Cent’anni fa cominciava il Nobile Esperimento: il Proibizionismo alcolico negli Stati Uniti

Cent’anni fa cominciava il Nobile Esperimento: il Proibizionismo alcolico negli Stati Uniti

di Thomas Pennazzi

È un secolo esatto oggi, 17 gennaio, dacché entrò in vigore il Diciottesimo Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti, il più grande esperimento sociale contro l’uso dell’alcool mai tentato in una nazione, partorito dagli ottocenteschi movimenti religiosi di temperanza.

Già numerosi Paesi della federazione statunitense avevano emanato leggi locali contro l’abuso dell’alcool, vietandone o limitandone la vendita. Ciò che interessava ai legislatori era tutelare paternalisticamente l’uomo della strada, il povero, l’operaio, dall’abbrutimento causato dall’alcool e dalle sue conseguenze sociali e sanitarie, vedendo in ciò la causa di quasi tutti i problemi del popolo. All’inizio del Secolo Breve questi movimenti avevano raggiunto un consenso tale, sostenuto dalle donne e dalle Chiese evangeliche, oltre che dalla classe imprenditoriale,  confluito nell’Anti Saloon League, per cui il Congresso aveva dovuto prendere la fatale decisione.

Gli Stati Uniti non sono stati l’unico Paese a vietare il consumo dell’alcool: molti Stati di lingua inglese, l’Islanda, la Norvegia, e la Finlandia introdussero severe limitazioni alla vendita od alla mescita degli alcolici tra la fine della Prima Guerra Mondiale e l’inizio degli anni Trenta del secolo scorso.

Negli Stati Uniti l’avvio del Proibizionismo fu salutato come l’avvento di una nuova era di progresso. All’inizio sembrò essere vero: la legge portò tra i suoi effetti un crollo del consumo di bevande alcoliche, dell’assenteismo lavorativo, degli arresti per ubriachezza, delle malattie alcool-correlate, ed un netto miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie a basso reddito.

Poiché è nella psicologia umana desiderare tuttavia ciò che è vietato, anche le ombre del Nobile Esperimento furono numerose.

Prima di tutto avvenne il crollo della filiera degli alcolici: dalla birra ai distillati, le aziende del ramo furono costrette a chiudere ed a licenziare gli addetti, così come ordinava il Diciottesimo Emendamento. Il quale proibiva la produzione, la vendita, il trasporto e la distribuzione di liquori intossicanti, ma, badate, non il loro consumo. In secondo luogo, lo Stato Federale ebbe enormi perdite finanziarie, tra tasse mancate ed i costi correlati al rispetto della legislazione.

Il vero dramma fu però quello di coloro che, pur favorevoli alla moderazione indotta dal Proibizionismo, si trovarono con enorme sorpresa vittime della severissima legge attuativa. Il Volstead Act, che regolava tecnicamente l’attuazione dell’Emendamento, stabilì la definizione di liquore intossicante come qualunque bevanda contenente più dello 0,5% di alcool, quindi colpendo anche i prodotti non derivanti dalla distillazione, come vino e birra. L’industria della birra americana, sviluppata già da decenni, subì uno shock inatteso ed irreparabile.

In un lampo si videro fiorire i leggendari speakeasy, le distillerie di moonshine, ed una potente ed organizzata malavita dedita al bootlegging di alcolici, con il famoso Al Capone tra i capi della lucrosa industria clandestina; ma questo lo sapete già da decenni di cinema.

I vignaioli californiani incorsero nel dilemma tra espiantare le vigne od attendere tempi migliori, nella speranza di una modifica legislativa. Il Volstead Act permetteva tuttavia il commercio dell’uva e dei suoi estratti analcolici: e ben presto si trovò il machiavello. Nacquero i cosiddetti wine-grape bricks. Queste scatole contenevano un concentrato di succo d’uva da sciogliere in un gallone di acqua, e portavano stampato sulla scatola cosa non si doveva fare per ricavarne del vino. Con questo trucco molti agricoltori della Napa Valley guadagnarono montagne di dollari, poiché il prezzo dell’uva passò dai $9,50 per tonnellata del 1920 ai $375/t del 1924, ed il consumo di vino statunitense (sebbene ora fatto in casa in qualche modo) tra il 1917 ed il 1925 raddoppiò. L’affare era redditizio, e attirò nuovi investitori facendo espandere le superfici vitate. A fare fortuna con l’uva fu una delle più celebri famiglie del vino americane, i Mondavi, il cui capostipite, il marchigiano Cesare, decise di trasferirsi dal Minnesota a Lodi in California per esercitare questo commercio in pieno sviluppo.

proibizionismo

Una delle conseguenze più curiose del Proibizionismo poi fu il permesso di vendere nelle farmacie gli alcolici medicinali, dalle caratteristiche definite per legge. Ciò salvò in misura parziale sia l’industria domestica del whiskey sia quella del cognac importato dalla Francia. I medici ebbero un gran da fare a prescrivere distillati adducendo improbabili diagnosi, e le farmacie ricavarono profitti enormi (e legali) da questi farmaci per ubriaconi.

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L’esperimento sociale resistette fino al 1933 tra il favore dei puritani, finché una robusta opposizione dell’opinione pubblica portò ad un rivolgimento del Congresso: si cominciò col legalizzare la birra “3.2”, cioè a 4° in volume. Il 5 dicembre del 1933, con la ratifica del 36* Stato, il Ventunesimo Emendamento entrava in vigore, facendo cessare gli effetti del Diciottesimo e del Volstead Act, ponendo quindi fine a più di un decennio di privazioni alcoliche obbligate.

La legislazione sugli alcolici tornò quindi nella potestà dei singoli Stati della federazione statunitense, portando ad un’intricatissima rete di norme tra produzione, commercio, e distribuzione, che ancora oggi fa trasparire la pesante eredità di un secolo fa. Uno dei più significativi residui del Proibizionismo resiste nelle Dry County (Contee Asciutte), la maggior parte delle quali si trova nel Sud degli Stati Uniti, che vietano o limitano localmente il commercio degli alcolici.

 

[Credit: Archivio Churchill ]

 

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Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

1 Commento

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Nelle Nuvole

circa 1 mese fa - Link

Bella lettura scorrevole ed interessante come sempre. Grazie Cognacchino! Tempo fa in Ohio mi dissero che da quelle parti lì in quei tempi là andava fortissimo il "Vino da Messa" che era permesso e grazie alla cui produzione e distribuzione fiorirono piccole e medie imprese familiari. Non so se sia vero, ma è senz'altro verosimile.

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