Castel Zola Rosso di Cesare Corazza, il giusto ricostituente per le anime afflitte

Castel Zola Rosso di Cesare Corazza, il giusto ricostituente per le anime afflitte

di Lisa Foletti

Ormai è chiaro che, in questi mesi di sospensione e attesa, la tendenza è cercare riparo nelle cose calde, immediate e godibili, impossibili da approcciare in modo cerebrale con piglio chirurgico. Specialmente se si tratta di generi di conforto come cibo e vino. L’emotività è a fior di pelle, dunque il momento è propizio per le bevute edonistiche, di cuore, di sentimento.

E il Castel Zola Rosso di Lodi Corazza mi pare il giusto ricostituente per le anime afflitte. È un vino che mi ha sempre fatta innamorare, ma oggi un po’ di più.
Una barbera incredibilmente elegante e succosa realizzata a Zola Predosa (BO), nel cuore dei miei Colli Bolognesi, dai fratelli Cesare e Silvia Lodi Corazza.
Cesare è un vignaiolo alquanto rock (assomiglia a Vasco Rossi, e non solo nel fisico), bolognese fino al midollo, nemico dell’urbanizzazione e della cementificazione.

Il suo Castel Zola Rosso 2015 è un balzo nei miei ricordi infantili, nei profumi delle crostate con la marmellata scura fatta in casa. Si avverte poi una profondità di china, spezie, e qualche accento balsamico.
La bocca nient’affatto muscolare, quasi setosa, invita al sorso ampio, scorre fresca e saporita, agile ma penetrante, con una sonora eco fruttata di prugne essiccate, dolci e acidule, e uno scampolo di legno sul fondo. Buonissimo. Davvero buonissimo e rinfrancante.
Quasi quasi ora vado a mettere in fresco una bottiglia di Zigant (gigante, in dialetto bolognese), il loro Pignoletto Superiore.

Per chi proprio sentisse la necessità di due note tecniche, il Castel Zola Rosso è il risultato di anni di prove e impegno in collaborazione con l’Istituto Sperimentale di Viticoltura di Gorizia. Lotta integrata in vigna, salasso del 10% della massa, malolattica in cemento, affinamento per 3 anni in tonneau di rovere francese non tostato e a media tostatura. Degna di nota la chiusura con tappo in biopolimero a base vegetale, quindi niente sughero.

Grazie, Cesare e Silvia, per questo abbraccio liquido.

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Lisa Foletti

Classe 1978, ingegnere civile, teatrante, musicista e ballerina di tango, si avvicina al mondo del vino da adulta, per pura passione. Dopo il diploma da sommelier, entusiasmo e curiosità per l’enogastronomia iniziano a tirarla per il bavero della giacca, portandola ad accettare la proposta di un apprendistato al Ristorante Marconi di Sasso Marconi (BO), dove è sedotta dall’Arte del Servizio al punto tale da abbandonare il lavoro di ingegnere per dedicarsi professionalmente al vino e alla ristorazione, dapprima a Milano, poi di nuovo a Bologna, la sua città. Oggi alterna i panni di sommelier, reporter, oste e cantastorie.

1 Commento

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Mattia Grazioli

circa 4 mesi fa - Link

Cesare è uomo speciale! Di quei colleghi che condividono, che si aprono, che si danno è che si spendono per il puro piacere di amicizia. E poi sono una famiglia stupenda♥️

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