Come ti conquisto il diploma Wset – prima puntata

Come ti conquisto il diploma Wset – prima puntata

di Clizia Zuin

Da qualche giorno è iniziata la mia avventura per conseguire il Diploma Wset.

Cos’è la scuola WSET (acronimo di Wine & Spirit Education Trust)? È una scuola per diventare esperti di vino modulata su 4 livelli e nata a Londra nel 1969.

Per chi mastica già la materia enoica, i primi 2 livelli sono abbastanza banali, mentre le cose diventano più complesse col 3° livello non solo perché il corso è solo in inglese, ma perché (udite-udite!) durante il corso, la viticoltura italiana è solo uno dei tanti aspetti trattati e non l’unico, quindi una panoramica di curiosa straordinarietà sul nuovo mondo, nuovo in tutti i sensi.

E il 4° livello? Si potrebbe affermare che il 4° livello o Diploma Wset sia l’anticamera del Master of Wine, un bel percorso di studi che dura circa 2 anni e che approfondisce ulteriormente ogni fottuta tematica riguardante il mondo del vino, ovviamente sempre in inglese.

Perciò se non siete ferrati, e sottolineo ferrati con l’inglese, lasciate perdere.

È meglio o peggio dei vari corsi per sommelier effettuati in Italia? A confronto la Battaglia del Fosso di Helm nel secondo capitolo del Signore degli Anelli è una passeggiata. Per prima cosa bisogna aver superato il Wset3, of course, con relativo esame finale scritto e degustazione alla cieca di 2 campioni scelti a caso nel mondo.

A questo punto procedo con l’iscrizione, on line nel mio caso, ma con esami scritti e di degustazione che posso dare solo nella sede inglese di Londra, 2 volte l’anno. A 24 ore dalla mia iscrizione arriva il bombardamento di email con relative password, app da scaricare, interfacce con cui prendere confidenza. Oltre all’inglese, anche un po’ di dimestichezza informatica sembra essere assolutamente indispensabile.

Prima cosa da fare: firmare una clausola che mi vieta di diffondere il materiale didattico.

Fatto.

Seconda cosa da fare: seguire il tutorial che spiega come funziona la nuova interfaccia.

Fatto.

Ora il materiale è a mia disposizione e anche la scaletta settimanale che mi accompagnerà fino alla fine del mio diploma. Avete letto bene: settimanale.

Il corso inizia e alla mezzanotte, ora di Londra, tutti i quiz e i compiti in classe vengono resi noti. Dopo 10 ore le Insegnanti incalzano e incoraggiano a partecipare, leggere, rispondere, sempre con il loro fluente inglese. Panico.

Tutte le settimane sono previste: 70 pagine di libro da studiare, 2 quiz (con diverse domande aperte a cui rispondere), degustazioni di vini da tutto il mondo (lo sapevate che il Rosè d’Anjou è semi dolce? Io no, l’ho scoperto questa settimana, shame on me!) e relative correzioni, 2 ore di discussioni on line, lavori di gruppo con il coefficiente difficoltà maggiore dato dalle differenze di fuso orario, più quello che sarà l’esame finale.

Quel buontempone di Marco Masini direbbe: “Perché lo fai?”.

Ho miei buoni motivi.

  1. Questo è un Diploma se lo filano solo i cintura nera degli esperti del vino ed è con loro che voglio avere a che fare in futuro, lavorativamente parlando.
  2. Se loro non mi volessero, bene, questo è un diploma che all’estero ha un peso specifico molto più alto che in Italia.
  3. La mia classe è composta da circa 25 studenti: diversi statunitensi, sudamericani, spagnoli, polacchi che vivono in Irlanda, cinesi e un ragazzo da Singapore, ci siamo già scambiati soggiorni gratis in tutto il mondo e questa cosa mi piace da morire.
  4. Tornare sui libri non è facile, ma mi diverto molto, imparo e soprattutto esco un po’ dalla routine.
  5. L’approccio anglosassone al vino è diverso dal nostro: ogni forma di poesia o orpello sono banditi, la precisione è fondamentale, così come le analisi di causa-effetto. Questo, mi sto accorgendo, comporta un notevole e inaspettato risparmio di tempo ed è bellissimo.
  6. Dopo una settimana dall’inizio del corso sono arrivate le prime opportunità di lavoro a Londra…di questi tempi, parliamone!
  7. Beh, si sa, alle donne piace complicarsi la vita!

 

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Clizia Zuin

Veneta di origine, toscana di adozione, cittadina del mondo nel cuore. Dopo la laurea in Lingue Orientali, scopre la complessità del mondo del vino e dopo tanti anni ancora non si annoia. Ha lo straordinario superpotere di trovarsi sempre nei paraggi mentre si sta stappando una bottiglia monumentale. Formazione mista A.I.S e WSet, con la convinzione che presto conquisterà il mondo; in attesa di diventare il Dottor Male, collabora come sommelier in alcune delle cantine più celebrate di Toscana.

44 Commenti

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Lanegano

circa 5 mesi fa - Link

In bocca al lupo !

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Crepi! O Evviva il lupo! Grazie!

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marcow

circa 5 mesi fa - Link

"Per prima cosa bisogna aver superato il Wset3, of course, con relativo esame finale scritto e.........degustazione alla cieca........... di...2 campioni...scelti...a caso...nel mondo". __ Degustazione alla Cieca in 2 campioni sono scelti, attenzione, a caso e, attenzione, nel mondo. __ In altri dibattiti chi si batte per il rinnovamento delle degustazione fatta da ESPERTI in Italia e, quindi, per la degustazione alla cieca, veniva sbranato. Ed è stato detto che è FUFFA. (la degustazione alla cieca) Mi fa piacere che in questo corso internazionale sia menzionata. PS Spero che in questo blog si possa ancora commentare con il nickname come si fa da quando è nato il web e si continua a fare in tutto il mondo. Concentrarsi sul CONTENUTO dei commenti. E Contrastarli non con la famigerata FALLACIA ad HOMINEM ma con argute argomentazioni.

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Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

è una degustazione alla cieca ma non devi indovinare la tipologia, eh. E' una degustazione alla cieca per dare un rating di qualità complessiva e di aver capito la tipologia in generale. Non è certo una riprova della validità delle degustazioni alla cieca vs bottiglie scoperte.

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Stefano

circa 5 mesi fa - Link

Eh, quelle le faceva Michele, il "nostro intenditore di whisky" ai tempi della pubblicità del Glenn Grant... Qui sarà un po' come nei campionati dei sommelier, no?

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Giusto Andrea!

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Salvatore

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Clizia complimenti per l'ambizioso livello che ti sei posta! Io sono al passaggio precedente e cioè il livello 3, ma sto avendo qualche difficoltà. Hai qualche consiglio da darmi? grazie in anticipo

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Che tipo di difficoltà? Per me per esempio è stato difficile abituarmi alla nuova tabella di degustazione che mi sembrava un po' stringata. A lungo andare ci si abitua e si impara ad applicarla come richiesto dalla scuola

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Salvatore

circa 5 mesi fa - Link

No la questione è più sul teorico perchè c'è un bel pò di termini specifici da ricordare. Tu che metodo hai adottato?

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JC Viens

circa 4 mesi fa - Link

hello salvatore, i have started a group of WSET wine students on FB with the objective of helping each other out, you are welcome to join us there: https://www.facebook.com/groups/wsetstudentsitaly. All the best in your studies!

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Vinogodi

circa 5 mesi fa - Link

...difficile mi esprima in tal senso : però mi scappa un sano "machissenefrega"... Ora anche l' esperienza didattica personale di apprendistato enoico diventa materia di un articolo di Intravino? Creandomi scrupolo ho fatto leggere lo scritto ( perché articolo mi sembra eccessivo ) a tre amici appassionatissimi delle cose enoiche: idem, stessa mia reazione. Però mi andava esprimerlo. Ora mi taccio ... PS: a chi mi dice " passa oltre" ...fatto, ma purtroppo mi è toccato. Leggo tutti gli articoli di Intravino e questo non poteva fare eccezione.Immagino le peripezie didattiche nel master in chirurgia oncologica dentale che sta facendo mia figlia in USA ( dopo laurea in medicina odontoiatrica) ma che mi dispensa per carità umana senza pubblicare articoli su blog di medicina ... Ciao Clizia, scrivi benissimo, aspetto qualche tua considerazione vinaria da Master of Wine... PS: la degustazione cieca non è fuffa ma manfrina che stufa: relax...

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marcow

circa 5 mesi fa - Link

Vinogodi qui sei uno di quelli che si ripete spesso. E potrei dimostrarlo. A me piaci. Ma fino a un certo punto. Ognuno scrive quello che gli pare. È in tema? O è O.T.? È scritto con buona educazione? E allora vivi e lascia vivere. O saltami

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Vinogodi

circa 5 mesi fa - Link

...salto...

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Vinogodi. Io purtroppo non salvo la vita di nessuno, non ho così tante palle purtroppo! Ma con questo articolo volevo in piccola parte solleticare l'ego degli appassionati di vino italiani che molto spesso si fossilizzano su approcci maldestri o che non vogliono vedere quanto vino buono c'è fuori dall'Italia o fuori dai soliti circuiti. E poi siamo in pochi a fare questo percorso di studi e non ci conosciamo: magari ora possiamo fare gruppo! In bocca al lupo a tua figlia, spero non perda mai la voglia di studiare!

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bevo_eno

circa 5 mesi fa - Link

ciao Clizia bell'articolo, continua a scrivere anche per noi poveracci che non SAPPIAMO TUTTO dell'universo mondo e che non abbiamo bisogno di gare di smargiasseria per far valere le nostre opinioni in questo dilettevole passatempo che è scrivere commenti sui blog di vino.

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Certo! E grazie!

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marcow

circa 5 mesi fa - Link

No, io non salto nessuno. Mi bevo tutti i calici, anche quelli amari. E non mi perderei mai i commenti di Vinogodi. __ Ora lui critica il fatto che questo articolo di Clizia Zuin non sia in sintonia con il blog. Per me lo è e, come lettore, ho trovato interessante sapere come si svolgono questi corsi di un certo livellom Ho trovato poco interessante e poco in tema il fatto che la figlia di Vinogodi segua in USA ecc...ecc... ecc... Clizia Z tienici aggiornati. __ Mi ha colpito questo passaggio dell'articolo: "L’approccio anglosassone al vino è diverso dal nostro: ogni forma di poesia o orpello sono banditi, la precisione è fondamentale" E ho pensato agli orpelli retorici che abbondano nei discorsi che facciamo, in Italia, sul vino. E che troviamo negli articoli. E nei commenti. Compreso quelli miei.

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Vinogodi

circa 5 mesi fa - Link

...Marcow : era una similitudine/ paradosso ironico, il riferimento a mia figlia, da poter estendere a tutti quelli che stanno studiando seriamente e in facoltà decisamente più impegnative senza la necessità di descrivere il proprio percorso , enoico o non, come fosse un cimento eroico. PS: Andrea, saresti disposto a sostenere la tua affermazione al cospetto della dirigenza delle varie associazioni di sommellerie che gravitano sul territorio nazionale? Cioè che i corsi da sommelier , oggi, sono un ricettacolo di amatori , cioè di dilettanti fancaz*isti? ... e poi: "professionisti" di che? Della chiaccher...ahem...critica enologica o giornalistica specializzata? Della mescita al ristorante travestiti da pinguini con cravatta regimental ben annodata e la tazza ossidata al collo? Dei proprietari di enoteca? Degli inviati guidaioli? Del commerciante di vino? ...puoi specificare? Mi sembra che la migliore stampa specializzata, i grandi tecnici o la critica più influente, oggi, provenga da solidi studi universitari ... Compreso te...

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Grazie mille! Non pensavo di suscitare così tanti commenti, continuerò a scriverne!

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Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

Questo articolo è fondamentale perchè fa risparmiare migliaia di euro a chi vuole lavorare nel vìno in maniera professionale e non solo da amatore. Per gli amatore ci sono i corsi sommelier, per i professionisti l'unica strada oggi è il WSET, poche storie

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Stefano

circa 5 mesi fa - Link

Scusa Clizia, ma come classifichi il Rosé d'Anjou mi lascia qualche dubbio. Ci sono zuccheri residui senz'altro, ma non lo definirei semi-dolce; più zuccheri residui ha poi il Cabernet d'Anjou, che si differenzia anche per l'uvaggio (ed è piacevolissimo il contrasto tra i Cabernet e la vena zuccherina, appunto). Penso che in Francia li chiamino demi-sec o molleaux, ma a me è sempre sembrato strano, perché non mi sognerei mai di usare la stessa etichetta per alcuni bianchi alsaziani che hanno molto più sucre résiduel. C'è un premio per il commento più pedante? Lo posso vincere a mani basse, no? Domanda perfida, ma - ti assicuro - non provocatoria: la teoria ti chiede di conoscere anche nozioni come questa, ma qualcuno ti chiederà mai se hai messo il naso in un calice di Rosé d'Anjou? Che poi sarebbe il meno, perché sono vini reperibili ed economicissimi (e fantastici!), ma se vogliono che tu abbia assaggiato un vino tailandese come te la cavi?

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Stefano mea culpa, il Cabernet d'Anjou! Come vedi son messa proprio male e studiare dicono che faccia bene! Al corso dobbiamo assaggiare vini di tutte le tipologie (costosi e da supermercato) e da più Paesi del nuovo e vecchio mondo. Il Cabernet D'Anjou Rosé era insieme ad altri vini dolci: bevendoli insieme si dovrebbero così capire le differenze tra i vari residui zuccherini in modo da allenare il palato in maniera che, secondo me, è molto efficace

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Francesco Fabbretti

circa 5 mesi fa - Link

Articolo interessante e ben scritto (ma Clizia non la scopro certo io). Sul WSET, sul suo logico proseguimento nel titolo di M.o.W., sull'inutilità/utilità dei corsi di sommelierie nostani ho un mio punto di vista che non muta dopo questa lettura. Ho avuto modo di diplomarmi AIS e di sostenere un Master in Analisi Organolettica cob Bibenda (al posto del quale oggi c'è l'apparentemente più completo Bibenda Executive Wine Master). Faccio contento Marcow che ci tiene tanto alla degustazione alla cieca e gli rendo noto che il Master aveva tra le altre, proprio tre prove di quel tipo (una dedicato a un biano, una ad un rosso ed una ad un distillato). Nonostante all'epoca potessi vantare una preparazione media abbastanza alta in realtà mi è servita a ben poco nell'enoteca che ho guidato per tre lustri. Il bagaglio di conoscenze che vi ho sviluppato non sarebbe possibile in alcun modo concentrarlo in un corso, per quanto articolato. Ho imparato che tra il parlare (sia ur professionalmente) di vino e il lavorarci esiste una frattura a mio avviso insanabile. Un "addetto ai lavori" ha una visione del pianeta vino che dista eoni da un sia pur elevato affabulatore. La ragione è data dal fatto che il primo possiede una competenza commerciale che il secondo non ha, che lo porta a guardare il vino da una prospettiva radicalmente diversa. Questa prospettiva è la medesima che anima i produttori, i quali, secondo la mia passata ed attuale esperienza, guardano fino ad un certo punto cosa c'è scritto sul biglietto da visita, preoccupandosi invece di quale "tasso di conversione" una persona è capace di generare per i loro prodotti. Detto in modo più crudo, che si tratti di Romanella frizzante o di un Premier Grand Cru Classé, la proprietà èinteressata a valutare quanto indotto una persona sia in grado di generare con il suo mestiere. C'è chi lo venderà, chi lo rappresenterà, chi ne scriverà e chi lo insegnerà, i produttori non sono schizzinosi, accettano i servizi di tutti, a patto che quest servizi generino ritorno d'immagine (quantificabile economicamente) o vendita (diretta e/o indiretta). Il vino, lo si voglia o no, è uno dei tanti beni che fanno muovere gli ingranaggi delle società consumistiche; lo ha capito anche la Cina che sta cominciando a prodursi con dignitosissimi risultati i vini in casa. Quando lo capiremo anche noi?

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Ne parlerò prossimamente, ma posso accennarlo anche qui: un modulo su 6 è dedicato al marketing ed è un un argomento che viene poi approfondito ulteriormente al Master of Wne. Dopo il Diploma WSET, la figura del sommelier è una delle tante professioni posssibili. C'è chi va a lavorare nelle case d'aste, chi fa il giornalista, degustatore nelle guide, selezionatore di vini per catene di supermercati (lavoro ambitissimo in quanto molto ben pagato), chi importa vino o lo esporta, chi dirige grandi aziende vitivinicole o gruppi di queste....

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Francesco Fabbretti

circa 5 mesi fa - Link

Clizia ma davvero pensi che una parte di un corso di studi possa sopperire all'esperienza sul campo. A questo proposito vorrei sottolineare che la parte economica, lo "sterco del diavolo", è fattore imprescindibile indipendentemente da che lavoro si ambisca a fare. Lavori in una casa d'aste? Sarai valutata in base alle marginalità che le tue capacità garantiscono sui lotti aggiudicati (è quantificabile anche la "semplice" stesura del catalogo informativo) Vuoi fare il giornalista? Verrà valutata la percentuale di lettori che gradiscono il tuo operato. Scrivi le guide? Sarà dirimente la tua capacità di apportare cpntributi in grado di incrementarne le tirature. Vuoi fare il buyer per la GDO? Praticamente sei quotidianamente tartassato/a dalla direzione che scorrendo i tabulati non è soddisfatta delle ultime marginalità di ricarico, a causa delle condizioni di acquisto da te accettate che sono sempre migliorabili per i dirigenti (hanno il vizio di essere assetati di soldi, che ci vuoi fare?) Da convinto trinariciuto credo che quello in cui stiamo vivendo sia un presente distopico, eticamente compromesso in modo semi-irreparabile, però le regole sono queste, ci piaccia o meno. p.s. Scusa ma da cafone quale purtroppo sono rimasto ho dimenticato la parte più importante: Inbpcca al lupo per il tuo esam!

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Bell'osservazione. E grazie per i tuoi incoraggiamenti. Io sono 10 anno che faccio esperienza sul campo e che studio tutto ciòche riguarda il vino. Nonostante i miei sforzi in questi 2 lustri, questo corso mi permette di imparare. Io non produco vino, ma qualcuno lo deve pur vendere e ti confesso che vendere vino mi piace da morire, mi dà tante soddisfazioni e lo so fare meglio di tanti produttori, perdona la strafottenza se puoi. Siamo tutti più o meno alla mercé delle dinamiche di mercato, a meno che tu non diventi il protagonista di "Into the wild". Io non potrei, stare a contatto con le persone che ruotano intorno al vino è stimolante ed è un ambiente abbastanza sano dal punto di vista etico. Spero di poterti incontrare presto e parlarne davanti ad un bicchiere di vino!

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Francesco Fabbretti

circa 5 mesi fa - Link

Invito accettato, count me in! per quanto riguarda la tua affermazione "è un ambiente abbastanza sano" osservo che probabilmente devo avere avuto una delle esperienze di vita (perchè il vino mi ha rubato la vita, da quando cvi ha fatto irruzione) peggiori in assoluto. Ma non mi pare il caso di tirarla per le lunghe... a presto!

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Luke

circa 5 mesi fa - Link

Ciao. Stai svolgendo il tuo percorso online? Anche io spero di iniziare presto.

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Esatto! Lo sto facendo online, gli spostamenti per effettuare il corso in presenza a Londra sarebbero molto alti. Mi sono state affidate 2 tutor molto disponibili e abbiamo a disposizione 2 ore di chat la settimana in cui ci possiamo confrontare anche con gli altri studenti!

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domenico

circa 5 mesi fa - Link

Grazie Clizia, mi hai tolto ogni velleità sul WSET, mi sembra che l'impegno sia molto e non ho il tempo: mi hai fatto risparmiare soldi e fatica. Per quanto riguarda i commenti, mi fanno un po' ridere quelli che, sintetizzando, dicono che le tue motivazioni professionali siano non siano giustificate. E' ovvio che, se vuoi gestire un'enoteca in Italia, il WSET magari è ridondante. Se vuoi lavorare a livello internazionale nel 2021, e sottolineo nel 2021, forse serve. Con tutti i sommelier diplomati, e io sono tra quelli, se vuoi distinguerti, studiare non fa male.

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Ben detto! La mole di studio e di impegno è maggiore di quanto pensassi: per me si aggira sulle 6-8 ore settimanali, ma mi piace e quindi, esami permettendo, continuerò con piacere. E spero che alla fine del corso si possano aprire diverse strade lavorative

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Massimiliano

circa 5 mesi fa - Link

Il commento di Andrea sintetizza tutto perfettamente: il WSET è la Coppa dei Campioni, tutti gli altri corsi, corsetti sparsi in Italia (una legione...) sono un buon campionato di Promozione. Oggi se si vuole essere presi sul serio sui mercati internazionali questo è l'unico lasciapassare obbligatorio, il resto sono chiacchiere da bar.

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Da un lato è vero, dall'altro devo ammettere che a me l'Ais ha dato davvero tanto

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Giuseppe

circa 5 mesi fa - Link

certo Clizia proprio quello che volevo dire. Per me e` stato cosi` con ONAV, non tanto coi corsi in se` ma con tutta` l'attivita` delle sezioni che viene dopo: monotematiche, verticali, banchi d'assaggio, visite in cantina, incontri con professionisti e personaggi davvero notevoli, e soprattutto la conoscenza "fisica" di altri appassionati con cui confrontarsi (o scontrarsi) con molti dei quali, ovviamente, e` nata anche una solida amicizia che va oltre l'associazione in se`. Di nuovo buon cammino e tienici agigornati Giuseppe

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Antonio

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Clizia, siamo sulla stessa barca :) Ho cominciato il Diploma a gennaio, e a giugno darò nel giro di 3 settimane gli esami del D1 e D2. Anch'io sto facendo il percorso online, per una questione logistica soprattutto (vivo in Danimarca, frequentare in presenza un corso a Londra sarebbe stato molto difficile). Sarebbe simpatico rimanere in contatto per scambiarci opinioni e consigli. Personalmente, apprezzo molto l'approccio WSET e lo trovo molto consono alla mia impostazione e approccio al mondo del vino. Paragoni con la scuola italiana tuttavia non posso farne, non avendo mai frequentato i corsi delle associazioni nostrane. Ti saluto, e non vedo l'ora di leggere le prossime puntate del tuo diario di viaggio :)

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Grazie mille! Certo, rimaniamo in contatto!

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Nicolò

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Clizia, molto interessante! Per chi volesse approcciarsi ai corsi WSET con già una discreta conoscenza di base, consigli di partire dal livello 2 o direttamente dal 3? Ho letto che è possibile accedere al terzo tramite un test di valutazione. Grazie :)

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clizia

circa 5 mesi fa - Link

il livello 2 è una buona partenza per avvicinarsi al loro tipo degustazione. Ma puoi saltarlo e andare direttamente al terzo come ho fatto io, mi sono trovata benissimo!

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Giuseppe

circa 5 mesi fa - Link

Clizia, innanzitutto complimenti per la voglia di mettersi in gioco e buona fortuna per l'avventura. A me non dispiace avere un "resoconto" puntuale di come progredisce il tuo corso: sensazioni, curiosita` aneddoti etc... etc... oltre che a qualche informazione sulla sostanza. Non capisco tante critiche lette ma fatico anche con i peana smisurati che tendono a relegare la didattica italiana in materia come infima Cenerentola. Anche io in passato ho accarezzato l'idea di provare ma mi ha subito bloccato la padronanza dell'Inglese che, per chi come me e` nato nei `60 e` sempre uno scoglio arduo. Oltre all'impegno economico non indifferente si intende... Ho lurkato materiale ed esami sostenuti da un amica (compagna corsi ONAV/AIS) e in effetti i primi due livelli WSET non dovrebbero spaventare nessuno, il terzo comincia a essere davvero impegnativo ma sono sicuro che con impegno e passione ce la farai alla grande! Saluti a tutti PS - sono d'accordo che le cose piu` importanti siano la passione e la curiosita` (e questo vale per tutto) e non "il pezzo di carta" ma ritengo che seguire i corsi delle associazioni piu` accreditate sia un ottimo inizio. Se poi di questo se ne vuole fare pure una professione forse addirittura una necessita`

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Grazie, esatto, l'inglese ad alti livelli è fondamentale, per fortuna tante case editrici stanno traducendo diversi libri sul vino, pian pianino dovrebbe diventare tutto molto accessibile!

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Elgaldil

circa 5 mesi fa - Link

Io apprezzo molto qualsiasi tipo di impegno profuso nell‘arricchimento “culturale” e professionale di ognuno. Nello specifico del WSet ho sentito sempre parlare piuttosto bene. Credo che poi -lavorativamente parlando- il know how commerciale si faccia sul campo (purtroppo o per fortuna è così) e lo dico per esperienza, anche se in altri settori. L’unica cosa che, da stolto amante del vino quale sono, mi sembra sempre un po’ mancare è un sufficiente approccio “enologico”. Magari può essere superfluo, difficile per me dirlo, eppure (sarà il mio dna di matrice contadina) la terra, la vigna e la cantina hanno una necessità di studio che purtroppo resta sempre un po’ a latere... ma lo dico da folle che piuttosto che proseguire nei corsi AIS sogna una seconda laurea in enologia

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Clizia

circa 5 mesi fa - Link

Fantastico il tuo commento! Il primo esame è di enologia, un paio di libri fitti fitti sia di concetti che di parole. Il secondo esame è marketing e non ha nulla da invidiare ai vari esami di marketing di economia e commercio. Trovo anche giusto iniziare con queste 2 materie: credo che la scuola volesse dare un chiaro segnale. Poi, chiaro che l'esperienza conta e spero alla mia età di aver se non altro maturato anche un filino di saggezza

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marcow

circa 5 mesi fa - Link

E se uno volesse fare il Critico Eno-(gastronomico) quale corso dovrebbe frequentare? Quali materie dovrebbe studiare? Quali Competenze? Quali Abilità? Non lo so. Non penso che esista un corso, un percorso formativo, una scuola, una laurea ecc... che formi, in particolare e specificamente, il CRITICO Eno-Gastronomico. Io ne sento tristemente la mancanza. Ma la caratteristica fondamentale è soltanto una: stare al SERVIZIO del Cliente, del Consumatore, del Cittadino che deve scegliere un prodotto, un sevizio... un vino. Non basta affinare le Capacità di Analisi Sensoriale. Bisogna affiancare altre qualità. __ Ma c'è ancora bisogno di (Veri) Critici Eno-Gastronomici... INDIPENDENTI ... nell'epoca contemporanea...dominata...dal Marketing?

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vinogodi

circa 4 mesi fa - Link

... parafrasando il tuo pensiero esplicito , penso una laurea in fisica quantistica , una in comunicazione e una in statistica matematica siano i prerequisiti. Opzionale una in scienze biologiche e chimica . Poi tanta buona volontà e capacità d'astrazione se si è astemi. Come plus bere davvero molto ...

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