Francia, il caso della vignetta sessista di Bettane+Desseauve

Francia, il caso della vignetta sessista di Bettane+Desseauve

di Jacopo Cossater

En Magnum è il nome di una famosa rivista francese edita da Bettane+Desseauve, casa editrice che porta il nome di Michel Bettane e di Thierry Desseauve, 2 dei più noti e autorevoli critici del vino francesi. Nel numero uscito lo scorso novembre era presente una vignetta disegnata dal fumettista ed enologo Régis Franc piena zeppa di stereotipi sessisti, che raffigura una donna, un’agente, offrire favori sessuali a un uomo, probabilmente un’enotecario, in cambio di un ordine. Eccola.

Régis Franc

Non che ci sia bisogno di chissà quale traduzione, già solo la posa dice molto. C’è lei che dice che “per sconfiggere il Covid-19” la sua azienda ha in mente una serie di nuove strategie. Che per un pallet, l’equivalente di diverse centinaia di bottiglie, lei si toglierà “le haut”, la parte sopra. E che per un intero container… Frase seguita da tutta una serie di gemiti da parte di lui, mentre lei gli gratta la pancia. Una cosa evidentemente tremenda, schifosa, che poteva forse far sorridere in un’epoca che per fortuna non ricordo.

Il problema non è stata però la pubblicazione della vignetta in sé, non solo almeno, quanto le reazioni che sono arrivate dopo la richiesta di chiarimenti soprattutto da parte della giornalista e commerciante di vini belga Sandrine Goeyverts. È lei che dopo aver scritto al caporedattore di En Magnum, Nicolas de Rouyn, non ha ricevuto altro che minaccie più o meno velate («se stai cercando una rissa, le risorse non mancano»), oltre a un’alzata di scudi in risposta ai suoi post, su Twitter e su Facebook, da parte di persone che lavorano nel mondo del vino, in Francia.

C’è chi ha commentato attaccandola personalmente, cancellando poi il tutto nel timore di procedimenti legali nei propri confronti. Chi ha difeso la vignetta in nome della libertà di espressione. Chi ha definito le sue critiche quelle di un movimento femminista sempre più “isterico”, che usa qualunqe scusa pur di “attaccare”. Chi ha scritto che quella vignetta non rappresenta altro che la realtà, che di «puttane che si prostituiscono per vendere ottimi vini ce ne sono centinaia nel mondo». Lo stesso Bettane ha zittito in privato una giornalista di Le Monde, Ophélie Neiman, dandole della «nuova arrivata».

A un certo punto, mai troppo presto, Desseauve ha diffuso una dichiarazione in cui non si scusa della vignetta (!) ma con chi si è sentito offeso dalla sua pubblicazione, in cui difende il suo operato e sottolinea quanto il pubblico degli eventi che il gruppo organizza siano frequentati in maggioranza da donne e quanto la guida di Bettane e Desseauve abbia premiato negli anni cantine guidate da donne, anche l’ultima.

Bettane e DesseauveMichel Bettane e Thierry Desseauve

Un bel pasticcio, che se possibile ha evidenziato ancora una volta quanto quello del vino sia mondo piuttosto retrogrado, incapace di accogliere con la necessaria prontezza istanze che negli ultimi anni sono per fortuna diventate degli standard. Non solo, secondo Antonin Iommi-Amunategui (giornalista, editore, organizzatore di eventi molto dentro al mondo dei vini naturali francesi) questa vicenda ha portato alla luce in modo netto quelle differenze culturali che ci sono fra i 30/40enni di oggi e certi “vecchi” del vino,  generazione di critici che ha segnato gli anni 90 e il successivo decennio, oggi meno centrale ma sempre assai rilevante, perfettamente rappresentata proprio da Michel Bettane e Thierry Desseauve.

Diamo un po’ di contesto per apprezzare appieno la portata del problema: a critiche formulate in maniera legittima nei confronti di una vignetta pubblicata in una rivista altrimenti molto preppy (conservatrice, nda) – una vignetta considerata sessista e degradante, in particolare da moltissime donne – la casta di vecchi maschi bianchi ha risposto immediatamente e quasi sistematicamente con disprezzo, denigrazione, insulti, molestie, persino minacce.

Quanto all’unico vago argomento che sono riusciti a produrre in loro difesa, cioè quella libertà di espressione a cui sembrano così legati, questa funziona solo a senso unico solo per loro. Nessuno di loro ha nemmeno preso in considerazione il fatto che se centinaia se non migliaia di persone hanno trovato questa vignetta brutta, priva del minimo umorismo (cosa indispensabile per una caricatura degna di questo nome, uno dei principi su cui si basa tutto il lavoro di Charlie Hebdo da loro citato) e profondamente degradante forse queste possono avere ragione.

Nel post pubblicato sul suo blog (qui la traduzione in inglese) non le manda certo a dire. Anzi.

Il loro regno, che per alcuni dura da 2 o da 3 decenni, sta per finire; si sta affermando una nuova generazione, più giovane, più femminista, più progressista, che minaccia direttamente la vecchia gerarchia a cui i membri di questa casta si aggrappano come un herpes a un labbro. Questo cambiamento è inevitabile, ma ovviamente non cadranno dal loro piccolo vertice, reale o immaginario, senza lottare. Non avendo fondamentalmente alcun argomento solido e legittimo per farlo ora si affidano, quasi sistematicamente, alla denigrazione, agli insulti, persino alle molestie e alle minacce.

Non hanno scelta. Tutto il resto gli sfugge: il mondo del vino li ha superati. Hanno mancato il bersaglio: quello del vino naturale, quello del femminismo del vino, quello di Internet e della sua orizzontalità (che impone un minimo di benevolenza, di pari trattamento nelle interazioni professionali), etc. Questo futuro ora molto presente lo disprezzano, lo detestano. In verità, sono completamente sopraffatti e per preservare una parvenza di dignità in questo mondo che gli somiglia sempre meno, hanno scelto l’indignazione, vomitando il loro disprezzo verso qualsiasi cosa non come loro, pronunciando pubblicamente insulti e attacchi personali, denigrando gioiosamente i loro bersagli, facendo occasionalmente minacce velate. È giunto il momento di denunciare apertamente questo comportamento.

Al di là del tono, forse fin troppo aggressivo, difficile dargli torto. Specie pensando a quello che sarebbe potuto accadere in un mondo migliore: le scuse di Bettane e di Desseauve un minuto dopo la primissima reazione di Sandrine Goeyverts; la condanna della vignetta e una decisa presa di distanza dal suo autore; un comunicato non sul passato ma anzi sul futuro del loro lavoro, sull’impegno del gruppo sul tema dell’inclusione e sul giusto ruolo delle donne nel mondo del vino, nel 2021.

Invece no, perché probabilmente ha ragone Antonin: alla base di tutto c’è proprio un insormontabile problema culturale.

 

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

24 Commenti

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Leone zot

circa 3 mesi fa - Link

Mi trovo molto ben accordato con i contenuti di questo articolo. È da tempo che rifletto su questa tematica, non solo in ambito enologico, osservando quanto c'è in me di questo condizionamento patriarcale sottile e radicato.

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Roberto Gola

circa 3 mesi fa - Link

Non si capisce però perché i francesi abbiano sempre uno Humor così strano, peggio degli inglesi

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Giacomo

circa 3 mesi fa - Link

La vignetta è semplicemente brutta. Poi, per vendere vino ho visto fare ben di peggio. Solitamente da uomini, non per questioni di genere ma statistiche, essendo i rappresentanti quasi sempre maschi.

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Luca

circa 3 mesi fa - Link

Si si ok, ma il mondo vero funziona come la vignetta, vi potete indignare quanto volete (giustamente) ma avete mai visto qualsiasi commerciale flirtare una volta nella vostra vita, anzi avete mai visto un commerciale.

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Michele

circa 2 mesi fa - Link

L’indignazione del mondo femminile dovrebbe rivolgersi verso le donne che si comportano come descritto dalla vignetta e non verso chi fa Satira. Sia il compratore che la venditrice della vignetta devono essere oggetto della ns critica in pari misura altrimenti rischiamo di distorcere la Realtà.

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Radici

circa 2 mesi fa - Link

Questo mi sembra un commento veramente maschilista. Perché mai le donne dovrebbero indignarsi per il comportamento della donna della vignetta? Mi sembra che quello in difficoltà sia il maschietto. Michel Bettane e di Thierry Desseauve saremmo noi maschietti a doverci vtra debolezza... L'enotecario qui ha più o meno l'età di Bettane e di Desseauve, e forse loro, come lui, si sentono un po' dei polli arrostiti (poulet-rautiz / poulet rôti) di fronte a una bella donna. Forse c'è più autoironia di quanto non sembri.

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Michele

circa 2 mesi fa - Link

Non capisco l'accusa verso gli autori, ripeto che il genere non è rilevante. Sbandierare maschilismo o femminismo a mio parere é spesso segno di debolezza.

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LDN

circa 2 mesi fa - Link

Giusto

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hakluyt

circa 2 mesi fa - Link

Effettivamente la vignetta dovrebbe far vergognare chi l'ha pubblicata, non per l'argomento ma perché è "brutta, priva del minimo umorismo" (come scritto nella prima citazione). Quanto poi al "profondamente degradante"... boh...

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Luca P.

circa 2 mesi fa - Link

La satira è un altra cosa, ma proprio nel senso che ha altre modalità, fini e mezzi. Questo è umorismo (?) becero e squalifica te.

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Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

"...ma il mondo vero funziona come la vignetta, vi potete indignare quanto volete (giustamente) ma avete mai visto qualsiasi commerciale flirtare almeno una volta nella vostra vita, anzi avete mai visto un commerciale". Suppongo che a questa frase scritta da Luca manchi il punto interrogativo finale , quindi la considero una domanda alla quale così rispondo "Sì l'ho visto un commerciale, me medesima." Mi sono vista per più di ventuno anni adempiere proprio al compito "commerciale" di un'azienda produttrice di vino. Non sono brutta, sono etero e a volte mi piace flirtare nel senso che mi piace sostenere una conversazione femmina/maschio divertente, senza un sottotesto sessuale che faccia anche solo balenare la possibilità di una pomiciata/sveltina/copula alla quale mi presterei per piazzare un paio di bocce, o di bancali, o di containers di vino. Mi piace vestirmi in un certo modo e non camuffarmi per evitare spiacevoli malintesi. Uomini bavosi e lumacosi ne ho incontrati e da quegli incontri ne sono uscita umiliata. Per questo trovo superficiale il commento di Luca anche quello di Michele, quello che hanno scritto è un classico esempio di "peraltrismo".: la ragazza disegnata è colpevole e rappresenta la realtà vera. In questo post si espone al pubblico ludibrio proprio un' alzata di scudi nemmeno tanto velata in difesa del povero maschio vittima dell'ennesima esagerazione veterofemminista. Per me tutta la faccenda è molto mortificante. Lo è per il mio essere una "commerciale" professionista, e anche una persona che ama l'ironia e la satira ma non le spiritosaggini grevi scadute da tempo.

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Michele

circa 2 mesi fa - Link

Il mio commento avrebbe avuto lo stesso succo in caso di vignetta a protagonisti invertiti , con maschio lumacoso... il giudizio prescinde dal genere e purtroppo la realtà non é un ritaglio della propria esistenza.

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Gaetano

circa 2 mesi fa - Link

In una eterna guerra dei sessi e conseguente incomprensione cronica, a gran parte di quanto descritto origina, purtroppo, nel 99% delle testoline maschili alle possibilità descritte. Anche semplicemente a livello di effimera e remota fantasia. Siamo fatti male! Pensavo che nel 2021 l'universo femminile se ne fosse fatto una ragione………….. Ed è anche normale che in alcuni caso venga strumentalizzato. Per inciso, con me non funziona :))

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Francesco Romanazzi

circa 2 mesi fa - Link

Grazie Gaetano, mi hai anticipato. Da enotecario mi sento un po' offeso anch'io: non basta la blandizie di commerciali maschi o femmine a farmi ordinare più o meno cartoni di vino.

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Gaetano

circa 2 mesi fa - Link

Digitare sullo schermo del cel non è proprio il mio forte :)) Spero si sia comunque capito il senso…...

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Luca

circa 2 mesi fa - Link

Peccato che il mio commento era privo di genere, perchè la vignetta poteva essere anche al contrario....quindi ti sei rivelata esattamente per quello che sei, finita in tranello di dialettica in cui il punto non era il genere, ma la macchiavellica domanda "il fine giustifica i mezzi?" Nel commerciale succede molto ma molto di peggio

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Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

Benisssimo, incasso e torno nel mio tranello dialettico. Spero sinceramente di non dover mai venderti niente, avrei timore delle conseguenze.

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Vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

... Io mi concedo senza riserve...

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marcow

circa 2 mesi fa - Link

Mi è piaciuto il bel commento di Nelle Nuvole.

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Eb2323

circa 2 mesi fa - Link

Per me vinogodi vince a mani basse....

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marcow

circa 2 mesi fa - Link

L'errore argomentativo, in questo caso, di alcuni commentatori è quello di generalizzare. ____ Tutti i politici sono ladri. Tutti i preti sono falsi: predicano bene e razzolano male. Tutti i bottegaio cercano di fregarti. Tutti gli influencer mentono. Tutti i giornalisti sono servili. Tutti i critici eno-gastronomici fanno markette. Tutti i simpatizzanti di un certo partito politico (può essere uno qualsiasi) sono degli stronzi.

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Orion

circa 2 mesi fa - Link

La vignetta è brutta sopratutto perché non fa ridere, questo acuisce le la posizione di favore nel chi muove le critiche, che seppur giuste trovo comunque esacerbate da una contrapposizione troppo partigiana. Sono un trentenne e mi definisco femminista convinto. Ma non posso soffrire chi pronostica un futuro più roseo perché le nuove generazioni hanno una concezione meno patriarcale e quindi più femminista. Vogliamo parlare della pletora di influencer che coniuga la comunicazione sul vino a pose ammiccanti dove l’avvenenza fisica prende il sopravvento sulla comunicazione? Comunicazione che spesso e volentieri fonda sul nulla se non sulle etichette pubblicate, non uno stralcio di studio o approfondimento serie sulla materia. Non sono la maggioranza ma una porzione troppo significativa per essere ignorate e quindi prevedere un futuro migliore senza dubbi.

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BT

circa 2 mesi fa - Link

mah. la vignetta non fa ridere come non hanno mai fatto ridere le vignette di charlie hebdo, notoriamente scarsissime. credo voglia simboleggiare l'uso di nuove (cioè vecchissime) tecniche di marketing a fronte della crisi di vendite del covid e quindi il fatto che una casa vinicola sia disponibile a tutto pur di vendere. va bene che ormai tutti si indignano per tutto ma mi pare una reazione forzata.

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LDN

circa 2 mesi fa - Link

Parliamo di vino, meglio..... e spero che AIS lo faccia pure ancora. Di parlare di vino ovvio.... saluti

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