Ho sfogliato Slow Wine 2011 e ho goduto

di Alessandro Morichetti

Confesso di aver temuto. Con la separazione dal Gambero Rosso, che la montagna (Slow Food) partorisse il topolino (una “nuova” guida ai vini italiani) è stata una preoccupazione di molti. Ebbene, ci siamo: Salone del Gusto e presentazione ufficiale di Slow Wine 2011 sono alle porte. La guida è pronta, mi è toccato corrompere un tot di gole profonde per sfogliarla in anteprima ma sarò franco: bella storia. Tante informazioni, una nuova legenda con cui prendere confidenza, consigli per gli acquisti e un dettaglio aziendale che mancava, in una guida almeno: lieviti utilizzati, proprietà delle uve vinificate e modalità di conduzione del vigneto sono aspetti ormai centrali nella qualificazione di un’azienda e dei vini che produce. Poi c’è anche l’assaggio, sia chiaro. Anche.

Troppo presto per dire se sarà davvero un nuovo 1987: nel novembre di quell’anno vide la luce Vini d’Italia, guida ai vini che per la prima volta vedeva insieme Gambero Rosso e Slow Food. Ebbe un effetto dirompente su critica e mercati, diluito col passare degli anni ma sempre rilevante. Privarsi del marchio “3 bicchieri” è stata una scelta coraggiosa per Slow Food, non ci piove. Solo un’attenta lettura del nuovo prodotto potrà fugare qualsiasi dubbio. Intanto, la prefazione di Carlo Petrini e Gigi Piumatti è un ottimo strumento di salivazione.

In oltre 20 anni la sensibilità di Slow Food sul vino sembra essere cambiata e l’elenco dei produttori con la chiocciola è stata una sorpresa, almeno per me. Innanzitutto, ogni regione è divisa in sotto-zone e all’interno di ciascuna vengono indicati i migliori produttori. Un esempio. Sono appassionato di Lambrusco, apro la sezione Emilia Romagna e ci trovo dentro un capitolo dedicato – Terre dei Lambruschi –  con carta dettagliata e introduzione. Non male.

Continuando nella ricerca, butto l’occhio in primis sulle cantine chiocciolate e cavolo che sorprese. Vittorio Graziano, per dire: produttore di culto, piccolo e controverso, infinitamente appassionante per qualcuno, “quei vini puzzano” per altri. Ne ho letto su Porthos, poi l’ho bevuto, è uno di quei produttori che dividono ma è sicuramente innovativo che una guida ai vini gli dia un risalto simile. Illuminazione postuma sulla via di Bra, reale conversione o strategia commerciale? Le voci maligne non mancano ma una svolta nell’approccio c’è, eccome. Mi piace.

Certo, nessuno è perfetto. Abbiamo analisti che da giorni stanno cercando di capire a fondo la differenza tra Grande Vino e Vino Slow: concettualmente chiara ma praticamente ambigua. Evitabile, forse. Categorie che sanno di premio canonico, insomma. Credo si debba dare tempo al tempo. Ancora pochi giorni e la creaturina di casa Slow sarà tra le mani di tanti appassionati. Ai lettori l’ardua sentenza.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

8 Commenti

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Giuseppe Nespoli

circa 11 anni fa - Link

Bene, sono contento che la montagna non abbia partorito il topolino. Questo mondo ha bisogno di una valida alternativa a quelle esistenti. E soprattutto che sia una guida che faccia dei testi lunghi come sono quelli che avete fotografato. Perché mi pare che le altre guide tendano a diminuire la parte scritta, il Gambero ha schede ogni anno più corte, l'Espresso ha giudizi molto condivisibili e cristallini, ma dei testi di una brevità eccessiva. Questa alternativa non farà solo bene ai consumatori, ma anche ai produttori! quindi meno male che Slow Food ha inventato una guida bella. Il nostro mondo, quello degli appassionati, se ne gioverà. Per quanto riguarda Vino Slow-Grande vino io guardando le liste l'ho capito ben bene la differenza: Gaja Grande Vino, Mascarello-Rinaldi vino slow, Biondi Santi (costoso) grande vino, Grignolino di taijvin Vino Slow! Da una parte i grandi vini, quelli famosi, quelli dei 95/100 (chi sostiene che Gaja non faccia grandi vini in questa accezione è in malafede...) dall'altra finalemnte un'altra categoria che spezza il parkerismo... i vini del cuore di Slow Food... chiaro e lampante! Spero che presto arrivi in libreria dalle nostre parti. se non arriva prima di mercoledì (20/10) tanto la comprerò a Venaria il giorno della degustazione delle Chiocciole... a proposito voi che mi pare siate così addentro al sistema slow farete una diretta su Intravino della presentazione?

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Carlo Cleri

circa 11 anni fa - Link

Bravo Giuseppe! Visto che sono uno dei duecento ti posso confermare che la tua intuizione è sostanzialmente giusta. A mercoledì.

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Carlo Cleri

circa 11 anni fa - Link

Ovviammente il cuore di slow food sta nel territorio, nella storia, nella tradizione.

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Beniamino D'Agostino

circa 11 anni fa - Link

Sono un produttore, non chiocciolato e non mi importa, quando ho discusso con gli amici Slow Food del nuovo progetto gli ho detto che era proprio ciò che mancava nel panorama delle guide. Non ho ancora visto la guida ovviamente e per impegni vendemmiali non potrò essere a Torino ma questa recensione mi apre il cuore, forse finalmente si parlerà diffusamente, di uomini, vigne, territori e vini senza l'assillo dei bicchieri, delle stellette e dei punteggi, facendo conoscere meglio a tutti la meravigliosa e multiforme realtà vitivinicola italiana.

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Lizzy

circa 11 anni fa - Link

Sì, a occhio e croce non sembra male. Sarebbe stata perfetta se avesse però avuto fino in fondo il coraggio di rinunciare a qualsivoglia premio, premiuccio, riconoscimento, segnalazione, chiocciola o bottiglia. Che si arrangi il consumatore a farsi un'idea, la guida gli da' tutte le indicazioni utili all'uopo. Ma forse è ancora troppo presto per questo tipo di approccio.

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Mirco Mariotti

circa 11 anni fa - Link

Ciao Elisabetta, pensando ad alcuni colleghi che hanno ricevuto questi riconoscimenti, ritengo debbano essere anche visti dalla parte di chi li riceve, sono gratificazioni, ma soprattutto stimoli in un mondo ormai sempre più arrembante, nel quale le certezze personali, dal punto di vista produttivo, sono messe in discussione quasi giornalmente. Sarà prosaico, ma in tempi di crisi, le pacche sulle spalle fanno ancora bene...

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Paolo Cianferoni

circa 11 anni fa - Link

Penso proprio chwe questa guida sia la novità dei prossimi anni. In questa fase storica sono cadute le ideologie, gli ideali scarseggiano. Ma gli ideali sono quelli che possono portare avanti il mondo. L'ideale della protezione dell'ambiente, delle produzioni sostenibili, dell'autenticità dei produttori, della salubrità del vino, possono essere da stimolo positivo per tutti. Mi sembra che la strada seguita da Slow Food sia questa.

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armin kobler

circa 11 anni fa - Link

se tolgono quell'informazione inutile e fuorviante dei lieviti utilizzati ci provo anch'io! ;-) cmq non ho capito come vegono scelte le aziende riportate. aspettano che si inviino campioni, si fa richiesta o bisogna aspettare che si venga scoperto da loro? sul sito di slowfood non ho trovato nessuna risposta a ciò, forse c'è, ma ben nascosta.

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