Ho bevuto il Gin della Lidl (6 euro) e ora vi posso dire com’è

Ho bevuto il Gin della Lidl (6 euro) e ora vi posso dire com’è

di Lisa Foletti

Quando faccio aperitivo con le amiche, spesso scattano gli esperimenti. Soprattutto di questi tempi, ché ho tanto bisogno di curiosare e divertirmi.
Qualche tempo fa ho sentito parlare di un gin italiano dal suggestivo nome di “Tempesta”, commercializzato in esclusiva da Lidl a circa 6 € e recensito positivamente da alcuni barman di tutto rispetto. Dunque, da appassionata di gin tonic quale sono (ché non di solo vino vive il sommelier) m’è venuta molta voglia di provarlo.

Tendenzialmente sposo la filosofia del “piccolo (e artigiano) è bello”, pur senza fanatismi, e di recente ho assaggiato diversi gin artigianali eccellenti, ma ho voluto approcciare questo gin industriale senza preconcetti.
Diciamo subito che è inutile fare paragoni tra questo gin e quelli artigianali. Sembra un’affermazione ovvia, ma in realtà non lo è, perché non è così banale individuarne le differenze: alcol base, botaniche, tecniche di distillazione, solo per citare alcuni elementi chiave che incidono sulla qualità complessiva, e in parte anche sul prezzo.

Il packaging è semplice e accattivante.
Innanzitutto noto che è un London Dry Gin, dunque rispetta uno specifico disciplinare: secondo il Reg. CE 110/2008, il London Dry Gin deve essere ottenuto esclusivamente da alcol etilico di origine agricola, e il suo aroma dovuto esclusivamente alla ridistillazione di alcol etilico in alambicchi tradizionali in presenza di materiali vegetali naturali; non può esserci aggiunta di elementi artificiali quali aromi e coloranti, e deve avere titolo alcolometrico volumico minimo di 37,5% vol.

Non si tratta dunque di un Compound Gin (conosciuto anche come Bathtube Gin, ovvero gin della vasca da bagno, come veniva chiamato ai tempi del proibizionismo, quando tutti cominciarono a bere alcolici di contrabbando oppure a produrseli in casa, appunto nella vasca da bagno), che si ottiene aromatizzando alcol puro con alcolati prodotti da terzi oppure erbe/frutti messi in infusione. Un processo di semplice assemblaggio, senza ridistillazione, quindi decisamente più semplice rispetto a quello dei Distilled Gin, tra cui il nostro London Dry Gin.

Il naso non è troppo irruento, emergono nettamente gli agrumi, poi erbe aromatiche pungenti come timo e rosmarino, e una bella nota pepata. In bocca si avverte una componente alcolica leggermente ruvida e bruciante, dovuta probabilmente a un alcol base di qualità non elevatissima, e incuriosisce il finale un po’ amaricante, non usuale.
Nel complesso salta fuori un piacevolissimo gin tonic, non troppo ruffiano, con tonica Fever Tree e un twist di limone. Penso che siamo di fronte a un prodotto più che dignitoso, anzi, discreto, se bevuto in miscelazione (non liscio).

Ma come è possibile commercializzare un discreto gin a quelle cifre? Beh, io un’idea me la sono fatta.

Sicuramente l’alcol base, una delle voci di costo più importanti, non è di primissima scelta. E le botaniche, per quanto italiane, sono piuttosto semplici e basic, in prevalenza erbe aromatiche e agrumi. Ma soprattutto, si tratta di un’operazione di private label e copacking, e la distilleria che produce il gin per Lidl è una grossa azienda piemontese, la Torino Distillati, che realizza prodotti al 70% per conto terzi (fra gli altri: Molinari, Martini, Bacardi). È dunque un’azienda perfetta per gestire le economia di scala. Senza dimenticare che in GDO, e in particolare nei discount, si mira a guadagnare sui volumi più che sulle marginalità dei singoli prodotti, e questo vale per qualsiasi articolo in vendita.

Nel complesso, per quel che costa, questo è un gin che mi sento di consigliare per realizzare buoni gin tonic, gin fizz o gimlet.

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Lisa Foletti

Classe 1978, ingegnere civile, teatrante, musicista e ballerina di tango, si avvicina al mondo del vino da adulta, per pura passione. Dopo il diploma da sommelier, entusiasmo e curiosità per l’enogastronomia iniziano a tirarla per il bavero della giacca, portandola ad accettare la proposta di un apprendistato al Ristorante Marconi di Sasso Marconi (BO), dove è sedotta dall’Arte del Servizio al punto tale da abbandonare il lavoro di ingegnere per dedicarsi professionalmente al vino e alla ristorazione, dapprima a Milano, poi di nuovo a Bologna, la sua città. Oggi alterna i panni di sommelier, reporter, oste e cantastorie.

12 Commenti

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marcow

circa 3 mesi fa - Link

Sei grande. __ Il perché lo lascio alla libera interpretazione dell'intelligenza di chi legge l'articolo e conosce il contesto in cui si svolge la narrazione sul vino e gli alcolici nell'epoca contemporanea.

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Gabriele

circa 3 mesi fa - Link

Che tipo di travestimento è necessario per partecipare agli aperitivi con le amiche!?

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

Gabriele, mille minuti di applausi.... :)

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Lisa Foletti

circa 3 mesi fa - Link

Gabriele, quello da amica 😉

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keeek

circa 3 mesi fa - Link

Amaricante. Che bell'aggettivo!

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Enrico Blasi

circa 3 mesi fa - Link

Mi sembra addirittura impossibile che un Gin a 6€ sia qualcosa di meglio di una "sciacquetta", quindi al più tardi domani correrò a provarlo. Grazie per la dritta.

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Enrico Blasi

circa 3 mesi fa - Link

Provato! Non ci volevo credere, è buono, è piaciuto anche ad un amico scozzese che in famiglia produce Gin...Incredibile e poi a sei soli €«

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Roberto

circa 3 mesi fa - Link

Bell'intervento, mi appresto a trovare la versione del LIdl spagnolo! P.s.Iscritto alla newsletter

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Paolo

circa 3 mesi fa - Link

Manca un dato, che anche rileggendo ocn atenzione non trovo nel testo: la misura della bottiglia! Prima di arrivare di persona allo scaffale LIDL, sarebbe interessante conoscere di che bottiglia parliamo: la mignon da collezione, o la boccia da credenza da un litro?

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Lisa Foletti

circa 3 mesi fa - Link

Ottima osservazione, grazie! È una bottiglia da 0,50 l.

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Francesco

circa 3 mesi fa - Link

Beh, 12 everi il litro per un prodotto fatto in Italia, che quindi non paga i mark-up delle distribuzioni (vedi DIAGEO e similia) e ha un costo di spedizione minore...tutto sommato, ci sta (siamo sulla fascia di Gordon's, Bosford e Larios)

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Vincenzo Donatiello

circa 3 mesi fa - Link

Torino distillati produce anche il Malfy

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