Còntini e la Vernaccia di Oristano col dono dell’immortalità

Còntini e la Vernaccia di Oristano col dono dell’immortalità

di Clizia Zuin

Ti ricordi il tuo primo bacio?

“Ti ricordi il tuo primo bacio: vini che si ricordano” è l’incipit del sito di Còntini, azienda vitivinicola sarda fondata nel 1898 e situata a Cabras in provincia di Oristano, ma con vigne sperse nel centro nord dell’isola nuragica.

Ho fatto qualche domanda al Brand Ambassador di Còntini Andrea Balleri, miglior sommelier d’Italia A.I.S. 2013 e autore di una rete capillare e trasversale di collaborazioni con amici e colleghi del “continente” Italia.

Ma che cos’è la Vernaccia di Oristano?
É un vino potentissimo sotto ogni punto di vista: colore, profumi, struttura, alcol, ma elegantissimo allo stesso tempo. Dopo la vinificazione delle uve passite, il vino ottenuto (mi raccomando, è spesso secco!) viene invecchiato in caratelli scolmi e sotto il velo della flor che ne favorisce una lentissima ossidazione. Quanto dura il periodo in caratello? All’interno di Còntini può durare per più di 50 anni e di seguito troverete le note di degustazione di questo gioiello.

Sorge una domanda: caro Andrea, ma perché spendere più di 100 euro a scaffale per uno Château-Chalon invecchiato 6 anni, quando con 70 euro a scaffale posso bere la Vernaccia di Oristano Antico Gregori (nome del clone di vernaccia utilizzato in azienda) invecchiata 50 anni?
Andrea: “Ma perché la Vernaccia di Oristano è poco conosciuta, si beve poco e non è alla moda come altri vini francesi. Inoltre gli ettari vitati in Sardegna sono passati da 1500 a circa 300 negli ultimi 50 anni con conseguente declino di popolarità e reperibilità.

Ma che rapporto hanno i sardi con la Vernaccia di Oristano?
Andrea: “Ci credono poco anche i sardi, sbagliano le temperature di servizio, gli abbinamenti, pensa che qui viene servito con i biscotti secchi! È pura follia! Pensa allo Sherry Oloroso (vino ottenuto con la stessa tecnica della Vernaccia di Oristano) in Spagna: servito freddissimo, all’aperitivo con le tapas! Immaginate la vernaccia con i crostini toscani a base di paté di fegatini, con le ostriche, con la tapenade, con acciughe e pecorino fiore sardo fuso, con i pesci affumicati, con l’uovo al tegamino e scaglie di bottarga!

Acquolina a parte, con Andrea abbiamo fatto un lungo percorso gastronomico alla ricerca degli abbinamenti migliori e la lista è lunghissima.

Nelle note di degustazione che seguono, ci saranno le recensioni di molti dei vini di Còntini, tra cui la rarissima nieddera vinificata quasi in purezza e, ovviamente, delle perle di Vernaccia di Oristano.

Pariglia, Vermentino di Sardegna 2020
Color paglierino. Profumi molto intensi e ruffiani di yogurt alla banana e vaniglia, succo alla pesca, rosmarino, gardenia in una cornice umami. L’ingresso in bocca è accattivante e lascia la bocca pulita.

Mamaioa, Vermentino di Sardegna 2019, Bio
Alla vista è paglierino molto compatto, dotato di vivacità riflettente. Al naso si presenta leggermente sulfureo, poi sprigiona profumi di pesca gialla, ginestra, tisana al tiglio e salamoia. Il sorso è ricco e intenso, chiude con un leggero aroma metallico.

I Giganti, Isola dei Nuraghi, Vernaccia-Vermentino 2019
Paglierino tenue. A livello olfattivo mostra subito una nota marina iodata molto intensa e gradevole, poi arriva il frutto: ananas matura, mango, bergamotto, ma anche timo e mimosa. In bocca è intenso e avvolgente, l’alcol è leggermente predominante rispetto al corpo del vino. Finale sapido.

Mamaioa, Cannonau di Sardegna 2017
Rubino trasparente molto vivace (ebbene sì, il cannonau senza sovraestrazioni e senza aggiunte di merlot, è quasi trasparente!). Naso che profuma di liquirizia, confettura di mirtilli, orsetti gommosi alla cola, amarena, alloro e macis. Sorso caratterizzato da grande piacevolezza, un po’ caldo, ma lascia in bocca un buon sapore di frutta nera matura.

Inu, Cannonau di Sardegna 2017
Rubino con leggeri riflessi granati. Di nuovo al naso si presentano sentori di bastoncino di liquirizia, incenso, fiori viola, sambuco, mirtillo. Al gusto è inizialmente austero, poi, grazie al calore corporeo svela la maturità di frutto grazie all’intenso sapore di confettura di mirtilli. Finale che rivela il passaggio in legno.

I Giganti, Nieddera della Vallle del Tirso, 2016
Rubino cupo. Nel bicchiere i profumi golosi evolvono lentamente. Mirto, fragola in confettura, erbe officinali, pepe giamaicano, cioccolato alla menta. Al palato è piacevole, apparentemente ben bilanciato, ma con una struttura robusta; tannini setosi e freschezza composta. Chiude con la consueta maturità di frutto che caratterizza un po’ tutta la degustazione.

Barrile, Isola dei Nuraghi 2015 (annata in corso, solo 6000 bottiglie)
Rubino con decisi riflessi granati. Chiusura iniziale, impiegherà circa 20 minuti per essere meno reticente e per scrollarsi i profumi vintage di dosso, ma se avrete pazienza, questo diventerà un fantastico vino da commentare con gli amici perché i profumi non finiscono mai e, un po’ come Benjamin Button, ringiovaniscono. Dalle note ferrose, si passa allo spettro completo della macchia mediterranea con tutte le sue erbe e frutti, passando per le spezie e le erbe officinali occitane. In bocca mostra austerità e tannino dal carattere ancora un po’ scontroso. Un vino da aspettare.

Vernaccia di Oristano Flor 2016 (4 anni in caratello, 15,5% vol.)
Vivacissimo color oro antico. Incipit prevedibile di noccioline americane, ma che cedono presto il passo al cedro candito, zest di arancia, zucca candita, mentolo, smalto, chiodi di garofano e zenzero. In bocca spiazza perché è secco, si ripresenta la nocciolina anche al palato. Stupisce la freschezza di questo vino, il bilanciamento tra le parti e l’integrazione dell’alcol all’interno dell’architettura gustativa. Finale notevole.

Vernaccia di Oristano Riserva 1995 (almeno 20 anni in caratello, 17% vol.)
Il paradigma dell’oro brillante. Svela subito profumi di burro di noccioline, miele di acacia, mare caldo d’estate, canfora, legni orientali, smalto. In bocca calore e struttura del vino si fondono insieme in maniera voluttuosa, tipo la scioglievolezza dei cioccolatini, ma è secco. La gestione dell’ossidazione è esemplare perché non disturba e non è affatto invadente, anzi, rallegra la bevuta. Invidiabile freschezza che si bilancia e si mescola con le morbidezze.

Antico Gregori, Vernaccia di Oristano 1976 (cuvée delle migliori annate di Vernaccia di Oristano di cui la 1976 è il millesimo più giovane, 19% vol.)
Ambra brillante. Cornucopia di profumi in evoluzione: zenzero candito, cipria, tè giallo, olio di mandorle dolci, mastice, alloro, miele millefiori, aghi di pino mugo. In bocca i 19% vol. non disturbano e quasi non si sentono, ricordiamoci che anche questo è un vino secco, siamo al limite delle leggi della fisica. Anche al palato c’è la stessa esplosione di aromi che avevamo intuito anche all’analisi olfattiva. Conserva l’antica freschezza che lo rende ancora dinamico, integro e non collocabile nel tempo.

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Clizia Zuin

Veneta di origine, toscana di adozione, cittadina del mondo nel cuore. Dopo la laurea in Lingue Orientali, scopre la complessità del mondo del vino e dopo tanti anni ancora non si annoia. Ha lo straordinario superpotere di trovarsi sempre nei paraggi mentre si sta stappando una bottiglia monumentale. Formazione mista A.I.S e WSet, con la convinzione che presto conquisterà il mondo; in attesa di diventare il Dottor Male, collabora come sommelier in alcune delle cantine più celebrate di Toscana.

1 Commento

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Marco Fel

circa 4 mesi fa - Link

L’anno scorso siamo stati in Sardegna per un viaggio dedicato alla scoperta della Vernaccia di Oristano e della Malvasia di Bosa. Giorni meravigliosi e assaggi strepitosi. Ricordo che con un vignaiolo a Bosa abbiamo dovuto insistere per convincerlo a provare la sua Malvasia ossidativa con un semplice crostino burro e alici: non credeva che potesse essere un abbinamento adatto! Hanno un tesoro prezioso fra le mani e forse non se ne rendono conto, schiacciati da un mercato strano e pompato. Quest’anno invece andremo in Jura...poi vi racconteremo.

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