Capodanno | Sconfiggere la crisi con la guida definitiva ai migliori vini del supermercato

di Andrea Gori

Bere decentemente a budget zero è impresa che neanche un governo tecnico riuscirebbe a fare ma, leggendo la classifica sul Gambero Rosso dei dati Simphonylri dei vini più venduti nella grande distribuzione, due o tre parole sui vini del supermercato possiamo sprecarle. Causa cenone imminente poi, ci spingeremo fino ai “consigli per gli acquisti” sperando in qualche killer wine per le feste che, senza spendere cifre folli, possa accontentare un buon 90% dei vostri amici.

ROSSI
Quasi una lotta a due tra Toscana e Sicilia come commenta anche un noto produttore di Morellino e del resto si tratta delle regioni che spendono di più in marketing e comunicazione, oltre ad essere in saldi rapporti con la GDO (grande distribuzione organizzata). In Piemonte, per dire, nessuno tra i big player riesce a fare breccia tra gli scaffali.

Corvo di Salaparuta Igt: Un classicissimo Nero d’Avola morbidone, probabilmente tagliato con una bella dose di Syrah o Merlot per accontentare tutti. Bello il colore e i profumi ma bocca stucchevole: comunque discreto ma non farete un figurone. Ideale su arrosti speziati e qualche brasato, occhio all’effetto pesantezza su certi piatti.

Santa Cristina Igt: Strana la storia di questo ex-storico Chianti Classico trasformatosi nel tempo in un supertuscan stile piccolo Tignanello con tanto di Cabernet e Syrah. Il flebile contatto con la Toscana è mantenuto da una dose di Sangiovese che si fa sentire nonostante tutto. Tra i 10 in classifica sicuramente il più buono e attorno ai 6 euro è difficile davvero trovare di meglio, sure-hit.

La Mora Morellino (Doc e Docg): Di profilo e qualità inferiore rispetto al Santa Cristina ma sicuro per antipasti e primi con sughi di carne e pasta ripiena. È un vino versatile, semplice e immediato, completamente opposto al  Nero d’Avola.

Cusumano Nero d’Avola Igt: valgono molti dei discorsi fatti per Corvo ma qui si sente qualche nota territoriale interessante in più e un’acidità appena più spiccata. Etichetta più particolare e alla moda e, alla fine, in tavola è il prodotto siculo meno scontato come immagine rispetto ad altri.

Cecchi Chianti (Doc e Docg): Produzione altissima ma i fratelli Cecchi hanno costruito la loro reputazione proprio sul saper comprare le uve e i vini giusti da tutta la Toscana: fossimo in Francia sarebbero negociant magnificati ovunque mentre in Italia li scambiano per trafficanti di uva. In ogni caso, vino azzeccato e piacevole, meno immediato del Morellino e più adatto ai secondi che ad antipasti e primi.

Rapitalà Nero d’Avola Igt: Anche qui azienda medio piccola con qualche tratto di personalità in più e meno morbidezza scontata rispetto ad un classico Nero d’Avola. Tra questo e Cusumano la scelta è ardua: fate scegliere al vostro senso estetico.

Cooperativa Morellino (Doc e Docg): Qualità alta per una cooperativa che ha deciso di investire in comunicazione e in marketing (restyling delle etichette). Rimane un vino affidabile, appena più quadrato e meno ruffiano de La Mora.

Cusumano Syrah Igt: Per i fanatici del rotundone (ovvero ciò che dà il profumo di pepe ad un vino) un must-have sotto le feste, perfetto per brasati profumati e, perchè no, anche sul capitone…

Az. Agr. Montellassi Morellino (Doc e Docg): Una delle aziende new entry in GDO con molta affidabilità anche in ristoranti e horeca in genere. se lo trovate vi accorgerete che ha un profilo meno scontato di altri Morellino e un pizzico di territorialità maremmana in più, senza smancerie ruffiane di sorta.

Mastri Vernacoli Cavit Marzemino (Doc e Docg): unico vino del nord in questa classifica ma a noi piace tanto. Era il vino di Mozart in “Così fan tutti” ” Don Giovanni”  e potrebbe adattarsi benissimo alla vostra cena di capodanno per il suo carattere floreale e fruttato, allegro senza troppo impegno. Sempre in zona e stesso produttore, cercate anche il Teroldego se volete qualcosa di più corposo e speziato: perfetto su carni in umido.

BIANCHI
Classifica forse ancora più scontata dei vini rossi, con Sicilia e Sardegna a dominare…

Sella&Mosca Vermentino (Doc e Docg): buono per i crostacei, che pure abbondano in questo periodo sulle tavole, ma grazie alla sua neutralità (è un difetto), si adatta a qualsiasi antipasto e torta salata. A suo modo tipico, ma non impressiona nè vi farà fare chissà quale figurone.

Corvo Glicine Igt  e Corvo Bianco Igt: classici bianchi siciliani a botta sicura con i vitigni grillo catarratto e inzolia a farla da padrona. I profumi sono agrumati, con quel tanto di pesca e susina che serve a rallegrare ma c’è un filo di alcol di troppo. Sono, in buona sostanza, vini che di sicuro riempiono i nasi di allegria e vanno bene anche per chi ama la spruzzatina di limone inside.

Cantina Soc. Giogantinu Vermentino (Doc e Docg): scelta alternativa con più piacere e un pizzico di territorialità. Buone le sensazioni iodate e minerali, con qualche nota di frutta tropicale in lieve evidenza. Vino affidabile, ma l’etichetta è migliorabile.

S. Margherita Muller Thurgau Igt: a botta sicura se non fosse per quel filo di alcol in più che rovina la festa. Il naso è floreale e intenso come ci si aspetta da un altoatesino. Ottimo su pizze e antipasti, ma anche affettati grassottelli.

Fazi Battaglia Verdicchio (Doc e Docg): l’anforina non tradisce mai, ma non aspettatevi grandi cose: i veri verdicchio hanno tutt’altre performance. Certo, rispetto a quello che gira nei supermercati fa sempre la sua bella figura, ma valutate bene il rapporto costi-benefici.

S. Margherita Pinot Grigio (Doc e Docg): Il classico di sempre, best seller anche in USA, secondo noi il migliore del lotto. Sempre speziato, succulento e istrionico, si abbina a una miriade di stuzzichini e si può osarlo anche su carni bianche. Ha una immagine piuttosto ricercata e la sua bella storiellina in etichetta: da abbinare con amici che abbiano un certo spessore culturale.

Mezzacorona Pinot Grigio (Doc e Docg): Gusto e performance simili al Santa Margherita ma un gradino sotto per glamour. Sempre valido e successo quasi assicurato, specie con ospiti USA.

Ca’ Vescovo Sauvignon (Doc e Docg): il Sauvignon ha un po’ stufato, ma su pesce e crostacei ha sempre il suo perchè. Questo poi ha più note profumate di frutta che di pipì di gatto, quindi accontenta tutti a tavola. Un po’ stucchevole nel finale.

Mastri Vernacoli Cavit Traminer (Doc e Docg): Bella l’etichetta e vino molto quadrato e saporito. Rispetto al SM ha qualche nota profumata in più e potrebbe persino risultare più piacevole per i meno esperti della tavola. Se i vostri ospiti non sono degli enofighetti, potrebbe valerne la pena.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

41 Commenti

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Carlo Cleri

circa 10 anni fa - Link

Tra i bianchi aggiungerei "Vigneti del Cerro", verdicchio di Matelica di Belisario. Esemplare per freschezza, pulizia, finezza e sapidità. Sui 5 euro tra gli scaffali.

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simone

circa 10 anni fa - Link

Non stiamo certo parlando di vini che danno grandi soddisfazioni, ma il Santa Cristina migliore del lotto... mi fa tristezza.. piuttosto restando sotto le 10 euro sugli scaffali del super potete trovare bevute più interessanti senza lasciarsi andare ai soliti nomi... ad esempio... AGLIANICO DEL VULTURE - Donato d'Angelo (7-8 euro) TRIGAIO e RUBRATO - Feudi di San Gregorio (tra le 6 e le 9 euro) REFOSCO DEL PENDUCOLO ROSSO - Poderi Salvarolo (6 euro circa) GRECO DI TUFO - D.O.C.G - Az. Agr. di Marzo (6-7 euro) SASSELLA - D.O.C.G. - Pietro Nera (8 euro circa) PASSERINA/PECORINO - I.G.T. - Villa Angela - Velenosi (8-9 euro) SASSAIOLO - Rosso Piceno Superiore D.O.C. - Monte Schiavo (6-7 euro) GRIGNOLINO DEL MONFERRATO CASALESE - D.O.C. - Az. Agr. Liedholm (7 euro circa) CANNONAU DI SARDEGNA - D.O.C. - Antichi poderi Jerzu (6-7 euro) LUGHENA - Vermentino di Gallura D.O.C.G. - Cantina del Giogantinu (6-7 euro) FRAPPATO Valle dell'Acate (8 euro circa) CHIANTI CLASSICO - D.O.C.G. - Az. Agr. Oliviera (6-7 euro) MULLER THURGAU - D.O.C. - Cantina Produttori Bolzano (7 euro) ELCIONE - I.G.T. - Vitalonga Az. Agr. Maravalle (6-7 euro) ma se spulciate bene e avete tempo da perdere al super ne trovate molti altri interessanti senza ricadere sui soliti 10 nomi più venduti.. per saperne di più spulcia qui... http://simodivino.blogspot.com/p/lista-vini-degustati.html

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rossal (ross*+sal)

circa 10 anni fa - Link

Concordiamo sulla lista di Simone. A parte gli ultimi tre, che ci sembra di non aver notato nel supermercato da cui ci serviamo, li abbiamo provati tutti anche noi. Alcuni persino eletti come vini quotidiani al fianco di una batteria di rossi vivaci che mai mancano sulla nostra tavola (lambrusco Chiarli, bonarda Isimbardi, Rubiosa delle Fracce, La Monella, ecc.), ruotando a turno, a seconda delle pietanze e delle voglie:)rossal

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Giangi

circa 10 anni fa - Link

Io sono piuttosto ignorante in fatto di vini e solitamente mi lascio guidare dall´istinto o dai consigli degli amici. Del resto non sono neanche così esigente come potrebbero esserlo molti dgli utenti di questo sito :-) Trovo in ogni caso questa lista utilissima, ora esplorerò un paio delle marche consigliate e vediamo l´effetto, di questi tempi qualità e risparmio sono un binomio quasi obbligatorio...

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tapposaltato

circa 10 anni fa - Link

Cito dal post di ANdrea Gori: "Quasi una lotta a due tra Toscana e Sicilia come commenta anche un noto produttore di Morellino e del resto si tratta delle regioni che spendono di più in marketing e comunicazione, oltre ad essere in saldi rapporti con la GDO (grande distribuzione organizzata). In Piemonte, per dire, nessuno tra i big player riesce a fare breccia tra gli scaffali". L'assessore regionale all'agricoltura del Piemonte (con cravatta verde) ha recentemente dichiarato che la sua regione è quella che spende di più in markting e comunicazione. Dio voglia che sia una balla: perchè se fosse vero li spenderebbe ben male, visto che di comunicazione sul Piemonte, a parte qualche sporadico spot televisivo sull'Asti, in giro non se ne vede proprio.

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ivande

circa 10 anni fa - Link

Rispetto tutti quelli che comprano i vini nei supermercati, ma quando voglio spendere poco compro lo stesso i vini in enoteche di fiducia e spendo poco. Dove ,stando sotto i 10 euro, si può bere comunque molto bene.

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SIMONE

circa 10 anni fa - Link

concordo pienamente... siccome l'argomento era riferito ai vini della grande distribuzione, di quello ho scritto, poi é chiaro che conoscendo le cantine e con un po' di ricerca si possono comprare ottimi vini sotto le 10 euro senza passare dal supermercato. O meglio ancora consiglio una bella scorta quando andate a visitare le cantine o alle fiere eno-gastronomiche così saltate la filiera e potete risparmiare qualche euro...

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HatecoreConnection

circa 10 anni fa - Link

pipì di gatto?! PIPI' DI GATTO?!

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Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Madonnina che dati impressionanti! Premetto che non voglio dare nessun giudizio di valore e che ogni cliente (che paga) va rispettato quanto tutti gli altri, ma avete notato che ci sono tre Morellini di Scansano nei primi dieci? E che insieme rappresentano un quarto della produzione totale della DOCG? Se consideriamo che ai numeri di quei tre va aggiunto anche Cecchi che produce molto Morellino e vende forte in GDO (è l'unico Chianti presente nella top ten) oltre a molti altri produttori della DOCG maremmana, direi che tra un terzo e la metà dei 10,5 milioni di bottiglie annue va in quel canale distributivo. Incredibile, il Morellino re del rosso nella GDO! A chi non lavora nel vino può sembrare una cosa banale, ma non lo è per niente.

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gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

Infatti, questa cosa del Morellino mi e' sembrata clamorosa e avevo scritto un commento al proposito http://www.poggioargentiera.com/2011/12/tre-morellino-di-scansano-tra-i-10-vini-piu-venduti-in-gdo-in-italia/

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Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Condivido i punti uno e tre del tuo commento, ma il quattro mi è incomprensibile. Cosa volevi dire?

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gianpaolo paglia

circa 10 anni fa - Link

ah, il 4 e' semplice. Ora che il Consorzio ha anche delle risorse economiche di un certo tipo, credo che non sia rimandabile il fatto che esso si doti di una struttura di rilevazione statistica degna di questo nome, per conoscere la geografia, la demografia, e tutti i dettagli, della commercializzazione del morellino, in Italia e nel mondo. Anche delle statistiche di produzione, pubbliche, degne di questo nome, e dei rapporti vendemmiali seri (non quelli che dicono che l'annata e' sempre 5 stelle, ma che danno dei dati veri sui quali la stampa puo' scrivere). Io sarei anche per, almeno ogni 5 anni, a seconda dei costi, commissionare dei sondaggi e analisi di mercato (serie). In sostanza, quello che voglio dire e' questo: invece di stabilire come spendere il budget promozionale sulla base di quello che i consiglieri si sentono di dire a pelle, che puo' anche non essere sbagliato intendiamoci, sarebbe molto piu' logico, e probabilmente piu' efficace, prendere delle decisioni informate, sulla base di dati riguardanti i mercati del nostro vino. Per il punto b (mi rendo conto di avere scritto a,b,c,4 :) ), riapertura degli albi, mi rendo conto di essere in minoranza, ma credo che sia una questione che debba essere affrontata perche' sta alla base di tante cose distorte, oltreche' concettulamente sbagliata per conto mio.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Sul punto quattro così come lo spieghi qui hai ragione da vendere. Questa è una cosa banale, così ovvia che si dovrebbe dare per scontata, ma nessuno la fa. Misteri italiani. Quanto alla riapertura dell'Albo, io ho vissuto sulla mia pelle cosa vuol dire passare in un anno da 1.260 ettari a 2.100 ed è un'esperienza che non vorrei ripetere. E che non auguro a nessuno. Anche noi avevamo programmato di aumentare solo di 400 ettari, poi si è visto (ed è accaduto lo stesso in praticamente tutti i casi) che una vola aperta la porta non c'era modo di chiuderla grazie a ricorsi e garbugli legali di ogni tipo. Al posto di un sano ragionamento sul potenziale produttivo prevale inevitabilmente una spietata logica immobiliare; piantare una vigna costa € 30/50.000 al'ettaro, ma poi quella superficie con la "benedizione " di una DOCG vale due, cinque o dieci volte tanto per cui si pianta molto, ma molto di più di quello che serve. E così il vino va in sovrapproduzione enorme, e i prezzi crollano. Abbiamo cercato tanto, ma finora nessuno è riuscito a fare in modo da evitare questo circolo vizioso.

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Gianpaolo Paglia

circa 10 anni fa - Link

gia', ma pensaci bene, perche' mai nel medio/lungo periodo la gente dovrebbe continuare a piantare vigne in quella DOCG se i prezzi crollano? Non c'e' un chiaro messaggio, logico, che il mercato ti da in questo caso: smetti di piantare? L'unico motivo per il quale questo messaggio viene ignorato, e' perche' si sa che poi la DOCG verra chiusa di nuovo, e i prezzi riprenderanno a salire, forse. E' una scommessa, che in Italia rischia sempre di pagare, vista la scarsa propensione alla liberalizzazione delle cose, tutte quante. Io ritengo che si potrebbe e dovrebbe discutere, trovando gli aggiustamenti del caso per non rendere traumatico il passaggio, ma se uno ci riflette e' l'unica cosa giusta.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Nel medio lungo termine, come diceva una persona molto più nota di me, saremo tutti morti. Oggi il dato è che se pianti una vigna e la puoi iscrivere a Morellino spendi la metà rispetto a quanto guadagnerai vendendola. Con il Brunello o il Barolo guadagnerai il 500% o più. Di conseguenza se apri qualunque Albo di vini che hanno un buon mercato ci sarà chi pianta produrre vino, ma anche molti di più che pianteranno al solo scopo di fare una speculazione immobiliare. Il risultato sarà che si pianterà molto più di quanto il mercato può assorbire, e i prezzi crolleranno. Sono disposto ad appoggiare la tua campagna per la apertura dell'Albo se tu proporrai un modo realizzabile di risolvere questo problema senza incappare nella sovrapproduzione.

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

un altro produttore di Morellino che sarebbe disposto ad aprire... http://www.youtube.com/watch?v=EtoYGiSmD7w&feature=channel_video_title

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Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Il 414 é un ottimo Morellino, ma in quanto a storia voi due ........ Le bonifiche in quelle terre le hanno fatte i Lorena qualche secolo prima del nefasto Ente Maremma, e la tua uscita sul Cavour filo Mediterraneo é, beh, assai azzardata. Temo che lui sul tema Mediterraneo fosse sgradevolmente bossiano. Un piccolo appunto anche sui numeri, definire prodotto di ultra nicchia i dieci e piú milioni di bottiglie della seconda DO della Toscana che, secondo questo articolo, è leader in GDO non è proprio proprio ragionevole, non ti pare? Suggerisco un approccio un filo più condivisibile; il Morellino é uno dei vini a Denominazione di maggior successo in Italia, e questo indica che potrebbe avere un analogo successo anche all'estero dove, invece, è molto meno noto e venduto. Messa così vi piace? Quanto all'apertura degli Albi, ritorno al monito originale; occhio alla speculazione immobiliare, è una bestia incontrollabile. Tutti auspicano liberalizzazioni ma, guarda caso, nessuno le propone all'edilizia. E quella delle vigne é esattamente la stessa storia, il guadagno é tale che troppi non piantano per produrre ma per lucrare sul plusvalore immobiliare. Se trovate un modo credibile per liberare le vigne dal rischio degli speculatori io vi seguo, se no resto fermo sul blocco.

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Gianpaolo Paglia

circa 10 anni fa - Link

E' vero, lo diceva Maynard Keyenes, economista inglese, certamente uno a cui pero' non sarebbero piaciute regole costruite per strozzare la concorrenza, l'imprenditorialita', la volonta' di prevalere sul campo, grazie alle proprie capacita', in contrasto alla conservazione delle rendite. Sono d'accordo che le cose vadano fatte con gradualita' e prudenza, e sono sicuro che si possono trovare forme di legge per impedire lo strabordamento delle superfici, altre dalla chiusura "temporanea" di tipo permanente. La legge infatti non prevede che si possa chiudere una denominazione per sempre, ma temporaneamente a fronte di crisi reali o paventate, ma se una cosa temporanea dura 11 anni, e se un vino "in crisi" piazza ben tre riferimenti tra i primi dieci nel mercato piu' importante, e se l'estero e' ancora tutto pascolo vergine, qualche deduzione andra' pure fatta, anche se a chi sta dentro e non ha voglia di smenarsela troppo con la concorrenza puo' dispiacere un po', ma cosi' va il mondo, in tutto il mondo.

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Gianpaolo Paglia

circa 10 anni fa - Link

un commento sul plusvalore immobiliare: esso e' generato proprio perche', grazie alle regole esistenti, il valore di una vigna non e' equivalente a quello di costo. Se gli albi fossero aperti, tale valore tenderebbe ad approssimarsi a quello di costo, mancando la molla della scarsita'. Semmai andrebbero rivisti i confini delle DOCG e le zone dove non si possono piantare vigne, spiantando quelle in zone poco vocate, magari con un aiuto per il loro trasferimento in zone vocate o un aiuto ad uscire dal ciclo produttivo per coloro che le hanno. Non sono cose facili, lo ammetto, ma se non se ne parla mai, mai si fanno.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Keynes era per lo stato interventista, temo che tu ti riferisca a Ricardo. Io sono all'antica e tifo Colbert, ma sono d'accordo che non si deve fare un tabù del blocco dei vigneti. Trovo geniale la soluzione dei produttori di Champagne, hanno allargato quando serviva ma poi hanno tagliato drasticamente e subito la produzione quando c'é stata eccedenza; l'UE ci ha dato le leggi che permettono operazioni simili, ma noi produttori italiani abbiamo una maturità sufficiente per usarle? Questo è uno dei due o tre punti su cui l'Italia si gioca il futuro, ma nessuno affronta il tema.

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gp

circa 10 anni fa - Link

Non capisco il titolo di questo tema: non si tratta dei "migliori vini del supermercato", ma come è evidente alla lettura dei "più venduti". Anzi, nemmeno questo, dato che l'autore ha omesso un dettaglio importante: sono i più venduti nella fascia 5-7 euro, come si desume dall'articolo originario http://med.gamberorosso.it/media/2011/12/300297.pdf (questo può spiegare in parte la nutrita presenza di vini a Doc e Docg, incluso il Morellino di Scansano). Si vuole forse suggerire che "migliori" e "più venduti" coincidono, come le schedine decisamente benevole sui vini possono far pensare? In particolare, sul favorevole rapporto qualità-prezzo del S. Cristina Antinori si è già detto in passato: sono tra i molti che pensano che non sia vero, a 6,5-7 euro si possono trovare parecchi rossi toscani di ben altra espessività.

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

avanti con la lista gp se ce ne sono! in Toscana espressività sotto i 7 euro ne vedo poca ma son ben felice di ricredermi!

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gp

circa 10 anni fa - Link

Il Campino di Val delle Corti (vino da tavola) sa di Radda lontano un miglio per modici 6,70 euro in enoteca. Anche l'Igt Bitornino di Frascole (zona Rufina), annata più riuscita annata meno, è un vino autentico e non un prodotto di fabbrica. Sul numero 5/11 della rivista "Merum", Andreas Maerz che è un assaggiatore affidabile di Chianti molto attento alla tipicità, ne ha selezionati in particolare sei, uno solo dei quali sopra i 7,50 euro. Aggiungerei che non occorre essere premi Nobel dell'economia per sapere che: 1) nei prodotti industriali il rapporto qualità-prezzo vantaggioso non esiste, perché qualsiasi "rendita del consumatore" viene appropriata dal produttore o, se per caso non lo fa lui, dalla distribuzione (salvo i prodotti-civetta); 2) il brand si paga, e un nome famoso come "S. Cristina" ha il suo costo che si paga a parte, in capo a tutti gli altri. Gradirei una risposta sull'equivoco per me incomprensibile tra "migliori" e "più venduti", grazie.

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

gp grazie delle dritte ma stavamo parlando di vini prodotti in numerosità sufficiente da coprire una distribuzione capillare nazionale e non di chicche locali... Quando al "migliori" siamo partiti appunto dal fatto da selezionare e spiegare come scegliere i migliori tra i più venduti in Italia perchè ci immaginiamo che siano anche i più diffusi. Essendo questa una guida che stanno leggendo migliaia di persone di varia estrazione enologica (anche nulla visto che il post sta rimbalzando in varie bacheche) l'idea è chi non compra vino e lo compra solo in questi giorni sappia come orientarsi. La definizione "migliore" sta quindi come miglior compromesso tra brand qualità prezzo e diffusione.

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Gionni Bonistalli

circa 10 anni fa - Link

Mi potrebbe venire in mente il Governo di Castellare, il Barco Reale di Capezzana e poco più.... Non sono comunque prodotti da grandissima diffusione. Il senso del post è chiaro... scegliere il meno peggio!!! ;-)

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gp

circa 10 anni fa - Link

I "vini adatti a coprire una distribuzione capillare nazionale" sono appunto *vini industriali*, tirati col ciclostile. Mescolare qualità e reperibilità è un arbitrio che porta diretti in bocca a vini che assicurano la seconda a scapito della prima. Come numerosi altri interventi hanno sottolineato, non c'è ragione se non la pigrizia per non rivolgersi a soggetti diversi dalla GDO per i propri approvigionamenti di vino, ivi incluso l'acquisto diretto da produttori di fiducia, dato che l'Italia è uno dei massimi produttori mondiali di vino. Tanto più che stiamo parlando della fascia 5-7 euro, che non è affatto un prezzo stracciato, anche se si fa di tutto per evitare che le persone se ne rendano conto e diventino più esigenti in termini di rapporto qualità/prezzo. E se proprio ci si rivolge alla GDO, non si vede bene perché "dalle Alpi alle piramidi" tutti debbano comprare le stesse cose più di quanto già facciano, piuttosto che prestare maggiore attenzione a prodotti locali, la cui qualità oltretutto sono più in grado di valutare autonomamente.

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gp

circa 10 anni fa - Link

Comunque, se mi avessero fatto "assaggiare alla cieca" questo post chiedendomi di indovinare su quale blog era apparso, non avrei mai pensato a Intravino, ma a uno di quei tanti siti di vino più o meno esplicitamente commerciali, tutti occupati a far credere al popolo bue che viviamo nel migliore dei mondi (vinicoli) possibili, come il Pangloss di "Candido". Vuol dire che devo prepararmi a togliervi dai "preferiti"?

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esp

circa 10 anni fa - Link

Monte Cucco D.O.C. da agricoltura biologica a 3,95 € in enoteca

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

stando a tanti coltivatori biologici uscire a 3,95 in enoteca è impossibile contanto 1 euro tra tappo bottiglia ed etichetta e un altro euro per la DOC...

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esp

circa 10 anni fa - Link

Eppure...se c'è qualcuno di Genova che legge può andare a verificare al Cantinone di S.Fruttuoso. Probabilmente hanno acquistato un grossa partita in giacenza improduttiva...

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endorfinas

circa 10 anni fa - Link

mera scopiazzatura da www.endovinosa.wordpress.com plagio! avvocati in prima linea

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

dovresti prima dimostrare che quel blog viene letto da qualcuno qui dentro...

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endorfinas

circa 10 anni fa - Link

hai ragione andrea. quel blog è avanti anni luce e troppo cool e trendy. voi siete il vecchio, là c'è il nuovo che avanza. chiedo venia. richiamo i mastini della carta bollata.

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Silvia

circa 10 anni fa - Link

ehm ... scusa se faccio la saccentina, ma l'eccellente marzimino faceva la sua comparsa nel Don Giovanni (e comunque tuttE fanno così, ma anche tutti). a proposito del vino, tra il bere così così risparmiando ed il bere bene meno spesso preferisco la seconda che ho detto.

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

vero, mi confondo sempre con il "farfallone amoroso" du du da da da che è in Così fan tutte... sulla secondo siamo d'accordo su tutta la linea ma stiamo parlando di un periodo in cui ogni famiglia italiana anche se in genere non lo fa, vuole una bottiglia di vino sul tavolo quindi li aiutiamo a non sbagliarsi...

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Franzet

circa 10 anni fa - Link

Scusate. Ma Da Ponte era di Conegliano. Veneto quindi non trentino. E il Marzemino di cui parla nel Don Giovanni è appunto il vino che trovate nei colli dietro Conegliano. Un vino completamente diverso dal marzemino trentino. Ampio rotondo non secco.

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Burde

circa 10 anni fa - Link

La missione di Intravino purtroppo spesso tradita è sempre stata quella di non parlare sempre e solo ai soliti...quindi una cosa sicura del 2012 è che ce ne saranno sempre di più...il vino, anche quello di qualità, deve stare anche in GDO...e anche questo fa parte del migliore dei mondi vinicoli possibili!

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gp

circa 10 anni fa - Link

Il discorso si fa sempre più ingarbugliato, Burde/Gori. Alla luce del suo post, il vino di qualità nella GDO c'è già, e ha le sue punte di diamante nel Pinot Grigio S. Margherita per i bianchi e nel S. Cristina Antinori per i rossi. Cosa di meglio possiamo chiedere al nuovo anno? A proposito di vino industriale, concetto che evidentemente le è estraneo e che ispirò un famoso paradosso di Veronelli*, continuo a non capire come un appassionato di vino possa parlare bene di vini a tiratura virtualmente illimitata come i due citati, cioè vini per i quali non esiste la risposta "è finito" alla richiesta di rinnovo della fornitura da parte dell'ennesimo punto vendita in Italia o nel mondo. Se "non parlare sempre e solo ai soliti" è un pretesto per sdoganare qualsiasi cosa, facendo saltare le distinzioni più elementari (come quella tra "migliore" e "più venduto"), gli "insoliti" (che non sono scemi) si rivolgeranno altrove, se non altro a chi queste operazioni le fa di mestiere. * "Il peggior vino contadino è migliore del miglior vino industriale"

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Gianpaolo Paglia

circa 10 anni fa - Link

Mettiamo le cose nel contesto: la grande maggioranza del vino viene acquistata nella GDO, non conosco i numeri esatti in Italia, ma in UK e' il 75% dei totale, se non e' simile a questa cifra da noi, lo sara' presto. Fare finta che quei vini non esistano, o non siano vini, mi sembra snobismo, altra parola non la trovo. In molti supermercati vi sono anche rappresentati vini "che finiscono", specie quelli della zona dove si trova l'esercizio. Insomma, credo che la cosa andrebbe ragionata di piu', e a mio parere bene fa intravino ad occuparsene.

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gp

circa 10 anni fa - Link

Mi sembra azzardato applicare all'Italia le percentuali di un paese che non è produttore di vino e che storicamente consuma in prevalenza altre bevande alcoliche. Dopodiché, se le statistiche sono in quantità e non in valore e soprattutto se includono anche il vino in brik è ovvio che la percentuale della GDO tenda a crescere. Comunque se legge con un minimo di attenzione gli interventi, nessuno ha contestato l'opportunità di trattare l'argomento, quello che ho criticato è il modo in cui è stato trattato, a partire dal titolo che introduce un'arbitraria equazione tra "migliori" e "più venduti" (nella GDO e nella fascia 5-7 euro) e dal connesso "consiglio per gli acquisti" condito da valutazioni estremamente benevole, in particolare nei confronti di alcuni vini che non si possono definire altro che come "vini industriali" (nessuno ha parlato di "non vini"), ma che finiscono per costare più di numerosi vini non industriali reperibili in altri canali. Riguardo ai "vini “che finiscono”, specie quelli della zona dove si trova l’esercizio" sono esattamente quelli a cui mi riferivo scrivendo: E se proprio ci si rivolge alla GDO, non si vede bene perché “dalle Alpi alle piramidi” tutti debbano comprare le stesse cose più di quanto già facciano, piuttosto che prestare maggiore attenzione a prodotti locali, la cui qualità oltretutto sono più in grado di valutare autonomamente.

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supermercati

circa 10 anni fa - Link

bhe in questo periodo siamo tutti alla ricerca di prodotti che costano poco...

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