Collestefano, il Verdicchio unico di Fabio Marchionni

Collestefano, il Verdicchio unico di Fabio Marchionni

di Jacopo Cossater

Una recente piccola verticale organizzata in cantina dal giornalista marchigiano Francesco Annibali si è rivelata occasione buona tanto per visitare una delle realtà più rilevanti di Matelica quanto per fare una riflessione sui vini di Collestefano e sul loro ruolo all’interno della denominazione.

Le caratteristiche e le peculiarità del Verdicchio di Matelica di Collestefano sono molto conosciute e sono più o meno le stesse da molti anni. Da una parte un vino di particolare riconoscibilità, sempre freschissimo ai limiti dello “stretto”, del “serrato”, vino molto verticale prodotto in un areale noto proprio per regalare Verdicchio meno grassi e decisamente più snelli e asciutti rispetto a quelli prodotti all’interno della grande e vicina denominazione di Jesi. Dall’altra quella di essere uno dei vini più economici della tipologia, Verdicchio che viene venduto in cantina a 8,50 euro a bottiglia e che a scaffale non supera mai i 10 euro.

Molto riconoscibile, poco costoso. La ricetta per un successo annunciato, o quasi. È lo stesso Fabio Marchionni, proprietario di Collestefano, a raccontare durante una passeggiata nei vigneti quanto il prezzo abbia avuto un ruolo centrale nel successo dei suoi vini, specie a partire dal 2006 con il primo Tre Bicchieri del Gambero Rosso: «arrivavo io con un vino premiato come gli altri che però costava la metà, lo volevano tutti». E ancora: «è stato il prezzo ad aprirci una marea di mercati, Stati Uniti su tutti».

Questa la verticale, con poche note appuntate durante assaggi che non hanno fatto che confermare le caratteristiche di un bianco che fa della freschezza agrumata il proprio tratto più distintivo.

· Collestefano, Verdicchio di Matelica 2020
A causa della pandemia e del conseguente rallentamento del mercato è vino che è rimasto in vasca sulle fecce fini per qualche mese in più (le vendite di questo 2020 sono iniziate a maggio invece che a marzo), pratica che Fabio sostiene di voler mantenere anche in futuro. Ne è derivato un Collestefano appena più soffice, più “biscottoso” e al tempo stesso, come sempre, caratterizzato da un’acidità sferzante, che fa salivare e che invita all’assaggio. A me è piaciuto molto, sarà interessante tornarci dopo l’estate come sempre con i Verdicchio di Collestefano, vini che guadagnano in completezza superati i 12/14 mesi dalla vendemmia.

· Collestefano, Verdicchio di Matelica 2019
La grande annata c’è e si sente. Note “gialle” si affiancano a un soffio alpino che apre a un assaggio teso ma al tempo stesso gastronomico, appena paffuto al centro, impreziosito sui bordi da una bella punta di cedro (tratto distintivo di tutti i Verdicchio di Collestefano). Molto buono, molto appagante, probabilmente il “campione” di questa breve degustazione.

· Collestefano, Verdicchio di Matelica 2018
Molto, troppo evoluto: note di idrocarburi che ci si aspetterebbe essere presenti tra molti anni sono già protagoniste all’interno di un profilo molto minerale. Assaggio asciutto e dall’acidità secca, sferzante, che sfuma verso la pietra focaia.

Edit: dopo ampio confronto con persone appassionate di Collestefano è emerso che questa nota di assaggio potrebbe riferirsi a un lotto non particolarmente fortunato (con tappo a vite). Altre bottiglie aperte nei giorni immediatamente successivi la pubblicazione di questo post sembrano essere ancora in grande forma.

· Collestefano, Verdicchio di Matelica 2017
Le annate (molto) calde a Collestefano regalano vini subito golosi, facilmente leggibili, ma sulla lunga distanza poco dinamici. È questo il caso, vino dall’acidità presentissima che però risulta essere un po’ fine a se stessa, che con un agrume molto maturo non va verso la sua solita vivacità espressiva.

· Collestefano, Verdicchio di Matelica 2016
C’è una nota erbacea che ne impreziosisce il profilo, magari meno agrume ma da subito l’idea è quella di avere a che fare con un bianco molto completo, armonico, puntuale. Grande annata e grande vino, splendidamente espressivo, profondo e invitante nella beva. Con il 2019 il vino della giornata (ma occhio al 2020).

· Collestefano, Verdicchio di Matelica 2015
Personalmente la sorpresa: vino reattivo, scattante e al tempo stesso avvolgente. Note di erbette di campo, toni minerali oltre al solito sottofondo agrumato. Vino che durante l’assaggio per il suo essere un po’  così saporito, un po’ meno asciutto di altri Collestefano mi ha fatto pensare ad alcuni Jesi.

· Collestefano, Verdicchio di Matelica 2014
Al contrario, le annate più fredde sono quasi sempre quelle che più riescono a sorprendere, a Collestefano: acidità piena, irruenta e potente, che arriva e che travolge in un contesto di grande partecipazione. Vino energico sulla mineralità, ricco e profondo, che forse oggi paga qualcosa in termini di facilità di beva ma che ogni volta stupisce per estensione.

Collestefano 2020

La riflessione che è nata dopo questa breve degustazione ha a che fare con uno stile che si è imposto sugli altri: in quanti pensano a Matelica e subito immaginano vini come il Verdicchio di Collestefano? Il successo e la diffusione dei vini di Fabio Marchionni hanno forse fatto sì che questo specifico Verdicchio sia diventato una sorta di sinonimo di Matelica, e che quindi poi tutti si aspettino dai vini di questa zona dei profili gustativi che in qualche modo richiamano i vini di Collestefano. Vini appunto asciutti, verticali, straordinariamente freschi sull’agrume.

Non che Matelica non sia così: è territorio certamente più continentale rispetto a quello di Jesi. Temperature più fresche e maggiori precipitazioni che si traducono in vini dall’acidità più spiccata, meno rotondi, non di rado addirittura leggermente più salini. Nonostante questo sembra che Matelica abbia molto da offrire oltre questo specifico modello, che sia cioè territorio che oggi più che mai è difficile imbrigliare all’interno di questo specifico modello.

Se abbiamo ormai da tempo la consapevolezza che quella dei Castelli di Jesi sia denominazione molto sfaccettata, composta da tanti territori e da tanti stili, su Matelica questa affermazione è forse meno vera. Per le sue ridotte dimensioni, certo, ma anche per una nomea che non va oltre i soliti 2 o 3 aggettivi (usati in lungo e in largo anche da sottoscritto, ci mancherebbe). Chissà se i tempi siano maturi per una riflessione più ampia, pensiero già fatto assaggiando i vini di Sergio Marani pochi mesi fa.

Sui prezzi di Collestefano invece nulla da dire: una politica commerciale, quella di Fabio Marchionne, che dimostra quanto successo e affermazione non siano necessariamente sinonimi di una rincorsa verso un posizionamento sempre più alto.

Jacopo Cossater

Se di giorno insegna marketing digitale e si occupa di e-commerce dopo il tramonto scrive di vino provando ad allontanare un po’ lo sguardo e a non concentrarsi troppo sul solo bicchiere. Ha un debole tanto per i bianchi più continentali quanto per i rossi più mediterranei, non potrebbe però mai fare a meno dei vini dell’Italia Centrale, Chianti Classico su tutti. Qui su Intravino dal 2009.

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