Di quanti produttori vi fidate sulla parola?

Di quanti produttori vi fidate sulla parola?

di Alessandro Morichetti

Io sto sul 15%, non di più. Fare vino, raccontarlo, venderlo, presentarlo, spiegarlo e farlo apprezzare è un mestiere troppo complesso per sacrificare tante questioni sull’altare della verità. E conoscendo molti di voi lettori, sapendo quanto sapete essere noiosi, pedanti e inutilmente, feticisticamente, legati a certi dettagli, è facile che anche io farei parte dell’85% di quelli che qualche cazzata la raccontano. Stante che poi in un 10% della categoria ci potrebbero essere vere e proprie truffe, ma questo è un altro discorso che non apriamo.

Perché mi è venuto in mente? Perché per un articolo commissionato sto scrivendo la scheda di un vino di Paolo Marchionni (az. Paolo e Lorenzo Marchionni a Vigliano) che mi è piaciuto molto, RossoVigliano 2017, e mi sono reso conto che Paolo – pur avendoci bevuto insieme un paio di volte e non di più – è un prototipo di produttore di cui tenderei a fidarmi. Non tanto perché si è laureato in Filosofia Teoretica-Gnoseologica con una tesi dal titolo “La qualità nella filosofia della mente. Analisi di un caso: il sistema gusto-olfattivo” (mentre voi vi siete già persi a Teoretica) quanto perché è un ragazzo con la faccia a modino, che non sbraita né sbraccia, che parla quando serve e che, insomma, ispira positività.

Marchionni Paolo

I produttori di vino, specie oggi, sono in mezzo ad una radiografia informativa collettiva in cui mentire (numero di bottiglie, lieviti, additivi, provenienza uve, mercati…) rimane necessario e in cui smentire è totalmente accessorio. Ho più amici produttori che altro perché ci vivo in mezzo e li capisco perché conosco il pollaio, in alcuni casi non li giustifico ma nemmeno biasimo perché certe domande sono più stupide delle risposte.

La mia domanda infatti è: “Quando chiedi qualcosa al produttore, pensi ti risponda con la verità o con qualcosa di verosimile?”.

 

[Immagine: Letto Quotidiano]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

20 Commenti

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Mi fido soltanto di chi conosco bene, quindi di un'esigua minoranza.

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Franco

circa 1 mese fa - Link

Con qualcosa di verosimile per fuggire le domande scomode. Qual'è la tua hit parade di domande Alessandro, che non meritano risposta perchè sufficientemente stupide? Grazie

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Lanegano

circa 1 mese fa - Link

Mi fido de Il Carpino perchè sono persone oltremodo capaci ma soprattutto sono grandi persone, mi fido di Cascina Melognis perchè idem come sopra, mi fido di Cantina Orgosa per lo stesso motivo dei suddetti precedenti. Poi ci sono produttori che, nel tempo, hanno dimostrato una coerenza stilistica e di prassi encomiabile e non hanno ceduto (troppo) alle lusinghe del mercato e agli sghei. Troppi per nominarli tutti ma per fortuna ce ne sono.

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SALVATORE AGUSTA

circa 1 mese fa - Link

È una buona domanda perché, se non altro, ci invita a riflettere su quale stile si addice di più alle nostre scelte. La mia risposta può cambiare in base al mood del momento ma in generale ci sono almeno 30 nomi che comprerei sempre e comunque anche ad occhi chiusi. Un po' come quando hai un gruppo musicale preferito e decidi di comprare il cd anche se di fatto non hai ascoltato tutte le canzoni.

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

Metto la mano sul fuoco solo per produttori francesi: sono sicuro al 100% che quando mi raccontano qualcosa stanno mentendo su tutto!

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Franco

circa 1 mese fa - Link

https://www.youtube.com/watch?v=x9FMW1jAuPY

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Enofobo

circa 1 mese fa - Link

Ciao, Zel.

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Alessandro Morichetti

circa 1 mese fa - Link

ahah, bella questa

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Nelle Nuvole

circa 1 mese fa - Link

Eccomi qua, non posso esimermi dal commentare perché questo post rischia di essere frainteso. Non è che sia poi chiarissimo, eh! O forse sono io la rincoglionita, ma non capisco bene se questo 15% tirato in ballo dall'ineffabile autore, il Magister Communicator Moricchia Uber Alles, si riferisca alla quantità di produttori/vignaioli conosciuti - su 100 solo 15 dicono la verità riguardo a come sono prodotti i loro vini - oppure alla qualità delle affermazioni ufficiali, cioè solo mediamente il 15% di quanto affermato/scritto/comunicato dai produttori/vignaioli è sicuramente vero. Mannaggia, ma qui mancano i fondamentali! Nessun essere umano al mondo dice il 100% di verità, nessuno. Nemmeno io. Soprattutto perché - per rimanere nell'ambito enoico - nessuno si ricorda il 100% di tutto quello che ha fatto, non dico negli ultimi mesi, ma nemmeno nelle ultime 12 ore. Quindi quando un misero vignaiolo si trova a dover rispondere stremato a domande emesse a raffica del tipo: "Quante piante per ettaro? Andamento climatico nel 2009? Allergeni presenti nei vini? Giorni esatti di fermentazione alcolica? Il giorno e l'ora esatta in cui ha iniziato a svilupparsi la malolattica? Percentuale di residuo zuccherino? Usate albumine? Usate preservativ...ehm, additivi? Come si chiama il sotto-cantiniere? Nel 2021 sarà meglio bere l'annata 2005 o la 2008? A parte il suo vino quale altro della sua denominazione preferisce? Crede in Dio o preferisce Buddha?" cosa vuoi che risponda, cercherà di dire la verità secondo quel che ricorda e quel che pensa sia più facile da recepire per il suo interrogatore. Io penso che ci si possa attestare su di un buon 85% di verità enunciato da un discreto 85% di produttori. Ora passiamo alla prossima domanda.

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Alessandro Morichetti

circa 1 mese fa - Link

NN parlo di chi, scientemente, sa di raccontare una cosa per un'altra, perché è meglio così. Che sia il numero di bottiglie prodotte (sai quante patacche uscirebbero fuori?), con quale provenienza (sai quante patacche uscirebbero fuori?), con quale metodo (sai quante patacche uscirebbero fuori?)... Ecco, insomma, i nodi in cui servirebbe un confessionale sono sin troppi

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Davide Bruni

circa 1 mese fa - Link

Credo sia ben altra l'attendibilità delle risposte cui fa riferimento il post, soprattutto se lo analizziamo in un contesto etico e deontologico. L'onestà intellettuale di tanti produttori può sbriciolarsi di fronte ad annate difficili e raccolti magri; è in questi casi estremi che si definisce o meno l'integrità del vignaiolo, e di conseguenza il consumatore può stimare quanta fiducia riporre sul suo operato. Ad ogni modo tutti possono raccontare balle nei momenti peggiori. Per cui penso che ritorni sempre utile il caro vecchio proverbio che recita: fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio.

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Alessandro Morichetti

circa 1 mese fa - Link

Al contrario Davide, paradossalmente ti direi che nelle annate difficile sarebbe quasi più facile essere sinceri. Ma non è nemmeno quello il punto. Ho volutamente semplificato la questione ma quello del produttore è un mestiere complicato anche per il flusso informativo in cui, volente o nolente, è immerso. E quando uno inizia a dire una fregnaccia, e tu lo sai, è un vortice per tutti.

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

Ma che dite? Non esistono mai annate difficili! Casomai "poca quantità, ma ottima qualità"

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Stefano Cinelli Colombini

circa 1 mese fa - Link

Uffa, che discorso scemo! L'onestà o l'affidabilità di chiunque realizzi un prodotto sono definibili esclusivamente da ciò che fa, non da ciò che dice. Per il semplice (e ovvio) motivo che da lui compri ciò che fa, e non ciò che dice. Preferisci il chirurgo che ti dice che gli asini volano ma ti salva la vita, o quello che è lo specchio della verità e ti accoppa? Un viticoltore si giudica da suo vino, e quelli onesti sono enormemente più del 15%.

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Ste.cap.1

circa 1 mese fa - Link

"E conoscendo molti di voi lettori, sapendo quanto sapete essere noiosi, pedanti e inutilmente, feticisticamente, legati a certi dettagli, è facile che anche io farei parte dell’85% di quelli che qualche cazzata la raccontano." Credo che questo passaggio sia il nocciolo della questione. Questione di fatto molto complessa tra chi è curioso e cerca di capire e chi dovrebbe saper dare risposte. Sempre più complessa perchè la comunicazione oggi è sempre più tecnica (naturali, bio, biodinamici, minerali, lieviti selezionati o indigeni, ......), ma poi non tutti ti sanno spiegare le parole che dicono. La trovo una questione molto interessante. Da amante del vino, e quindi dedito al piacere del mistero che si cela dentro un bicchiere; da biologo, e quindi dedito al piacere della comprensione del lato tecnico/scientifico che mi porta a godere ancor più del mistero; talvolta da docente, e quindi bersaglio di curiosità circa dettagli e feticismi; mi viene da pensare che parte del mondo della comunicazione del vino stia percorrendo una strada a fari spenti!

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Davide Bruni

circa 1 mese fa - Link

Stefano, vieni a vedere com'è ridotto un vigneto dopo una grandinata, e poi dimmi ancora che non esistono annate difficili ...

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Sancho P

circa 1 mese fa - Link

A proposito di grandinate, più di qualche produttore in Langa sta mettendo le reti antigrandine fisse. Salve ed impregiudicate le considerazioni relative all'azione consapevole dell'uomo contro i "capricci della natura" provate a chiedere: ma non sono uno schiaffo al paesaggio? .....

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Franca

circa 1 mese fa - Link

a me non sembra un discorso scemo ma intelligente; si capisce bene il significato del post e dove voglia andare a parare

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Anulu

circa 1 mese fa - Link

I produttori italiani di vino naturale sono quelli di cui mi fido di meno. Soprattutto quelli che si sono buttati nel vino da relativamente poco, annoiati e incapaci di un percorso sociale relativo a quello di studi fatto. Non calcolando nemmeno gli industriali, mi restano "solo" tutti gli altri.

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C.A.

circa 1 mese fa - Link

A parte qualche eccezione, sottoscrivo in toto.

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