È arrivato il momento della Ribolla di Oslavia D.O.C.

È arrivato il momento della Ribolla di Oslavia D.O.C.

di Emanuele Giannone

Forse Oslavia rinuncerebbe volentieri alla sua prima fama, dovuta al massacro di storie e vite umane, per accrescere la seconda, che è pacifica e dovuta essenzialmente alla vite, a Joško Gravner, a Stanko Radikon e alla loro opera seminale di filologi: loro che, contro moda e senso comune, quando tutti derubricavano la tradizione a cascame dei tempi andati, andarono alla ricerca del vino perduto, lo recuperarono, lo rilanciarono da questo angolo di Collio così bene che esso deflagrò in una voce lessicale riconoscibile universalmente (quindi inevitabilmente inglese), un termine che ne colse e rinnovò l’identità, rendendolo memorabile e coerente: orange wine.

Gli orange fanno ormai a pieno titolo tipologia a sé, in tutto il mondo. Ma tutto questo, come ricorda con orgoglio Saša Radikon, ricominciò da qui e da quei due. A più di vent’anni da quel nuovo inizio, Saša e altri cinque – Fiegl, Il Carpino, La Castellada, Primosic e Dario Prinčič – con lui costituitisi in associazione, hanno presentato la loro Proposta di Disciplinare di Produzione della DOCG del vino “COLLIO RIBOLLA DI OSLAVIA” – “RIBOLLA DI OSLAVIA”.

Sono sei personaggi figli di una terra di confine, belli perché diversi a vedersi, ma uguali nei modi e nei tempi. Mai visto un convegno così essenziale, una suddivisione dei compiti così rispettata, ognuno che parla nei tempi dovuti. E così scopri semplicemente che la Ribolla Gialla di Oslavia sottoposta a macerazione non è una novità assoluta, è un ritorno al passato, dopo la sbornia degli anni Sessanta, quando tutto doveva apparire bello, limpido e chiaro. Qui non c’è il rimpianto di una vita contadina spesso mitizzata da chi si diverte a teorizzarla all’interno di alberghi cinque stelle, qui c’è la voglia di affermare un’identità, tangibile, vera, fatta di vigneti aspri, dove la ponca la fa da padrona, il terreno da cui emerge sapidità, salinità, carattere, riconoscibilità.

Mica facile prendere l’uva e rimontarla a mano, si fa fatica a prendere la mazza e pigiare gli acini nei tini aperti, coperti per evitare che i moscerini vadano a cadere. Ma poi il risultato si fa esaltante, quello che sembra un processo di omogeneizzazione diventa un’espressione mai uguale tra i sei produttori. Che presentano vini accattivanti e non certo noiosi.

Tutti, in attesa di futuri sviluppi, escono come Venezia Giulia IGT. Tutti da viti più vecchie e piantate su ponca, quindi piante poco produttive su suolo infertile. Nessuno, al di là di pochi tratti comuni nell’espressione gustativa, è uguale a un altro: Oslavia replica così ai dubbi sull’effetto omologante delle lunghe macerazioni e sul nocumento che recherebbero all’espressione varietale. Qui ogni annata e ogni interprete fanno storia a sé, senza ricettari, prescrizioni o norme tassative. Di seguito i nostri assaggi.

Il dopo-conferenza presso il Castello di Gorizia e poi a cena.

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Fiegl 2016.  Dalle vigne aziendali più vecchie, ecco una fedele introduzione agli aromi primari della Ribolla. Due settimane di macerazione, un anno in botte e imbottigliamento a caduta. Fiori di campo, erba, cerfoglio, neroli e regina claudia verde a dettagliare un’impressione generale di pulizia e leggiadria. Bocca ficcante e fresca, presa e presenza, votata all’impressione tattile più che all’espressione aromatica. Acidità e traccia minerale a guidare lo sviluppo, trama tannica importante, cenni vegetali e di spezie dolci (zenzero, cannella) in chiusura. Un lascito all’insegna di freschezza e nettezza.

La Castellada 2011. Due mesi sulle bucce a completare le due fermentazioni, quindi tre anni in botti grandi, il passaggio in acciaio a decantare e illimpidire, infine l’imbottigliamento senza filtrazione. Annata calda ma il vino non paga dazio: bouquet ricco di spunti ma corale, fiori passi, conserve, camemoro, genziana e la traccia verde di aloe, fico e ginepro. Bocca piana e ampia, sapida, succulenta, carnosa nelle impressioni di frutta matura. Calore e rondeur ingenti ma governati dall’acidità che assicura slancio e dal tannino infiltrante, che scandisce lo sviluppo e accompagna il finale. Molta materia, ben coesa e animata.

Il Carpino 2008. Vendemmia segnata dalle piogge frequenti, con raccolta in più passaggi per assicurare la giusta maturazione. 50-55 giorni di macerazione, 2 anni in botte grande, a seguire acciaio e imbottigliamento senza filtrazione. Nocciole, miele, orzo, anice stellato, scorze d’agrumi candite, alici sott’olio. Al palato è ben sapida, la freschezza e i tannini sono svolti ma presenti, lo sviluppo ripropone la frutta da guscio e il miele. Chiusura in pulizia, con la nota terrosa e la traccia nettante del tannino.

Prinčič 2015 (da magnum). L’istrionico Dario, in un’immacolata e per me inedita camicia bianca, non teme confronti e mette le mani avanti: “Se xe bon, vol dir che semo bravi”. Il vino non lo smentisce: 35 giorni di macerazione a tino aperto, 2 anni in botte e 2-3 mesi in acciaio prima dell’imbottigliamento senza filtrazione. Naso mimetico, austero, di grande concentrazione aromatica; cenni di neroli, canditi, china, liquirizia e fiori amari. Il sorso esalta l’impressione tattile tra presa, progressione e persistenza; misurato, di converso, nello sviluppo aromatico che solo in coda aggiunge a sale e terra ricordi variegati di frutta gialla matura e Calvados.

Primosic Riserva 2014. Quattro settimane di macerazione, svinatura e prosieguo della fermentazione in caratelli da 600 lt e botti da 1500 lt, 24 mesi sulle fecce nobili, imbottigliamento senza filtrazione e almeno 12 mesi in bottiglia. Naso di grande ampiezza e dall’impronta vegetale, esuberante e originale con felce, mandarino, pepe verde, timo, mallo di noce, rafano, petricore. Spicca per intensità olfattiva. Sorso d’altro colore e tenore, delicato per impatto e presa, ricco, sinuoso e accomodante nel procedere in largo con albicocca, regina claudia gialla, banana, mela golden, kümmel e finocchio selvatico.

Radikon 2012. In un’annata contrastata, abbastanza piovosa e definita da Saša non eccelsa, la macerazione – ipse dixit – dà quel qualcosa in più. Prima fermentazione con le bucce a tino aperto per 15 giorni, poi altri 2 mesi a tino chiuso perché l’alcol completi l’estrazione. Dopo la svinatura, quattro anni in botte e altri due in bottiglia. Naso caleidoscopico, cannella e agrumi, melagrana e lardo, rosa canina e frutta a polpa bianca, acciuga e marzapane. Tutto in definizione e leggerezza, con un tocco speziato a contornare. Bocca piena e succulenta, di marcata impressione tattile, energica e tesa in progressione, slanciata e dissetante per freschezza e sapidità. Lunga persistenza minerale ricca di tenui richiami fruttati e speziati.

Le visite. (N.b.: le recensioni con punteggio sono di Leonardo Romanelli)


Prinčič (la saga)


Prologo. Un decano dei giornalisti disse: “Lo sa che lei ha il timbro di Marco Felluga?” Dario non raccolse. Ma quello incalzò con una seconda e sciaguratissima: “Questo vino mi ricorda… Conosce mica l’enologo XY?” Dalla scorza cerimoniale di allestita cordialità eruppe allora il vignaiolo e serrò i denti, asserragliò gli occhi in un taglio mongolico e ringhiò: “Non ho simpatia per gli enologi”. Fine prima parte.

L’azienda conta 10ha di proprietà e in affitto, di questi 2 a Ribolla – 3,5 dal prossimo anno – per una produzione media annua di 30000 bottiglie (a conti fatti, 22,5 hl/ettaro). La macerazione viene svolta in tini di rovere, acacia e castagno; la maturazione in botti di acacia e rovere. Abbiamo assaggiato:

2017 (prova di botte): senza solfiti aggiunti. Un citrico vino in nuce, nervosissimo, elettrico, scalpitante e allegante ma senza gravami o lasciti molesti. Come scolpito da Alberto Giacometti.

2016 (in fusti d’acciaio). Un anno fa molta differenza. Ha sviluppato forma, struttura, profondità e concentrazione. Stesso potenziale, più massa, maggior definizione aromatica (fiori passi, pomodoro verde, cedrata). Un altro nudo ma più tornito e atletico.

Pinot Grigio 2013 Riserva. Imbottigliato da due mesi, stiamo effettuando una prova d’orchestra, prima che tutti i suoni siano accordati ma già la nota del primo violino si staglia nitida su quelle degli altri. È un naso antico, nemmeno domato, opulento, dove i frutti sono davvero intriganti, anche l’uvetta, sì, l’uvetta, la mandorla tostata, che però non prevarica la miscellanea di frutti di bosco conservati sotto spirito. La bocca si rivela succosa: attacco elegante, morbido ma deciso, freschezza non indifferente, finale lunghissimo, indubbiamente sorprendente. 93 (L.R.)

Si tratta del primo Critérium Jurassien ufficale dopo qualche anno di prove, due barrique lasciate scolme e due ricolmate una volta l’anno. ¿Cómo dices? Un vino en flor? Un vino de crianza biológica? Aqui en Venecia Julia? Non ci sarei mai arrivato. È buonissimo. Previste solo 900 bottiglie.

Epilogo. Il Sindaco accorse per l’inaugurazione della targa stradale – Oslavia. Paese della Ribolla di Oslavia – e confuse la Signora Franca con la moglie di un altro Prinčič. Lei lo silenziò in un morso. Quando poi lui, finito di uggiolare, per mala ventura se la trovò di nuovo innanzi e nella confusione la chiamò con altro cognome, lei mirò alla carotide, attinse, strinse, scannò.


Il Carpino


17ha, di questi 3 di ribolla. L’azienda nasce nel 1987 e adotta la vinificazione tradizionale dal 2002, accanto a quella convenzionale per le linee che i coniugi Sosol chiamano semplicemente e felicemente “più fresche”. Mentre a queste è concessa la DOC Collio, tutte le selezioni, ovvero i vini da lunga macerazione, sono imbottigliate come IGT. La produzione media annua si attesta sulle 70.000 bt. delle quali 3-5000 di Ribolla “Il Carpino”, che è la Selezione (Vigna Runc identifica le linee “più fresche”. Macerazione di 30-35 giorni, 2 anni in rovere, quindi acciaio per sfecciare.

2011. Perché, con il bicchiere in mano, mi viene in mente la colazione del mattino che non faccio ma osservo e annuso? Per quel sentore burroso, che mi sembra spalmato sul pane tostato, e sopra un velo di marmellata di albicocche, con in rapida successione le mandorle e le nocciole e anche le noccioline. Arriva in bocca suadente, elegante, addirittura carnosa e soda piuttosto decisa nel farsi riconoscere. Il finale è un crescendo di sapore ma si alleggerisce in struttura, terminando sottile ed equilibrato. 90 (L.R.)

-Complesso e composto con nocciola, pot-pourri di fiori, terra, canditi, acciuga, burro di arachidi. Bocca elegante e gustosa, subito su albicocca e nocciola, sapida, di buona presa e viva freschezza, più rotonda e carnosa in fase centrale con richiami a frutta gialla e pastinaca, riprende slancio e freschezza verso il finale e si distende in durata. Magra e molto persistente.

2009. Mi siedo sul divano davanti ad un camino ideale, e rifletto: sarà per i profumi, che mi ricordano la tisana e il tè, magari di quelle miscele che prevedono anche frutti. Però il sotto spirito incombe sotto forma di etereo e poi un lampo di albicocca mi sovviene. Caldo e duraturo, in bocca ha un bel finale pieno con quella sfumatura di rhum che ti fa voglia di accenderti un sigaro. 91 (L.R.)

– Solare. Polpa di frutta gialla matura e in composta, vaniglia, zabaione, fieno e fiori secchi. Acidità infusa, presente e piana. Evolve sapido e asciutto in distensione, chiude con frutta da guscio, spezie dolci e la traccia minerale. La raggiunta maturità fa da contraltare al potenziale del precedente.

Collio DOC Ribolla 2017 Vigna Runc. Cambio registro notevole e anche divertente. Un giro in un agrumeto è la prima cosa che viene in mente poggiando il naso, poi magari gli esperti fioristi riconoscerebbero anche le varietà più evidenti con quel tocco di erbe aromatiche che non guasta . Fresca ed essenziale in bocca tesa polposa finale rilassato e bello bello. 87 (L.R.)

PS. Bonus: Ana e Franco Sosol, due persone veramente cortesi e distinte. Hanno saputo manifestare il senso dell’ospitalità anche nel poco tempo disponibile. Parlano poco e sensato, senza pontificare.


Primosic


Si riparte dal punto dove si è appena finito: l’ospitalità. A fare gli onori di casa insieme al fratello Boris e al padre Silvan è qui Marko: eloquio forbito, cultura e savoir faire. Nessuna ostentazione, semmai l’orgogliosa ostensione da parte di Silvan della prima bottiglia in assoluto col marchio del Consorzio di Tutela, un Tocai Primosic del 1967. Trenta intensi minuti di crestomazia del Collio prima degli assaggi: la ponca e la bora, le famiglie e la storia, soprattutto la Ribolla. Marko illustra la vinificazione della Riserva, esalta la ricchezza di polifenoli della buccia e dei vinaccioli, cita la maturazione fenolica imperfetta quale causa delle note verdi e di quel legare amarotico che non evolvono mai, spiega come la Ribolla ami la grana ruvida del rovere di Slavonia – legno da rossi – e non i legni francesi.

Il vigneto conta 32 ha tra Oslavia, San Floriano e Villanova di Farra, dei quali circa 10 a ribolla. La produzione annuale di Ribolla di Oslavia Riserva varia tra le 3000 e le 5000 bt.

2011 Riserva. Perplesso il naso all’inizio, reminescenze dai bambino, ma perché? Il ricordo di Cocco Bill, quando lo imitavo assaggiando il tamarindo, poi da grande gli amari con le erbe officinali mischiate in un pot pourri bello e irriconoscibile. Ma la scorza di arancia del vin brulé la ritrovo, e quindi anche la cannella fa giustamente capolino. Attacco in bocca piacevole saporito e vellutato: il ritorno del gusto è quello nocciole e mandorle in un corpo sodo che tiene agile finale in crescendo dove si mostrano anche i tannini. 93 (L.R.)

2014 Riserva. Passaggio dal mercato, supero inizialmente gli ortolani e mi fermo dai macellai: il naso è particolare: animale carnoso ciccia fresca poi sottobosco anche di finocchietto, poi muschio, terroso. In  bocca si rivela la freschezza, dinamica nel suo svolgimento, nervosa e compatta, elegante nella sua pienezza. finale lungo invadente con un grip che rende il tutto appetitoso. 92 (L.R.)


Radikon


Finale ultra spem per noi, assegnati al gruppo che di lì non sarebbe passato. Ma proprio lì fuori si doveva scoprire la targa stradale; proprio lì, per giunta, era previsto il buffet di commiato. Insomma: veloce, ma l’abbiamo spuntata.

2000 Celebrare il tempo che fu per i ricordi che si tagliano nitidi: Ma furono SV

2012. Vd. prima parte.

2003. Com’era il 2003? Cosa è successo quell’anno? Deve essere stato bellissimo a sentire un bagaglio aromatico, che racchiude ricordi fatti di rotolamento nel prato, corse nel bosco, punture d’ape ma anche la merenda di pane e miele, la caramella e i biscotti speziati. Ma il risveglio in bocca riporta alla realtà, che è reale, viva, in tensione, succosa, bevibile. Sì, molto bevibile, con la gola che si pasce di piacevole soddisfazione. 93 (L.R.)

2004. Gasp! Gulp! Drink! A quali versi dei fumetti devo ancora attingere? Mi vengono in mente uno dopo l’altro, e il naso non si calma, deve trovare i nomi dei sentori in mezzo all’OSSIDATO che è pieno nella sua espressione, l’immaginario realizzato, dove la descrizione diventerebbe un lungo elenco della spesa. Meglio concentrarsi sulla bocca, dove la forma è quella del campione che si presenta alla finale dei 1500. E il rush finale alla Sebastian Coe è di quelli che non si possono scordare. 95 (L.R.)

(foto: Fabrice Gallina)

 

P.s.: Se siete interessati al testo integrale della proposta di Disciplinare, contattate Klementina Koren, klekoren@gmail.com

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

4 Commenti

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Lorenzo Roselli

circa 2 anni fa - Link

Era ora! Speriamo che questo lungo percorso vada a buon fine e che valorizzi finalmente questo territorio incredibile. Domande: Si parla di due Josko. Uno è sicuramente Gravner. E l'altro? Vorrei anche chiedere perché non fanno parte di questo gruppo di produttori proprio Gravner e Damijan Podversic. Grazie.

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Jacopo Cossater

circa 2 anni fa - Link

Grazie Lorenzo, a dire la verità si è trattato di un errore in fase di editing. In apertura ci si riferisce all'opera di Josko Gravner e Stanko Radikon, abbiamo corretto.

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Lanegano

circa 2 anni fa - Link

Confermo la gentilezza squisita e la competenza di Ana e Franco del Carpino e consiglio vivamente anche il loro Friulano Exordium, il Pinot Grigio ramato Vis Uvae, la Malvasia e uno spettacolare Sauvignon !

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Roberto

circa 2 anni fa - Link

Un disciplinare osceno, una DOCG ridicola, dove credo si dia più risalto al metodo di vinificazione che al territorio. Vini che fino a ieri erano considerati IGT e che improvvisamente diventano la punta della piramide della qualità (stando alla classificazione italiana). Josko, Gravner sembra se ne sia tirato fuori, mentre Damijan essendo a Gorizia non potrà farne parte. Che senso ha tutto ciò? Solo a ridicolizzare il Friuli e renderlo ancora più frammentario di quello che già è

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