Gradisce un Barbaresco Amabile o un Brunello Passito?

di Antonio Tomacelli

Immagine 2Comunicazione di servizio: i vini italiani non sono graditi in estremo Oriente, non tutti almeno. Fermi! Aspettate un secondo prima di stracciare il biglietto Montalcino-Shanghai e finite di leggere il post. Cos’è che non va nelle nostre bottiglie, vi chiederete? Semplice, non piacciono a chi è abituato a mangiare maiale in agrodolce e sushi zuccheroso. Provate voi a berci sopra un rosso strutturato o un bianco secco e poi mi direte. E se in Cina non conoscono il sale, peggio succede in India, dove tra spezie e sapori dolciastri sviene anche il Barolo più possente. Vero è che roteare il bicchiere di un gran rosso francese fa ancora la sua porca figura, ma i grandi numeri sentammè si fanno coi vini dolci.

Non ci credete? Peggio per voi, io vi ho avvisato e cadeaux, vi dò pure un paio di esempi. Uno lo trovate sul sito “Chateau du Hong Kong” ed è un orrido accostamento tra il diavolo e l’acqua santa, ovvero pesce, frutti di mare e Sauternes fatto da uno dei più famosi sommelier in zona, Damon Yuen. Dice il tipo, un Master of wine mica da niente, che loro di formaggi stagionati e fuagrà non sanno che farsene e le ostriche col vino dolce vanno giù che è un piacere. Non vi basta? Eccovi allora la mazzata finale del presidente dell’Indian Wine Challenge Robert Joseph che dichiara alla rivista Harpers W&S “European-style wines are not necessarily what the Indian consumer likes“.

Non tutti sono d’accordo con lui, sia chiaro, ma il dubbio che agli Indiani piaccia di più il vino dolce c’è, ed è forte. Dite la verità, questa cosa dei palati dolci l’Istituto del Commercio Estero non ve l’aveva detta, eh? E adesso che si fa? Mica si può appassire il Nebbiolo o zuccherare il Brunello per vendere qualche bottiglia in più, ci mancherebbe! Io però un pensierino celofarebbe. Hai visto mai che un Barbaresco Amabile sfonda il mercato cinese? Oh. sono un miliardo di potenziali clienti, mica quei due fighetti che bevono Gaja…

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

6 Commenti

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Lorenzo

circa 12 anni fa - Link

Io sono anni che lo ripeto: Lacrima di Morro d'Alba normale e/o passita e con tutti i passiti che abbiamo, i Prosecco Dry, i Lambrusco non abbiamo da temere i Riesling tedeschi...

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Simone e Zeta

circa 12 anni fa - Link

Senza andare in India, che ne dite della "dolcificazione" dei Franciacorta, con g/l zucchero tra gli 8 e 11? Di tutti i bianchi con fermentazione arrestata e filtrati sterili? Non solo agli americani piace il vino dolce, in casa nostra pure. Per non parlare di quante bottiglie rifermentate si trovano a giro..

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Luca Cravanzola

circa 12 anni fa - Link

Tutti pronti per l'amarizzazione (o come dir si voglia...) del piemonte e della toscana?!?

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evelina

circa 12 anni fa - Link

se pensi alla prima sensazione che provi appena nato.... piace a tutti il dolce, no?!?!? io preferisco altro.....

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LivefromTuscany

circa 12 anni fa - Link

Questo discorso vale anche per gli Stati Uniti, dove e' spesso fatta la domanda "Quale vino posso bere con il sushi/la tikka masala/pad thai/il cibo vietnamese". Il resto del mondo non e' come in Italia dove uno fa difficolta' a trovare cibi etnici fatti in modo autentico. E percio' se il vino vuole fare concorrenza in modo comprensivo deve prendere in considerazione questo. E' anche per questo motive che gli Americani non hanno l'abitudine di bere il vino ad ogni pasto, perche non e' che si mangia sempre le stesse cose, anzi non sempre dallo stesso paese.

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giulio

circa 12 anni fa - Link

Più che sul dolce andrei su una bolla demi-sec.

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