Cosa bevono i Sopranos? Breve analisi di una serie tv

Cosa bevono i Sopranos? Breve analisi di una serie tv

di Sara Boriosi

Chiusi tra le mura domestiche da settimane, l’istinto è quello di sbattere la testa sugli spigoli dei mobili. Poi per fortuna sopraggiunge il buonsenso e si pensa a chi sta peggio di noi, allora l’alternativa a questo malessere è la TV.

Durante la reclusione forzata ho perso la testa per i Soprano, una serie prodotta dalla HBO andata in onda dal 1999 al 2007, cioè quando ero troppo impegnata a scovare club e provare nuove sostanze psicotrotrope. Con il dovuto ritardo mi sono appassionata alle vicende di Tony Soprano, carismatico boss italoamericano operativo nel New Jersey, talmente sopraffatto dal lavoro e dal rapporto con l’anziana madre manipolatrice da dover ricorrere alla psicoterapia per scongiurare gli attacchi di panico che lo sorprendono con frequenza, inappropriati per un professionista del mestiere come lui.

Al di là della complessità del protagonista e della piacevolezza dei comprimari Paulie Gualtieri e Silvio Dante – il primo, signorino nonostante la maturità, cresciuto in un gineceo di cui si prende cura con meticoloso amore tra case di riposo e sale da bingo; l’altro, spalla fedele di Tony, di poche efficaci parole e dal grugno perennemente infastidito, entrambi alfieri della cofana perfettamente impomatata – le vicende della famiglia si svolgono prevalentemente in tre contesti: al BadaBing, il locale di spogliarelliste di proprietà del clan, da Satriale, il pork store dove i boss si incontrano per un caffè o per un panino al volo, o al ristorante Vesuvio di proprietà di Artie Bucco, amico in perenne debito nei confronti di Tony Soprano.
Insomma, quando i malavitosi non sono impegnati a gestire appalti truccati o copule rabbiose con le ballerine del BadaBing, nella serie si mangia e si beve alla grande. Di fatto per i Soprano la tavola è un non-luogo dove si definiscono affari, si mostra a scopo intimidatorio l’influenza del clan, si ricompattano matrimoni o si compiono esecuzioni; il tutto avviene alla presenza fissa di una bottiglia di Chianti Classico Ruffino Riserva Ducale, bottiglia feticcio della serie.

Ma non l’unica.

C’è un episodio della prima stagione nel quale Tony Soprano vive un flirt onirico causato da un eccesso di psicofarmaci con Isabella, interpretata da Mariagrazia Cucinotta. I due finiscono per provare qualcosa di simile all’amore in un ristorante sul porto, davanti a un calice di Fiano d’Avellino, zona di provenienza della famiglia Soprano.

Da segnalare il momento in cui Tony si sdebita con l’avvocato Neil Mink con una cassa di Dom Pérignon, per avergli parato il culo contro i federali con abilità: you’ll pay me when I have to do something lo rimbecca l’avvocato, bonariamente.

Di champagne se ne consuma a litri, nella serie. C’è il DP che viene offerto nelle occasioni formali, e il Cristal che si stappa nei club in compagnia di escort bionde caramellate vestite da capodanno, quando si tratta di stipulare affari con boss di pari rango da impressionare. Quante bottiglie di Cristal sono state sprecate durante la serie, che dolore!
Poi c’è il Barolo che viene preso a modello di eccellenza e vanto italico nelle giornate dell’Italian Pride contro tutti gli stereotipi tipici dell’italoamericano medio, occasione che mette in serio imbarazzo lady Carmela Soprano e tutto il parterre di cummare presenti, perché coscienti di incarnare l’archetipo di matrona che il pride tenta di scardinare.

Ancora, la scenografica esecuzione a scopo intimidatorio del povero Gerry Torciano (esponente della famiglia Lupertazzi, rimasta senza boss a causa di eventi naturali) per mano di un sicario, avvenuta al ristorante mentre si trovava a tavola con Silvio Dante e due ladies, mentre quest’ultimo tesseva lodi di un Sangiovese bevuto tempo addietro.

Ma l’apice viene raggiunto quando Tony soprano e suo nipote, il pupillo Chris Moltisanti – l’uomo dal mento sfuggente – mentre sono di ritorno da un viaggio di affari in Pennsylvania, pizzicano due ladruncoli intenti a rubare casse di vino pregiato. I due decidono di sottrarre a loro volta il bottino dei dilettanti, facendo così incetta di numerose bottiglie di Pauillac Chateau Pichon Longueville Comtesse de Laland del 1986. Infine, Tony costringe Chris a onorare il momento bevendo un calice di vino, contravvenendo al rigoroso regime di disintossicazione che il giovane segue per necessità.

Insomma, nei Soprano si beve e si mangia a tutto spiano, un po’ come stiamo facendo noi in questi giorni di reclusione forzata. Sarà per questo motivo che sono riuscita a seguire tutti gli episodi delle sei serie in così poco tempo: per una sorta di Einfühlung, di simpatia simbolica che mi porta a immedesimarmi con Tony Soprano e tutte le sue debolezze. Oppure perché Tony è come me, ora: beve e magna soprattutto perché sente che la fine non è un pensiero così astratto come sembra.

Se vado avanti di questo passo, tra una decina di anni può darsi che inizio pure Peaky Blinders, anche se il protagonista è quell’attore inquietante, quello tutto zigomi e labbra.

Boh, deciderò alla prossima pandemia.

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Sara Boriosi

Vivo come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, il mio cuore appartiene al Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osservo il mondo, più dei vini mi piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo faccio nel mio blog Rosso di Sara ma soprattutto per Intravino. Gestisco con godimento la migliore enoteca della città, ma lo faccio piena di sensi di colpa.

1 Commento

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Lanegano

circa 4 mesi fa - Link

Peaky Blinders è una serie semplicemente stratosferica. Da vedere però rigorosamente con sottotitoli. Sui classici ti consiglio anche True Detective stagione 1, Breaking Bad, The Deuce, Ray Donovan e The Wire. Tanto il tempo non manca....Prosit.

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