Che sapore ha il Petrus affinato nello spazio?

Che sapore ha il Petrus affinato nello spazio?

di Elena Di Luigi

A gennaio di quest’anno sono rientrate le 12 bottiglie di Bordeaux lasciate orbitare intorno alla Terra per 14 mesi (400 giorni, 300 millioni km) e a zero gravità. Durante la permanenza nei laboratori della stazione spaziale International Space Station (ISS)  i campioni sono rimasti sigillati in singoli cilindri in acciaio, e catalogati solo con il nome della regione di provenienza, cosí come gli altri prodotti alimentari ma non solo, con lo scopo di studiare la resistenza e l’invecchiamento in assenza di gravità. Solo dopo la degustazione alla cieca di marzo la Space Cargo Unlimited, la compagnia finanziatrice del progetto con l’Università di Bordeaux, ha rivelato il nome del primo vino spaziale: si è trattato di uno Chateau Petrus Pomerol 2000, oggi venduto a circa 5 mila euro a bottiglia.

Nicolas Gaume, CEO e co-fondatore di Space Cargo Unlimited, ha dichiarato che questa missione è solo una prima tappa di un progetto piú ampio e complesso che servirá per capire il futuro della scienza agricola. L’obiettivo è sperimentare nuove forme di coltivazioni sostenibili, sane e capaci di soddisfare il fabbisogno di una popolazione in costante crescita. Il direttore scientifico dell’esperimento, Michael Lebert dell’università Friedrich-Alexander di Norimberga, ha sintetizzato l’importanza di questa missione dicendo che lo stress causato da condizioni ambientali estreme, in questo caso lo spazio, possono distruggere o forzare dei cambiamenti evolutivi in modo rapido.

Per questo oltre alle bottiglie di Bordeaux sono state spedite nello spazio anche 300 barbatelle di merlot e cabernet sauvignon che hanno dimostrato una crescita piú veloce rispetto a quella che avrebbero avuto sulla Terra, e ancora piú importante, hanno sviluppato una resistenza avendo ricevuto meno acqua e meno luce.

La degustazione alla cieca si è svolta presso l’Institut des Sciences De la Vigne et du Vin a Villenave-d’Ornon, e i 12 fortunati degustatori hanno dovuto comparare e distinguere due vini, lo Chateau Petrus 2000 orbitato da quello rimasto a terra. I pareri finali sono stati diversi ma tutti d’accordo nel dire che i vini erano evoluti in modo diverso.

Fra tutti quello della giornalista britannica Jane Anson, autrice della guida Inside Bordeaux, la quale ha detto che anche lasciandosi guidare dal colore, si puó dire che quello rimasto a terra è piú chiuso, piú tannico e quindi piú giovane rispetto all’altro. Philip Darriet, direttore del ISVV e professore dell’università di Bordeaux, si è detto certo della differenza, e che quindi non è azzardato dire che l’assenza di gravità puó cambiare un vino, ma se abbia guadagnato o meno in complessità, lo stabiliranno studi più approfonditi. Per Lebert le analisi chimiche e biologiche saranno utili per capire come accelerare l’invecchiamento di certi vini pregiati.

L’ultima tappa della missione, almeno per ora, è stata la messa all’asta presso Christie’s di due bottiglie di Chateau Petrus 2000, anche qui, una spaziale e l’altra terrestre, per consentire a chi potrà acquistarle, di degustarne e apprezzarne le differenze. Christie’s stima di ricavarne 830 mila euro, e una parte servirà a finanziare i futuri esperimenti di Space Cargo Unlimited.

Delle 12 bottiglie che lo Chateau ha messo a disposizione per questa avventura, tre sono state aperte per la degustazione di marzo, una è stata destinata all’asta e otto lasciate per la ricerca che continuerà in laboratorio. É leggittimo chiedersi per quale altro motivo, oltre al prestigio, sia stata scelta una cantina come Chateau Petrus e la risposta è presto data: sono pochi i vini che possono comodamente invecchiare oltre 60-70 anni e Petrus è tra quelli.

Ma chiaramente un vino diventa prestigioso anche perchè acquista saggezza negli anni, e questo, almeno per ora, è una prerogativa della Terra.

5 Commenti

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Stefano

circa 2 mesi fa - Link

Mi manca il commento di vinogodi sull'annata 2000 di Petrus in generale e sulla sua impressione su quello con passaggio nello spazio ("affinamento" mi pare eccessivo); non posso credere che tra le 8 bottiglie avanzate, almeno un paio non siano finite nella sua cantina. O le avrà affidate alla NASA per un ulteriore passaggio su Marte?

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Vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...devo deludervi. Non l' ho ancora bevuto. Solo questione di tempo...

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Mi offro volontario per la degustazione comparata......

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Roberto

circa 2 mesi fa - Link

Nell’articolo si riportano questi passaggi: “due bottiglie …. una spaziale e l’altra terrestre” verranno messe all’asta; la casa d’aste “stima di ricavarne 830 mila euro”; restano altre “otto lasciate per la ricerca che continuerà in laboratorio”. Se le mandano all’asta ipotizzando la stessa stima si può fantasticare il seguente esercizio matematico: 8x830 mila fanno altri 6,64 milioni oltre ai primo 0,83 milioni per - ipotetici sia chiaro - 7,47 milioni. Poi, dopo, a mio modestissimo e personale avviso, arriva la motivazione addotta per la scelta di quel vino ovvero sempre citando “sono pochi i vini che possono comodamente invecchiare oltre 60-70 anni e Petrus è tra quelli”. Si potrebbe anche concludere: sono pochi i vini che avrebbero permesso questo redditizio investimento.

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Giuseppe

circa 2 mesi fa - Link

Ho visto dal filmato twitter che degustano ancora coi vecchi "bicchierini" ISO, sono ancora lo standard nelle degustazioni e nei concorsi ufficiali? Per il resto concordo che "l'esperimento con le bottiglie" mi sembra piu` una trovata commerciale che altro. Molto piu` interessante la parte riguardante le barbatelle. Pero` se la prima serve a finanziare la seconda e quel che verra` dopo allora ben venga. Saluti Giuseppe

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