I molti spunti che offre il nuovo manifesto di Viniveri

I molti spunti che offre il nuovo manifesto di Viniveri

di Jacopo Cossater

In occasione dell’ultima edizione di Viniveri, la manifestazione promossa a Cerea dall’omonima associazione, Sandro Sangiorgi, fondatore di Porthos e padre spirituale del movimento dei vini naturali italiani, ha firmato insieme a Paolo Vodopivec, attuale presidente, un manifesto intitolato “La forma e la sostanza, le luci e le ombre”. Una riflessione che contiene diversi spunti -soprattutto uno- sul vino naturale. Eccolo.

Molti produttori si stanno pericolosamente abituando a imperfezioni tecniche, più o meno gravi, considerandole peccati veniali o, ancora peggio, aspetti caratteristici dei propri vini – e sovente anche di quelli dei colleghi. Sentivo che sarebbe accaduto, tuttavia ho evitato accuratamente di crederci: dal mostruoso equivoco delle cantine convenzionali che firmavano appelli per sottolineare l’indispensabilità della chimica e della biotecnologia per definire vino il fermentato del mosto d’uva, stiamo passando al paradosso mostruoso di chi considera la competenza tecnica un ostacolo alla realizzazione del liquido odoroso, quasi che meno si sa e meglio si riesce.

C’è un lassismo del tutto immotivato nei confronti della relazione tra forma e sostanza, c’è una diffusa indulgenza che sdogana liquidi imbevibili. Una questione fondamentale è non scindere mai i concetti di forma e sostanza, non cedere alla banale esteriorità ma, nello stesso tempo, non cadere nella trappola della genuinità come unico riferimento qualitativo. Se ci s’impegna in un’attività nella quale contano, insieme alla tecnica agronomica e al lavoro di campagna, spiritualità, educazione, pratiche manuali, capacità di osservazione e confronto col pubblico, non si può pensare a priori di far prevalere una delle due entità, la forma o la sostanza, nel lavoro è doveroso perseguire una bellezza completa.

Esiste un problema di percezione e riconoscimento della qualità, aspetto da non confondere mai con la genuinità. Quest’ultima è parte fondante di un vino buono, tuttavia l’espressione «al vino non è stato fatto nulla», che giustifica puzze e instabilità, rivela quanto si sia lontani dall’etica di forma e sostanza. Il vino è una bevanda di piacere, dunque è contenuto e contenitore, carne e respiro, sangue e nervi, accoglienza e complessità, sogno e riflessione.

Oltre che imparare a vinificare, maturare e affinare il frutto del proprio lavoro agricolo, diventa ineludibile educarsi alla degustazione, in modo da coltivare un senso di bellezza che elevi e non appiattisca tanto sforzo. Sembra incredibile, ma se i vini convenzionali hanno negato e stanno negando la restituzione del luogo, molti vini naturali la nascondono o la confondono tra le maglie di infezioni endemiche, grossolane riduzioni e un’inconcepibile mancanza di custodia.

Il messaggio è chiaro e non lascia spazio a interpretazioni di sorta: basta imperfezioni, lassismo o noncuranza, il vino naturale non può prescindere dalla massima attenzione da parte del vignaiolo ma anche dalla sua capacità di riconoscere il limite tra il “vino buono” e quel vino che invece fa dei difetti il proprio tratto distintivo (volatili e acetiche fuori scala, souris vari ed eventuali, deviazioni aromatiche riconducibili ad alcune specie di brett, etc.).

Il sottotesto appare altrettanto cristallino: una certa parte del movimento dei vini naturali italiano guarda con fastidio a tutta una serie di produttori che in questi anni si è affermata grazie a vini a suo dire fatti male e se possibile comunicati anche peggio al grido, sciocco e orgoglioso, de “al vino non è stato fatto nulla“.

C’è della verità. Di più, difficile anche solo provare a smentire ogni singolo paragrafo di questo manifesto così perentorio, certo curioso provenga dall’associazione – il Consorzio Viniveri – che da sempre pone più attenzione sugli aspetti organolettici dei vini presenti all’interno della propria fiera, tanto da organizzare nei mesi che la precedono alcuni momenti di degustazione e confronto per decidere se accettare o meno le candidature dei nuovi espositori.

Tutto molto condivisibile insomma, anche il fatto questa “diffusa indulgenza che sdogana liquidi imbevibili” sia quindi da ricercarsi oltre le mura dell’Area Exp di Cerea. Forse tra le altre associazioni, più probabilmente all’interno del grande circo che ruota intorno all’industria del vino naturale: giornalisti pronti a esaltare ogni novità stilistica senza guardare troppo alla sostanza, organizzatori più attenti al numero degli espositori presenti alle loro manifestazioni che ai vini in assaggio, distributori e agenti interessati tanto ai prezzi quanto al mercato potenziale, se poi questo accetta vini altrove non proponibili tanto meglio.

Nel leggere questo nuovo manifesto di Viniveri si avverte infatti la necessità di inserire questo ragionamento all’interno di un contesto anche commerciale. Non solo per sottolineare quanto quelli presenti a Cerea siano i vini più puliti o comunque quelli più esenti da difetti enologici quanto anche, e quindi, per provare a entrare all’interno di canali diversi da quelli solitamente dedicati al solo mondo dei vini naturali (seguendo forse un po’ le orme di Tenute Dettori, cantina da poco uscita da una storica posizione all’interno del catalogo Velier/Triple A per entrare come nome di punta nel portafoglio delle Tenute del Leone Alato, società agricola del grande gruppo assicurativo Generali). Giusto e legittimo la partita non si giochi sulla sola metodologia produttiva ma anche sull’espressività territoriale di vini che hanno fatto la storia del movimento e in alcuni casi delle rispettive aree di produzione. Da Casa Coste Piane per il Prosecco a La Castellada per il Collio, da Walter Mattoni e Oasi degli Angeli per il Piceno a Praesidium per l’Abruzzo fino a Ferrandes per Pantelleria, solo per citare alcuni dei soci del Consorzio.

Certo sarebbe stato forse ancora più interessante leggere non solo di questo (a loro vedere centrale) “problema di percezione e riconoscimento della qualità” ma anche delle derive che coinvolgono tanti vini naturali, oggi. Dal frizzante e macerato sulle bucce a tutti i costi fino alla sempre maggiore presenza di vini vendemmiati ogni anno prima non solo per la (grande) questione legata al cambiamento del clima, vini “glou-glou” che nella perenne ricerca dell’alleggerimento anche alcolico finiscono non tanto per tradire la loro aderenza territoriale quanto per banalizzare ogni possibile originalità espressiva.

In redazione qualcuno ha commentato scrivendo si tratti di “messaggio la cui tempestività è paragonabile a un’analisi odierna sulle prospettive del tubo catodico” e in effetti stupisce leggere queste cose nel 2022, quando ormai il mondo dei vini (naturali) è talmente sfaccettato da aver ampiamente superato il concetto di “vino buono” per andare verso ciò che può essere più o meno significativo, se pur all’interno di una grammatica organolettica condivisa. Se infatti la discussione intorno a quello che viene inteso come difetto enologico ha negli anni avuto un suo sviluppo è anche vero si tratta di insieme di conversazioni oggi sempre più residuali all’interno di un panorama la cui qualità media è molto cresciuta. A meno di voler parlare a un pubblico diverso, come detto precedentemente: una platea di persone che nel tempo non ha magari frequentato le manifestazioni di Viniveri e delle altre associazioni e che (ancora) oggi tende a ridurre il vino, soprattutto naturale ma non solo, al suo solo esito nel bicchiere.

Un manifesto che ha un po’ il sapore del reazionario insomma, il cui contenuto tra l’altro sembra andare nella direzione opposta rispetto a quella tracciata dal movimento nel corso degli anni, quell’inclusività che ha permesso a decine e decine di produttori, molti oggi celebratissimi, di trovare vendemmia dopo vendemmia la propria identità stilistica.

[foto: Consorzio Viniveri]

Jacopo Cossater

Se di giorno insegna marketing digitale e si occupa di e-commerce dopo il tramonto scrive di vino provando ad allontanare un po’ lo sguardo e a non concentrarsi troppo sul solo bicchiere. Ha un debole tanto per i bianchi più continentali quanto per i rossi più mediterranei, non potrebbe però mai fare a meno dei vini dell’Italia Centrale, Chianti Classico su tutti. Collabora con l'inserto Cibo del quotidiano Domani e ha cofondato il magazine cartaceo Verticale. Qui su Intravino dal 2009.

75 Commenti

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Omikelet

circa 7 mesi fa - Link

Contenuto totalmente condivisibile ma in ritardo di 10 anni. Ormai i buoi sono fuggiti e si è creato un mercato e un gusto basato sul vino fatto male ma “naturale”, in cui il difetto è un marcatore di qualità invece che di noncuranza e faciloneria. Sono curioso di vedere cosa succederà adesso alla compagine dei naturali/bio, provo a immaginare : I bravi che hanno fatto sempre grande vino prenderanno in modo deciso la loro strada verso il successo, gli altri si scaveranno una nicchia sicura (più o meno grande non saprei dirlo) dove magnificare il brett e la volatile.

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Mattia Grazioli

circa 7 mesi fa - Link

che poi ci sono sempre dei limiti di legge... una soluzione idroalcolica a 1,8 di volatile prodotta a vase di uva, semplicemente non è vino. se la legge mi dice questo, perchè io devo ostinarmi a volercelo scrivere? ah, per chi non lo sapesse, io produco vini naturali...

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Spetnat

circa 7 mesi fa - Link

Questo manifestato è stato scritto nel 2009. Ora è stato solo riproposto.

(il primo di tre commenti uguali passa, gli altri no. Occhio ai prossimi. jacopo)

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Mattia Grazioli

circa 7 mesi fa - Link

Ne discussi con Sangiorgi… Aspramente. Mi cazzió per una mia uscita. “Il vino naturale non può trascendere dall’etica” Non tutti i vinnaturisti sono milionari e possono perdere vendemmie mettendo a rischio la loro sussistenza e la loro azienda per una annata sfavorevole. Da qui, per me, bisogna partire… Io posso permettermi di non uscire con dei vini se non vanno bene al 100% ma, in anni di crisi e difficoltà, quante aziende possono permetterselo? Se mi ricapitasse oggi una annata come la 2014 dove pioveva tutti i giorni e su 30000 bottiglie potenziali ne ho fatte 1000, come gestisco la cosa, specie se l’azienda non è ancora tanto solida? Per quanto riguarda i difetti, finalmente, si ha una posizione di esponenti autorevoli. I vini naturali non sono vini sciatti o casuali, anzi, sono ipertecnici e vanno ipercurati.

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AG

circa 7 mesi fa - Link

In annate molto difficili in vigna come la 14 si può sempre abdicare alla propria ortodossia natur - biodin- non interventist, lavorate il quadruplo e produrre 15000 btg comunicando ai propri clienti le differenze di protocollo. 15000 btg non saranno 30000 ma sono 14000 più di 1000...

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Mattia Grazioli

circa 7 mesi fa - Link

Concordo, è quello che ho scritto! La sussistenza è la cosa che è davvero naturale cercare

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Nic Marsél

circa 7 mesi fa - Link

La 2014 è controversa. Qualcuno come Corrado Dottori ha affermato che se si è riusciti a fare vino naturale in quel contesto terribile allora vuol dire che si può fare sempre. Camillo Donati è di tutt'altra opinione: “si tende a considerare pessima l’annata 2014 quando invece è stata l’unica normale nell’ultimo decennio e la migliore degli ultimi vent’anni. Nessuno come noi contadini si rende conto dell'impatto del cambiamento climatico". Forse è solo questione di comprendere che il vino buono si fa esclusivamente nelle zone vocate. Per il resto ci sono la chimica e la tecnologia, che vanno comunque benissimo. Basta che lo si dichiari.

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AG

circa 7 mesi fa - Link

Mi farebbe piacere dire al signor Donati che in una zona vocata, in una sottozona molto vocata in conduzionebiologicacertificata, per portare iin cantina poca uva comunque mediocre abbiamo fatto 17 trattamenti di rame e zolfo, tanto per essere naturali.... Da un punto di vista statisco invece, gli chiederei che ci sia stato di normale in un'estate con forse 30 giorni di sole su 90 e temperature mediamente più basse di 4 gradi sulla media storica

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DeLasCuevas

circa 7 mesi fa - Link

Secondo me è anche una comunicazione di servizio interna ai ViniVeri. Ce ne sono molti, davvero molti non fatti bene. Non sono tutti Vodopivec, Bea o Rinaldi. Ho assaggiato dei vini imbevibili, zuccherosi, sporchi, pasticciati che non fanno bene al movimento. Forse qualcuno è stato fatto entrare un po' troppo facilmente in passato. Poi certo, di produttori naturali biodinamici self proclaimed ma non certificati è ormai pienissimo. Incredibile per esempio la scena di improvvisati in Umbria e Lazio, che il più delle volte fanno 1 vino su 3 sbagliato.

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Angelo bertacchini

circa 7 mesi fa - Link

Siamo ancora qui? Passano gli anni mai sembra che non ci sia evoluzione nel dibattito. Se vogliamo che il vinovero abbia un sempre maggiore seguito, smettiamola di parlare di quello che non facciamo e di quello che non si dovrebbe fare! Parliamo di quelli che ben fanno!

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Nelle Nuvole

circa 7 mesi fa - Link

Per motivi anagrafici a leggere la parola "manifesto" mi si raggricciano le dita dei piedi; d'altra parte questa/o Lettera? Documento? in qualche modo va chiamato e diffuso. Più che legittima e coraggiosa la presa di posizione dei firmatari, in ritardo o no non importa più di tanto. Si tratta di due persone guardate da una sostanziosa minoranza come Fari illuminanti la Via, la Verità, la Vita. Essendo curiosa e apprezzatrice riguardo all'impegno produttivo di tanti che più o meno si inseriscono nella definizione "vino naturale" mi auguro che ciò chiarisca le loro idee anche le idee di chi tali vini li plaude e li consuma. Essendo anche piuttosto distaccata dal "mondo delle idee" e molto immersa nel materialismo commerciale globale, però non posso fare a meno di considerare tutta la questione eccessivamente seriosa, autoreferenziale, persino preoccupante. Davvero c'è bisogno di una Guida Spirituale per comprarsi una bottiglia di vino? Siamo così privi di capacità di scelta autonoma da dover appoggiarci al Verbo? Certamente c'è bisogno di un indirizzo per chi inizia il cammino della conoscenza vinosa, ma per tutti gli Dei dell'Olimpo, abbiamo un palato e un naso a testa, usiamoli.

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David

circa 7 mesi fa - Link

Ma infatti è proprio lì il punto e la chiave finale del Comunicato (Manifesto non è stato certo definito dagli Autori): tornare ad educare il gusto, grazie a naso, palato e soprattutto esperienza e capacità d'ascolto.

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Jacopo Cossater

circa 7 mesi fa - Link

No David, Viniveri lo ha presentato come un manifesto. Questo l'oggetto del comunicato stampa:

"Sandro Sangiorgi e il presidente del Consorzio Viniveri Paolo Vodopivec firmano il manifesto "La forma e la sostanza, le luci e le ombre"

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David

circa 7 mesi fa - Link

"Più rispetto della Natura, meno omolagazione e più possibilità di promuovere vini diversi dda uve autoctone", così parlò Lamberto Frescobaldi....bene: se questo Manifesto o Comunicato che sia in tanti lo colpevolizzano di ritardo decennale (a torto), questa dichiarazione (più che benvenuta) di Frescobaldi mi pare che arrivi a cose fatte. In Italia temo che si sollevino sempre troppe polemiche, compreso il primato su chi l'avesse detto per primo... io personalmente noto molto astio da parte di avversari (nemici?) dei Vini Naturali, anziché soddisfazione di trovare finalmente un campo comune, come se decenni di vini omologati non avessero procurato danni profondi.

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Nic Marsél

circa 7 mesi fa - Link

In realtà questo determina un'ulteriore divisione: i naturali buoni contro i naturali cattivi.

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Mattia Grazioli

circa 7 mesi fa - Link

Anche Gaja penso non abbia piacere ad essere paragonato al Gotto d’Oro…

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AG

circa 7 mesi fa - Link

Che mi sembra una selezione indispensabile....

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vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

...diciamo "naturali buoni" in una normale contrapposizione per opposti agli "innaturali cattivi" , quelli convenzionali che fanno male alla salute , dannosi al nostro corpo e all'ecosistema , i vari Monfortino e Soldera , Crichet Pajé e Biondi Santi , CàD'Morissio e Quintarelli , Giacosa e Ester Canale, Sassicaia e Masseto , DalForno e Gaja ... da mettere all'indice e da bere con il contagocce perchè irrimediabilmente contaminati ... ...

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Patrick Jane

circa 7 mesi fa - Link

La Transnistria è dietro l'angolo

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Condivido, con alcuni, il RITARDO che caratterizza questo manifesto.
Ma meglio tardi che mai.
__
Alcune considerazioni.
1
INTRAVINO è stato sin dall'inizio della sua creazione a favore di "UN ALTRO VINO"(È POSSIBILE)
Ma è stato anche tra i primi a denunciare il limiti di questi vini e ha favorito un dibattito vivace su questo blog molto libero su cui si sono confrontate appassionatamente POSIZIONI MOLTO DIVERSE.
2
Secondo me non basta un manifesto per risolvere tutte le PROBLEMATICHE relative ai cd. VINI NATURALI (Cosiddetti perché è vietato usare questa terminologia che ha soltanto il pregio "comunicativo", evocativo, di confondere l'acquirente di vini) 2b
Non basta anche perché rimane aperto il discorso dei CONTROLLI.
Ricordiamoci di un fatto importante:
per molti bevitori di CD. Vini Naturali trovare dei Difetti in qualche annata difficile...è una garanzia di serietà, affidabilità del produttore.
Paradossalmente il difetto diventa un tratto positivo, acquisisce un'importanza sfruttata abilmente da alcuni produttori.
2b
Rimane nel manifesto, in ombra, il disprezzo la demonizzazione verso i VINI CONVENZIONALI che ha caratterizzato la comunicazione di Sangiorgi degli ultimi 10 anni.
Sinceramente per me Sangiorgi arriva con molto ritardo ... e ha già perso una gran parte della sua credibilità.

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vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

...conosco davvero tanti produttori "naturali" . Devo dire che la maggior parte sono brave persone e , soprattutto, moralmente straordinarie ... purtroppo molto meglio umanamente dei vini che fanno...

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Stefano. Cap1

circa 7 mesi fa - Link

Vedo uno scollamento nella percezione del "ritardo" di questo manifesto. Forse per gli addetti ai lavori saranno sicuramente argomentazioni scontate e tardive, ma dalla parte di quelli che semplicemente bevono devo dire che, almeno nella mia città, nascono ora e come funghi enoteche naturali con tanti avventori, buon per loro, e con tanti vini non proprio buoni. Quindi dalla mia visuale ben venga ora questo manifesto. E sottoscrivo :"esiste un problema di percezione e riconoscimento della qualità "....

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vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

...Stefano, dipende soprattutto dai riferimenti qualitativi a cui ti ispiri, soprattutto di carattere comparativo sensoriale . Se nella vita hai avuto sistematicamente ,come riferimenti, solo vini con difetti , quei difetti ti sembreranno pregi , quasi per associazione ipotalamica , come alcuni "sapori dell'infanzia" delle preparazioni casalinghe , quindi evocativi di un piacere non strettamente legato all'area organolettica codificata. Esiste poi la variabile ideologica , scevra dall'aspetto sensoriale , alla quale tutti siamo condizionati o sensibili. Quanti associano il "naturale" , il "biologico" , in parte il "biodinamico " ( glisso...) più ad una percezione salutistica errata piuttosto che ad una salvaguardia ambientale di agricoltura sostenibile che sarebbe molto più auspicabile rispetto alla panzana ...salutistica , dei vini naturali ? Così van le cose : ma qualche colpa di una pelosetta comunicazione che "lascia intendere" io ce la metto, con clamorosi dietrofront ora che il re è nudo e la favolistica meno credibile ...

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Nic Marsél

circa 7 mesi fa - Link

O come l'imprinting (inconscio) degli aromi artificiali dei prodotti industriali della nostra infanzia che usiamo come termine di paragone quando degustiamo un vino.

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Vinologista

circa 7 mesi fa - Link

Parole sacrosante e aggiungo che molti produttori di vini "naturali" si sono improvvisati tali ereditando vigneti o provando assieme a quattro amici a seguire un trend senza avere alcuna conoscenza enologica con risultati pessimi che confermano le parole di sangiorgi e vodopivec...e quindi credo che l'improvvisazione debba essere lasciata ai grandi jazzisti , pittori o artisti in genere.
I difetti evidenti di molti vini naturali sono e rimangono DIFETTI ,non scelte di stile o altre sciocchezze che si sentono ai banchi di degustazione. Fare il vino significa passione , fatica e soprattutto CONOSCENZA .Poi quando sento un "produttore" che fa 2000 bottiglie dove non ce n'e' una uguale all'altra non ditemi che e' uno stile, la.poca solforosa altre pratiche "esoteriche" del nonno o bisnonno....e finisco dicendo che amo I vini che hanno anima, vera e sincera ma.fatti con criterio e conoscenza...Amen

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Se leggete distrattamente vi sfuggiranno le 2 granate contenute nel commento di Vinogodi a Stefano Cap 1...GUSTO PERSONALE.
__ Prendendo spunto dalla 2ª granata, mi chiedo:
1
Sembra, secondo il manifesto e alcuni commenti, che la soluzione sia quella di "EDUCARE" il gusto personale...frequentando... la "scuola"di un Esperto, o di un MAESTRO.
2
E se quell'esperto, o maestro (v 2ª granata di Vinogodi) è... IDEOLOGICAMENTE... "schierato" su certe posizioni e "contro" altre posizioni... l'alunno che ha seguito il corso di educazione alla "buona degustazione" sarà in grado di essere il più obiettivo possibile nel degustare un bicchiere di vino?
O avrà assorbito, durante il percorso educativo ...i pregiudizi ideologici...caratteristici...del suo MAESTRO di Degustazione?
PS
Caro Vinogodi non ho mai frequentato un corso di degustazione e non intendo frequentarlo. Ho un ottimo palato naturale e affinato con l'ottima cucina di mia madre.
Come in tante famiglie italiane.

Ma se tu un giorno decidessi di condurre un corso di degustazione ci ripenserei.

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Perché, signori, se per degustare un vino bisogna frequentare un corso .... allora bisognerebbe frequentare un corso anche per gustare una pasta al forno o un babà o un corso su come fare l'amore o un corso su come comunicare in un dibattito o un corso su come andare in bicicletta ecc...
Attenzione, TUTTI i Corsi da me accennati esistono realmente.
È una della caratteristiche del mondo contemporaneo:
c'è un COACH...per TUTTO.

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Rede

circa 7 mesi fa - Link

Evviva, ero quasi entrato in crisi di identità .dopo tanti, veramente tanti anni nel mondo del vino,.....mi ritrovai in una selva oscura, che la dritta via ...mi si sera smarrita !! A viniveri, venerdì, nel nuovo padiglione, mi sono imbattuto in un produttore (?) Greco, della Tessaglia. ,Tre vini (?), rossi, curioso assaggio il primo...volatile alta alta, secondo, uguale, e ancora non mi esprimo, terzo , ultimato il percorso...aceto compiuto. ! Credevo di essere a striscia la notizia, mi guardo intorno, è tutto vero ! Senza parole ...ma i controlli...? Sono vaccinato e vado oltre. Si è vero, questo caso non fará testo ma ci dice che consentire a queste "cose" di potersi vantare di essere nell'elenco di Cantine, dove la maggior parte fatica e rischia per farci un vino rispettoso della salute dell' Ambiente, e della nostra, passando per il piacere di percepire territorialità, varietale viticolo e salvaguardia di questo mix con oneste pratiche di cantina, che , aggiungo, escludano apporti aromatico gustativi, apportati da ciò che è estraneo a vite e territorio, e parlo delle oscene molecole introdotte surrettiziamente con la BARRIQUE . Ecco, semplicemente, non dovrebbe essere consentito, c'è rischio di farsi male.. poi è verissimo, ma perché stordire così vitigni e storie enologiche come quelle di lambruschi e barbere. ? Mi sento preso in giro da certe giravolte, vini splendidi di suo, gli hanno tolto la grazia e la esaltante sapidità e frutuositá, quasi fossero " il difetto " . Ma se mi trovo a trecento km da casa e ospite a pranzo e al ristorante scegliamo un piatto gassino, e per ripulirne l eccesso, cercassi un lambrusco o una Barbera, perché mi devo piegare a questi scostumati che mi fanno ritrovare vini deviati, privi della loro connaturale acidità elegante, che per altri vitigni, magari, è un difetto ? Converrà riscrivere il vocabolario, altrimenti non ci intendiamo più. E poi sì, troppi con sedimento volgare. Non è la quantità di sedimenti di lieviti presenti a fare la differenza , così come mi piace la corretta,macerazione, quando serve a smorzare talune acidità ed evidenziarne la varietà. Certa brodaglia in degustazione, con davanti numerosi gruppi di "wine lowers" in adorazione delle spiegazioni ..tecniche..del giovane produttore...beh sinceramente ...anche no , grazie..

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Continua, così Rede. Oltre a un palato abbiamo un cervello e facciamolo funzionare in modo (il più possibile) indipendente da suggestioni e influenze esterne. Perché, e il commento di Vinogodi ne parla, la mente c'entra moltissimo nella degustazione. Non è soltanto un fatto...di PAPILLE. Poi questo commento mette in evidenza i limiti e le contraddizioni del manifesto. Signori, questo "bel manifesto" cerca di scaricare sui... bevitori, quelli analfabeti,....i limiti che il movimento dei CD. vini Naturali ha manifestato negli ultimi anni. Non un accenno di autocritica. Non un accenno al sistema di CONTROLLI. Non un accenno a come renderli più credibili. A molti, comunque, basterà la faccia di Sangiorgi per dire che è tutto OK. Dimenticando il ruolo svolto da Sangiorgi che si è schierato in prima linea a favore dei CD vini naturali e CONTRO i vini convenzionali.

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Patrick Jane

circa 7 mesi fa - Link

È stato un corto circuito tra produttori faciloni e bevitori ignoranti. È ancora vivissimo. Va non dico combattuto, ma sicuramente svelato, per potere ottenere vini di maggiore qualità e mettere fuori mercato i cialtroni del s'è fatto da sé. Peccato solo che queste cose noi bevitori "tradizionali" le dicessimo da subito, inascoltati. La scoperta dell'acqua calda, Sangiorgi. Convertito sulla via del Maalox.

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Franca

circa 7 mesi fa - Link

La narrazione della "genuinità " e del "bel tempo che fu" (mai esistito) ha coinvolto vari settori ma mi pare che solo in quello vinicolo sia sfogata in queste derive caricaturali (apprezzamento dello spunto ecc...)

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Mattia Grazioli

circa 7 mesi fa - Link

Ma davvero ci si mette così tanto sul pulpito a pontificare? Io le mani me le sporco e alle produzioni della mia azienda penso con tanta attenzione. Dedico un sacco di tempo alla formazione mia e di chi gravita intorno all’azienda. Davvero siamo ancora al “i naturali sono aceto” contro “i convenzionali sono vini di gomma”? In Italia abbiamo bisogno di formazione profonda a tutti i livelli; ma tanti parlano perché lo ha detto ammiocuggino… Vi aspetto tutti in azienda, analisi alla mano, per parlare di vino, perché come lo faccio è la cosa meno importante…

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Michele Antonio Fino

circa 7 mesi fa - Link

Esatto, Mattia. Quello che scrivi lo sento uguale sin nelle virgole

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Luca

circa 7 mesi fa - Link

Si è ridotto tutto a tifo da stadio con generalizzazioni su generalizzazioni

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Giacomo

circa 7 mesi fa - Link

Il vino con l'etica c'entra una fava. C'entra col mercato, ed il mercato è fortunatamente ampio, il che consente di vendere ampi volumi di vinapule, ed altrettanto ampi volumi di etichette mediocri a prezzi improbabili. Gaudeamus, fin che la barca va.

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Damiano

circa 7 mesi fa - Link

Etica, etica aziendale, sostenibilità aziendale. Non mi sembra fuori luogo, anzi, dire che fare vino (qualunque altro prodotto) senza pensare a far quadrare i bilanci è falso. A meno che l'obbiettivo sia l'approssimazione e il risultato la casualità. Non un vino fatto bene.

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Mattia Grazioli

circa 7 mesi fa - Link

Etica, estetica e tanto divertimento, per fare un gran vino!!!

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Viva Roddolo

circa 7 mesi fa - Link

Complimenti a Jacopo per avere riacceso con il suo articolo un dibattito che resta talvolta sottotraccia ma che credo non avrà mai fine. Un ché di reazionario nel "mainfesto" l'ho avvertito anch'io eccome (mio malgrado) e sarebbe interessante andare un po' più a fondo sul perché.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 mesi fa - Link

Vini veri, vini di gomma, manifesti....... Poi è uscito pure un contro-manifesto di un tal Perullo, pagine e pagine infinite di dotte citazioni per dimostrare che Sangiorgi sbaglia perché una ciofeca assoluta non è una ciofeca assoluta ma è una roba che va bene perché tutto è relativo. Non serviva tanta scienza, bastava il buon vecchio adagio "non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace". Scusate, ma tutto questo polverone è solo una riflessione sul sesso degli angeli, inutile, barocca e figlio di ego iper-estesi. Qualcuno vuole fare vini Orange? Ben venga. Qualcuno vuole rifuggire da ogni tecnica e da ogni chimica? Ben venga. Più è variata l'offerta, e più si allarga il mercato. Questi colleghi viticoltori (mi perdonino, ma tali sono) fanno il loro mestiere e mantengono le loro aziende, non serve a nulla l'abiura di vini difettati o acetosi. Magari a qualcuno piacciono, perché non dovrebbero porterei comprare?

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vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

...non voglio fare il "paladino del mercato" perchè non lo sono , sta di fatto che il mercato è l'entità che sostiene l'impresa , quindi va rispettato. Le forzature possono avere successo in un arco temporale limitato , poi si equilibrano sui livelli di domanda ed offerta . Il sognatore che ha poca cognizione tecnica , si ritrova con il sedere a terra alla prima difficoltà . Il furbacchione, di contro, ci marcia sull'onda della psicosi collettiva adattandosi ad ogni circostanza perchè ha sempre le antenne ben alzate e spirito di adattamento camaleontico. In caso di sinistro meteorologico, se hai le spalle ben coperte finanziariamente puoi permetterti scelte antieconomiche , se sei un artigiano che vivi del tuo lavoro , cerchi un compromesso che nessun "manifesto di intenti" , per buoni che siano , può sostenere . Lasciamo perdere gli incapaci , quelli ci sono dappertutto e in tutte le categorie , non solo nell'eno/agroalimentare . Il mercato ha meno l'anello al naso di quel che si pensa e perseverare sull'errato concetto che il difetto possa sopravvivere in eterno come marker qualitativo, una baggianata. Così come gli aspetti salutistici legati al nulla , soprattutto nel campo enologico , come già ampiamente espresso in altri dibattiti. Da qui le marce indietro clamorose per riottenere una credibilità che va scemando. Sull'educazione estetico/sensoriale della "massa" ( in termini per una volta dispregiativo) informe che fluttua su una comunicazione capziosa o su necessità contingenti , lascio perdere , tutti vorrebbero mangiare negli stellati tutti i giorni , ma non potendo economicamente ne comprimono volutamente le valenze qualitative , facendosene una ragione fino al convincimento personale. Forse la cosa giusta sarebbe incasellare nel giusto modo vino e cucina secondo una scala di valori dove solo nella posizione mediana c'è discrezionalità di gusto , ma qui si va su un concetto di cultura che ancora è distante dal reale...

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

"C’è un lassismo del tutto immotivato nei confronti della relazione tra forma e sostanza, c’è una diffusa indulgenza che sdogana liquidi imbevibili" Forse qualcuno, in questo dibattito, dimentica che queste parole non le scrivono dei semplici bevitori al bar ma...Sandro Sangiorgi e Paolo Vodopivec, presidente di Viniveri.

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Mattia Grazioli

circa 7 mesi fa - Link

Ma è la verità; vini schifosi esistono in tutte le categorie merceologiche; quello che mi stupisce dell’articolo è la sua banalità

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Mattia Grazioli

circa 7 mesi fa - Link

Non articolo, volevo dire manifesto

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Prima di usare PAROLONI come VINI ETICI bisognerebbe prendere in mano un testo di filosofia morale per capire bene come usare la parola ETICA. È lo stesso artificio RETORICO che viene adoperato quando si USA ILLEGALMENTE l'espressione VINI NATURALE quando è stato ampiamente dimostrato che di naturale non c'è nulla di NATURALE in un vino naturale.

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Mattia Grazioli le dico sinceramente che lei non mi ha mai convinto con i suoi interventi su questo blog. Penso, sinceramente, che venga a farsi un po' di pubblicità. Ma ci sta. Come ci stanno alcuni commenti di Vignaioli che, francamente, mi sconcertano.

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Mattia Grazioli

circa 7 mesi fa - Link

Secondo me si sbaglia; per me il vino è passione viscerale e fortunatamente la mia fonte di reddito principale è un’altra; ma mi farebbe piacere parlarne, con un bicchiere davanti, di vino buono.

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Signori Sangiorgi e Vodopivec accendono la MICCIA con un manifesto PUBBLICO che fa scintille e... volete che TUTTI se ne stiano in silenzio? È una pretesa assurda.

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Scusa la durezza Mattia Grazioli. Forse non hai letto alcuni miei commenti. Vengo da una famiglia di agricoltori, conosco profondamente questo mondo So quanto sia cambiato profondamente. Potremmo parlare ore anche di aspetti tecnici(non legati alla vinificazione che non conosco come ho detto). Ma temo che per le tue indubbie capacità comunicative mi convertiresti a fan dei vini naturali. :-) Saluti

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Mattia Grazioli

circa 7 mesi fa - Link

Ma io non voglio convertire nessuno, anzi! Sono curioso come una scimmietta e bevo tutto, in modo assolutamente laico. Il vino per me si fa in mille modi e il difetto è un concetto avulso dalla giustificazione tecnica. Sono fan dei vini buoni, ora che ci penso, tra i 6 vini che verranno serviti il giorno del mio matrimonio ci sono parinumero vini gomma e aceto…

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Mattia Grazioli lei prima dice, in un commento di essere in confidenza con Sangiorgi, poi dice che al matrimonio farà il piacione con tutti i tipi di vino didponibili sul mercato per non scontentare nessuno. Ma lei ha dimenticato quello che detto Sangiorgi negli anni passati sui sui vini convenzionali? Le pallottole infuocate che ha scaricato sulla chimica utilizzata dai convenzionali? -- Si batti, se vuole essere più credibile, per un sistema di CONTROLLI PIÙ SERIO che garantisca i bevitori.

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Mattia Grazioli

circa 7 mesi fa - Link

Io conosco Sangiorgi ma non sono in così grande confidenza; le volte in cui ci siamo visti, abbiamo anche discusso aspramente. Ho stigmatizzato di persona il suo non rispetto del lavoro altrui, con forza. Per quanto riguarda i vini scelti per un evento per me importante, sarei meschino se lo facessi per una scelta democristiana. Quello che scelgo lo faccio con fermezza e convinzione.

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Sangustavo

circa 7 mesi fa - Link

Alcune domande:

1) Alcuni vignaioli naturali comprano uve "trattate" fino al giorno prima della vendemmia e poi fanno il vino senza SO2? Proviamo a chiedere al consumatore se preferisce bere la solforosa o il folpet

2) Alcuni vignaioli naturali da un ettaro di vigna producono più di quanto producano i viticoltori per la vendita? Proviamo a spiegare al consumatore da dove arrivano quei 20/30 euro in enoteca

3) Alcuni vignaioli naturali sono diventati tali dopo un corso intensivo in cantina dal produttore naturale superstar che è durato la bellezza di 2 mesi ( pensate due infiniti mesi ) e l' anno successivo aprono la cantina e sono già delle superstar anche loro? Tutto questo è fantastico!!!

4) Alcuni vignaioli naturali sanno distinguere l' uva dai mirtilli? Questo emerge spesso dalle serate/interviste, ma il problema è che "in alcuni casi" sono intervistati da persone che a loro volta non sanno di cosa si stia parlando

5) Alcuni vignaioli naturali trattano i loro dipendenti come delle bestie ( come paga e come trattamento )? Quando gli stessi parlano di etica, di futuro, di integrazione, di socialismoooooo, mi fanno veramente girare i ...

In conclusione è vero, è tutto alla portata dei nostri sensi, basterebbe educarli o allenarli, ma serve anche un po' della nostra onestà intellettuale.

p.s. bevo vini naturali

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Sangustavo "ma serve anche un po’ della nostra onestà intellettuale" -- Leggendo articoli di Luigi Veronelli e, soprattutto la sua Biografia, spesso penso a lui in questi tempi bui, di Pandemia, Guerra Crisi di valori e...scarsa ONESTÀ INTELLETTUALE (ma non solo intellettuale!) Sarebbe bello sentire cosa direbbe oggi sul mondo del vino.

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Sangustavo

circa 7 mesi fa - Link

Non saprei, leggendo di Veronelli semba che lui assaggiasse senza pregiudizi,. Qualche giorno fa sono stato in cantina da un piccolo produttore ( che lavorava bene fino agli anni 90, poi ahimè ha mandato i figli a scuola e si sono laureati in enologia ) e ho visto una sua dedica sulla bacheca. All' epoca questo produttore era un semplice e onesto contadino. Oggi vedi di chi si parla? Sono tutti ex-qualcosa, utilizzano spesso la scorciatoia frequentando le Corti. Alcuni te li trovi ovunque, pure in ascensore, ma quando lavorano questa terra? Ho appena visto su instagram la foto di un tizio in vigna con le timberland da barca senza calzini che sta facendo finta di lavorare. SENZA CALZINI!!! Ma questi non sudano mai? Non si sporcano mai? Forse non ci sono più i contadini di una volta, sarà questo. A me piacerebbe si parlasse più spesso di contadini e meno di cortigiani.

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Il più bel commento di questo dibattito. Ironico, tagliente come la lama di un rasoio.

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Nic Marsél

circa 7 mesi fa - Link

"Ho cenato in un ristorante romano con carta dedicata e ho assaggiato cinque vini naturali. Ce ne fosse stato uno buono. Tutti pieni di difetti, anzi tutti sbagliati". Così disse Angiolino Maule nel 2016 intervistato da Paolini per Repubblica.

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AG

circa 7 mesi fa - Link

Paolini fa testo quanto Emilio Fede ai suoi tempi....

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Nic Marsél

circa 7 mesi fa - Link

E questo cosa c'entra? Hai presente la storia della luna e del dito?

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AG

circa 7 mesi fa - Link

Che il buon Paolini è stato ben felice di evidenziare la verità descritta da Maule. Chiunque legga questo blog sa come la penso

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Nic Marsél

circa 7 mesi fa - Link

E invece non c'entra proprio niente. Serviva solo per fornire le coordinate a chi vuole cercarsi l'articolo in rete. Il punto è che l'associazione VinNatur, dopo essersi posta come obiettivo primario e prioritario la rimozione delle pratiche invasive sia in vigna che in cantina, da anni si è focalizzata sull'eliminazione dei difetti organolettici e a questo scopo ha organizzato diversi panel di degustazione con operatori di settore per fare il punto sullo stato dell'arte. Senza la necessità di uscirsene con un manifesto (manifesto?!) che non serve a nulla se non a smuovere un po' d'acqua stagnante.

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AG

circa 7 mesi fa - Link

Risponderei con una battuta sagace ma ovvia, perciò evito

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Caro Nic Marsél, qualcuno li avrà fatti quei vini "SBAGLIATI". E dovevano appartenere ad una delle associazioni di produttori che raggruppano i vignaioli dei CD vini naturali. Se non erano dell'associazione di Maule, chissà forse erano in Viniveri. Qual è il senso? Che il fenomeno esiste da tempo ma soltanto ora, grazie proprio a questo manifesto, è deflagrato. Nulla sarà come prima. -- Possiamo fare già delle ipotesi di come andrà a finire? -- Un amico che segue il blog mi ha detto che, dopo il casino provocato dal manifesto, probabilmente saranno fatte delle selezioni più severe dei vini da parte delle associazioni sui vini da immettere sul mercato. Insomma TUTTI devono, dovranno fare Vini Naturali....PERFETTI...cioè senza un minimo difetto...tutti gli anni...anche nelle Annate Difficili. Questa prospettiva che si delinea presenta, secondo me, anche dei risvolti che non risolvono tutte le problematiche relative ai CD vini naturali. E mette in scena il problema dei Controlli. Se leggete i numerosi dibattiti su questo tema sono l'unico a parlare di Controlli più seri, più severi, più rigorosi. Ma sembra che il discorso Controlli non interessa nessuno. Neanche quelli che criticano i vini naturali per i loro difetti. A loro sembra bastare che vengano eliminati i vini difettati o che i produttori imparino velocemente a farli buoni ...come i BRAVI che già ci sono e... che... non fanno vini SBAGLIATI come dice Maule. Non frega a nessuno dei Controlli. E allora? Ve lo dico dopo.

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Rede

circa 7 mesi fa - Link

Ah già, l'etica, ovvero le cose fatte bene, onestamente, rispetto per gli altri e la natura. Ma al Mercato, non si comanda, si ubbidisce ! Così ho sempre sentito dire, e anche qui...ma scusate, il progredire di questo mondo, epoca dopo epoca, è figlio di questo modo di pensare, e agire, o di coloro che non hanno guardato al mercato ma, per le loro capacità, messe in atto azioni vocate alla migliore riuscita ? Nato nel 46 nel padovano , giunto nel 47 in Brianza, passavo ,3/4 mesi dai nonni, con parecchi campi e stalla di 12 bovini adulti. Vivevo, osservavo e operavo in questa realtà , idilliaca. Si usava una forca piccola con due soli rebbi per raccogliere il letame fresco e pesante da umidità, si usava a la stessa forca per il letame maturo, pesante perché compattato dal tempo, ma si usava il grande forcone a 4 rebbi, lunghi e con punte smussate, per raccogliere la leggerissima paglia, tutto volume, niente peso. Direte , ma che ci azzecca, l'etica, il vino onesto.... Da giovanotto, mi ritrovo a bighellonare in champagne, con la mia 500 ,( quella vera), e precisamente nel villaggio di AY un cru importante per il pinot nero. a caso giro in una vietta laterale che finiva contro una collina. Osservo tre giovani in tuta blu con FORCONI DA PAGLIA prendere da un mucchio e, ridendo e scherzando, senza manifestare alcun sforzo, lanciare forconi ricolmi, nel mezzo dei filari.. Hai hai, la cosa non torna !!. Li raggiungo e guardo il materiale, pile, blister di supposte non utilizzate, una maniglia di auto, pezzi di ciabatte tagliuzzate, legni, pezzetti di sacchetti di plastica bianchi e azzurri (risultati essere i sacchi dell'immondizia di Parigi) ed esclamo...sembra dell' immondizia... .!! ,Si, è pattume di Parigi, e stato sminuzzato, senza scelta, grossolanamente e stamattina, in via sperimentale, è stato scaricato e ora dobbiamo buttarne 10 cm tra i filari e poi la pioggia scioglierà ciò che di organico si decomporrà e scenderà a "nutrire" queste nobili radici..Schifato, mi rimetto in marcia ed arrivo al liceo viticolo di champagne, ad Avize. Mi riceve il responsabile di cantina Monsieur Mathieu, tanto grande quanto gentile, degustiamo i vini della scuola e poi....mi scusi, ma ha visto cosa stanno facendo ? ,e racconto. Lui si allontana un passo e mi guida dall'alto in basso e mi dice..mais Monsieur, c est moins Cher !!! ,Mi riprendo di colpo ...eh già, se io telefono ad un contadino perché mi porti un camion di letame maturo, sono io che pago, ma se l azienda per la raccolta del pattume , indifferenziato, di Parigi mi chiede di ricevere un suo carico,.... è lei che mi paga. Ovvero da più cento a meno cento ... l'utile si raddoppia. Non serve dire che questa speculazione era messa in atto, come raccontava la pietra alla base della proprietà, da un nome super, nello champagne , che moltiplicando il risparmio per milioni di bottiglie, in barba alla. ETICA PIU ELEMENTARE, ha messo avanti quella del profitto, ma più come sfida ai benpensanti, stante che lo stesso profitto, aumentando di pochissimo il prezzo, che NESSUNO gli avrebbe contestato ( es. anziché listino 18.000 lire, a 18.100) salvando anche la salute di consumatore e Ambiente. Ma no, il super egoismo ha funzionato per altri 14 anni, quando scoppiò per inquinamento delle falde acquifere. Che miseria, fotografare a capo dei nobili filari a Vertus,ai piedi del monte Aimé , le rose in contrasto con la miseria umana, il pattume !!! Vorrei raccontare anche di peggio, ma come per i vignaioli che si battono e rischiano per darmi un vino migliore...acqua e sapone.. mi fermo qui

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vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

...Rede , più "naturale" del rifiuto urbano cosa c'è? ...a pensarci bene il "rifiuto di paese" ...oppure il "rifiuto di campagna" , che permette un vino più "salutare" ... PS: tremo al pensiero dei vitigni piantati nelle terre dei fuochi...

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Sangustavo

circa 7 mesi fa - Link

Scusa cosa intendi per terre dei fuochi? Sai che nella provincia di caserta c' è uno dei parchi più incontaminati di Italia, sai che nel napoletano ci sono zone vocatissime per la viticoltura ed incontaminate. Quando bevi vini emiliani o lombardi ti chiedi per caso dove siano finite le scorie nucleari? Quando bevi vini piemontesi ti chiedi doce sia finito l' amianto? Quando bevi vini sardi hai paura dell' uranio impoverito? E allora che ti tremi!!!

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vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

... Sangustavo, la mia è una battutaccia che mi potevo , effettivamente, risparmiare . Addirittura pensando fosse spiritosa. E' il bello ( brutto) della diretta e di un format dove non si può editare . .. sorry...

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Sangustavo

circa 7 mesi fa - Link

Figurati scusami tu, ma noi che amiamo il vino che non è altro che "storia e geografia liquida" dobbiamo lottare contro i luoghi comuni ;)

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franco

circa 7 mesi fa - Link

Quindi mi stai dicendo che le scorie nucleari noi le si smaltisce sottoterra?? Annamo bene... immagino opera di amministratori nordici confacenti e mafiosetti dalle origini sudiste.

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Lanegano

circa 7 mesi fa - Link

Il post di Rede mi dà l'occasione di dire la mia (per quel che vale, ovvero pochissimo...) dopo aver letto per qualche giorno l'inevitabile ma interessante dibattito che sempre si scatena su questi temi. Credo che, dopo anni di contrapposizione manichea tra 'naturali' e 'convenzionali' sia ora di fare un passetto avanti su questi temi. Il 'movimento naturale' nasce (a torto o a ragione, ognuno tragga le sue conclusioni) fondamentalmente a seguito di un momento in cui trionfavano vini con molto, diciamo così, 'maquillage' e che rischiavano di omologare fortemente il concetto di terroir, di caratteristiche dell'annata e del varietale. Da allora sono accadute tante cose nell'enomondo, alcune positive, altre decisamente meno. Per quanto mi riguarda l'unica cosa davvero importante è che, di riffa o di raffa, i produttori si sono dovuti porre il problema di una gestione agronomica più 'pulita' e che rispettasse maggiormente il territorio. Nella Champagne, appunto, è risaputo che per anni hanno inondato le vigne con qualunque schifezza immaginabile mentre oggi credo sia la zona vinicola con maggior conversione 'bio', qualunque cosa voglia dire. Indipendentemente dal vino, prodotto che adoro con tutto me stesso ma oggettivamente voluttuario, ritengo che una cultura generalizzata di maggior rispetto ambientale sia l'unica possibilità di concepire il futuro, a meno che non si sia dei negazionisti riguardo al cambiamento climatico. Il resto riguarda i gusti personali e la capacità dei produttori di mettere sul mercato un prodotto con caratteristiche gusto olfattive dignitose (la boccia buona per condire l'insalata la compro una volta e poi più).

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Giacomo

circa 7 mesi fa - Link

Der bàle... qui da noi in langa si tiene pulito vicino casa, se hai amianto o plastiche i sinti arrivano col furgone e smaltiscono. I natürlich non esistono ancora, non ne abbiamo ancora bisogno. Vinastri tanti, ma in scia non se ne sonoancora accorti. Per le vinapule brett-consapevoli dobbiamo fare pochi km ma cambiare province.

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DeLasCuevas

circa 7 mesi fa - Link

Bravo Sangustavo su "5) Alcuni vignaioli naturali trattano i loro dipendenti come delle bestie ( come paga e come trattamento )? Quando gli stessi parlano di etica, di futuro, di integrazione, di socialismoooooo, mi fanno veramente girare i ..." --> so per certo di un noto produttore del circuito ViniVeri, uno che vende i suoi vini in cantina a prezzi medi di 45-50 euro, che ha in vigna dei poveretti dell'est europa a 4,5 euro l'ora, e che è rimasto in grossa difficoltà quando durante il lockdown questi non riuscivano a tornare in Italia dal loro paese. Sul "giusto" si interrogano in pochi. Di ipocrisia tanta tanta.

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Ci sono i VINI VERI e...i Dibattiti Veri. E quando un dibattito è vero? -- Secondo me, quando, con tutti i LIMITI che inevitabilmente contiene, spinge alla RIFLESSIONE. E spinge, signori, anche a rivedere criticamente le proprie posizioni, convinzioni, opinioni ecc...proprio perché... c'è stato qualcuno che ha espresso "opinioni diverse" dalle proprie. È il sale della DEMOCRAZIA.(che in pochi vogliono difendere dalla Tecnocrazia dilagante) -- Vorrei segnalarvi che il manifesto di Sangiorgi e Vodopivec ha stimolato un buon numero di articoli che si possono trovare sul web e sui quali già si potrebbe scrivere qualcosa(su come è stato accolto dai media che si interessano di vino). Vorrei segnalarvi inoltre che in tutti questi numerosi articoli sulle dichiarazioni di Sangiorgi e Vodopivec non si è sviluppato nessun dibattito con opinioni diverse che si confrontavano. Pochissimi commenti in alcuni casi. O il silenzio. Anche questo andrebbe interpretato. ---- Ritornando al dibattito su INTRAVINO tra le pieghe ho scoperto 2 punti interessanti. A 1 Ci sono Vignaioli Bravi e Non Bravi che fanno vini CD. naturali (Ma questa non è una novità) 2 E che i Bravi si trovano tutti in un Consorzio X di produttori e i Ciucci si trovano tutti negli altri consorzi. 2b E sembra che Sandro Sangiorgi si sia schierato proprio con il consorzio che contiene più Ciucci. ---- B L'altro dato interessante, su cui vi invito a riflettere, è il TEMA delle ANNATE DIFFICILE su cui si è sviluppato un breve scambio di OPINIONI che non esauriscono le PROBLEMATICHE che scaturiscono nelle "Annate Difficili" ma che puntano il riflettore su un PUNTO CRUCIALE del discorso intorno ai CD. Vini Naturali. Ripeto Cruciale. Perché? Perché chi ha esperienza DIRETTA di cosa significa COLTIVARE sa che i problemi VERI, in campagna, nascono nelle annate avverse. Se in un anno, per le condizioni climatiche, piove troppo questo si ripercuote sia sulla difesa fitopatologica che sulla qualità del prodotto. E così si potrebbe approfondire in varie direzioni il discorso sulle ripercussioni delle annate difficili sulla produzione. -- Si vabbè, ma che c'entra con i vini CD naturali? -- C'entra eccome. Basta rileggere con attenzione anche i 3 o 4 commenti del dibattito che trattano l'argomento per capire quanto è importante e cruciale all'interno del discorso intorno ai vini naturali. In un secondo momento spiegherò meglio la mia posizione e, soprattutto, perché la collego al discorso dei CONTROLLI che, signori, è la cenerentola di tutti gli articoli (sulle dichiarazioni di Sangiorgi e Vodovipec) a cui accennavo all'inizio. E in tutti i commenti di questo dibattito.

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

E se...... ---- E se tra i BRAVI ci fossero, già adesso, dei FURBI? ----- E se tra quelli considerati ora CIUCCI ci fossero semplicemente dei Bravi che in ...ANNATE DIFFICILI...non fanno i FURBI? (Cioè non tradiscono il DISCIPLINARE) ----- E se...Tutti...non "Devono Più Produrre Vini Difettati"... è improbabile che alcuni di QUELLI CHE SBAGLIANO ora, perché rispettosi del disciplinare...nelle famigerate annate avverse ..., diventino come i Furbi di oggi?

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Gli interventi a favore dei Vini CD Naturali che possiamo leggere nel dibattito mi sembrano un po' debolucci. ---- Vorrei, allora, segnalare un articolo del 19 aprile del prof. Nicola Perillo che abbiamo conosciuto anche su Intravino attraverso le recensioni di suoi libri tra cui Epistenologia che è richiamato in questo articolo. Premetto che il testo di Perullo è lungo e richiede un non semplice sforzo cognitivo. Non mi sono chiari alcuni passaggi per cui vi invito a leggerlo per farvene un'idea più precisa e personale. Lo segnalo perché è il commento più interessante dei numerosi articoli apparsi sui media sulle dichiarazioni di Sangiorgi e Vodopivec. ---- Questo è il titolo: "Ancora sul vino vero o naturale: le luci e le ombre di un “nuovo” manifesto" Di Nicola Perullo ---- Riporto le parole introduttive di Perullo che chiariscono l'intento dell'autore e possono aiutare a capire. Dal Link "Da parte mia, proporrò alcune riflessioni attraverso un’analisi di questo testo, evidenziandone gli elementi condivisibili ma anche quelli che mi paiono deboli e irricevibili: le luci e le ombre. Il manifesto di Viniveri, pur nelle sue migliori intenzioni, soffre innanzitutto di una certa confusione concettuale che rischia di sortire un effetto diverso da quello auspicato; il rischio, come cercherò di argomentare, consiste paradossalmente nel prestare il fianco a una certa aria di restaurazione che oggi rappresenta bene lo spirito del tempo in tanti campi, non solo nel vino" (Dal Link) -- Questo è un breve mio commento all'articolo del prof. Perullo: 1 È un'appassionata difesa dei vini naturali. Che, come dicevo all'inizio, non ho letto nei commenti di questo dibattito. 2 È una stroncatura delle dichiarazioni di Sangiorgi e Vodovipec. Il prof. Perullo, pur condividendo nel passato molte posizioni di Sangiorgi e lo scopo del manifesto, critica aspramente molti punti delle dichiarazioni. 2b E lo fa dalla parte di chi è schierato appassionatamente con i vini naturali. È per questo che andrebbe anche letto l'articolo del prof. Perullo. ---- L'articolo mi è piaciuto molto nella parte che fa chiarezza e distingue tra diversi concetti importanti che entrano in gioco nel discorso sul vino naturale es. imperfezione e difetto competenza e conoscenza e altri

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