Decalogo semiserio del bagaglio di cazzate del sommelier contemporaneo

Decalogo semiserio del bagaglio di cazzate del sommelier contemporaneo

di Jacopo Manni

Agli albori del mestiere più affollato della comunicazione odierna c’era solo il buon vecchio Plinio che dalla sua bella villa sul golfo di Napoli se la comandava sparando commenti assai influenti sui vini e sui produttori.

Da Plinio fino ad arrivare ai venerabili maestri Gino Veronelli & Mario Soldati di vino scriveva soltanto l’elite colta, borghese e assai competente.
Con la fine della guerra fredda, l’avvento dei social e lo scoppio della bolla speculativa dei corsi da sommelier arriva l’onda pop.
Praticamente uno tsunami.
Di vino si parla e si scrive troppo (ma noi ci sguazziamo come i salmoni in risalita) e quando si parla troppo si finisce per esagerare, e le minchionerie galoppano.

Qui, nel più classico dello stile di Intravino, la Top Ten delle banalità del sommelier contemporaneo. Perché “la ggente deve sapere”.

1. Mai il decanter
Dopo decenni in cui il decanter veniva da tutti i vinofanatici decantato e osannato, la nuova tendenza delle fighetterie e capiscionerie del vino è dire che il decanter in realtà non serve ad altro che a fare finta di capirci di vino e che un esperto non dovrebbe MAI usarlo, tantomeno possederlo. Il buon Wine Expert odierno se venisse postato accanto a un decanter perderebbe inesorabilmente il rango ma soprattutto i superpoteri. Invece di credere ai santoni provate a chiedere a chiunque faccia servizio in maniera seria e professionale. Alcuni vini vanno forzati per essere serviti e il decanter altro non è che un buon attrezzo del mestiere. Il Bill Cosby del servizio buono.

2. Grande vino di territorio
Siamo tutti innamorati del terroir, dei territori, ma soprattutto dei vignaioli che ne sono i demiurghi, gli artisti che lo antropizzano e lo elevano…ma quando non si sa bene che minchia dire di un vino non è che basti dire: s”ignori, questo vino è un grande interprete del territorio“. Praticamente non avete detto nulla: argomentare, please!

3. La croccantezza
Faccio coming out. La croccantezza è uno dei miei assi nella manica (anche se per quanto io non conti una sega sarebbe meglio dire: uno dei miei due di picche nella manica). Quando parliamo di croccantezza vogliamo stressare il concetto di un vino che ha un frutto succoso, dissetante e sensuale, ma diciamocelo chiaramente: è una mezza supercazzola, dai!

4. Il vino minerale
Tutti i vini sono minerali. Tutti i vini eccellenti tendenzialmente devono essere minerali. Sono anni che lo diciamo, e poi Minerale=Marketing. La Champagne ci ha fatto i big money con la storia del minerale, poi arriva Costanza Fregoni e smonta tutto il castelletto. Con quel suo fare impassibile e super nerd uccide gli ultimi decenni di comunicazione del vino e ci dice: Minerale is for boys, Descrittori della mineralità is for real men. O parliamo di pietra focaia, idrocarburi ecc. oppure la mineralità olfattiva muore. Ma tranquilli, la mineralità gustativa non ce l’ha ancora tolta nessuno. Daje di mineralità di bocca!

5. Prima i bianchi poi i rossi
Anche questo è un dogma mitologico dell’universo vino. Per tutti quelli che ancora si ostinano a vivere nella nostalgia canaglia anni ’80 e ancora sognano penne alla vodka, De Michelis e la Milano da bere, ma soprattutto i vini bianchi prima dei rossi proporrei un esilio forzato di qualche mese al Monte Pelato in Borgogna per farsi spiegare per bene la cosa. Cosi la smetterete definitivamente di pensare ai bei tempi andati di quando eravamo giovani, baby pensionati e sindacalizzati.

6. Rossi mai in frigo
A volte nel mondo del vino si diventa più rigidi di un talebano in vacanza con la moglie a Ibiza.
Non esiste cosa più divertente e straordinaria del giocare con le temperature di servizio. E soprattutto nei rossi il differenziale termico è una figata pazzesca. Giocare con la temperatura è un grande esercizio di tecnica e di diletto, di spada e di fioretto. Praticamente lo stesso vino poesse piuma e poesse fero signò. Tanto what happens in Ibiza stays in Ibiza, che ce ne frega, godiamocela!

7. Aprire le bottiglie importanti sempre qualche ora prima
Conosco padri di famiglia, in realtà oramai nonni, soliti aprire i rossi importanti svariate ore prima del servizio. Addirittura ho sentito di regole di una setta arcaica che parla di una ora per ogni anno di invecchiamento. Praticamente si apre il vino il lunedì per il pranzo della domenica. Invece altra goduria da non perdersi è l’evoluzione dei grandi vini nel bicchiere. Altrimenti si rischia di fare come Odisseo (o Ulisse per gli amanti dei film doppiati) che si è perso tutte le notti insonni, i cambi di pannolino e la schiena rotta del magico mondo della genitorialità e vede Telemaco già bell’e svezzato. Cosi sò boni tutti.

8. L’infanticidio
Il mio sogno nel cassetto è fare lo zabaione con un Yquem del 67 davanti al prossimo che mi parla di infanticidio. (Vabbè ho sparato la cazzata…).

9. La sinestesia
Qui ci stiamo portando avanti col lavoro perché la sinestesia sarà, a breve, per il mondo del food&wine quello che la resilienza è oggi diventato per il giornalismo. In poche e spicce parole: iperinflazione da Repubblica di Weimar, dove per prendere un caffè ci voleva una camion di marchi. La Sinestesia è una figura retorica che prevede l’accostamento di due parole appartenenti a sfere sensoriali diverse. Nel vino ad esempio un colore caldo o un vino rotondo. In realtà sarebbe il vero modo di sentire il vino, ma l’abuso è dietro l’angolo e immaginare di scrivere di vino come fossimo novelli Pascoli, Quasimodo o Dante fa molto ridere.

10. Vigne ad anfiteatro
Ogni volta che un comunicatore del vino pronuncia la frase “vigne ad anfiteatro” un antico greco o romano muore (una seconda volta si). Anfiteatro è un edificio ellittico per Giove! Avete presente il Colosseo o qualsiasi stadio di calcio del mondo? Anphi significa doppio o intorno. Quello che vedete e descrivete in quelle belle vallette magistralmente vitate sono vigne a TEATRO non ad anfiteatro. E chi dice ancora vigne ad anfiteatro potes meos suaviari clunes!

Last but not least, davvero ancora dobbiamo parlare di consistenza, intensità, complessità e equilibrio? Eddai su!

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Jacopo Manni

Nasce a Roma ma si incastella a Frascati dove cresce a porchetta e vino sfuso. L’educazione adolescenziale scorre via in malo modo, unica nota di merito è aver visto dal vivo gli ultimi concerti romani dei Ramones e dei Nirvana. Viaggiatore seriale e campeggiatore folle, scrive un libro di ricette da campeggio e altri libri di cucina che lo portano all’apice della carriera da Licia Colo’. Laureato in storia medievale nel portafoglio ha il santino di Alessandro Barbero. Diploma Ais e Master Alma-Ais, millantando di conoscere il vino riesce ad entrare ad Intravino dalla porta sul retro.

28 Commenti

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Daniele Galler

circa 2 mesi fa - Link

appena smetto di applaudire, scrivo qualche cosa qui...

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Dario

circa 2 mesi fa - Link

E poi c'è la grande supercazzola vincente dei ristoratori..."vino particolarissimo"!

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...molto divertente , anche per una associazione con i comportamenti dei conoscenti o personali ... e allora la risata viene spontanea. Io mi riconosco almeno in una mezza dozzina dei comportamenti o affermazioni descritte e la cosa mi diverte ... oppure mi fa riflettere . Quella dell'anfiteatro la più clamorosa con la quale fare i conti alle prossime descrizioni pubbliche (risata sincera) . PS: ... solo un appunto : già con il titolo , immagino ti abbiano tenuto per un paio di giorni "...in attesa di moderazione" ... quei bacchettoni di Intravino appena leggono il prefisso "ca*z**" scattano tutti gli alert...

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Antonio Tomacelli

circa 2 mesi fa - Link

Prego? Ma tu un certo Alessandro Morichetti lo conosci?

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...di vista...

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Jacopo Manni

circa 1 mese fa - Link

io mi riconosco in tutti figurati :) nessuna censura ma mi hanno messo qualche ora in ginocchio sugli acini

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domenico

circa 2 mesi fa - Link

Apprezzo l'outing sul "croccante". Mi spiace perché stavo scrivendo un articolo simile su un altro blog.

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Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

Un post scritto benissimo da qualcuno che SA scrivere. Mi sono fermata al punto 1. dove mi riconosco in pieno. Alla mia non più tenere età sto combattendo una battaglia titanica per accettare l'evidenza e cioè che in CERTE SITUAZIONI RISTORANTIZIE il decanter è più che necessario. PS però il termine "stuprare" no, per favore non usatelo. Anche nel cazzeggio, fa sempre male leggerlo.

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Jacopo Manni

circa 1 mese fa - Link

MI fa molto piacere grazie. Lo faccio leggere a mia mamma che mi ha pagato la retta per laurearmi in lettere...finalmente raccolgo i frutti :) Invece capisco benissimo il tuo disappunto e mi spiace aver provocato questa reazione.

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Angelo

circa 2 mesi fa - Link

Croccante vi prego no..... bastano le cag... di Gardini per riempirvi il lessico

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

... anch'io il "vino croccante" non posso sentirlo . Molto meglio "i sentori tostati di lava del Teide" o le fragranze di stami di androceo di Cerfoglio ... ...

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Giovanni

circa 1 mese fa - Link

Bella analisi, sono d’accordo. C’è da dire che riscontrato diverse volte questo tipo di “vocabolario fuori luogo” all’interno dei vostri articoli.

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Jacopo Manni

circa 1 mese fa - Link

Ciao Giovanni, ma infatti lo utilizziamo tutti questo tipo di vocabolario.Nessun fuori luogo. Il punto è proprio quello. Del vino è bello anche riderci su..

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Lanegano

circa 1 mese fa - Link

Confesso di essere un peccatore seriale dell'apertura anticipata. Faccio outing pubblico dichiarando che non credo smetterò in tempi brevi.... :)

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Jacopo Manni

circa 1 mese fa - Link

Io ti seguo a ruota caro peccatore seriale

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...pensa te che io mi eccito alla vista dell'etichetta di Montrachet... ( quello di Puligny ... perchè Le Montrachet di Chassagne è maschile e con quello penso si ecciti Nelle Nuvole) ...

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Nelle Nuvole

circa 1 mese fa - Link

Seee Vinogodi, ti sembro il tipo che si eccita per un'etichetta??? Forse nel bere quello che c'è dentro, forse. Io mi scaldo per altro, tipo quando leggo qualcosa che mi diverte, o mi commuove, o mi intriga. A ognuno la propria eccitazione.

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Stefano.cap.1

circa 1 mese fa - Link

Complimenti, per un lettore compulsivo come me mineralità generica e vino di territorio sono al pari di un calcio "lì dove non batte il sole". Croccantezza in fondo è una sinestesia e su questa invece forse ci sarebbe un pò da approfondire, perchè in fondo la sinestesia, intesa proprio come la sovrapposizione della sensorialità, è uno degli aspetti che ci piace del vino! è la sua parte "stupefacente".....

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Luca Burei

circa 1 mese fa - Link

Grande difficoltà ad andare oltre la riga nella quale si dice che alcuni vini vanno "stuprati". Eh no, usare stuprati non è una cazzata da sommelier, è una cazzata e basta. Bisogna proprio ricordare che nulla va mai stuprato? Sarebbe quantomeno opportuno toglierlo.

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Giovanni Petriliggieri

circa 1 mese fa - Link

Concordo, dopo quel rigo si fa fatica a leggere.

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Daniel PC

circa 1 mese fa - Link

Spettacolo.. molto divertente... c'è anche il "finale elegante" o il "finale armonico", due misteri.

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Costanza Fregoni

circa 1 mese fa - Link

Vi stimo fratelii 😁😁😁

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simone virgara

circa 1 mese fa - Link

Concordo che il Decanter spesso è utilissimo e mi piace molto usarlo quando serve, faccio solo un appunto al punto 7, spesso chi detesta il decanter è proprio per non perdersi nemmeno un istante della fase evolutiva del vino preferendolo direttamente nel calice. Quindi o decanter si o decanter no.

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

ma si dice ancora vino "piacione" oppure "ruffiano"?

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Antonio

circa 1 mese fa - Link

Articolo divertentissimo, soprattutto nell'introduzione mi viene in mente lo sketch di Maccio Capatonda sul sommelier. Personalmente (grazie a Dio), ricordo solo gli insegnamenti dei validi docenti che ho avuto e quello che ho letto sui libri. Il resto l'ho rimosso. Bisogna avere un grande fegato, non solo per bere quanto più possibile, ma anche per filtrare le cialtronerie che sono state dette e continuano a dirsi. Molte "stravaganze" sul vino sono ad impatto immediato (come quando ci si imbatte in una puntata di "uomini e donne" o "pomeriggio 5"), ma altre volte le false verità possono essere istituzionalizzate e nocive. Grazie veramente per l'articolo. Sto ancora ridendo.

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Invernomuto

circa 1 mese fa - Link

Innanzitutto, finalmente qualcosa scritto come dio comanda, non me ne vogliano gli altri tuoi colleghi qui dentro. Poi io sarei stato molto ma molto più cattivo, visto che la "moda del vino" sta rovinando la mia voglia di lavorarci dentro. Purtroppo in poco più di 15 anni che sto nel settore, si è ribaltato tutto almeno un paio di volte. Ma in generale si è passati da "non ci capisco un cazzo e sto a sentire" a "non ci capisco un cazzo ma mi sento legittimato a dire la mia", che è una tendenza generale della società degli ultimi 10 anni, in cui tutto devono avere una opinione e farla sapere al prossimo. Anche noi e io in questo momento, ovviamente. QUando parlo con qualcuno e mi tira fuori "croccantezza" (o potrebbe essere "resilienza" o "mentalizzare" o "piuttosto che" usato come congiunzione), smetto immediatamente di parlare e me ne vado. L'ho già fatto, e lo rifarò.

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sabrina somigli

circa 1 mese fa - Link

eh mo' stasera che gli racconto io ai clienti? :-) Sull'infanticidio io sono Erode somm ...

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josè pellegrini

circa 1 mese fa - Link

che bella cosa prendere le distanze da se stessi e far sorridere prendendosi in giro rivelando le proprie debolezze .Q uanto a un certo verbo , il suo uso dimostra quanto sia facile stonareNon dimentichiamolo mai...

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