Daniele Ricci, il terzo tempo del Timorasso

Daniele Ricci, il terzo tempo del Timorasso

di Antonello Buttara

Lo ricordo come se fosse ieri, 19 giugno 2016, gara 6 delle Finals. I Cleveland Cavaliers guidati da un immenso Lebron James sotto di 1 – 3 nella serie contro i campioni in carica dei Golden State Warriors diventano la prima squadra di sempre a rimontare e vincere il titolo NBA. Ho seguito la partita in diretta televisiva alle 2 di notte, uno sforzo che è stato ampiamente ripagato. Quella sera per cena avevo deciso di aprire una bottiglia che non conoscevo, il San Leto 2012 etichetta blu di Daniele Ricci, un Timorasso coltivato tra i colli tortonesi. Rimasi folgorato.

Prima del sorgere di un nuovo giorno avevo deciso quali fossero i sogni da realizzare  per vivere un’esistenza più piena e consapevole. Da appassionato di basket americano e naturalmente di vino era ora di salire di livello, quindi ho segnato nella mia agenda delle cose da fare, due obiettivi che prima o poi dovevo assolutamente cancellare con una riga sopra: assistere ad una partita NBA dal vivo e partire per un giro enogastronomico in Piemonte. Indovinate un po’ come è andata?

Finalmente questa estate dopo un lungo peregrinare sono riuscito a conoscere di persona Daniele Ricci, nel frattempo nel corso degli anni ho sviluppato una predilezione nei confronti dei suoi vini che ho sempre trovato originali e spiazzanti.
Cascina San Leto, si trova tra i colli tortonesi a Costa Vescovato in provincia di Alessandria, qui Daniele insieme a suo figlio Mattia, coltiva circa 8 ettari dove sono piantate le uve del territorio, Croatina, Barbera, Nebbiolo, e naturalmente Timorasso.

Daniele Ricci è un uomo che ha creduto prima nelle potenzialità inespresse di un luogo da valorizzare e poi ha scommesso su stesso,  abbandonando uno stipendio sicuro per gettarsi anima e corpo in un’ avventura dagli esiti incerti. Dopo anni di sacrifici la scommessa è risultata vincente, i suoi vini sono apprezzati da un pubblico sempre più vasto. La parola d’ordine è sperimentazione, ma con cognizione di causa. Nulla è lasciato al caso.

Daniele ama parlare più che dei suoi vini, di agricoltura, di sostenibilità, spiega con calma e determinazione che è possibile produrre vino senza l’uso di lieviti selezionati in cantina e senza ricorrere a  sostanze chimiche in vigna, prima di tutto per salvaguardare la sua salute e quella della sua famiglia.

Durante la chiacchierata ho avuto il piacere di assaggiare alcuni vini prodotti da Daniele.

Donna Clem sboccatura 2017
Spumante metodo classico 36 mesi sui lieviti dosaggio zero, un assemblaggio dei vini destinati al San Leto e Giallo di Costa quindi Timorasso in purezza. Bolla un pelino grossa, unica nel suo genere, una bollicina da tutto pasto dotata di una notevole struttura. Al naso gioca in bilico tra note ossidative e di pasticceria. Il sorso è potente coadiuvato da una buona verticalità, chiude su piacevoli richiami salini. Un metodo classico originale che dimostra la versatilità di un’uva come il timorasso.

Ti voglio bene 2019
Dietro questa bottiglia c’è una bella storia da raccontare. Daniele qualche anno fa ha acquistato una vigna di Cortese trattata da sempre con concimi e prodotti di sintesi e da lui convertita a regime biologico. Ogni anno ha sempre svolto accurate analisi microbiologiche per verificare la salubrità del terreno. Dopo cinque anni di meticolose cure ha portato la produzione da 150 q/ha a 40 ottenendo un vino semplice ma non banale che matura 12 mesi in vasche d’ acciaio sulle proprie fecce, caratterizzato da profumi tenui di camomilla, pesca bianca e fiori di campo. È un vino scacciapensieri dotato di una bella freschezza e mineralità da bere all’ombra di un pergolato sotto il sole di agosto. La prima annata prodotta è la 2018.

Rispetto 2020
Sauvignon blanc
con un piccolo saldo di Riesling Italico, Daniele possiede qualche filare ereditato dal nonno. Il liquido sosta circa 20 giorni sulle proprie bucce, Sauvignon atipico, un vino che convince pur essendo una personale interpretazione del vigneron. Nelle precedenti vendemmie ho sempre riscontrato una leggera effervescenza in bocca e un grip tannico maggiore mentre la 2020 imbottigliata da poco profuma di buccia di limone, è agrumata e quasi austera, ha bisogno di una boccata d’aria per esprimersi al meglio. Il sorso è contraddistinto da una vena minerale chiaramente percepibile che dona spessore.

Derthona 2019
Chi vuole approcciarsi al Timorasso di Daniele Ricci deve partire per forza da qui. Macerazione di 3 giorni e affinamento di 12 mesi in tonneau di acacia. Sentori di resine, scorze di agrumi, ortica, fieno e frutta appassita e l’immancabile pietra focaia. In bocca acidità e morbidezza giocano su un filo sottile. Un vino di territorio che si lascia bere splendidamente.

San Leto 2018
Prende il nome dalla vecchia vigna di solo un ettaro. Macerazione di 3 giorni affinamento in acciaio, successiva sosta di 12 mesi in botte di acacia ed elevage di circa 2 anni in bottiglia prima della commercializzazione. Il San Leto è un vino dirompente, ti travolge con netti sentori fumè e di idrocarburo che lentamente si assopiscono una volta che il liquido viene a contatto con l’ossigeno. Dopo qualche minuto si susseguono note di zafferano, gesso e stavolta la pietra focaia ti sbatte in testa. In bocca è ampio e glicerico con una persistenza da fuoriclasse. Vino dalla forte predisposizione gastronomica che troverebbe facilmente un sodalizio sia con carni bianche che con pesci grassi.

Giallo di Costa 2018
Timorasso
macerato per circa 90/100 giorni sulle bucce, fermenta in acciaio e affina in botti di acacia. Come da nome il colore vira su tonalità aranciate frutto di una lunga macerazione che comunque non copre il varietale di un uvaggio vinificato con sapienza. Il Giallo di Costa profuma di erbe mediterranee, origano, albicocca disidratata, infusi di tè e noccioline tostate. In bocca si percepisce un tannino leggermente amaricante, il liquido è agile e vibrante e chiude su sensazioni tostate di creme brulèe.

Io cammino da solo 2017
La filosofia produttiva è quella del Giallo di Costa ma stavolta il liquido riposa in anfore interrate di terracotta da 1000 litri e matura in bottiglia per ulteriori 2 anni. Le anfore provengono da un artigiano di Impruneta e Daniele in questo caso si ispira alla vinificazione tipica della Georgia. I recipienti non sono rivestiti di cera d’api all’interno o di pece all’esterno, la marna tortoniana (rocce di argilla e calcare) è l’elemento che caratterizza quei territori e ricopre per intero le anfore  riducendo lo scambio gassoso.

Vino caleidoscopico di non facile approccio. Daniele mi spiega che la conditio sine qua non per poter vinificare un vino del genere è che le uve selezionate devono essere perfettamente sane e di qualità. Colore ambra lucente, il naso è impattante con sentori di fichi d’india, uva passa, e spezie orientali. Il sorso scalda il palato, ha una bella progressione aiutato da un tannino presente e vivo.

C.C.C. 2015 Come un Cane in Chiesa Magnum
Tre giorni di macerazione per un Timorasso che poi affina per alcuni anni in botte scolma sviluppando il velo di flor sullo stile dei vini della regione francese dello Jura. La flor non sono altro che dei lieviti indigeni che si sviluppano in particolari condizioni climatiche, in botti o altri recipienti che vengono lasciati volontariamente scolmi ed hanno la funzione di accompagnare e proteggere il liquido attraverso un processo di ossidazione alquanto singolare. La scelta del nome bizzarro è dovuta a delle emozioni che provava Daniele all’inizio della sua esperienza da vignaiolo. La vigna è quella del San Leto, al naso emergono sentori di arancia candita, propoli, note salmastre e affumicate. Le sensazioni ossidative sono presenti seppur non invadenti e il sorso risulta intenso sorretto da un’acidità sferzante che si contrappone a un’ alcolicità importante.

Ricci è conosciuto soprattutto per le personali e originali interpretazioni di un’uva bizzosa come il Timorasso e prima di andare via gli chiedo se fosse possibile assaggiare un vino rosso che secondo lui avrei dovuto assolutamente provare. Ritorna con una bottiglia dal nome Agàpe un blend di Barbera e Croatina prodotto solamente nel 2003 e nel 2016 da vigne molto vecchie quando le condizioni climatiche lo hanno permesso. La filosofia greca e la sua lingua descrivono tre tipi di amore. L’Eros o amore erotico, Philos conosciuto come amore fraterno e Agàpe l’unico amore disinteressato, incondizionato e smisurato. A quel punto un sorriso appare sul mio volto, maledico il tempo tiranno perché è giunta l’ora di salutarci e prometto a me stesso di tornare nuovamente tra quelle colline.

Per chi non lo sapesse la città di Tortona compete nella massima serie di basket professionistico Italiano A1 con la sua squadra la Bertram Derthona. Bertram Yachts è il main sponsor della Derthona Basket. Di recente Lebron James che ha una ossessione per il vino italiano pare abbia fatto un giro su uno yacht della Bertram per una sessione di pesca con il suo amico Dwyne Wade. Coincidenze ? Io non credo. Signore e signori appassionati di vino e di basket iniziamo pure a sognare.

Foto di Natallia Lazouskaya

                                                   

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Antonello Buttara

Romano di prima generazione, una laurea in tasca in Scienze della Comunicazione e mi ritrovo al Ministero della Difesa. Quando troppo tardi sono andato a vivere da solo acquisto una cantina che con qualcosa dovevo pure riempire. Presenza fissa in qualsiasi fiera dove si beve, divento l'incubo di alcuni enotecari della capitale e controvoglia mi diplomo Sommelier AIS per poi abbracciare la filosofia Porthosiana.

5 Commenti

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Paolo Raimondi

circa 3 mesi fa - Link

Lettura semplice e di facile comprensione. Sempre interessanti i suoi articoli. Con lei è facile appassionarsi! Complimenti

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Guido

circa 3 mesi fa - Link

Incontrato e "assaggiato" qualche anno fa ad una fiera a Modena. persona bellissima e soprattutto aperta al confronto visto il nostro spiazzamento al cospetto dei nasi dei suoi vini. difficili e non per tutti, e forse non per me. con il C.C.C ho fatto tanta fatica rimane comunque un produttore molto interessante da riprovare

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

San Leto etichetta blu bevuto più volte e sempre con qualche anno sulle spalle. Sicuramente non 'facile' ma per me sempre interessante ed emozionante. Giallo di Costa invece non mi ha 'scaldato' il cuore, non sempre la macerazione è indice di riuscita. Comunque sicuramente una interpretazione del Timorasso di grande personalità.

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Mattia Grazioli

circa 3 mesi fa - Link

Interpreta in modo magistrale una uva e un territorio unici. Probabilmente, essendoci profonda vocazionalità nella zona , è facile ragionare sul gusto personale e non solo sulla qualità pura del prodotto. La sola cosa che mi viene da contestare ai miei vicini di casa è la bolla. Donna Clem ( come altri) è un bellissimo esercizio di stile, ma è un vino fuori dalle logiche; proprio per la grandissima vocazionalità ad un vino di grande struttura, casualmente bianco, non sono certo che questa uva sia adatta alla spumantizzazione. ( E fu così che dopodomani berrò il miglior MC della mia vita e scoprirò che sarà a base timorasso)

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Gaetano

circa 3 mesi fa - Link

Che dire…… Partiamo male con gara 6 di Golden State - Cleveland Cadaviers quando il punteggio della serie è in realtà 1 - 3. Continuiamo peggio esternando la propria simpatia per quell'antipatico cronico di Lebron e non per il gioco spumeggiante dei Warriors. Ma poi finiamo bene a parlar del vino di Ricci. Io ero rimasto un po' spiazzato dall'uso che a suo tempo faceva della macerazione. Su di una varietà che a mio modesto parere ne perde più che guadagnare. Ma è anche probabile che nel tempo il produttore abbia imparato a gestire meglio questa pratica.

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