Eccopinò 2019, un Salone del vino d’altri tempi

Eccopinò 2019, un Salone del vino d’altri tempi

di Leonardo Romanelli

Se si immagina la bellezza  della Toscana, la strada che porta a Borgo a Mozzano per andare ad Eccopinò non è esattamente di quelle imperdibili o fiabesche e può sembrare strano pensando a come viene immaginata da sempre la regione, con i suoi  paesaggi magnifici e borghi stupendi. E invece, in questa fetta di territorio, per arrivare al paese dall’autostrada bisogna transitare per vie congestionate da camion, segno di una viabilità mal pensata, frutto di scelte politiche di un’altra epoca. Ma una volta entrati nel Salone delle Feste del paese si respira un’aria diversa dal solito, anche rispetto a quella abituale delle manifestazioni del vino, un’atmosfera rassicurante antica e gradevole: ci sono gli otto produttori dell’associazione Appennino toscano-vignaioli di pinot nero, personaggi fuori dal tempo attuale che, come ogni anno, si radunano e si mostrano in pubblico per far sentire le nuove annate.

Sono tutti ancorati a un’idea di vino legata a schemi tradizionali e antichi, magari moderni nell’attuazione, certo, ma poco avvezzi ad una comunicazione moderna e smart come quella attuale: cosa sono i social per loro? “Scusa, qual è il tuo account Instagram che ti volevo taggare?” Risposta: “Eh, boh, se non ci ha pensato i’mi’figliolo ‘un lo so mica”.

Bene, siamo arrivati in un luogo vero, fatto di realtà solide e legate davvero alla terra. Il Salone mi ricorda i film di Pupi Avati, come il sindaco che parla, più giovane lui di tutti i produttori, che fa i saluti non di prammatica e si dilunga a parlare del territorio, come è giusto che sia. A fare la prolusione hanno invitato Armando Castagno: parlare, non guidare una degustazione, che invece sarà fatta in piedi, con un bicchiere a testa, con loro, i protagonisti vignaioli, che certo non sanno cosa sia la parola PR: staranno a confrontarsi e discutere tra loro, anche se hanno invitato giornalisti e addetti ai lavori, hanno qualcosa da dirsi, lasciando che siano i loro vini a parlare.

Armando è reduce dalla cena fatta con i vignaioli riuniti, dove probabilmente ha dato loro coscienza di chi realmente sono, cosa rappresentano e cosa potranno fare in futuro. L’associazione è piccola, ha già avuto due defezioni nel corso del tempo, con una nuova entrata quest’anno, ma ha voglia di crescere e capire il suo ruolo. “Appennino toscano è un’intenzione non solo descrizione. Essere vignaioli è un’ambiziosa attività di interpretazione del terroir attraverso l’alfabeto offerto dal pinot nero”. Bella la frase di Castagno, responsabilizzante per chi ne fa parte:  riesce a far capire come qui sia inutile fare paragoni con la Borgogna. “Se vogliamo che le foglie del nostro albero possano toccare il cielo, dobbiamo consentire alle nostre radici di scendere fino all’inferno” aggiunge, una citazione di Jung,  una delle tante che il relatore declama, sempre a proposito e mai ridondanti, sempre fatte per meglio spiegare e far capire.

Il vino non è uno solo, racconto liquido di un ambiente. Conta misurare il grado di immersione di chi lo produce nel contesto”. Parlare in una sala che ascolta, finalmente il silenzio, attenta non di prammatica, senza che ci sia bisogno di proiettori o slides, per far arrivare il messaggio: basta la vibrante emozione di chi ha voglia di divulgare, e ci riesce Armando, un professore che insegna senza atteggiarsi, che ama far crescere gli altri. E non si parla addosso E ci sta a proposito la spiegazione dettagliata e commentata della definizione di terroir voluta dall’INAO, l’Institut National des Appellations d`Origine : “Il terroir è uno spazio geografico delimitato dove una comunità umana ha costruito, nel corso della storia, un sapere intellettuale collettivo di produzione, fondato su un sistema d`interazioni tra un ambiente fisico e biologico ed un insieme di fattori umani, dentro al quale gli itinerari socio-tecnici messi in gioco rivelano un’originalità, conferiscono una tipicità e generano una reputazione ad un prodotto originario di questo terroir.”

Ogni parola viene scandagliata, spiegata, fatta comprendere, per poi chiudersi con una certezza “Senza memoria non c’è paesaggio”. Ecco, credo che il racconto del vino debba essere fatto sempre senza perdere di vista gli aspetti culturali e storici del contesto in cui viene fatto, serve a tutti i soggetti coinvolti, grandi e piccoli, amatori e professionisti, appassionati e lavoratori Poi arriva il momento dell’assaggio e il lavoro del degustatore, che cerca di trasmettere, dei vini,  la loro fisionomia, il loro carattere, la loro personalità, come fossero persone.

Podere della Civettaja 2016
Casentino, terra impervia dove opera Vincenzo Tommasi, vicino alla pieve di Romena, luogo di fraternità e incontro. E’ bello vederlo nel bicchiere, luminoso e vivo. Mi affascina il naso, non ci stacco le narici da un bicchiere che mi racconta il ribes e il lampione, il timo e l’alloro, la ciliegia matura al punto giusto, per poi avvicinarsi le labbra: godo del dinamismo, la prontezza, la vivacità mai doma ma integrata, rotondo senza annoiare, fresco e lungo nel suo intento di dare piacere. 95

Podere Il Rio Ventisei 2016
Siamo nel Mugello a Vicchio e qui ci lavora Paolo Cerini. Ci sono i vini che assomigliano a chi li fa, eccome: questo è un caso. Ostico all’inizio, quasi coperto, come le foglie che coprono le erbe del sottobosco, i frutti come le more, qualche lieve cenno di cuoio. Però dopo si convince e si apre, nella sua vera essenza. Rigido ma succoso, austero ma anche dinamico, vero nel finale articolato e complesso. 90

Terre di Giotto Gattaia Pinot Nero 2016
Michele Lorenzetti da Frascati, scelse a suo tempo il Mugello per fare il suo Pinot nero. Capperi, la vista mi esalta è bello, vivo, intrigante e non delude al naso. La terra c’è e si esprime senza copertura, il frutto si integra a meraviglia, niente frutti piccoli, mora e ciliegia protagoniste. Mica facile in bocca, almeno all’inizio, è quasi introverso, però dopo esplode nella sua succosità, dove anche i tannini compaiono integrati alla componente alcolica. Finale in bel divenire. 94

Macea Pinot Nero 2017
Cipriano Barsanti è il padrone di casa, visto che l’azienda si trova in questo comune. Un vino che si è liberato dalle chiusure del passato, che già si esprime alla vista in maniera più schietta e verace, meno opaca. Poi all’olfatto non può che essere sangue e carne, prugna e terra, alloro e mirto. Freschissimo in bocca, mordace, succulento, avvincente nei suoi aspetti distonici. Chiude senza fretta, nervoso ma domato, in maniera appetitosa. 91

Frascole Pinot Nero 2016
La famiglia Lippi coinvolta appieno in questa avventura, che si svolge a Dicomano. L’ultimo vino nato in azienda che già si presenta bene in società: naso vivo e potente, dove i frutti polposi e freschi come ciliegia, susina ma anche ribes si esaltano senza ritegno alcuno. Poi intervengono le note speziate accennate, di noce moscata e pepe, ancora frutti di bosco in lieve confettura sul finale. Avvolgente ma non imponente, succoso, fresco, pulito invitante. Finale appetitoso. 92

Bravi Garfagnino Pinot Nero 2017
Ultima arrivata nell’associazione, con Alessandro Bravi alla guida. Alla vista il rubino è di bella limpidezza ma poi l’attenzione si sposta subito al naso: note minerali non consuete, fini, erbe aromatiche come erba cipollina, poi felce. Menta, ciliegia, mora e frutti di bosco compongono il fruttato. Rigido, duretto iniziale poi si apre, convincente, fresco, dinamico, polpa gradevole non immensa in lunghezza. Finale in continuo divenire bello e gustoso. 89

Casteldelpiano Melampo 2016
Una scelta di vita per Andrea e Sabina, che si sono trasferiti in Lunigiana nel 2003. Diverte alla vista per un rosso non comune, tra il porpora e il rubino: l’esplosione dei fiori al naso, con viola protagonista, poi i cenni minerali, i frutti ben distinti, come il ribes e il mirtillo e poi note mentolate, pulitissimo. Al gusto si rivela succoso, elegante, invitante , in tiro, un filino sapido, gustoso. Finale in crescendo notevole, spavaldo. 91

Podere il Lago Pinot Nero 2016
Alla vista si mostra rubino limpido. Il bagaglio aromatico è composto da frutto maturo, anche confettura di prugne, deciso, cenere e sangue a completare. Bocca succosa, appena rigida, vivace e piena, con quel nerbo acido che dona vivacità. Finale corretto. 89

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

19 Commenti

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VINOLTRE

circa 3 mesi fa - Link

.... il "lampione" , sentore " luminoso".....

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Nic Marsél

circa 3 mesi fa - Link

Stupisce l'assenza di Podere Santa Felicita.

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vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

...amo il Pinot Nero visceralmente e , seppur non dell'ultimissima annata dei vini specifici, mi confronto spesso con i Pinot italiani anche quelli in citazione , per scienza e conoscenza . Parafrasando Nic Marsel :... ... Stupisce ... (a mio modestissimo parere) , qualche generosità eccessiva di valutazione ... forse Leonardo è desueto dai Pinotti borgognoni o la "relativizzazione alla realtà italiana" gli ha guidato la mano....

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Paolo

circa 3 mesi fa - Link

stupisce più di tutto un commento tanto ridicolo

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L. Finch

circa 3 mesi fa - Link

Ho avuto modo di assaggiare (un po' qua e un po' là, non ero presente al salone) tutti i vini di cui si parla nel post e concordo che si tratta di una realtà interessante e sicuramente in divenire, come particolarmente illuminanti mi paiono le parole, citate, di Castagno. Un'espressione, o meglio, più espressioni di Pinot Nero interessanti, alcune più focalizzate altre meno, ma sicuramente un 'movimento' da tenere sott'occhio anche se alcune aziende sono realtà ormai affermate (penso soprattutto al Civettaja) La cosa che mi sorprende sono i punteggi ai vini che davvero fatico a capire. Se sottraggo 10 a ogni punteggio allora sì, diciamo che siamo nel giusto ordine di grandezza.

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Sancho P

circa 3 mesi fa - Link

A qualcuno è mai capitato di assaggiare il Regina vitae di Casal Pilozzo? Pinot Nero del Lazio. Ricordo ancora le facce stupite in una degustazione AIS Roma dedicata al pinot nero. Mai più bevuto, mai più visto in giro.

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L'ammiraglio ai portici

circa 3 mesi fa - Link

Devi andare da lui a Monteporzio. La cantina è poco conosciuta, Antonio Pulcini è un personaggio particolare, ma ti assicuro che il Regina Vitae è uno dei pinot nero più longevi che esistono in Italia.

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Endamb

circa 2 mesi fa - Link

Al netto della simpatia per il grande Pulcini, il Pinot nero bevuto da lui non molto tempo fa, onestamente è lontano .... migliaia di chilometri dai borgognoni - e io purtroppo non posso vantare le bevute di Vinogodi.

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L'ammiraglio ai portici

circa 2 mesi fa - Link

Confesso che non ho mai avuto l'occasione di bere grandi borgognoni ma solo qualche Burgundi base. Rimanendo sugli italici, se togliamo le migliori perle dell'Alto Adige il Pinero ldi Ca' del bosco, come lo collocheresti il gioiello di casa Pulcini?

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vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

...secondo commento ridicolo ?

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L'ammiraglio ai portici

circa 3 mesi fa - Link

Spero di non esserlo stato. Comunque mai quanto i leoni da tastiera che sono ridicoli per definizione.

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Sancho P

circa 3 mesi fa - Link

Guarda, noi bevemmo il 2002. Perfetto a 15 anni dalla vendemmia. Terziari nobili molto intriganti. Sicuramente se la gioca con molti omologhi del centro Italia. A costo di essere ridicolo, posso dirti che in generale,senza salire troppo in alto ed andare a cercare premier cru, (Grand cru manco a dirlo), se compri direttamente dal distributore, puoi trovare dei Pommard, dei Nuits San Georges, dei Gevrey Chambertin, dei Pernard Vergellesses, ecc, allo stesso prezzo delle migliori espressioni nostrane. Il livello però è tutt'altro. E ci si fa' una bella idea delle vette a cui il pinot noir può arrivare.Almeno secondo me. Saluti.

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vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

...no , la successione degli interventi non rende giustizia. Mi riferivo al commento ...al commento di tale Paolo...

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L'ammiraglio ai portici

circa 3 mesi fa - Link

Lo so e so anche che i suoi interventi sono tutto tranne che ridicoli.

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BAFFO

circa 3 mesi fa - Link

Un po' facile buttarsi sui Borgogna.

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Vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

...un po' facile? Direi semplicissimo. È l' area di riferimento assoluta, con chi ci si dovrebbe confrontare? Io l' ultimo 95/100 in Borgogna l' ho espresso per uno Charmes Chambertin 2012 di Rousseau ...e pur apprezzando l' ottimo prodotto di Civettaja ( ma mi manca il 2016, provvederò a brevissimo, apprezzo incondizionatamente gli stimoli all' assaggio)...

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Sancho P

circa 3 mesi fa - Link

Grande . Armand Rousseau spero di poterlo assaggiare prima o poi . Tanta invidia. Nel mio piccolo,bevuto in azienda, da loro a Beaune, Charmes Chambertin (è un grand cru per chi non lo sapesse) di Domain Chanson (azienda acquisita da Bollinger) e ogni paragone con le più brillanti espressioni di casa nostra è imbarazzante. Ma appunto, l'appassionato è curioso per natura, e ogni stimolo all'assaggio, ogni segnalazione , ogni esperienza condivisa, ben venga .

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BAFFO

circa 3 mesi fa - Link

Un po' troppo scontato. Preferisco andare a scovare qualche chicca magari locale. A prezzi abbordabili per i comuni mortali.

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Sancho P

circa 3 mesi fa - Link

Caro Baffo, Ci sono dei punti fermi e delle oggettività. Ribadirle non equivale a rinunciare alla curiosità di scovare delle "chicche " Il problema ê che non sempre le si trova. Saluti. Senza bacioni.

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