I locali deprosecchizzati hanno rotto le palle

I locali deprosecchizzati hanno rotto le palle

di Alessandro Morichetti

Non farò nomi perché non servono a sviluppare il concetto ma ho trovato l’ultimo in ordine di tempo solo qualche giorno fa: locale carinissimo e con molti vini che mi piacciono ma rigorosamente deprosecchizzato. Perché il Prosecco in certo immaginario collettivo è industria, avidità, monocultura, solfitazione pesante e bla bla bla. Tutto vero ma in parte. Ci sono dei piccoli, sono bravissimi e non hanno nulla da invidiare a nessuno di qualsiasi denominazione perché il Prosecco, Valdobbiadene docg o chi per lui, quando è buono ha doti di leggiadria, compostezza, briosa articolazione che altri si sognano.

Nello stesso locale deprosecchizzato, poi, mi sevono un Pet Nat austriaco o francese da pinot nero, con un bel profumino fragoloso, appena 10,5% di alcol e un residuo zuccherino in bocca che squilibra la bilancia, annoia il sorso e disincentiva la beva. Alché mi sono chiesto: che senso ha dirsi deprosecchizzati per poi andare fuori regione e fuori Italia a pescare una roba che i migliori Prosecco sur lie non li vede nemmeno con il binocolo?

Mi sono anche risposto: nessuno.