I gerontofili, pervertiti col gusto del vetusto

I gerontofili, pervertiti col gusto del vetusto

di Emanuele Giannone

Gli enofili sono gerontofili, pervertiti col gusto del vetusto. Vi sono più tanatoprattori nell’enosfera che nel settore delle pompe funebri. L’enofilo ha bisogno di totem da esibire ed enarchi per erigerli, è un misoneista parruccone. Queste le conclusioni, proposte in forma invero più urbana da un mio coinquilino-editor, circa l’annosa questione delle annate vecchie e del loro fascino itifallico. Rebus sic stantibus, la conseguenza in ambito domestico è stata un poderoso incentivo allo stappo dei vetri veteri. Fin qui, tutto bene: nessun lavoro per il tassidermista. E mentre dalle fila dei parafilici si levano peana al vino incanutito e invettive contro i malati di stappatio praecox, noi truci laici li ignoriamo ed eutanasizziamo gli anziani. Fine vita. Eugenetica enoica. Ricambio generazionale. Largo ai giovani.

Qualche dubbio, in verità, ci ha colti. Ci siamo fatti scrupoli nel timore di soggiacere all’onda modernista del desiderio realizzato a breve termine, contingente e non coltivato, noi che abbiamo sempre eletto l’evoluzione a lungo termine del desiderio (e del vino) a fondamento della nostra soddisfazione: perché, certo, le sveltine sono belle; ma alla lunga anche il fast-foutre svilisce e l’iterazione tende al coniglio. Ci siamo soffermati a rimirare questi potenziali di crescita in vetro impolverarsi supini, pensando a quanto l’andar del tempo potesse giovar loro. E invece a noi, trangugianti transeunti? Chissà. Chissà che il tempo non vada riducendo le nostre chance di apprezzarne il senso e il gusto. A qual pro, allora, mirare all’orizzonte di lungo periodo, se nel lungo periodo siamo tutti morti (cit.)? Al di là dei tanti sugheri, c’è infine l’aldilà. Quindi via i ferri vecchi. Senza pietà. E poiché, da bravi vetricidi seriali, ci piace conservare conto e traccia delle nostre nequizie, le condividiamo volentieri qui.

I migliori anni.
Ne sono trascorsi tredici da quando Aleks Klinec a Medana e i Čotar a Gorjansko vendemmiarono queste malvasie. Nella sua zona, il Collio Goriziano (Goriška Brda), Aleks è semplicemente Il Migliore; la tenuta della sua Malvazija 2006 semplicemente meravigliosa: i fiori secchi, il timo, la frutta secca e candita non fanno cascame e sono resi in leggerezza. Aerei. Filigranati. La spinta è energica, la freschezza una pulsione nervosa, la progressione galoppante e didascalica, espressa in nettezza e persistenza d’aromi. Il calore è solare, la sapidità intatta e dissetante. Il tutto coronato da un finale che si misura con Pharoah Sanders in Upper Egypt and Lower Egypt. Tra i migliori di Klinec insieme a Ortodox 2006 e al Verduc 2003, attendendo che i Villa de Mandan 2010 e 2012 rivelino in atto la loro portanza. Dal Collio al Carso, dal discepolo di Coltrane a lui medesimo in So What: un brano armonicamente semplice – e qui armonia e semplicità sarebbero i migliori descrittori – tanto da aprire spazi vastissimi agli assoli di sei giganti, con la sezione ritmica che però li tiene adunati, suggerisce e indirizza e risolve. Il ritmo di questo vino è lento, costante, profondo – come il tema principale del brano che, guarda caso, è esposto dal contrabbasso – e incardinato su una mineralità infiltrante e salina. Le improvvisazioni ora conservano il tono varietale, ora variano in ricordi originali e disparati, aerei e terragni (fiori e radici) o dolci e amaricanti (frutta candita, mandorle, china) in alternanza. L’impressione tattile è ferma, tracciante, vivace e solo in chiusura digradante in un registro minerale, scarno ma lunghissimo.

Pharoah Sanders, Upper Egypt and Lower Egypt (in “Tauhid”, 1966):

I migliori anni/2.

È sempre il 2006. Ci spostiamo appena, verso il terzo vertice del triangolo magico. Dai due sopra citati arriviamo a Volčja Grada (Vipavska Dolina). Cambia il vitigno, cambia il migliore che qui è il gigantesco Valter Mlečnik col suo Chardonnay 2006. Vino polposo e rotondo, corale e solare, copioso di dettagli intensissimi col frutto in primo piano – albicocca e melone maturi, mango, mirabella e camemoro – e rose passe, spezie dolci e radici a far da sfondo. Generoso, accogliente e di grande impatto, in questo essendo un ritratto suggestivo ma fedele della famiglia. La trama tannica fitta e setosa conferisce presa tattile e presenza, lo sviluppo propone accordature dolci ma le scioglie in una freschezza viva, intatta e traente. Il finale è lungo, progressivo e di pulizia esemplare. Vino più orchestrale e bluesy dei precedenti, un vino-Count Basie, una Big Band.

Count Basie and His Orchestra, April in Paris (in “April in Paris”, 1956): 

Ho ucciso un mostro (la Via della Spada).

Il titolo calzerebbe anche per i tre summenzionati ma questo li precedeva di due anni e denotava, se possibile, ancora più caratteri di mostruosità. Un vino vibrante, tagliente, dai tanti acumini e per questo poco accomodante: bassa temperatura e forte temperamento senza che quest’ultimo esondi in frenesie e agitazioni superflue. Una lama nelle mani di chi ne è maestro. Il kendō, la Via della Spada. Struttura leggera e inscalfibile, ornato dettagliatissimo e coeso, ricco di spunti e senza una sbavatura. L’Arbois Pupillin 2004 (Savagnin) di Pierre Overnoy – E. Houillon è sintesi perfetta di fondamentale e ornamentale, dialectic of tumult and order (cit.), intatto nel nerbo come nel cedro e nel lime, nel sale e nel melone d’inverno, dalle suggestioni posizionate nello spettro del verde almeno quanto in quello del giallo. L’ingresso è scossa, la progressione pura tensione, sferzante e incisiva, lo sviluppo aromatico di ampiezza straordinaria e svolta in essenza più che in potenza. Vi bevono tanto il Thom Yorke di Everything in Its Right Place, quanto i Weather Report di I Sing the Body Electric (e quindi anche Walt Whitman, ma lui ci serve per dopo).

Radiohead, Everything in Its Right Place (in “Kid A”, 2000): 

Il malcapitato. 

Non c’entrava nulla ma si è trovato sul luogo del diletto, lui lattante: neanche un anno di vita per il Côtes de Provence Corail 2018 Château de Roquefort (grenache noir, syrah, cinsault, carignan, cabernet sauvignon), rosato che rinfranca il coraggio di bere provenzale dopo vari incontri caricaturali. La ricetta è semplice: prendere un pompelmo rosa e un’arancia sanguinella, una rosa, un mazzolino di menta, timo e alloro, amalgamare, aggiungere sale q.b.; il risultato è incredibilmente croccante, succoso, goloso.

The Coral, Dreaming of You (in “The Coral”, 2002): 

L’intruso. 

Anche lui qui a dubbio titolo, ma chi se ne frega. Fine è dir poco: una finezza che nulla ha dell’estenuazione e coinvolge, partecipa, seduce. Se il frutto è quintessenziale come qui, a poco vale perdersi nella caccia al ricercato e ascoso complemento aromatico di vaglia. Frutto sopra ogni cosa, in copia e squillante nitore al naso: marasca, ribes, fragola, lampone e in tasca un mazzolino di viole. E frutto anche al palato, a strati, a ondate, intenso e di freschezza intatta, reso proprio come i suoi riferimenti naturali in equilibrio di dolcezza e acidità, succulenza e tensione gustativa. Finezza è anche nel tocco, gentile e continuo. Una carezza senza esitazione, né concitazione, lunga e convinta. In breve: attenzione, vino erogeno. È lo Chambolle-Musigny 1er Cru 2012 di Philippe Pacalet.

A casa mia è pieno d’intrusi e di contraddizioni. 

Sì, per fortuna è proprio così. Conciossiaché dicevasi di esaurir vetri veteri, nondimeno è novissimo anche questo ed eziandio rosato. Il racconto popolare vuole che il rosato sia per lo più vino di risulta e disimpegno, lodevole per questioni più cromatiche che organolettiche, un figlio di Mamma Canicola e Papà Lancers educato a far figuroni in buffet congressuali, apericena, bordopiscina e sottombrelloni. I rari genitori lungimiranti vedono tuttavia nei propri figli qualcosa di più che un effimero complemento sociale o mediatico. È grazie a loro se ogni tanto crescono sparuti i Valentini, Pettinella, Pasquale, Scarfone, Niccolaini. A questa lista di miglior sete e amorevoli cure potrebbe aggiungersi presto il nome Ciolfi con il Toscana Rosato 2016 San Lorenzo. Un ruggente rosato da sangiovese, struttura robusta e ingente tensione, pieno di vitalità, di polpa e di quella freschezza decantata come red berry acidity da una delle migliori commentatrici del Sangiovese di Montalcino. Dinamico e saporito, impetuosamente goloso, quasi sfacciato nella sua esuberante bontà. Vino di voluttà e fomento al vizio, voluptas autem non illa levis et fugax. Non bastasse questo ha andatura da passista di rango e la tiene per tutta la lunghezza del sorso fino al suo esito. Non a caso, chi lo fa corre l’Eroica.

Colle der Fomento, Storia di Una Lunga Guerra / Eppure Sono Qui (in “Adversus”, 2018): 

I migliori anni/3. 

E ora Walt Whitman. E il Gattinara Vigneto Osso S. Grato 1996 Antoniolo. Dei vini si dice che abbiano corpo. Certo, la loro presenza fisica è incontestabile. In qualche caso desiderabile. Che abbiano anche l’anima? Io credo di sì, almeno nei casi più fortunati: non foss’altro perché in tali casi la presenza fisica è tanto informata a bellezza da trasmetterla. Tanto da essere anima.

And if the body does not do fully as much as the soul? 

And if the body were not the soul, what is the soul?

Il contadino in I Sing the Body Electric aveva un vigore meraviglioso, calma, bellezza della persona. Il poeta era solito ricorrere a lunghe elencazioni di caratteristiche per significare la ricchezza e la varietà dei tipi umani, delle loro manifestazioni, degli scenari naturali e sociali in cui vivevano e che ispiravano i suoi versi. Aveva in ciò la capacità di generare immagini e scenari in numero impressionante senza ripetersi, anzi: ri-generando sempre con originalità e capacità d’evocazione stupefacenti. Noi enodi contemporanei non abbiamo questa dote. Se la fantasia ha ali, noi siamo atteri. Polli o struzzi cui valgono a poco i cataloghi di riconoscimenti, i prontuari organolettici della sommellerie alla prova di questo vino e per renderne la bellezza del corpo e dell’anima. Lui così strenuo nell’asserire la sua freschezza, le sue finissime qualità, le durezze e le parti più delicate, il vigore meraviglioso, la calma, la bellezza; e tutto questo nel suo pulsare attraverso il vetro del bicchiere e il senso del bevitore. Così strenuo da essere più cosa per poeti che per noi.

O I say these are not the parts and poems of the body only, but of the soul, 

O I say now these are the soul!

I Sing the Body Electric (in “Leaves of Grass”, 1855). Qui il testo e la lettura (voce Ron Starbuck, accompagnamento musicale dall’Appalachian Spring Suite di Aaron Copland, London Symphony Orchestra / dir. A. Copland): La Femme, Al Warda (in “Mystère”, 2016):

 

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

15 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 mesi fa - Link

Mio caro vagabondo del fluido ondoso, la tua eccelsa vena poetica abbuia il cammino e (more solito) non capisco una ceppa di dove vai a parare. Ma sia come sia, l'equivalenza tra enofilo e gerontofilo mi pare assai, ma proprio assai azzardata. Gli enofili sono come i peccati, ve n'è d'ogni tipo: muta la forma, ed il pensier.

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Orion

circa 6 mesi fa - Link

Giannone mi prostro dinanzi alla tua cultura, però post del genere sfrantumano gli zebedei già dal terzo rigo. Ossequi!

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Emanuele

circa 6 mesi fa - Link

Ti prego no, non ti prostrare, è rischioso. Sai, quando scrivo non mi pongo mai il problema della resilienza degli zebedei altrui. E preferisco comunque (s)frantumarli piuttosto che accarezzarli.

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Andrea D'Agostino

circa 6 mesi fa - Link

Sì, ma la gerontofilia dove sarebbe? Una Malvasia 2006 di Klinec? Appena entrata nella maturità. Osso 96? Giovane... Altro che geronto... maturofilia!

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Emanuele

circa 6 mesi fa - Link

Ci separano solamente un appena, un solecismo e un osso privato confidenzialmente del suo santo.

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Marcovena

circa 6 mesi fa - Link

G.E.Lessing "L'attesa del piacere è essa stessa il piacere"... Ossidazione Estrema 1987. Gaspare Buscemi

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Emanuele

circa 6 mesi fa - Link

Hai i poteri. C'è, è in rampa di lancio.

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Luca Santini

circa 6 mesi fa - Link

Eh eh eh eh. Girandola e giravolta, io sono diventato vecchio a cercare di imparare le millanta parole, ma insomma, ci sono modi peggiori di invecchiare. Strasdilunquente e ceppitaico come al solito, ma non l'accazzi.

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Emanuele

circa 6 mesi fa - Link

Efferato Santini! Mi fai sentire come un Tassoni: metà Alessandro, metà cedrata.

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Luca Santini

circa 6 mesi fa - Link

Sciaguratissimo Giannone! Alzerei la percentuale di cedrata, e mi guarderei dalla tassidermia, così, per buona misura.

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Vinogodi

circa 6 mesi fa - Link

...in bue house facciamo periodicamente bicchierate dove partecipano non gerontofili ma veri enonecrofili. Nell' ultima in ordine di tempo , solo per fare qualche nome, riesling auslese schmidt wagner 1959 , margaux 1934 , Lafite 1919 , haut brion 1918 , monfortino 1945 e 1937 e un giovanissimo e imberbe Brunello Biondi Santi Riserva 1955. Unica eccezione , un Krug Clos du Mesnil 1979 . Nessuno coinvolto da conati di vomito da putrescine e cadaverine ( indoli e scatoli)...

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Emanuele Giannone

circa 6 mesi fa - Link

Ecco. Se avessi avuto bottiglie di quel genere, sarebbero state eutanasizzate già molto tempo fa. Purtroppo è un periodo ipotetico dell'irrealtà...

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vinogodi

circa 6 mesi fa - Link

...ho la sensazione di leggere di un qualcuno con un irrefrenabile impulso al criptico o di un adepto del discettere in supercazzola. In questo caso , casualmente , l'oggetto del contendere (conflittuale) il berealto ... senza , per conclamata giovinezza , la dovuta cognizione di causa... senza offesa ma solo dopo le dovute decodifiche , difficoltose . Magari non ne capisco il senso per limite culturale mio , arido bevitore senza vena poetica adeguata...

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Luca

circa 6 mesi fa - Link

cos'è la bue house, se posso essere indiscreto??

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vinogodi

circa 6 mesi fa - Link

..una casa privata ...

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