Diversamente Durello: i metodo classico di Gianni Tessari

Diversamente Durello: i metodo classico di Gianni Tessari

di Andrea Gori

Da pochi giorni sono tornate a campeggiare sui quotidiani e online le pubblicità del Maximilian I, vera e propria icona della feste che ogni anno vende milioni di bottiglie sistemando il già florido (bravi loro) bilancio di Cantina di Soave. Dallo scorso anno per svecchiare il brand e i suoi clichées si è deciso di affiancare al marchio i due vitigni su cui dovrebbe basarsi il blend, ovvero, le uve definite “aromatiche” muller thurgau e durella, capaci di far nascere uno spumante dal “profumo floreale di biancospino, il gusto aromatico di mela golden e pesca gialla“.

In questo contesto, quello dei Monti Lessini, confinante con la zona di Soave, si sta facendo strada da qualche anno appunto il Monti Lessini DOCG, metodo classico emergente con elementi distintivi in termini di freschezza e tempo di permanenza sui lieviti molto importante e il Durello DOC, versione martinotti basato sempre sull’uva durella.

Se l’operazione Maximilian I da un lato rischia di banalizzare la particolarità del vitigno durella (scollegandola dal territorio che la rende più interessante) dall’altro può contribuire a renderlo noto al grande pubblico che, prima o poi, capirà che in purezza può dar luce a vini originali e intriganti.

Un esempio sono i vini di Giannitessari (con vigneti tra Soave, Colli Berici e appunto Monti Lessini) le cui ultime uscite hanno deciso di puntare sul dosaggio in etichetta piuttosto che sui mesi sui lieviti. Il tempo di permanenza sui lieviti è infatti una  indicazione molto apprezzata dagli appassionati hard core della materia, ma può far intendere che i prodotti siano troppo impegnativi da bere o strutturati.

Ecco che quindi Brut, Extra Brut e Pas Dosè prendono lo spazio dominante in etichetta e, in effetti, anche nella beva e nel gusto riflettono una impostazione precisa di abbinamento e piacevolezza. In etichetta trova posto inoltre l’antica chiesa parrocchiale (già sede della scuola materna locale) di Brognoligo, frazione di Monteforte d’Alpone, il comune forsenontuttisannoche con la maggiore densità di viti.

Lessini Durello Brut (36 mesi) Durello DOC
Dorato e finissimo, ha profumi di erbe alpine, lime, zenzero e zafferano e una nota calda e piccante di pepe e senape. Sorso di bella cremosità, sottigliezza e ampiezza, nocciola e panificazione leggera. La nota di dosaggio si avverte appena al sorso perché acidità e freschezza sono elevatissime e prorompenti, così come la bella lunghezza di pompelmo, camemoro e ribes bianco. 88

Lessini Durello Riserva Extra Brut 2013 (60 mesi) Durello Riserva DOC
Floreale tra sambuco, anice e un bel fruttato misto tra pesca gialla e arancio, emerge un carattere gessoso e vulcanico molto interessante, pepe bianco e resina, burroso appena, tarte tatin e mele candite. In bocca è ricco, completo con dolcezza sorprendente ed elegantissimo. La durella al suo meglio esprime forte acidità sempre molto sostenuta senza mai mascherare intensità di frutto e soddisfazione speziata. 92

Lessini Durello Riserva Dosaggio Zero 2010 (120 mesi)  Durello Riserva DOC
Gessoso e vulcanico, erbe aromatiche, salvia, pepe bianco, zenzero e cumino, l’uva emerge sul metodo in maniera netta e precisa, sottigliezza e luminosità, estremamente fine e roccioso in una sensazione umami che avvolge il palato e restituisce sensazioni di petricore e pompelmo rosa misto a note di panificazione e lievito. Bello e intrigante anche se manca un tocco di lunghezza per restare indelebile. 89

Prendiamo l’occasione per ricordare che dalla vendemmia 2016 i Durello Riserva DOC e Durello DOC metodo classico potranno uscire sotto la denominazione Monti Lessini DOCG mentre il termine “Durello” sarà riservato agli spumanti metodo martinotti in un processo doveroso di crescita di brand territoriale che ricorda quando la Franciacorta mise al bando i martinotti, riservando il termine “Franciacorta DOCG” ai soli metodo classico. Ma voi eravate troppo piccoli o non ancora nati per ricordarvelo!

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

7 Commenti

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Massimo Pulito

circa 4 mesi fa - Link

Attendevo un vostro articolo! Vi seguo sempre. Buona degustazione a tutti noi e buone feste|

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Franco Naso

circa 4 mesi fa - Link

Brindiamo! Con questi vinelli al nuovo anno e che sia migliore per tutti!

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Eb2323

circa 4 mesi fa - Link

Chiedo scusa alle donne per questa ironia di bassa lega. Feci un vinitaly un po di anni fa dove delle belle ed appariscenti ragazze indossavano leggings con scritto ,pecorino oppure passerina a seconda dell'inquadratura nello stand marchigiano, stile Uma Thurman in Kill Bill.... se dovesse prendere piede l'appeal del durello disertero' lo stand del Veneto per un po'....

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hakluyt

circa 4 mesi fa - Link

Sempre più stupefatto dal nostro Gori, capace di cogliere, tra "erbe aromatiche, salvia, pepe bianco, zenzero e cumino" il "camemoro"...

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Eb2323

circa 4 mesi fa - Link

Persisto nel cattivo gusto secondo me " diversamente durello" è eccezionale... un elogio alla pfizer....chapeau!

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Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

Prova anche tu!!! https://www.ikea.com/ch/it/p/sylt-hjortron-confettura-di-camemoro-90308627/ confettura camemoro

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hakluyt

circa 4 mesi fa - Link

No grazie, mi accontento dell'umami di petricore...

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