Degustare a tema: 8 Igt Toscana dell’annata 2016

Degustare a tema: 8 Igt Toscana dell’annata 2016

di Sabrina Somigli

Ci sono abitudini che tra colleghi e amici abbiamo mantenuto, nonostante le chiusure dei locali. Appuntamenti che hanno un duplice scopo: vedersi (che non è cosa ovvia per chi lavora in ristorazione) e studiare. In tempi normali i nostri incontri si svolgono di solito a casa di qualcuno, perché quando il locale è aperto ci fagocita, e si insinua in noi quel bisogno di casa e cucina familiare. Poiché a casa ci torniamo solo a dormire, queste occasioni diventano anche la scusa per usare i fornelli dopo anni, sempre nuovi di pacca o per dare un senso alla presenza del frigorifero nelle nostre cucine.

Di questi periodi succede il contrario: abbiamo bisogno del ristorante, abbiamo bisogno di sala, e avremmo anche bisogno di lavorare per non sbarellare di testa. Questo preambolo, che mi sta particolarmente a cuore, mi serve in realtà per spiegare il contesto. Andiamo al sodo.

Lo studio consiste nell’assaggiare tutti insieme in modo mirato, prodotti interessanti ai fini della carta. Ci diamo quindi dei temi piuttosto specifici e ognuno di noi porta una bottiglia bendata.

L’oggetto di questa volta era: annata 2016, IGT Toscana con base sangiovese in blend con merlot e cabernet. Fascia di prezzo a scaffale intorno ai 25-30 euro.

Perché questa scelta? Perché nelle chiacchierate intra nos, che ci riempiamo la bocca di sangiovese puro e duro, ci scappa parecchio spesso la lode a quel vino frutto del taglio del sangiovese con qualche internazionale. Come se in una gara alla cieca tra carbonare, quella con la panna facesse di norma la sua porca figura.  La fascia di prezzo imposta è perché vogliamo confrontarci con prodotti “da lavoro”, e che possiamo inserire anche al bicchiere. Evitiamo di solito di portare i vinoni bum bum, lo scopo non è sbocciare come se non ci fosse un domani. Per quello ci sono altre occasioni e poi diciamocelo, c’è meno bisogno di confrontarsi sulle bottiglie alte ai fini della carta.

Ecco le considerazioni alla cieca, seguite da un piccolo corollario una volta scoperte le bottiglie.

Caiarossa, Pergolaia 2016 . Prezzo indicativo <20€
La sensazione è quella di un sorso importante, di gran bella fattura, preciso e nient’affatto scontato. Il naso è stuzzicante perché mischia sentori scuri di sottobosco e terra, con la freschezza del ginepro e le note dolci ma contenute di spezia e cioccolato al latte.  La bocca è vivace, trama tannica fitta e ben integrata. Il sorso è largo, ma mai faticoso con bella lunghezza che riporta al naso mirtillo e cenni di grafite. Leggero calore sul finale piacevole.  Credo che questo sia l’esempio del vino con cui non sbagli, calza perfettamente la tipologia, non può non piacere e dà al sommelier la sicurezza di un nome solido alle spalle. 92

Tenuta San Jacopo, Orma del Diavolo 2016. Prezzo 22€
A mio avviso è ciò che ti aspetti se ordini un IGT con le caratteristiche di cui sopra. Ti aspetti un sorso ricco, di bel corpo che non nasconde il varietale, in questo caso di cabernet. Perciò naso complesso e fresco con friggitello dolce evidente, bella speziatura, addirittura cenni di goudron e l’eleganza agrumata del chinotto. Ingresso deciso, bocca piena e larga, sviluppa buon amaricante al centrobocca che si dissolve in chiusura, con un finale estremamente sciolto in freschezza. Una proposta valida, magari meno conosciuta delle altre, ma in fondo il nostro compito è proprio quello di proporre qualche novità, sennò sai che noia! 93

Petrolo, Torrione 2016. Prezzo indicativo  <25 €
La considerazione finale dopo averli assaggiati tutti è che questo vino si discosta dagli altri. Potrei dire che in assoluto è il mio preferito, ma nell’ottica di una scelta di sangiovese in blend con cabernet e merlot, forse mediamente il pubblico cerca più opulenza. Infatti qui il sorso è snello e grintoso, tannino ficcante di ottima fattura, non particolarmente lungo in persistenza aromatica, ma chiusura in perfetto equilibrio. È una visione molto originale e a mio avviso attuale di questa tipologia di taglio. Il naso è intrigante, per niente prevedibile, tra cenni animali, cuoio, ciliegia, mon cheri, ricordi di acciuga e nocciole. Sia il colore piuttosto scarico rispetto agli altri, sia il naso ricordano molto più il sangiovese che i due francesi in blend. Decisamente buono, contestualizzato in questa categoria, forse può risultare non tra i più facili da proporre. Vale la pena tentare però! 92

Ruffino, Modus 2016. Prezzo indicativo 25€
Sempre importante cimentarsi con quei vini che hanno fatto la storia e la moda nella loro tipologia. Vini tuttora estremamente graditi al largo pubblico. È il vino su cui ho insistito di più, sul quale sono tornata più volte, quasi mi stupissi che tanta morbidezza in bocca e opulenza olfattiva tirasse fuori sul finale un grip fresco, una tenuta acida inattesa. Naso maturo di frutto, erbe officinali, polvere di cacao. Denso e scuro alla vista. Entra in bocca morbido, ricco e caldo per poi rivelare un tannino fitto e una bella freschezza sul finale che ne riequilibrano il sorso. Esempio di vino old style intramontabile. 90

Marzocco di Poppiano, Vigna del Leone 2016. Prezzo 30€
Siamo nel comune di Montespertoli, nei Colli Fiorentini, sul crinale di una valle aperta e dolce che guarda a est, con affaccio su San Quirico e Cerbaia. Vino profondo e complesso, meno giocato sull’immediatezza rispetto agli altri, e che degustato alla cieca si è distinto in modo piuttosto netto per questo sorso dai tratti raffinati.  Ricorda le bacche di sambuco, la ciliegia sotto spirito, noce moscata, pepe nero e tabacco e una nota lieve di pan pepato. Sorso elegante e garbato, ha un ingresso decisamente morbido e rotondo, lo sviluppo in bocca è largo e smussato nelle parti dure, benché sul finale tiri fuori un grip tannico che tiene molto a lungo la piacevole sensazione amaricante che ricorda il pepe nero e la frutta secca tostata. Qui il sommelier si può sbizzarrire nel proporlo, giocando proprio su questa caratteristica del vedo non vedo applicata  a questo blend, da cui risulta una bevuta intrigante perché capace di svelarsi poco a poco. 93

Vicchiomaggio, Ripa delle More 2016. Prezzo >35
Qui siamo usciti  di poco dalla fascia di prezzo che ci eravamo dati, ma quando si entra nella sfera degli IGT chiantigiani (Chianti Classico), il prezzo tende a salire. Ottimo sorso che a me è piaciuto particolarmente per la maggiore beva rispetto agli altri campioni di questa batteria. L’ho trovato estremamente dinamico e giovanile come prodotto, con quei cenni animali al naso che non guastano, anzi intrigano, poi mirtillo, elicriso, grafite. Stessa vivacità in bocca, un sorso che sa di frutto e di cenni minerali scuri che ricordano la grafite. Uno sforzo economico un po’ superiore, ma giustificato nella qualità e probabilmente accettato dal cliente in virtù della provenienza da una zona molto cool in questi anni. 93

Rocca di Frassinello, Le Sughere di Frassinello 2016.  Prezzo <20€
Sembra, e questo posso scriverlo a posteriori, dopo aver scoperto le bottiglie, che chi sa far bene il vino riesce a farlo bene dovunque. E questa branca di Domini Castellare di Castellina, con sede nel centro della Maremma, fra Bolgheri e Scansano ne è un esempio.  Il sorso che mi ha fatto dire, ah però bravi bravi a voce alta mentre assaggiavo. Qui c’è la combinazione del vino atteso per complessità, frutto e struttura con una eleganza da manuale. Naso articolato, tra ciliegia, mirto, alloro, sangue, vegetale di cabernet e cenni di caramellina ai frutti di bosco. Insomma ci sono tutti e tre i vitigni presenti e fusi. Bocca soda e levigata, ma di estrema freschezza, tannino che arricchisce il sapore e tiene lungo, con ricordi di bergamotto, cola e speziatura. Un vino “da lavoro” perfetto. 94+

Fattoria di Corzano e Paterno, Il Corzano 2016. Prezzo circa 30€
Un altro vino sicurezza, che si conferma essere un ottimo prodotto. Il colore vivace rubino pieno, con tendenza scarica è di per sé il primo segno che quel vino è buono. Insomma ci sono dei colori che parlano, come questo. Il naso ha un attacco ghiaioso, di polvere di gesso che intriga senza dubbio alcuno. Segue ciliegia sotto spirito o forse amarena, anice stellato, alloro, talco mentolato, un tripudio di freschezza portato su da una buona spinta alcolica. Bocca in linea perfetta col naso, aromaticità che richiama i profumi avvertiti, freschezza decisa di frutto, tannino importante senza sbavature amare o asciuganti. Sorso importante che si avverte e di precisione incredibile. Una proposta in carta per niente scontata e valida. 95

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Sabrina Somigli

Chiantigiana di nascita, microbiologa di formazione, poi sommelier e ristoratrice per vocazione. Raccolgo erbe spontanee e non è colpa della laurea in scienze agrarie; amo il vermouth liscio e il brodo caldo ma non per questo so sferruzzare a maglia. Mi sono appassionata al vino più o meno vent'anni fa, quando lavoravo in Tasmania; ci rido ancora pure io, tranquilli. Credo nel bevi e lascia bere e raccontane se vuoi, ma sii breve.

19 Commenti

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Lanegano

circa 6 mesi fa - Link

'Cioccolato al latte', not my cup of tea.....

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sabrina somigli

circa 6 mesi fa - Link

solo fondente?

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Federico

circa 6 mesi fa - Link

Ho scoperto che il Torrione di Petrolo è in realtà una doc

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sabrina somigli

circa 6 mesi fa - Link

si Federico mi è saltato l'asterisco. Val d'Arno di sopra.

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andrea celant

circa 6 mesi fa - Link

avendo assaggiato solamente il modus, questo articolo mi spinge a provare anche gli altri qui proposti: grazie per l' input!

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sabrina somigli

circa 6 mesi fa - Link

@Andrea se li assaggi scrivi le tue impressioni. Ci serve proprio il confronto. Grazie a te

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marcow

circa 6 mesi fa - Link

Non siamo al Concours Mondial de Bruxelles. Non c'è la degustazione alla cieca....ASSOLUTA...del famoso concorso. Ma c'è... Sabrina Somigli! È c'è... comunque... la degustazione alla cieca, anche se non nella forma assoluta: si conoscono alcuni dati dei vini. Ma i vini sono coperti. A me va bene lo stesso. A me fa piacere che i vari degustatori hanno comprato ognuno una bottiglia. Io mi fido di Sabrina Somigli ma, come consumatore, desidero che certi... criteri... siano rispettati... in TUTTE... le degustazioni. L'ONESTÀ del Esperto-Degustatore risalta quando ci sono... REGOLE RIGOROSE. Anche perché, signori, viviamo in un mondo pieno di disonesti...in tutti i campi... e la minoranza degli onesti deve distinguersi... anche perché non elude certi comportamenti. Io penso, al momento, che Sabrina Somigli appartenga al meraviglioso mondo... degli ONESTI!

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sabrina somigli

circa 6 mesi fa - Link

Marcow in queste occasioni l'onestà è solo verso noi stessi. Perché ci troviamo per confrontarci e conoscere prodotti che ci servono per lavorare. Prodotti che poi andiamo a ordinare, mettere in carta, prezzare e vendere. Quindi se non siamo onesti con noi stessi facciamo fatica a venderli. O per lo meno a me succede cosi

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marcow

circa 6 mesi fa - Link

Insomma, e riprendo anche altri dibattiti vivaci del blog, per me, in generale: 1 La Degustazione dovrebbe essere alla Cieca. (Anche non Assoluta) 2 E ci deve essere una Fiducia di Base verso il ruolo degli Esperti-Degustatori. Ma non può essere... Cieca (la fiducia). Sono i "criteri della degustazione" adottati dagli esperti a regolare, insieme ad altri parametri, la fiducia del consumatore, del lettore verso quel particolare degustatore esperto o critico eno-gastronomico.

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sabrina somigli

circa 6 mesi fa - Link

Forse il misunderstanding nasce dal fatto che ho aggiunto delle considerazioni personali alla degustazione strettamente tecnica. Quelle sono le considerazioni che una volta scoperti i vini mi sono venute di conseguenza, ragionando su prezzo, azienda, provenienza, insomma tutti quei fattori che un sommelier di sala considera quando sceglie i vini. E le ho trascritte

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AG

circa 6 mesi fa - Link

Una sola nota: l'aggettivo chiantigiano si riferisce al Chianti area geografica sul lato orientale tra Siena e Firenze e non ha bisogno di altre specifiche (Classico).

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sabrina somigli

circa 6 mesi fa - Link

prometto che non specificherò più!

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Luca

circa 6 mesi fa - Link

Come mai non avete buttato dentro un Carmignano?

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Luca

circa 6 mesi fa - Link

mi rispondo da solo - non è IGT - scusa!

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sabrina somigli

circa 6 mesi fa - Link

Non ci siamo messi d'accordo a priori . Ognuno ha portato quello che credeva

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BT

circa 6 mesi fa - Link

molto, molto interessante. anche perché rispetto agli articoli con i 100 etichette di chianti che non sai come uscirne qui la presenza di una fascia di prezzo aiuta noi semplici bevitori ad orientarci! (dico bevitori perché consumatore é una parola oscena)

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Sabrina Somigli

circa 6 mesi fa - Link

Anche a me fa strano la parola consumatore applicata a noi che consumiamo tanto vino 😂

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marcow

circa 6 mesi fa - Link

“In questo nuovo Regno l’uomo ha ancora una parte, ma come sottoprodotto. Non è più propriamente un uomo, ma un «consumatore». È un tramite. È il tubo digerente, il lavandino, il water attraverso cui deve passare il più velocemente possibile ciò che altrettanto rapidamente produce.” (Massimo Fini) ______ "– Siamo… siamo consumatori… – Tyler: Esatto, siamo consumatori. Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Omicidi, crimini, povertà, queste cose non mi spaventano… Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con 500 canali, il nome di un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra, poche calorie… (Dal film Fight club)

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Sisto

circa 6 mesi fa - Link

Marcow, ecco perché spesso ci si trova d'accordo: Massimo Fini (dal quale mi allontano per talune idee (ex ?) di sinistra), è uno dei 2 giornalisti italiani che mi piacciono, perché non mainstream, che dicono cose urticanti e fuori dal coro. Citazioni notevoli. Bravo! PS Federdoc e Federvini parlano di "consumatore" non "bevitore"...

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