Champagne | Clos d’Ambonnay, Clos du Mesnil e Krug Collection: cosa mi è piaciuto e cosa no

di Cristiana Lauro

Finalmente ho bevuto anche Krug Clos d’Ambonnay 1995 e ora  che ho completato il mosaico, credo sia tempo di tirare le somme su una delle più prestigiose e costose maison de Champagne al mondo. Primo millesimo, Clos d’ Ambonnay proviene da una microparcella poco più grande di mezz’ettaro, quindi un terzo circa rispetto a Clos du Mesnil che uscì per la prima volta con l’annata ’79, una delle bottiglie più buone che abbia mai bevuto.

100 % pinot nero, Clos d’Ambonnay fa una prima fermentazione in botte piccola e riposa  in cantina 12 anni. Nel bicchiere si presenta dorato, molto vivo, luminoso e brillante. All’olfatto l’impatto è un po’ evoluto, mi ha ricordato un Vieille Vigne di Bollinger 1998 bevuto poco tempo fa. Piuttosto maturo, largo in bocca e decisamente molto sapido. Sentori di pasticceria, note speziate e  ben fuse con acidità abbondante (cui non corrisponde un frutto altrettanto ricco) ed innegabile eleganza ma, nonostante questo, gli manca un po’ di freschezza, nota ricorrente, nello stile della casa. Stile che credo stia cambiando, almeno a giudicare dall’ultimo Krug Vintage 2000  che mi è parso  più sorridente, forse in direzione Dom Perignon, che preferisco e prevedo che questa scelta farà vendere più bottiglie. Anche il perlage non era dei migliori provati: bolla senza brio, un po’ stanca. Sto parlando di un vino dal prezzo sconvolgente, non giustificato dalla tiratura limitatissima. L’annata ’95 era distribuita da Antinori  in Italia e costava circa il 40% più che altrove, ma non ho capito perché.

Entrambi i Clos  di Krug sono grandissimi champagne ma non mi convincono, sebbene Clos du Mesnil ’79 sia stata una delle bottiglie più importanti della mia vita, provando a scomodare la mia sfera emozionale normalmente silente. Li trovo sovrabbondanti, esasperano alcune caratteristiche senza coralità, come i fenomeni da baraccone, se mi si passa l’iperbole con un buffetto, senza mazza da baseball.

Clos du Mesnil è 100% chardonnay proveniente da un singolo vigneto.

Clos du Mesnil ’96. Grande millesimo e si sente. Pieno e cremoso con grande finezza. Minerale e salino in bocca sa di agrume candito ma svela anche una nota speziata assai intrigante. Finale interminabile e acidità eretta, bella dritta come si conviene allo stile della maison. Indimenticabile ma ancora giovane, lo riproverei fra 4/5 anni, perché sarà un gigante.

Clos du Mesnil ’95 magnum. Appena ribevuto ed è come lo ricordavo, molto ricco, una nota fungosa evidente, poi miele e frutta bianca matura, decisamente minerale ed equilibrato nel rapporto fra acidità, texture e alcolicità. Lunghissimo in bocca, perlage perfetto però manca di freschezza, più per maturità che per ossidazione. Insomma, con rispetto parlando non e’ il mio champagne. Troppo cerebrale, come direbbe Wittgenstein.

Clos du Mesnil ’92. Bevuto in magnum è buonissimo e molto più fresco del ‘95. Qui ho ritrovato, su caratteristiche simili ma più briose, l’agrume, soprattutto  buccia di cedro, insieme a fiori bianchi, mela gialla e crosta di pane. Perlage un po’ fiacco.

Clos du Mesnil 1988. Meno interessante del ’92, burroso, lievito e miele sovrastano  la freschezza pur presente per acidità vigorosa.

Krug Collection 1989 magnum. Grandissimo, è fantastico e vado oltre: i Collection sono i miei preferiti fra i prodotti della maison. Leggeri sentori vanigliati non invadenti, frutta secca e agrumi, pompelmo e cedro. Affilato con nerbo, fresco e privo di ossidazione, ha personalità da vendere come un vera primadonna.

Krug Collection ’79 e ’81 magnum. Diciamo che sulla carta dovrebbe essere migliore il ’79 e invece nel mio caso l’81 è stato più gioioso, una vera sorpresa nel duello. L’81 di Collection ha un frutto incredibile e sentori floreali quasi giovanili. Sapete cosa mi piace di Krug Collection? Il fatto che evolva senza invecchiare e posso dirlo dopo aver bevuto il’64, sempre in versione magnum. Per me è incredibile come gli anni migliorino questo champagne senza arrivare mai a mortificarlo, ad avvilirlo. Krug Collection è una forza della natura!

Il ‘64 aveva ancora l’etichetta bianca e nel bicchiere si è presentato giallo vivo, brillante. Al naso e in bocca un po’ di miele, spezie e frutta secca. Cremoso, velluto di seta.  Il frutto complesso è pieno al centrobocca con un lungo finale elegantissimo. Ecco cos’altro mi fa preferire i Collection ai Clos di Krug: il passo, l’eleganza e la misura che sposano la concretezza.

Per quanto riguarda i Vintage segnalo un deludente ’90, decisamente stanco, un ’95 senza infamia e senza lode, così come il ’98 che fatico anche a ricordare benche’ provato meno di un anno fa. Il 2000, come dicevo, prende un’altra direzione. Limone e mela gialla con grande mineralità, molto fresco e più sottile rispetto ai precedenti. Forse si spersonalizza ma per me e’ molto buono, anche se prevedo che  il pubblico degli appassionati avrà qualcosa da ridire.

E per finire dico che la Gran Cuvee non e’ mai stata in cima alle mie preferenze ma ha una costanza invidiabile e sulla lunga distanza ne semina parecchi alle sue spalle. Quasi tutti.

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Cristiana Lauro

Cantante e attrice di formazione ma fortemente a disagio nell’ambiente dello spettacolo, che ha abbandonato per dedicarsi al vino, sua più grande passione dopo la musica. Lauro è una delle degustatrici più esperte d’Italia e con fierezza si dichiara allieva di palati eccellenti, Daniele Cernilli su tutti. Il suo sogno è un blog monotematico su Christian Louboutin e Renèe Caovilla, benchè una rubrica foodies dal titolo “Uomini e camion” sarebbe più nelle sue corde. Specialista di marketing e comunicazione per aziende di vino è, in pratica, una venditrice di sogni (dice).

9 Commenti

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alfio

circa 9 anni fa - Link

stupendo

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Fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

Lunga vita a te Cristiana. È raro trovare note di questo livello in rete. È ancora più raro è trovarne con schede e commenti non del tutto positivi. Vuoi perché dopo aver speso un' ira di Dio per bere non si ha il coraggio della propria insoddisfazione, vuoi perché se parli anche velatamente male di Krug poi magari non ti invitano alle presentazioni, non ti ospitano in chanmpagne e non ti invitano alle cene gala. Complimenti anche se ad esempio a me il 95 piace un frego mentre il 92 con la sua acidità più viva del resto non mi ha fatto impazzire.

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Alessandro Bocchetti

circa 9 anni fa - Link

Fabrizio, Mica stiamo qui a bere da tanti anni per smacchiare i giaguari... :D Ciao A

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john giftedson

circa 9 anni fa - Link

Interessante il punto di vista su clos d'ambonnay. Mai bevuto e difficilmente lo berrò. Per me la 1990 bevuta 8 anni fa fu al limite del rivelatorio insieme ad un Substance altrettanto prodigioso. So che stilisticamente siamo lontano dalle passioni della signora Lauro. Spero solo che, trovandosi sotto lo stesso tetto, LVMH non cada nella tentazione di avvicinare troppo Krug a DomP sarebbe commercialmente un'errore clamoroso. Concordo pienamente con la BM sulla Gran Cuvée. Penso che sia una bella espressione da assemblaggio (piace o non piace ma ha senso).

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john giftedson

circa 9 anni fa - Link

vorrei salutare il signor bocchetti che ho avuto il piacere di conoscere una settimana fa. Lo saluterei al grido ".....L....ti dov'è L....ti?" :-D

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Alessandro Bocchetti

circa 9 anni fa - Link

Gentile mister giftedson, sempre un piacere salutarsi tra gentiluomini... Purtroppo non la ricordo, ma credo che non avesse un accento molto british! ;) Ciao A

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Rossano Ferrazzano

circa 9 anni fa - Link

Mi oppongo, sempre mi oppongo, fortissimamente mi oppongo. Media Notizia il post sulle clamorose bocce sciampagnotte kruggose della Lauro, e Grande Notizia il post dei superalcolici ripassati sulle boccione supermodellose del tal produttorucolo marchettaro dell'altro ieri? Ma dove finiremo, Signora Maria? A Vigevano? :-P

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Sir Panzy

circa 9 anni fa - Link

Amo lo stile ossidativo di Krug, mi fa impazzire!!! Collection e GC da bere a secchi, anzi il GC per me è il riferimento del mio gusto. Cristiana, ora smettila con questi post/degustazione.. In italia siamo abituati a vecchi tromboni che fanno marchette oppure a vecchi dimenticati da tutti che attaccano il grande di turno per i 5 minuti di popolarità.. Rientra in modalità "Italiano medio" o quì succede un casino ;)

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Tito

circa 9 anni fa - Link

Se è vero che i vini sono di chi li fa, nel senso che vengono pensati prima di essere prodotti, è bella e verosimile la storiella che il buon Joseph, per favore leggasi con intonazione crucca, volesse con la Grand Cuvèe raggiungere il suo vino perfetto. Ed infatti la chiamava la cuveè numero “uno”, proprio perché aveva in se tutti quei millesimi che, permettetemelo, a meno che non escano dalle cantine Krug, leggasi Collection, presentano troppi fattori variabili per poterli degustare in senso pseudo assoluto. La spina dorsale di estrema freschezza è sempre stata un segno di riconoscimento di entrambe le cuvèe Krug, ovviamente magistralmente tessuta a tutto il resto... e perdonatemi se non mi va di enfatizzare, bensì sottolineare che a parte la prima e la “seconda” cuvèe, il millesimo appunto, tutto il resto è solo marketing becero per far soldi anche se, se me lo potessi permettere, berrei quella in bianco al mattino appena svegliato e quella in nero la sera prima di andare a letto, magari quella in rosa al pomeriggio. Comunque, però, per quanto mi vada di fare i complimenti a Cristiana, che quando scrive col cuore comunica andando oltre i limiti spazio-temporali, anche perché con i vini ci lavora e soprattutto perché se li beve anche, per l’analisi dei millesimi che molti fanno, spero che rimanga sempre e solo un gioco per avere di che scrivere e, quindi, GIOCARE!

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