montonale:

  • Lugana DOC Montunal (2020): affinamento di 6 mesi sulle fecce nobili per questo Lugana che si esprime bene attraverso frutta, fiori ed erbe. Bella persistenza ed acidità anche se avrei preferito qualcosa di più deciso, ma rimane un bel bere. 85. Ottenuto unicamente da mosto fiore e macerato a freddo.
  • Lugana DOC Montunal (2018): i tre anni conferiscono morbidezza e note sulfureggianti, l’annata più calda dona rotondità e colore ma fa perdere in nerbo: è andata così ma si fa bere più che volentieri. 84.
  • Lugana DOC Orestilla (2019): ottenuto da un cru di 2 ettari esprime grande potenza e grassezza, sensazioni minerali, fruttate, erbacee e tostate (è affinato in legno grande), direi anche salamoia, a piccoli tratti – e mica è un difetto: ha tanto ma non proprio tutto e forse un pizzico di acidità in più gli avrebbe dato grandezza. 86.

Armea:

  • Lugana DOC (2020): lievi sentori vegetali di erbe, fiori, frutta bianca. Avrei apprezzato più mordente e carattere mancando sapidità e salinità; come già detto di altri le durezze dovrebbero essere caratteristica in risalto e qua non ne ho trovate abbastanza. Peccato. 81.
  • Lugana DOC (2018): piacevolmente evoluto ma pericolosamente in bilico tra maturità e vecchiaia: da bere ora, hic et nunc. Nel complesso meglio della 2020 – anche se non pienamente confrontabile per ovvie ragioni. 83 di incoraggiamento.

Seiterre:

  • Lugana DOC (2020): vino fresco, d’annata, molto fruttato e serbevole, acido e agrumato. Schietto. Semplice e ottimo. Riparliamone tra qualche mese: 85.
  • Lugana Superiore DOC (2018): da selezione delle uve e con seguente passaggio in barriques francesi per 12 mesi per poi concludere con ulteriori 6 mesi in bottiglia. Ambizioso e ricercato; chi mi conosce sa che non amo particolarmente il legno sui bianchi ma devo riconoscere che in questo caso c’è della padronanza nell’uso dello strumento ed il risultato si fa davvero apprezzare. Grasso, fruttato e agrumato – lunghissimo: è uno che ha studiato nelle scuole di chi vuole entrare nell’accademia dei grandi. 87.

Monte Cicogna:

  • Lugana DOC Imperiale (2020): una sorpresa già ora, in forma smagliante da giovanotto bello, intelligente e secchione appena uscito da scuola: e chi lo ferma? Mandorla, fiori, erba e un tocco di frutta, freschezza e sapidità a secchiate, come piace a me. Uao. Chissà tra qualche tempo che succede. 86.
  • Lugana DOC S. Caterina (2019): ottenuto da una vigna di 35 anni si esprime con grandezza e classe, ha tutto quello che voglio in un Lugana: sapidità, lunghezza, delicatezza e decisione, frutto e richiami erbacei – salino e ammandorlato. Ho finito gli aggettivi, bevetelo. Di prepotenza tra i migliori. 89.

Cobue:

  • Lugana DOC Monte Lupo (2020): asciutto, secco e “classico”. Non noioso, fruttato, floreale e con la giusta dose di durezze. Tappo Stelvin per preservarlo da sorprese e garantirgli un affinamento da “top-level” direbbero gli imbruttiti. Ma è già top adesso. Aspettiamolo un attimo dai. Taaac. 87 in scioltezza.
  • Lugana DOC Camp 8 (2018): figlio di un CRU sassoso si esprime in una lingua non del tutto sua sulfureggiando e inondando il calice di note terziarie e zero o poco frutto: spiazzante ed articolato, complesso e mai banale in ogni sorso. Rieslingheggia e nordicheggia. Che sciccheria. 89.

1 Commento

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Max Cochetti

circa 3 settimane fa - Link

Belle descrizioni. Confermo assolutamente i Lugana di Cobue, ogni anno meglio, così come Monte Cicogna. Bosco non ancora assaggiato, ma me l'avevano consigliato. Tocca recuperare bottiglie!

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